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	<title>Il blog di Alessandro Ronchi &#187; Risultati della ricerca  &#187;  Democrazia+Partecipativa</title>
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	<description>Chi riceve un&#039;idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia, riceve luce senza lasciarmi al buio (Thomas Jefferson)</description>
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		<title>Democrazia diretta (da un singolo)</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 12:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quello che è accaduto in regione Emilia Romagna al gruppo dei grillini è meritevole di una discussione. Indipendentemente da quello che sceglieranno di fare, è un esempio di come funziona la democrazia rappresentativa e come secondo alcuni funzionerebbe la democrazia diretta. Riassumo brevemente: un eletto grillino promuove una risoluzione per salvare finanziamenti pubblici del quotidiano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quello che è accaduto in regione Emilia Romagna al gruppo dei grillini è meritevole di una discussione. Indipendentemente da quello che sceglieranno di fare, è un esempio di come funziona la democrazia rappresentativa e come secondo alcuni funzionerebbe la democrazia diretta.</p>
<p>Riassumo brevemente: un eletto grillino promuove una risoluzione per salvare finanziamenti pubblici del quotidiano l&#8217;Unità. Una cosa sulla quale Grillo è contrario, ed infatti scrive sul suo blog che il suo consigliere può andarsene altrove.</p>
<p>Lo stesso fece con altri eletti grazie alla sua spinta (De Magistris, ad esempio) o non eletti ma da lui sostenuti (ad esempio Montanari). Prima grande amore incondizionato e irrazionale, poi lo sciaquone.</p>
<p>Proprio pochi giorni prima i 2 grillini in regione avevano rimesso il loro mandato ai loro &#8220;sostenitori&#8221;, in maniera molto mediatica e molto finta.</p>
<p>In realtà sarebbe giusto che un gruppo/associazione/non-chiamiamolo-partito che fa eleggere un candidato poi ne discuta l&#8217;operato e lo guidi. E&#8217; la democrazia rappresentativa e partecipativa.<br />
L&#8217;idea tanto sbandierata di democrazia diretta non funziona: diretta da chi? E&#8217; questo il punto.</p>
<p>Così chi guida il giudizio, oggi, rimane una persona sola. Una democrazia eterodiretta ed un gruppo di persone che la seguono acriticamente.<span id="more-4544"></span></p>
<p>Favia dice che non è possibile creare una associazione che discuta queste cose e gestisca le risorse messe a disposizione dai consiglieri (che oggi transitano troppo sui loro conti correnti): non sarebbe previsto dal non-statuto.</p>
<p><strong>Beh, è una grande cavolata.</strong></p>
<p>E&#8217; giusto che chi sostiene e lavora per eleggere un consigliere possa discutere del suo operato. <strong>Chiederne le dimissioni</strong> ed eventualmente rinnegarne l&#8217;azione. Non sarebbe giusto automatizzarne la rimozione dalle istituzioni, ma questo è un altro discorso.</p>
<p>E&#8217; proprio questo il problema. Finché le cose stanno nel vago e nell&#8217;astratto, non c&#8217;è discussione da fare. Quando si entra nel pratico, anche l&#8217;interpretazione del proprio programma può farsi complicata, ed è giusto che non sia &#8220;la rete&#8221; a discuterne, ma le persone attraverso gli strumenti che ritengono più opportuni.</p>
<p>Perché la rete in quanto tale è un insieme di persone che in maggioranza non è in accordo con il gruppo/associazione/non-chiamatelo-partito. </p>
<p>Auguro veramente ai grillini di capire che qui sta il passo avanti che devono compiere: sono elettoralmente forti, e devono dotarsi di regole per discutere e decidere, perché senza regole non c&#8217;è democrazia diretta, ma solo marionette e scelte eterodirette.</p>
<p>Se vogliono dimostrare che la discussione sull&#8217;operato degli eletti è vera e non una operazione di marketing politico, devono farne un&#8217;altra ora. Si riuniscano nella forma che vogliono e scelgano se ha ragione Grillo oppure Defranceschi, perché entrambe le cose non sono compatibili, e decidano quali conseguenze ha questa scelta.</p>
<p>Se il gruppo deciderà che Defranceschi ha sbagliato, potrà chiedere di ritirare la risoluzione, fare qualcosa oppure chiederne le dimissioni.</p>
<p>Fargli dire di andarsene dal capo non è democrazia.</p>
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		<title>Gli effetti collaterali del Decreto Urbani</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2004 11:05:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Credo che in molti, tra gli utilizzatori abituali della rete, ricorderanno questa data. Io credo, inoltre, che non saranno i soli. Nello stesso giorno, infatti, è stato convertito in legge il Decreto Urbani, che introduce la pena del carcere per chi scambia file illeciti su internet &#8220;per trarne profitto&#8221;, e sono stati approvati i brevetti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che in molti, tra gli utilizzatori abituali della rete, ricorderanno questa data.<br />
Io credo, inoltre, che non saranno i soli.<br />
Nello stesso giorno, infatti, è stato convertito in legge il Decreto Urbani, che introduce la pena del carcere per chi scambia file illeciti su internet &#8220;per trarne profitto&#8221;, e sono stati approvati i brevetti software europei, anche se necessitano di un&#8217;ulteriore passaggio per la conferma definitiva.<br />
Lo stesso giorno, involontariamente, verrà ricordato anche per la prima mobilitazione politica seria di massa ottenuta sfruttando internet ed i nuovi strumenti di comunicazione a nostra disposizione.<br />
La stessa Onorevole Gabriella Carlucci, relatrice per la Commissione Cultura, Scienza ed Istruzione della Camera, ammette che la discussione avvenuta in parlamento sul decreto è stato il testo più letto della storia della nostra Repubblica.<br />
Su queste due nuove minacce per l&#8217;utilizzo della rete, venute in essere lo stesso giorno molto probabilmente non a caso, hanno già scritto tanti quotidiani online ed altrettanti portali di informazione, tra i quali è importante citare Quintostato e Punto Informatico. Sulla carta stampata, invece, pochissimi interventi degni di essere letti e troppi articoli scritti a quattro mani con i veri autori del decreto Urbani (AGIS, ANEC, etc.).<span id="more-3378"></span><br />
Quello che è stato analizzato senza la dovuta attenzione, invece, è il rovescio della medaglia che il Decreto Urbani ed i brevetti software europei hanno prodotto, all&#8217;interno del complesso rapporto tra cittadini e politica.<br />
Migliaia di persone, semplici cittadini o gruppi organizzati in associazioni, hanno partecipato ad uno scorcio di vita politica del nostro paese.<br />
Si sono interessati ad un problema, l&#8217;hanno seguito con attenzione, si sono documentati ed hanno partecipato all&#8217;organizzazione di una difesa da una legge che a loro pareva ingiusta.<br />
Molti, spinti dalla mancanza di buon senso del legislatore che equipara le pene per l&#8217;utilizzo del peer to peer senza fini di lucro alle violenze familiari a minori, si sono dati da fare.<br />
Hanno parlato, discusso, proposto ed infine appoggiato una linea politica unitaria.<br />
In aggiunta, non lo hanno fatto perché volevano sostenere l&#8217;illegalità delle violazioni di Copyright che avviene ogni istante su Internet, ma per difendere la certezza del diritto e per proporre soluzioni alternative, alcune delle quali già in vigore in altri paesi del mondo.<br />
Questo è solo il primo passo per arrivare ad una democrazia più partecipativa, dove i cittadini interessati ad un certo problema possano attivarsi per risolverlo, accanto alle istituzioni politiche ed alle strutture di rappresentanza esistenti.<br />
Il prossimo, a mio parere, è un maggiore coinvolgimento in termini numerici dei cittadini, ottenuto sia come conseguenza dei primi successi di questi esperimenti, sia grazie ad una maggiore localizzazione sul territorio di questi progetti. Oltre a grandi temi di politica nazionale, quindi, dovranno farsi spazio anche grandi problemi di origine locale, discussi e promossi da persone che condividono tra di loro una vicinanza territoriale, oltre agli stessi modi di partecipare alla vita politica in rete.<br />
Sarà quindi di vitale importanza, nel prossimo futuro, la creazione di piccole reti di cittadini che abitano le stesse città, perché la partecipazione di rete possa all&#8217;occasione tramutarsi in mobilitazione fisica e scelta dei propri rappresentanti politici anche in base all&#8217;ascolto che questi dimostrano di dare ai discorsi promossi &#8220;dal basso&#8221;.<br />
Questi nuovi strumenti richiederanno tempo, risorse e sicuramente dovranno procedere per tentativi, al fine di trovare le giuste metodologie. Allo stesso tempo ritengo che porteranno grossi miglioramenti a tutti i processi di concertazione politica e forse riusciranno a riportare il giusto entusiasmo dei cittadini nei confronti della gestione della cosa pubblica, perso forse anche a causa dei &#8220;vecchi&#8221; metodi di comunicazione di massa.<br />
Se vogliamo innescare la miccia di questi nuovi modi di fare, dobbiamo iniziare a sostenere all&#8217;interno delle stesse istituzioni le persone più sensibili, che dimostrino il giusto interesse verso le proposte dei cittadini volte ad aumentare la partecipazione politica dal basso.<br />
Facendo arrivare un segnale chiaro a chi avrà il compito di rappresentarci, sia in Europa che nelle nostre città, a partire dal 12 e dal 13 Giugno.</p>
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		<title>Articolo su un giornalino universitario</title>
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		<pubDate>Sat, 01 May 2004 11:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrivo qui in anteprima un articolo che ho scritto per un giornalino universitario. Se avete commenti o correzioni, le accetto molto volentieri! Se volete potete utilizzarlo, modificarlo e riprodurlo, a patto che sia sempre citata la fonte originale (l&#8217;articolo, come il resto di questo blog, è rilasciato con licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike ). Il ruolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo qui in anteprima un articolo che ho scritto per un giornalino universitario. Se avete commenti o correzioni, le accetto molto volentieri! Se volete potete utilizzarlo, modificarlo e riprodurlo, a patto che sia sempre citata la fonte originale (l&#8217;articolo, come il resto di questo blog, è rilasciato con licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5/">Creative Commons Attribution-ShareAlike </a>).</p>
<blockquote><p>
Il ruolo dell&#8217;informatica nella democrazia partecipativa</p>
<p>Alzi la mano chi non si dichiara democratico. Avessi davanti cento persone, credo che potrei vedere una platea di mani incrociate.<br />
<img src="http://www.alessandroronchi.net/files/kalashnikov.jpg" ALIGN="LEFT" HSPACE="15" WIDTH="227" HEIGHT="305" alt="kalashnikov Articolo su un giornalino universitario"  title="foto Articolo su un giornalino universitario " /></p>
<p>Spesso, però, dietro alle singole parole esiste un significato che scompare, con l&#8217;uso quotidiano e non ragionato dei termini.<br />
Basterebbe un dizionario, strumento di sapienza arcana ormai caduto in estremo disuso, per comprendere una cosa molto importante: noi non viviamo e non stiamo appoggiando una vera democrazia. In un momento nel quale si cerca di esportare la democrazia, come fosse un prodotto commerciale, addirittura con l&#8217;uso della forza militare, si è totalmente perso il suo significato.<br />
Questo termine deriva da una parola greca, demos, che stava ad indicare il popolo libero, dal quale quindi era escluso il vasto gruppo degli schiavi.<br />
Nel V secolo a.C. , il popolo (demos) aveva la possibilità di partecipare direttamente alla vita politica ed al governo delle cose pubbliche, sulla base dell&#8217;idea che un artigiano fosse membro della comunità al pari di un aristocratico.<br />
Democrazia, quindi, significa in primo luogo che il governo degli affari pubblici è esercitato dal popolo. Con il tempo questo sistema si è tramutato, ed il significato originale è nel dizionario alla voce &#8220;democrazia diretta&#8221;. Democrazia è ora sinonimo di partecipazione politica attraverso un voto, dato ad una classe di politici di professione.<br />
Questo cambiamento, però, non è affatto trascurabile. La democrazia rappresentativa è fallimentare, se l&#8217;obbiettivo che la società si pone è un governo che curi con lo stesso impegno gli interessi di tutti i cittadini.<br />
<img src="http://www.alessandroronchi.net/files/pal7a1a03_x.jpg" ALIGN="right" HSPACE="15" alt="pal7a1a03 x Articolo su un giornalino universitario"  title="foto Articolo su un giornalino universitario " /><br />
Spostando la responsabilità di governo dai cittadini ad una élite di rappresentanti, si crea un&#8217;apatia politica che porta al completo disinteresse della gente alle questioni che li riguardano direttamente. Fatto salvo qualche caso sporadico, il cittadino viene coinvolto solo per le elezioni, momento in cui i candidati di questa élite cercano consensi nelle maniere più insensate possibili. Promettendo progetti irrealizzabili, facendo bassa demagogia, dicendo frasi brevi e senza senso, che vengano trasportate da bocca in bocca, come un assurdo gioco del telefono, per raccogliere voti.<br />
Un cittadino interessato alla vita politica vale un voto, una piazza è un grosso insieme di voti, un programma televisivo rappresenta un potenziale potentissimo di firme.<br />
Ma si può considerare una croce su un foglio, basata su considerazioni da slogan, una partecipazione politica? I cittadini dei nostri cari amati paesi, partecipano alla vita politica? Se chiedete ad una persona qualsiasi, presa a caso, se è un politico, risponderà affermativamente?<br />
Se la risposta a questa serie di domande è sempre no, e siete convinti di quello che state pensando, allora allo stesso tempo state anche affermando che in questo momento non viviamo una vera e propria democrazia. Prima di esportarla con le bombe ed i kalashnikov, quindi, sarà bene sistemarla, rattopparla e darle un senso.<br />
Questo problema è al centro dell&#8217;attenzione dei movimenti, che nel mondo ed in Italia stanno analizzando il funzionamento del sistema di gestione politica, per vedere se è proprio nella struttura delle decisioni che risieda il marcio che contamina tutte o quasi le decisioni che vengono portate avanti.<br />
In Italia, in particolare, siamo in una situazione tremenda. Le leggi vengono approvate attraverso il sistema dei decreti, spesso saltando il dialogo imposto dal parlamento, dove comunque non si tratta mai a fondo ed in maniera distaccata di nulla.<br />
Si può tornare indietro? Avere un sistema diverso, più equo? Probabilmente esiste un modo, rappresentato dalle possibilità offerte dai nuovi sistemi di comunicazione e di collaborazione.<br />
Se col tempo sono spariti i luoghi in cui parlare di politica e pensare alle soluzioni, si può creare uno spazio che sia aperto alle discussioni, ventiquattro ore su ventiquattro, con dove ognuno possa entrare secondo le sue necessità ed orari.<br />
<img src="http://www.alessandroronchi.net/files/demos.jpg" ALIGN="LEFT" HSPACE="15" alt="demos Articolo su un giornalino universitario"  title="foto Articolo su un giornalino universitario " /><br />
Serve un modo per aprire canali di partecipazione politica, dove i pareri dei cittadini che si interessano su alcuni temi possano esprimere le loro proposte e le loro opinioni, ed i &#8220;politici di professione&#8221; esercitino realmente una rappresentatività che non si limiti al voto. Una politica nuova, partecipativa, è possibile.<br />
Alcuni esperimenti di questo tipo, in rete, sono stati aperti ed utilizzati con i primi successi. La comunità di sostenitori del software libero, ad esempio, ha messo in piedi una proposta per i candidati alle prossime elezioni europee ed amministrative, che include temi come la proprietà intellettuale, la condivisione della conoscenza, l&#8217;utilizzo ragionato delle risorse monetarie delle nostre amministrazioni. Attraverso un particolare strumento di pubblicazione su un sito internet, infatti, è possibile per tutti dare il proprio contributo, aggiungendo una frase, ridiscutendo un punto delle proposte, per arrivare in conclusione ad un documento che sia frutto di un lavoro di più persone.</p>
<p>L&#8217;idea a mio parere è molto buona ed andrebbe estesa anche nelle varie città: si potrebbe creare un punto d&#8217;incontro per le proposte ragionate, su alcuni temi importanti come la pace, la gestione dei rifiuti e delle strutture pubbliche, dove i cittadini possano esprimere i loro pareri, studiare bene il problema (superando le canoniche 5 dei titoli di giornale), vedere documenti ufficiali e scrivere mozioni.<br />
<img src="http://www.alessandroronchi.net/files/tetrapak-wiki 2.jpg" ALIGN="right" HSPACE="15" alt="tetrapak wiki 2 Articolo su un giornalino universitario"  title="foto Articolo su un giornalino universitario " /><br />
Una volta conclusa una discussione, il testo potrebbe essere presentato ai partiti, e tracciare il percorso che attraverso gli organi istituzionali compie la proposta. L&#8217;operato dei partiti e dei rappresentanti politici, quindi, subirebbe un controllo continuo proprio sulle tematiche che i cittadini ritengono più importanti, verrebbe pubblicato un resoconto periodico  di quello che i rappresentanti hanno fatto, ed alla fine si garantirebbe un dialogo continuo per una gestione migliore possibile.<br />
L&#8217;idea non è irrealizzabile, lo dimostra un esperimento che ho inserito proprio nella mia pagina personale (che trovate all&#8217;indirizzo www.alessandroronchi.net/wiki/wiki/tiki-index.php ), dove diverse persone hanno già contribuito con loro proposte ed idee, messe al giudizio critico e costruttivo dei visitatori.</p>
<p>Uno strumento di questo tipo, che per ora rimane un esperimento, tramite le associazioni, i comitati, le scuole e non ultimi gli stessi cittadini, potrebbe essere un catalizzatore di proposte, e se raggiungesse abbastanza consensi, i partiti sarebbero motivati ad incentivare il dialogo.<br />
Se l&#8217;idea di mettere in piedi una democrazia diretta, dove i cittadini decidono su tutto senza distinzione di ruoli, è un po&#8217; troppo anacronistica, probabilmente il passaggio verso una partecipazione, richiesta a gran voce da un sacco di persone attraverso movimenti e manifestazioni, è già tra le possibilità di un nostro prossimo futuro.<br />
Un futuro dove chi vuole può decidere come amministrare la sua vita, e contribuire allo stesso tempo ad un miglioramento degli ultimi spazi comuni che ci vengono concessi.</p>
<p><em>Alessandro Ronchi<br />
<a href="http://alessandroronchi.net">http://www.alessandroronchi.net/</a></em>
</p></blockquote>
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