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	<title>Il blog di Alessandro Ronchi &#187; tecnologie</title>
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	<description>Chi riceve un&#039;idea da me, ricava conoscenza senza diminuire la mia, riceve luce senza lasciarmi al buio (Thomas Jefferson)</description>
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		<title>Jobs Santo Subito</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2011 19:04:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi spiace per Jobs, ma i commenti di questi giorni mi sembrano un tantino su di giri. Jobs ha realizzato, tramite la sua azienda, enormi profitti vendendo in passato computer e di recente oggetti di design. Un design che univa una buona progettazione estetica alla semplicità d&#8217;uso dei device, più vicini alle persone che ai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi spiace per Jobs, ma i commenti di questi giorni mi sembrano un tantino su di giri.<br />
Jobs ha realizzato, tramite la sua azienda, enormi profitti vendendo in passato computer e di recente oggetti di design. Un design che univa una buona progettazione estetica alla semplicità d&#8217;uso dei device, più vicini alle <strong>persone</strong> che ai programmatori.</p>
<p>Però, però.</p>
<p>I suoi prodotti dialogavano quasi esclusivamente con gli altri prodotti della stessa azienda. Fosse stato per lui, la tecnologia personal sarebbe stata monomarca.</p>
<p>I suoi prodotti erano diventati uno status symbol a tal punto che troppe persone si sono spesso private di necessità maggiori per riuscire a sfoggiare l&#8217;ultima versione di un iQualcosa, spesso per utilizzarlo solo come ostentazione di lusso.</p>
<p><a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&#038;cod=15826">Come dice Stallman</a>, la prigione per gli utenti di Jobs era &#8220;<em>cool</em>&#8220;, a differenza di quella passata di moda creata da Microsoft.<br />
Per mettere un altro mattoncino di questa prigione in troppi hanno fatto la fila fuori dai negozi per precedere gli altri futuri felici possessori.</p>
<p>Jobs non ha inventato l&#8217;mp3, ha utilizzato questa invenzione a fini commerciali, e del resto non sembra nemmeno così importante: nessuno, parlando di diffusione digitale dei media, sa chi sono i veri inventori delle tecnologie che ci hanno aiutato in questo.</p>
<p>Jobs non ha inventato i personal computer, o gli smartphone.</p>
<p>Era certamente un formidabile <strong>uomo brand</strong>, capace di far crescere o calare i profitti di un gruppo multinazionale semplicemente presentandosi al talk di presentazione commerciale di un nuovo prodotto.</p>
<p><a href="http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/423694/">Ma non esageriamo</a>, <strong>Steve Jobs non ha cambiato il Mondo, e per fortuna non l&#8217;ha cambiato come avrebbe voluto lui.</strong></p>
<p>Ci sono elenchi di persone che più di lui hanno cambiato la storia dell&#8217;informatica ed hanno permesso quello che abbiamo oggi e quello che verrà domani, ma nessuno al di fuori degli addetti ai lavori li ricorderà mai. </p>
<p>Diamo loro un po&#8217; dello spazio dedicato in questi anni alla pubblicità gratuita che in questi anni abbiamo fatto alla Apple.</p>
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		<title>Stop agli occhiali 3d</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 07:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una decisione del Consiglio Superiore di Sanità vieta gli occhiali non monouso. Questo significa, in sostanza, che gli unici occhiali 3D a poter essere utilizzati saranno quelli passivi, che provocano più fastidi di quelli attivi. Se il problema da risolvere era quello delle possibili trasmissioni di batteri, non bastava prendere una decisione sull&#8217;effetto da ottenere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2010/03/15/news/stop_occhiali_3d-2681652/">decisione del Consiglio Superiore di Sanità vieta gli occhiali non monouso</a>. Questo significa, in sostanza, che gli unici occhiali 3D a poter essere utilizzati saranno quelli passivi, che provocano più fastidi di quelli attivi.</p>
<p>Se il problema da risolvere era quello delle possibili trasmissioni di batteri, non bastava prendere una decisione sull&#8217;effetto da ottenere (zero batteri) piuttosto che decidere la tecnologia utilizzabile? Chi ha fatto decine di migliaia di euro di investimenti nelle tecnologie migliori, avrebbe semplicemente potuto sterilizzare gli occhiali, come fa il barbiere con le lamette.</p>
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		<title>Conferenza Italiana del Software Libero a Bologna</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 07:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato parteciperò alla tavola rotonda &#8220;Free, libre, open source software nella Pubblica Amministrazione: &#8220;DETTO FATTO&#8221; (15:00 16:40) all&#8217;interno delle due giornate di conferenza italiana sul software libero, Questo il comunicato stampa dell&#8217;evento, con tutti i dati: DELLA CONFERENZA ITALIANA SOFTWARE LIBERO Venerdì 12 e sabato 13 giugno sotto le Due Torri sono attese tutte le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato parteciperò alla tavola rotonda <strong>&#8220;Free, libre, open source software nella Pubblica Amministrazione: &#8220;DETTO FATTO&#8221;</strong> (15:00 16:40) all&#8217;interno delle due giornate di conferenza italiana sul software libero,</p>
<p>Questo il comunicato stampa dell&#8217;evento, con tutti i dati:<br />
DELLA CONFERENZA ITALIANA SOFTWARE LIBERO</p>
<p>Venerdì 12 e sabato 13 giugno sotto le Due Torri sono attese tutte le anime del software libero tra sessioni, workshop, tavole rotonde e meeting. Unico comune denominatore: fare lo stato dell&#8217;arte sul software libero in Italia. Obiettivo messo in evidenza dall&#8217;intervento di Roberto Di Cosmo<br />
dell&#8217;Università di Parigi VII che apre i lavori con una key note dal titolo “Software libero: sfide e opportunità sociali, pedagogiche, scientifiche e industriali”.<span id="more-3885"></span></p>
<p>Bologna, 10 GIUGNO 2009_ Fare il punto sullo stato dell&#8217;arte, creare occasioni di incontro di tutti i soggetti coinvolti nella diffusione e nell&#8217;uso del software libero nel nostro Paese, ma anche favorire momenti di sensibilizzazione per un&#8217;utenza più allargata degli addetti ai lavori. Questi gli obiettivi dell&#8217;intensa due-giorni che il 12 e il 13 giugno animerà i dipartimenti di Matematica e Scienze dell&#8217;Informazione dell&#8217;Università di Bologna.</p>
<p>Durante la conferenza, sono infatti previsti sessioni tematiche ed eventi paralleli a carattere sia accademico che divulgativo. Unico comune denominatore: il coinvolgimento attivo dei partecipanti – imprese, enti pubblici, università ed enti di ricerca, sviluppatori, ricercatori, cittadini, operatori del settore ed appassionati – finalizzato all&#8217;avvio di collaborazioni e progetti. La copertura dei temi legati al software libero – assicurano gli organizzatori – è garantita: largo spazio sarà dato tanto agli aspetti economici, giuridici e tecnici quanto a quelli etici, sociali e filosofici. Grande attesa dunque per i dibattiti che nasceranno dai contributi presentati nelle aule di Matematica e Scienze dell&#8217;Informazione dell&#8217;Università di Bologna: non saranno soltanto sviscerate questioni da “insider”, ma ci sarà terreno fertile anche per valutazioni di ordine pratico ed economico sull&#8217;uso del software libero nella Pubblica Amministrazione e riflessioni sull&#8217;attuale legislazione<br />
nazionale in merito alle licenze d&#8217;uso del software. Non mancheranno poi considerazioni generali sulla filosofia che permea il software libero e sul concetto di condivisione dei saperi.</p>
<p>Come ha dichiarato il coordinatore del Comitato Organizzatore Renzo Davoli (Professore Associato di Informatica presso il Dipartimento di Scienze  dell&#8217;Informazione dell&#8217;Università di Bologna e Direttore del Master in Scienze e Tecnologie del Software Libero): “L’obiettivo è quello di allargare la platea dei sostenitori del software libero dagli addetti ai lavori agli utenti dei sistemi operativi e dei programmi, in modo tale da creare le condizioni per una crescita<br />
ulteriore del movimento e un consolidamento della presenza del software libero all&#8217;interno degli enti pubblici e delle aziende”.</p>
<p>Novità di quest&#8217;anno: lo Speakers&#8217; Corner, pensato per chi, pur non avendo presentato un articolo alla conferenza, vuole raccontare qualcosa – la propria esperienza o una novità – sul software libero.</p>
<p>La III Conferenza Italiana sul Software Libero è patrocinata dal Master in Scienze e Tecnologie del Software Libero dell&#8217;Università di Bologna, dal Dipartimento di Scienze dell&#8217;Informazione dell&#8217;Università di Bologna e dal Dipartimento di Matematica dell&#8217;Università di Bologna.</p>
<p>Dove: Piazza di Porta San Donato 5 e via Mura di Anteo Zamboni 7 Quando: 12 e 13 giugno 2009 dalle 9 alle 18</p>
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		<title>Elezioni Forlì: L&#8217;innovazione fa paura, ma occorre cambiare e smaltire le cattive pratiche.</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 08:30:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Capisco la preoccupazione di Andrea Ragazzini sul porta a porta, i cambiamenti e l&#8217;innovazione fanno sempre un po&#8217; paura a chi non è disposto a confrontarsi con le nuove tecnologie. Le stesse frasi fatte, probabilmente diffuse ad arte da chi aveva interessi in ballo, si sentivano anche a Forlimpopoli prima dell&#8217;avvio di questo sistema. Dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Capisco la preoccupazione di Andrea Ragazzini sul porta a porta, i cambiamenti e l&#8217;innovazione fanno sempre un po&#8217; paura a chi non è disposto a confrontarsi con le nuove tecnologie.</p>
<p>Le stesse frasi fatte, probabilmente diffuse ad arte da chi aveva interessi in ballo, si sentivano anche a Forlimpopoli prima dell&#8217;avvio di questo sistema. Dopo 2 mesi l&#8217;opinione pubblica si è ribaltata, come accade ogni volta, ed oggi il più del 90% dei cittadini non tornerebbe indietro.</p>
<p>Se lo scenario apocalittico che descrive Ragazzini, simile a quello ipotizzato inizialmente da Hera, fosse realistico, siamo sicuri che il consenso sarebbe questo?<span id="more-3824"></span></p>
<p>Il porta a porta non è una utopia dei Verdi, che lo hanno proposto sul nostro territorio per primi , ma un sistema già diffuso in tutto il Mondo, con esempi che vanno dai piccoli comuni virtuosi come Ponte nelle Alpi alle metropoli ed i monolocali di Tokyo.</p>
<p>Nel Veneto è una realtà da anni, chiunque lo abbia visitato non ha visto città immerse dai rifiuti, come invece è accaduto in altre realtà che non fanno raccolta differenziata, ma strade finalmente libere e pulite, una maggiore attenzione ai beni comuni ed un amore per l&#8217;ambiente che si traduce positivamente anche nell&#8217;economia locale.</p>
<p>Tutti gli studi scientifici confermano che i cassonetti non permettono livelli elevati di raccolta differenziata, indipendentemente dalla buona volontà dei cittadini: grazie ai cassoni senza padrone è possibile smaltire rifiuti anche pericolosi per la salute in pieno anonimato. Inoltre basta un comportamento sbagliato per compromettere gli sforzi di tutto un quartiere.</p>
<p>Dato che il territorio è finito e non possiamo riempire di discariche le campagne e di cenere la nostra aria, occorre puntare a ridurre la quantità di rifiuti fino a tendere allo zero.</p>
<p>Sono sicuro che anche Andrea cambierà idea se i Verdi e <a href="http://www.alessandroronchi.net/2009/roberto-balzani-candidato-sindaco-forli/">Balzani</a> avranno un buon risultato e riusciranno ad innovare la raccolta differenziata, esattamente come accaduto a Forlimpopoli ed in tutti i Comuni dove è stato applicato questo sistema.</p>
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		<title>Roberto Balzani: Programma della coalizione per le Elezioni Amministrative 2009 nel Comune di Forlì</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Apr 2009 16:29:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un nuova alleanza negli anni del cambiamento. Programma della coalizione di centro-sinistra a sostegno della candidatura a sindaco di Roberto Balzani IL VENTO DEL CAMBIAMENTO PER USCIRE DALLA CRISI In questa epoca, caratterizzata da paura, chiusure e timori per il futuro, noi intendiamo dare una risposta di cambiamento, d’innovazione, di coinvolgimento per dare speranza e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuova alleanza negli anni del cambiamento. Programma della coalizione di centro-sinistra a sostegno della candidatura a <strong><a href="http://www.alessandroronchi.net/2009/roberto-balzani-candidato-sindaco-forli/">sindaco di Roberto Balzani</a></strong></p>
<p><strong>IL VENTO DEL CAMBIAMENTO PER USCIRE DALLA CRISI</strong></p>
<p>In questa epoca, caratterizzata da paura, chiusure e timori per il futuro, noi intendiamo dare una risposta di cambiamento, d’innovazione, di coinvolgimento per dare speranza e futuro alla nostra città.</p>
<p>L’attuale crisi non è solo finanziaria, ma anche morale e sociale. Per questo, l’amministrazione che verrà dovrà lavorare insieme e per i cittadini. I metodi che intendiamo utilizzare sono la trasparenza, la partecipazione e l’informazione.</p>
<p>I progetti saranno accessibili attraverso i nuovi sistemi di comunicazione, come ad esempio il portale web del comun, perché ciascuno possa contribuire con proprie proposte e controllare i risultati. Partecipare vuol dire impegnarsi di più, tenere le mani sulla democrazia. Il comune cercherà di avvicinarsi, di ascoltare: i cittadini dovranno reagire, chiedere, verificare.<span id="more-3755"></span></p>
<p>Ci impegniamo a ricercare e sostenere nuove e più avanzate possibilità di lavoro, partendo da una nuova economia che sfrutti le potenzialità dell’innovazione, della ricerca, e sappia recuperare e salvaguardare quelle tradizionali.</p>
<p>In questo contesto è necessario un mutamento anche della politica, che sappia dimostrare di rappresentare con chiarezza gli ideali e gli interessi della collettività contrapposti a quelli particolari, riconquistando alla partecipazione tante persone apatiche e deluse. La politica locale deve partire da un maggiore coinvolgimento dei cittadini dal basso. Occorre che i cittadini partecipino, decidano e poi verifichino, Il poco tempo che hanno a disposizione dev’essere messo a frutto.</p>
<p>Il comune, inoltre, deve assumere un compito civico difensivo; deve proteggere la sua comunità in un momento difficile; deve monitorare le condizioni di disagio e pretendere che su questioni delicate – i muti alle famiglie e alle piccole imprese, ad esempio – il sistema economico locale faccia la sua parte.</p>
<p><strong>ASCOLTO, PARTECIPAZIONE, DECISIONE, VERIFICA, TRASPARENZA</strong><br />
<strong>Il cambiamento facciamolo insieme</strong></p>
<p>La democrazia partecipata è il metodo con il quale la coalizioni si propone di governare nel prossimo quinquennio la città e il territorio. Ciò non significa svilire il ruolo e lo spazio della legittima rappresentanza dei cittadini, ma incrementare la fascia delle persone coinvolte nei processi decisionali. Per raggiungere tale ambizioso obiettivo, è tuttavia necessario partire dal vertice. Passione, competenza, spirito di servizio, capacità di fare squadra sono le caratteristiche accomunano le donne e gli uomini della nuova coalizione. Ne fanno parte tante persone libere, disinteressate, dotate di forti principi morali e democratici, che non intendono tramutarsi in professionisti della politica, servizio al quale promettono di dedicare non più di due mandati.</p>
<p><strong>Un obiettivo e un impegno assoluti: la trasparenza</strong><br />
1.Gli eletti debbono dar prova di estrema trasparenza, dando massima visibilità ai propri redditi per non creare dubbi sul servizio reso alla comunità. L’anagrafe degli eletti può implementare quanto già previsto dalla vigente normativa comunale, così come l’applicazione del Codice etico europeo, sottoscritto da eletti e amministratori, anche attraverso la diffusione trasparente degli ambiti di interesse privato che eventualmente riguardino gli amministratori. Occorre affermare la parità di genere per aumentare la presenza femminile, includere giovani e individui selezionati sulla base del merito, costituire una squadra di persone appassionate e perbene.<br />
2.La nomina dei rappresentanti comunali nelle società partecipate deve avvenire sulla base di bandi che selezionino i candidati sulla base di specifici profili di competenza. Limite dei due mandati ed eliminazione del cumulo degli incarichi sono i principi ai quali intendiamo rigorosamente attenerci.<br />
3.In apertura di mandato, il sindaco verificherà insieme con il consiglio comunale la condizione delle Società partecipate, per valutarne l’apporto offerto al pubblico interesse, la struttura della governance, le possibilità di ulteriori semplificazioni e risparmi, dopo quelli già operati nella passata legislatura. Dell’intero sistema delle partecipate si renderà conto alla cittadinanza in pubbliche riunioni, in modo che siano chiare impegni ed obiettivi dell’amministrazione.</p>
<p><strong>Il confronto è il nostro metodo, insieme il nostro motto</strong></p>
<p>La coalizione s’impegna, indipendentemente dall’esito delle consultazioni e dai risultati conseguiti dalle singole liste, a promuovere periodiche riunioni di maggioranza, affinché il progetto politico comune sia affermato nelle istituzioni e nelle città. Nello stesso tempo, propone di diffondere, utilizzando in primo luogo la comunicazione elettronica, iniziative ed idee emerse in sede di civica rappresentanza, in modo da rendere effettivo il protagonismo del consiglio e più chiara la sua funzione d’indirizzo e di cuore della democrazia forlivese.</p>
<p>La partecipazione, inoltre, va promossa e spinta a livello territoriale, da un lato dotando di maggiori risorse le circoscrizioni per gl’interventi più immediati, dall’altro, rispondendo tempestivamente alle domande dei quartieri. La legittimazione dei livelli di democrazia decentrata sono fondamentali per accrescere la capacità di ascolto dell’amministrazione. Non solo. Occorre utilizzare lo strumento già ampiamente sperimentato di assemblee di cittadini su singoli temi, rapide e ben organizzate affinché siano chiari temi e proposte – sia nei territori sia in città – può divenire, insieme col potenziamento della rete civica, un veicolo efficace di coinvolgimento, con immediati riscontri sull’azione amministrativa.</p>
<p>Le presenza dei rappresentanti eletti degli studenti universitari nella civica assemblea, costituisce un valore cui il prossimo consiglio comunale darà adeguata risposta.</p>
<p>La verifica dei risultati, infine, viene assunta come garanzia degl’impegni nei confronti della cittadinanza. Il pubblico monitoraggio di ciò che sta avvenendo (con rapporti periodici trasferiti in rete), a livello dei progetti maggior rilievo, offre agli elettori e ai cittadini l’opportunità di rendersi conto in tempo reale delle capacità gestionali dell’amministrazione e anche della complessità dei problemi o degli ostacoli presentatisi in corso d’opera. Il bilancio partecipato costituisce un logico punto d’arrivo per questo processo, che s’intende realizzare entro il secondo esercizio di questa amministrazione.</p>
<p><strong>UN NUOVO RUOLO PER FORLI’</strong></p>
<p>Forlì è una città di medie dimensioni, connotata da un buon livello di vita, da un elevato standard di servizi sociali, da un ottimo livello di offerta formativa, da una lunga tradizione di collaborazione fra i vari attori economici, sociali e istituzionali e da una vivace cultura associativa. Tale profilo, sicuramente alto rispetto a tante altre realtà del nostro paese si deve alla coesione, al senso civico e al lavoro dei suoi cittadini, oltre che alla solidità delle amministrazioni di sinistra e di centro-sinistra, che hanno assicurato nel corso di molti decenni un costante incremento del proprio capitale umano e sociale. </p>
<p>Una delle caratteristiche più originali tanto della realtà urbana quanto del mondo rurale è costituita da un solido e coeso tessuto sociale, favorita da politiche inclusive da parte degli attori pubblici, sostenuti da un diffuso consenso a livello d’individui e di sodalizi. In questa dinamica culturale consiste un valore assolutamente qualificante, che intendiamo rivendicare con orgoglio contro l’egoismo, la frantumazione dei legami di prossimità e la sollecitazione, spesso latente, dell’odio xenofobo praticati da gran parte della destra. La responsabilità della nuova coalizione consiste, dunque, da un lato nella riaffermazione di un’idea di amministrazione pubblica locale storicamente vocata all’integrazione sociale, all’eliminazione progressiva delle disuguaglianze e alla protezione dei più deboli, senza distinzioni; dall’altro nella proposta di un rinnovato protagonismo forlivese, declinato non in senso municipalistico, ma in funzione di più solidi ed estesi legami territoriali.</p>
<p><strong>Forlì deve tornare ad essere capoluogo</strong></p>
<p>Forlì, nel contesto del comprensorio e in accordo con gli altri centri romagnoli, può e deve esercitare un ruolo significativo, fungendo da propulsore delle comunità di più esigue dimensioni, per quanto attiene l’organizzazione di taluni servizi qualificati, l’elaborazione di politiche comuni da tradurre in regolamenti condivisi, la programmazione territoriale, la sollecitazione al compimento di alcune basilari reti infrastrutturali (a partire dalle rete di comunicazione evolute). </p>
<p>E, d’altro canto, costruendo con le altre principali città romagnole una reale politica di sistema, inevitabile per risolvere le grandi questioni infrastrutturali (porti, aeroporti, grandi direttrici, snodi logistici, ecc.), ponendo l’accendo sulla complementarietà delle funzioni ed evitando sprechi, per dar seguito alle politiche di area vasta (nel settore della sanità, dei trasporti, ecc.) promosse dalla Regione.</p>
<p> V’è la consapevolezza, tuttavia, che tale ruolo sarà effettivo solo se sarà infranto il muro del municipalismo deteriore e le relazioni inter-comunali saranno caratterizzate da una cultura progettuale comune. Dovrà essere affrontato e risolto il problema del dualismo fra i due maggiori centri urbani della provincia, superando una divisione antica che produce costi e duplicazioni di servizi e di strutture e che limita la capacità di programmazione. Della qual cosa saremo strenui sostenitori all’interno del contesto romagnolo. </p>
<p>Come? Attraverso un esame periodico e regolare delle questioni aperte e delle prospettive d’azione fra gli amministratori locali che saranno eletti nella tornata di giugno. Poiché la nuova coalizione possiede una politica del territorio ed è in grado di governarla, lo scambio di esperienze e la comune progettualità risalterà come indicazione di una nuova qualità della politica in Romagna.</p>
<p><strong>Diamo risposte concrete alla crisi: aiutiamo le famiglie, proteggiamo il lavoro</strong></p>
<p>Gli effetti della pesante crisi mondiale sono assai visibili anche in un territorio connotato da un’imprenditoria diffusa come il nostro. La contrazione della domanda e le difficoltà connesse all’accesso al credito hanno messo in difficoltà numerose aziende di media e piccola dimensione, con riflessi durissimi sul piano dell’occupazione. E’ chiaro che l’amministrazione comunale, nel prossimo quinquennio, dovrà dedicare il massimo appoggio ai soggetti travolti da questa temperie: i lavoratori e le imprese da una parte e le famiglie dall’altra.</p>
<p>Circa i primi, è necessaria una politica straordinaria di aiuto, in grado di mettere a disposizione risorse crescenti per attuare una politica di sgravi nelle tariffe (mense scolastiche, trasporti, trasporti scolastici, ecc.) a immediato vantaggio delle famiglie dei lavoratori in difficoltà. Ulteriori interventi devono riguardare il potenziamento di strumenti già disponibili, a sollievo del costo delle utenze e degli affitti destinando a tal fine  in maniera progressiva parte dei dividendi di Hera. Si tratterà di valutare nei prossimi mesi, se questi interventi saranno sufficienti, oppure se occorrerà pensare ad interventi aggiuntivi o di natura diversa evitando di disperdere risorse in servizi che non sono più efficaci a sanare i nuovi bisogni, ripensando agli interventi in modo da corrispondere adeguatamente alle necessità emergenti e allo stesso tempo riorganizzando i contributi economici, creando una frequenza maggiore nella verifica delle fasce di reddito in mode da intercettare immediatamente i cambiamenti economici delle famiglie.</p>
<p><strong>Il nostro sostegno alle imprese</strong><br />
Circa le imprese, occorre osservare che le istituzioni locali si sono mosse tempestivamente sul versante del rafforzamento dei Consorzi Fidi. E’ tuttavia di vitale importanza offrire il massimo supporto affinché la congiuntura non produca una drastica contrazione del nostro patrimonio imprenditoriale. </p>
<p>La competizione si affronta con interventi intensivi., sostenendo la ricerca e l&#8217;innovazione, favorendo chi sperimenta nuove produzioni e attività, che producono risparmio energetico e rispetto ambientale. Da una parte, sfruttando tutte le potenzialità (già presenti a livelli d’infrastrutture) delle nuove tecnologie. L’applicazione su vasta scala di tali tecnologie può consentire la semplificazione dei processi burocratici, l’accesso da casa ai servizi da parte del cittadino e delle imprese, l’uso a scopo educativo di progetti viaggianti su supporto elettronico o addirittura la partecipazione dei cittadini, attraverso forme di referendum e d’inchieste rapide. In questo modo, la componente più anziana della società potrà usufruire più facilmente (cioè senza code) dei servizi erogati secondo criteri tradizionali. Dall’altra, l’asse con l’Università deve essere una priorità dell’Amministrazione. Ne abbiamo bisogno per potenziare il Polo tecnologico aeronautico, nel quale abbiamo investito milioni di euro, e anche per favorire il trasferimento tecnologico e diffondere standard di più elevata qualità anche presso le piccole e medie imprese.</p>
<p><strong>Semplifichiamo la vita ai cittadini, rendiamo amica la pubblica amministrazione</strong><br />
A questo proposito, l’offerta dell’amministrazione può interessare vari settori:</p>
<p>Una decisa opera di semplificazione e di sburocratizzazione, attraverso una revisione delle procedere ed una riorganizzazione dei servizi amministrativi (anche ai fini di assicurare tempi certi nelle autorizzazioni amministrative), nell’ovvio rispetto delle legislazione vigente e in base ad una valorizzazione rigorosamente meritocratica delle grandi risorse umane interne. L’efficienza e la rapidità della risposta amministrativa sono una priorità per tutti i cittadini. </p>
<p>Riteniamo indispensabile, inoltre, contrastare il processo puramente demagogico che alimenta la convinzione che la pubblica amministrazione sia sempre e comunque una macchina burocratica e farraginosa, investendo sulla valorizzazione delle competenze interne, riducendo le consulenze esterne, verificando non solo forme di coordinamento o di radicale ristrutturazione del livello dirigenziale (direttore generale, city manager, ecc.), ma introducendo anche approfondimenti intermedi che favoriscano la soluzione delle criticità, cercando nel contempo formule di rilancio dell’immagine della pubblica amministrazione.   </p>
<p>Inoltre, in questo momento di ristrettezze economiche, una migliore ed oculata destinazione dei mezzi finanziari e l’impiego dell&#8217;innovazione tecnologica potrebbero liberare delle importanti risorse a favore della collettività. </p>
<p>In questa situazione occorre attivare, motivandola adeguatamente, ogni risorsa umana disponibile all&#8217;interno dell’amministrazione comunale per costruire un più efficiente modello di gestione dei servizi  comunali. </p>
<p><strong>Qualità e sicurezza degli insediamenti, innovazione negli impianti, riduzione dei costi energetici</strong></p>
<p>L’individuazione di un’offerta insediativa di qualità, con alte dotazioni tecnologiche, bassi impatti ambientali, alta efficienza energetica. La qualificazione dello sviluppo rappresenta una sfida nella transizione da un epoca connotata da alti consumi (di energia e di territorio) ad una dominata da una logica di risparmio (dalle risorse ai rifiuti). L’amministrazione comunale può fungere da battistrada, stimolando apposite politiche d’incoraggiamento e di sperimentazione d’impianti destinati alla produzione delle energie rinnovabili, utilizzando il proprio patrimonio, collegandosi all’esperienza di altri comuni del territorio, contribuendo all’abbattimento della bolletta energetica pubblica. </p>
<p><strong>Valorizziamo il sapere e mettiamo in rete la conoscenza</strong></p>
<p>C’è inoltre l’esigenza di rafforzare le infrastrutture immateriali del nostro territorio anche in termini di relazioni e scambi di conoscenza e tecnologia tra il mondo economico e l’insediamento universitario. Alcune iniziative sono già state assunte, ma l’esigenza di raccordare meglio il patrimonio di saperi prodotto dall’Università con la quotidiana esperienza dei cittadini e delle imprese è un’esigenza percepita e diffusa. Anche in questo caso, l’amministrazione, con interventi mirati e a costi contenuti indirizzati ai laureati più brillanti, può testimoniare la praticabilità di un percorso di progressivo arricchimento qualitativo dello sviluppo locale (dal settore dell’intercettazione di risorse di finanziamento internazionale a quello della progettazione delle pratiche di partecipazione e di concertazione; dallo stimolo al ridisegno della città alle politiche ambientali). </p>
<p><strong>Il nostro progetto è il sistema Romagna</strong></p>
<p>La costruzione del sistema romagnolo non può prescindere da alcune fondamentali visioni dello sviluppo infrastrutturale, particolarmente importanti in una fase di ripensamento e di riorganizzazione degli assetti produttivi. I perni di questa politica di area vasta, peraltro ancora declinata a livello di governance, sono tradizionalmente rappresentati dall’integrazione fra il porto di Ravenna, l’aeroporto di Forlì (del quale è avviato il processo di privatizzazione), l’interporto di Cesena e lo scalo merci di Villa Selva il potenziamento della Cervese fino al raccordo con l’E-45, la connessione fra Forlì e Cesena, la riorganizzazione del sistema fieristico, la collocazione del capoluogo fra i grandi assi del nord-est e il centro Italia (Toscana, attraverso la SS 67/valle del Tevere). Lo strumento di questa integrazione sarà l’attuazione di quanto già previsto dagli studi scientifici multidisciplinari come il progetto SISTEMA, che coniuga trasporto pubblico ed opere necessarie. E’ chiaro che, coerentemente con l’impostazione fin ad ora espressa, tanto più queste opere avranno una prospettiva di connessione armonica con il territorio, quanto minore sarà il loro impatto ambientale.<br />
Ciò significa, in altri termini, che esse non possono non essere calate all’interno di un processo volto da un lato all’agevolazione delle funzioni produttive, dall’altro alla difesa di alti standard di qualità della vita. Il  recupero della via Emilia storica – contestuale alla connessione fra Forlì e Cesena e alla risoluzione della questione del flusso del traffico pesante – a mezzi pubblici innovativi e a percorsi ciclabili, ben testimonia lo stretto rapporto, oggi non solo praticabile, ma necessario fra qualità dello sviluppo e qualità ambientale. </p>
<p><strong>IL CENTRO STORICO: IL LUOGO DELLA NOSTRA IDENTITÀ</strong><br />
Un luogo di abitazioni, di commerci, di cultura </p>
<p>Anni di riflessioni e di tentativi hanno posto in evidenza un dato: la questione del centro storico di Forlì, che pure interessa direttamente circa un decimo della popolazione residente, ma che riveste un grande significato identitario, culturale ed economico-sociale, si può affrontare attraverso una visione progettuale che tenga insieme salvaguardia, tutela del suo tessuto, valorizzazione della sua qualità ambientale e garanzia di una accessibilità determinata dalle sue caratteristiche, promozione di un qualificato reinsediamento di attività commerciali e artigianali, il recupero – mercé incoraggiamenti e agevolazioni &#8211; della sua funzione abitativa. </p>
<p>Abbiamo bisogno di sviluppare le arterie che uniscono la nostra comunità: a partire, nel centro, da un allargamento delle zone pedonali o a traffico limitato (che entro la legislatura dobbiamo portare per estensione al livello medio degli altri capoluoghi dell’Emilia Romagna), connesse con le aree esterne da una viabilità che renda generalizzati i percorsi ciclabili (anche in profondità, fin dentro la campagna, fino alle frazioni, spesso immerse in ambienti naturali da riscoprire) e consenta un efficiente servizio pubblico. Dobbiamo mettere in sicurezza tali percorsi per i nostri ragazzi, per gli anziani, per tutti coloro che intendono recuperare non solo il centro, ma tutto l’ambiente comunale ad una dimensione aggregativa, d’inclusione e di interrelazione: la sola strada che abbiamo per vincere davvero le paure e affermare un senso di piena legalità ovunque. Nello stesso tempo, i residenti e coloro che frequentano i negozi del centro devono poter disporre di un sistema di comodi parcheggi, il meno appariscente ed invasivo possibile.<br />
Un luogo a misura di bambino</p>
<p>La soluzione della questione della viabilità pesante attraverso il completamento della tangenziale consente di ripensare la vita del centro secondo nuove prospettive. L’idea che esso possa diventare uno spazio adeguato ai tempi più lenti delle persone e delle biciclette, a misura di bambino, vocato alla socialità, all’incontro e insieme ad un commercio di qualità e di nicchia, pare ormai una visione diffusa. L’immagine di un medio centro nord-europeo, dotato di servizi pubblici efficienti e nello stesso tempo in grado di rispondere alle domande dei residenti così come di coloro che vi accedono per lavoro o per loisir, rappresenta un obiettivo ragionevolmente perseguibile. </p>
<p><strong>Un luogo di qualità connesso al territorio</strong></p>
<p>Il modello delle “isole ambientali” pare un progetto concretamente perseguibile. Come? A. Attraverso un progressivo allargamento delle zone pedonali, delle ZTL, delle vie a traffico veicolare assai rallentato, con conseguente promozione di attività sociali e ricreative negli spazi pubblici; B. Con una politica dei parcheggi capaci di liberare ampi spazi dal traffico veicolare e dalla sosta; C. Rendendo fluido e attraente il trasporto pubblico mercé corsie dedicate; D. Sviluppando percorsi ciclabili assai ampi e interconnessi, che dal cuore di Forlì possano poi espandersi verso il territorio e intersecare le periferie e la campagna, seguendo itinerari anche in parte diversi dalle vie a maggiore scorrimento; E. Intervenendo, come già hanno fatto il comune la Fondazione della Cassa dei Risparmi, su alcuni immobili o isolati, per favorirne il recupero e il riuso. E’ chiaro che, per tenere insieme questi obiettivi, e soprattutto per sincronizzarli, rendendoli plausibili, occorre un approccio ben congegnato e ben spiegato, al quale potrebbero contribuire – oltre agli uffici – anche i dipartimenti universitari e gli ordini professionali del settore, che potrebbero trovare – dopo una fase di adeguato rodaggio – in un urban center un luogo di coagulo e di confronto. Una volta testimoniata la scelta esplicita a favore di una riqualificazione reale del centro, non episodica ma strutturale, è verosimile pensare che tante risorse anche private rifluirebbero sul centro storico.</p>
<p><strong>Uno spazio per la cultura</strong></p>
<p>Il centro storico è anche sinonimo di vita culturale, giacché contiene la maggior parte del patrimonio forlivese ed è sede di musei prestigiosi come il San Domenico, del Teatro “Diego Fabbri”, della Biblioteca “Saffi”, delle Raccolte Piancastelli, ecc. E’ vero che, in un’epoca di tagli e di contrazione della spesa, la cultura tende a subire gli effetti peggiori. E’ vero anche, tuttavia, che, da una parte, l’investimento sul San Domenico, supportato e “lanciato” dalla politica delle “grandi mostre” della Fondazione della Cassa dei Risparmi, esige comunque un impegno pubblico e una progettualità alla quale l’amministrazione non può sottrarsi, rendendo il luogo perno della “vocazione culturale” cittadina. Dall’altro, non va trascurata la necessità di conservare i nostri beni culturali &#8211;  partire da Palazzo Gaddi e dal Palazzo del Merenda -, esercitando la tutela prevista dall’ordinamento e soprattutto la loro restituzione alla città.<br />
In particolare va portato a compimento il completamento del San Domenico, recuperando il rapporto con gli spazi urbani circostanti, demolendo il parcheggio attuale e riconfigurando l&#8217;intera area entro la legislatura. Dovrà essere acquisito alla città l&#8217;ex Eridania, mettendola dapprima in sicurezza e prevedendone un recupero in linea con le funzioni culturali riservate dalla legge ad un immobile vincolato. Nel corso della legislatura, si dovrà inoltre provvedere alla destinazione di straordinari complessi di pregio come la Rocca di Caterina Sforza e l’adiacente cittadella, il convento di Santa Maria della Ripa, salvaguardandone l’interesse pubblico e la funzione all’interno della maglia del centro. Dovrà inoltre essere recuperata a funzioni culturali l&#8217;ex fornace Maceri Malta, connettendola col parco urbano.</p>
<p><strong>Un luogo aperto, di incontri e integrazione</strong></p>
<p>E ancora: aprire la città, facendo diventare ogni sua parte un luogo di incontro, di conoscenza, di vita collettiva. Essere e vivere insieme e non isolati deve essere l&#8217;obiettivo di una nuova città più vivibile e sicura. Organizzare e formare volontari che rendano sicuro l&#8217;attraversamento delle strade, l&#8217;uscita dalle scuole, i percorsi casa scuola, contrastando la maggiore minaccia per la sicurezza dei cittadini rappresentata dal traffico.<br />
Favorire la conoscenza reciproca dei cittadini, a cominciare da quelli che provengono da altri territori o paesi, al fine di far conoscere l&#8217;identità, i costumi, i caratteri, le consuetudini , la storia e le regole comuni che caratterizzano la realtà locale.<br />
Promuovere esposizioni, manifestazioni, incontri sportivi, culturali e gastronomici, raccolte di storie e testimonianze come momenti di reciproca conoscenza e anche di integrazione.</p>
<p>In generale, l’idea che gli spazi aperti del cuore della città possano tornare ad essere vissuti, partecipati, resi attivi dai giovani e dai cittadini, rappresenta una grande scommessa per il centro-sinistra.<br />
Occorre pensare più organicamente alla funzione culturale come ponte sociale per l’integrazione della dimensione folklorico-dialettale, della dimensione nazionale (umanistica e scientifica) e della dimensione propria dei migranti. La coesistenza e l’incontro fra queste tre culture – alle quali può contribuire il diffuso e vivace associazionismo cittadino &#8211; rappresenta un obiettivo della nuova amministrazione. A queste va aggiunta, comune a tutte, il sostegno alla cultura musicale, alla cui salvaguardia e promozione l’amministrazione deve dedicarsi.</p>
<p><strong>L’elemento simbolo del più vasto e prezioso paesaggio forlivese</strong></p>
<p>Forlì ha scoperto da poco, anche grazie alle “grandi mostre”, una vocazione turistica che va potenziata e incoraggiata attraverso la valorizzazione non solo del nostro patrimonio culturale, ma anche dei beni paesaggistici e di quelli più legati alla tradizione (sotto questo profilo, la gastronomia potrebbe essere utilizzata come una straordinaria opportunità di connessione e d’incontro fra le diverse culture presenti in città). Il territorio, le colline, i siti di pregio sotto il profilo geologico e preistorico debbono essere prima di tutti riscoperti dai cittadini, e poi “cuciti” attraverso percorsi appropriati, all’interno di una trama che spinga poi in direzione degli altri comuni, delle vallate, dell’Appennino da un lato e del mare, dall’altro. Gli argini dei fiumi Ronco e Montone già prefigurano percorsi cicloturistici assai affascinanti, capaci di connettere ambienti desueti e di restituire un’immagine della Romagna in molti purtroppo offuscata.</p>
<p><strong>LE TRE SICUREZZE: NELLE STRADE, SUL LAVORO, NELLE CASE</strong></p>
<p><strong>Proteggiamo la vita di tutti</strong><br />
Prendiamo poi un altro impegno. Il nostro obiettivo è ridurre a zero i morti sulle strade e combattere la piaga inaccettabile per un paese civile degli incidenti sul lavoro.<br />
L&#8217;insicurezza nelle strade e nel lavoro non sono problemi senza soluzioni, da ritenere inevitabili ed inaffrontabili. Il comune deve porsi come obiettivo quello di arrivare a zero morti sulle strade e nei cantieri. In entrambi i casi la sicurezza si ottiene con controlli più efficaci. Nella mobilità occorre incentivare e tutelare la mobilità alternativa all&#8217;automobile e ridurre le vetture circolanti a vantaggio di una migliore fruibilità di tutti. Occorre creare corsie preferenziali per i mezzi pubblici, aumentare e ricucire le piste ciclabili le ZTL e zone pedonali, creare isole ambientali anche fuori dal centro storico in zone dove è necessaria maggiore sicurezza, attivare sistemi di logistica per le merci onde evitare l&#8217;inutile circolazione di mezzi pesanti ed inquinanti.<br />
Mettiamo in sicurezza il nostro patrimonio edilizio<br />
Intendiamo portare a compimento la messa in sicurezza antisismica di tutti gli edifici strategici del comune di Forlì (scuole, ospedali, caserme, uffici pubblici) ed avviare in collaborazione con le professioni tecniche la valutazione delle condizioni vulnerabilità del patrimonio edilizio residenziale e produttivo al fine di indirizzare gli interventi che assicurino la riduzione dei rischi e la sicurezza dei cittadini in ogni luogo dove  essi si trovino ad operare e vivere.</p>
<p><strong>WELFARE,  SANITÀ, FORMAZIONE</strong><br />
<strong>Proteggiamo i più deboli e non lasciamo solo chi ha bisogno</strong></p>
<p>Il livello di welfare, nel territorio forlivese, è assai elevato. La copertura del sistema, pubblico e privato, in genere ben integrato, assicura livelli di assistenza notevoli, tanto nella fascia della popolazione anziana, quanto in quella della prima infanzia. I principali problemi che il futuro riserverà riguardano: A. I vincoli di spesa, data la contrazione delle risorse. L’amministrazione promuoverà ogni azione politica per sostenere l’ alta protezione sociale da sempre assicurata dal centro-sinistra, sia pure in quadro finanziario compromesso a causa della crisi, anche ripensando la riorganizzazione dei servizi. B. L’accentuazione di alcuni elementi strutturali, come l’incremento della quota di popolazione ultra-sessantacinquenne, tende a produrre un’alterazione della domanda, fino ad ora soddisfatta dalle strutture del sistema locale. In questo caso, la proposta è quella di attivare politiche di coinvolgimento sociale per gli anziani delle coorti più recenti ancora in piena attività a favore dell’infanzia, del monitoraggio delle condizioni di vita nei quartieri, della promozione culturale, riservando maggiori risorse – com’è logico – ai grandi anziani (ultra-settantacinquenni). </p>
<p><strong>Aiutiamo e difendiamo la famiglia</strong></p>
<p>La difesa della famiglia e quindi il sostegno attivo, in termini di aiuti e di servizi, ai nuclei con figli,  partire da quelli  numerosi, senza distinzioni di sorta. D. La continuazione delle politiche d’integrazione riservata ai migranti, curando, da un lato, la diffusione delle lingua italiana e degli elementari principi della cittadinanza democratica e, dall’altro, guardando con favore la realizzazione di luoghi di ritrovo e di libero incontro, aperti anche alla cittadinanza. E. La necessità di un piano per eliminare progressivamente le barriere architettoniche e favorire la realizzazione di un tessuto urbana pienamente fruibile da parte dei disabili. F. Un rilancio della politica della casa che veda aumentare la dotazione di edilizia sociale e agevolata attraverso nuovi investimenti pubblici così come attraverso il coinvolgimento del privato sociale, della cooperazione, della Fondazione.</p>
<p><strong>Offriamo ancora più alti standard di qualità nel nostro sistema sanitario</strong></p>
<p>Circa la sanità, è bene sottolineare la qualità dell’offerta forlivese, a partire dall’Ospedale Civile e dall’Irst (il cui riconosciuto livello – nel contesto regionale e nazionale – è testimoniato dalla trasformazione in Ircs). D’altro canto, a partire dai Nuclei di cura primaria, i presidi sanitari territoriali si sono moltiplicati, così come i dispositivi per intercettare una quota dei pazienti prima dell’accesso diretto alla struttura ospedaliera. Esistono tuttora difficoltà a livello di gestione della liste d’attesa e del pronto soccorso: l’amministrazione s’impegna a premere sulla direzione generale dell’AUSL, affinché – anche sotto questo profilo – il già alto consenso assicurato dalla cittadinanza alla nostra sanità risulti pienamente acquisito.<br />
L’interesse prioritario del centro-sinistra va in due direzioni principali: la conservazione, nella costituenda area vasta, dei livelli di qualità  raggiunti dal sistema sanitario locale, a partire dalla selezione di specialisti e ricercatori sulla base esclusiva del merito clinico e scientifico; la difesa, a livello di territorio, delle fondamentali azioni di prevenzione diffusa, tanto attraverso opportune campagne informative, quanto attraverso servizi resi direttamente alla cittadinanza, assumendo un atteggiamento culturale che si pone di fronte ai problemi del cittadino  prevedendo quanto può danneggiarlo e ponendo  attenzione  a tutto ciò che può migliorare  la  qualità della sua vita.</p>
<p><strong>La formazione e l’istruzione siano le fondamenta della crescita civile ed economica della nostra popolazione</strong></p>
<p>La formazione, infine, vede la nostra città collocata ai primi posti nazionali. La fascia pre-scolare è storicamente fra i vanti del nostro comune (i bisogni crescenti determinati dall’incremento di  queste coorti di bambini costituiranno una priorità); quella elementare e media vede l’abnegazione di una classe d’insegnanti dotati di capacità e di spirito di servizio, cui spetta far fronte alla prima integrazione dei giovani migranti e al disagio sociale di molti adolescenti con risorse sempre più scarse; quella superiore può contare su strutture talora eccellenti. Occorre un impegno sostanziale dell’amministrazione per completare e integrare le ore di sostegno e/o compresenza in affiancamento agli insegnanti di sostegno alle disabilità con operatori qualificati. Quanto alla scuola non statale, l’integrazione col pubblico – nel nostro comune – è da considerarsi acquisita. Certo, l’attuazione della cosiddetta “riforma Gelmini”, promossa dalla destra, sta colpendo duramente l’intero sistema formativo del paese, riducendo il monte ore, eliminando il tempo pieno, costringendo gli istituti a far i conti con risorse sempre più scarse. E’ necessario, da parte dell’amministrazione, provvedere da un lato alla valorizzazione sociale del corpo insegnante, ingiustamente colpito dalle politiche governative; e, dall’altro, alla dotazione di supporti, possibilmente utilizzabili da parte di più istituti per ovvie ragioni di economia, per assicurare il mantenimento degli attuali standard formativi.</p>
<p><strong>Consolidamento e rilancio della presenza universitaria</strong></p>
<p>L’insediamento universitario forlivese, infine, va considerato fra i casi di successo del decentramento bolognese. Le Facoltà sono in genere di medio-alta qualità, ben radicate e con un buon numero di studenti. La realizzazione del campus, da parte dell’Alma Mater, porterà alla creazione di un’autentica cittadella del sapere, destinata a rivitalizzare un’area intera del centro storico. Bisogna considerare che i tagli portati al bilancio delle Università italiane, nel 2009-10 e nel 2010-11, genereranno una contrazione dell’offerta formativa ed una condizione di maggiore difficoltà, soprattutto per le realtà di più recente consolidamento. In questo quadro, pensare ad un’espansione dell’insediamento attraverso l’arrivo di nuove Facoltà o Corsi di Laurea, è pura illusione. Ciò che è materialmente praticabile pare, piuttosto: A. Il completamento della filiera formativa, con la piena acquisizione di dottorati e di scuole di specializzazione; B. La realizzazione di strutture di ricerca e di laboratori, a partire da quelli che interessano il Polo Tecnologico-Aeronautico, in connessione col tessuto delle imprese. Si potrebbe pensare – data la presenza di ricercatori nella nostra sede – a linee di studio dedicate alle energie rinnovabili e alle loro tecnologie; C. L’implementazione dell’internazionalizzazione, già molto elevata a Forlì, tanto per ciò che riguarda la mobilità degli studenti, quanto per ciò che riguarda docenti e gruppi di ricerca. D. La progressiva integrazione dei Poli di Forlì e di Cesena, ai fini di una gestione razionale delle risorse e del decentramento. Il comune, tanto attraverso Ser.in.Ar, quanto direttamente, nei propri rapporti con il Polo, il pro-rettore alle Romagne e il Rettorato, s’impegna ad appoggiare questa politica.</p>
<p><strong>LE FRONTIERE DELLA LEGALITÀ</strong><br />
Legalità e integrazione: due condizioni per la sicurezza</p>
<p>La questione della legalità ingloba il tema della sicurezza e lo rende parte di un progetto più generale. Proprio l’amministrazione, col proprio esempio di trasparenza, di comunicazione e di efficienza, si colloca al centro di una nuova  cultura della legalità. A partire da qui, possono essere intraprese importanti iniziative volte all’incentivazione e alla diffusione di questo messaggio: A. Attraverso la scuola (senza che ciò si traduca in una sottrazione di ore, già scarne, alle discipline curriculari, ma mercé la proposta di elementi di civismo declinabili a seconda delle materie più appropriate); B. La pratica sportiva, da incoraggiare nelle giovani generazioni come mezzo di formazione ai sani principi di solidarietà e di responsabilità; C. Le politiche d’integrazione sociale e culturali nel rispetto della lettera e dello spirito della carta costituzionale, nonché della Carta dei valori, della cittadinanza e dell’integrazione.</p>
<p><strong>Sicurezza: rendiamola percepibile ai cittadini</strong></p>
<p>Quanto al tema più specifico della sicurezza, dopo aver sottolineato il dato – fornito da fonti ufficiali – di una condizione forlivese in linea con le realtà meno preoccupanti del paese e della regione, va rilevata la necessità di una forte visibilità del ruolo dell’amministrazione a fianco dell’Autorità di Pubblica Sicurezza e delle forze di Polizia Nazionali. Si tratta di una funzione tutt’altro che accessoria, che i cittadini debbono avere ben chiara. Quanto alle iniziative più concrete, si propone: A. Il potenziamento del servizio di Polizia Municipale, attraverso una riorganizzazione interna che veda la compressione dei carichi di lavoro puramente amministrativi e la parallela riduzione di funzioni esclusivamente di rappresentanza. B. L’aumento della presenza di agenti della Polizia Municipale sulle strade. C. La realizzazione della nuova sede.</p>
<p><strong>Più agenti, più cittadini, più attività nelle strade e nelle piazze</strong></p>
<p>Il centro-sinistra rigetta completamente, invece, la proposta populista di dar vita a ronde di cittadini in funzione di appoggio agli agenti. Noi crediamo che questa iniziativa, oltre a nascondere un preciso progetto xenofobo e ad affermare principi di destra inaccettabili e del tutto opposti agli sforzi compiuti in direzione dell’inclusione e dell’integrazione sociale, rischi di creare confusione e di distogliere paradossalmente una quota delle forze preposte alla sicurezza dal precipuo obiettivo di controllare il contesto urbano. Noi ci schieriamo apertamente a favore delle forze dell’ordine e del loro continuo lavoro di monitoraggio del territorio.<br />
L’esperienza degli assistenti civici, contrariamente al modello populista delle ronde, peraltro già sperimentata nel nostro comune, può inoltre costituire un elemento di aiuto e di supporto a chi è istituzionalmente preposto a tutelare la sicurezza.<br />
Ciò che è augurabile, semmai, è la presenza di liberi cittadini per strada, ossia il ripristino, mercé apposite iniziative, incoraggiate ad esempio da una revisione della pubblica illuminazione (magari alimentata da energia rinnovabile), di una vivace vita serale nello spazio pubblico, autentico antidoto contro i rischi della micro-criminalità, da un lato, e, dall’altro, della politicizzazione squadrista delle città. </p>
<p><strong>UNA POLITICA PUBBLICA PER L’AMBIENTE</strong></p>
<p><strong>Territorio e risorse naturali sono beni finiti e non riproducibili</strong></p>
<p>La politica ambientale è un punto qualificante di questo programma. Crediamo che spazio per uno sviluppo essenzialmente estensivo, imperniato sul primato immobiliare/edilizio, non sia riproponibile  come nei tempi trascorsi. In primo luogo, perché il territorio è un bene finito, e quindi va amministrato con parsimonia; in secondo luogo, perché la crisi ha alzato l’asticella della sfida, facendo giustizia di tutte le comode scorciatoie indirizzate verso l’Eldorado di una facile moltiplicazione della ricchezza.</p>
<p><strong>Una città bella</strong></p>
<p>Per la Forlì del futuro sono necessari la definizione dei limiti della città, magari attraverso un’ampia cintura verde, l’uso appropriato ed eccezionale della pratica delle varianti e la subordinazione di nuove espansioni alla completa attuazione delle attuali previsioni di sviluppo urbanistico, produttivo ed industriale. </p>
<p><strong>Una città responsabile</strong></p>
<p>Già la passata amministrazione ha compiuto progressi nella raccolta differenziata. La futura amministrazione procederà immediatamente lungo questa strada, attraverso la realizzazione  del sistema di raccolta differenziata porta a porta sull’intero territorio comunale. Perché? In primo luogo, perché in questo modo si spingono i cittadini a ridurre la produzione dei rifiuti e a praticare una disciplina fondata sul rispetto ambientale, che ha un valore civico ed educativo. In secondo luogo, perché – se collegata all’esperienza di altri comuni – la differenziata spinta può generare attività economiche legate al riciclo, anche a livello locale. Si tratta, quindi, di promuovere anche l’insediamento di nuove attività economiche. In terzo luogo, perché, aumentando la raccolta differenziata, sarà possibile battersi con maggior forza per ridurre la quota di rifiuti destinati all’inceneritore. Per ciò che riguarda la parte indifferenziata destinata all’incenerimento, occorre rendere effettiva la pre-selezione secco/umido, per la quale sono previsti appositi procedimenti a tutt’oggi non effettuati.</p>
<p><strong>Una città monitorata</strong></p>
<p>Accanto a questo obiettivo, si colloca poi un’attenzione decisamente forte per il monitoraggio delle emissioni, effettuato da autorità indipendenti, a partire da quelle degl’inceneritori e per una campagna costante d’informazione e di sollecitazione della mobilitazione collettiva intorno alla questione ambientale dando seguito alle indicazioni contenute nel PPGR e alla costituzione di autonomi comitati di controllo composti da cittadini per la verifica della tracciabilità e del suo corretto percorso di differenziazione.</p>
<p><strong>Una città che non accresce l’effetto serra</strong></p>
<p>Il centro-sinistra è consapevole che la maggior parte delle emissioni di anidride carbonica dipendono dal traffico veicolare e dal riscaldamento degli edifici. Per questo, l’impostazione di una nuova politica della mobilità &#8211;  a partire dal centro storico – e di una applicazione graduale ma sistematica di fonti di produzione energetica rinnovabile contribuiscono a disegnare il profilo di una Forlì moderna, orientata verso una gestione delle risorse non riproducibili (a partire dai terreni e dai combustibili) attenta e sempre più prudente, e però decisa a sperimentare tecnologie innovative e a creare opportunità di crescita economica e di lavoro. </p>
<p><strong>Una città con servizi economici ed efficienti</strong></p>
<p>D’altro canto, proprio questa consapevolezza indica la via di una ferma pressione sulle aziende multiutility, affinché esse cooperino con questa impostazione, sempre più diffusa in Italia e in Occidente: e dunque l’amministrazione, attraverso un’ampia campagna di coinvolgimento dell’opinione pubblica, intende esercitare fino in fondo il proprio ruolo di difensore dei cittadini utenti (dal controllo tariffario alla qualità dei servizi, ecc.) assai più che quello di azionista pubblico. Così come giustamente pretendono, del resto, non solo i singoli, ma anche molte imprese del territorio. Il primato delle interesse pubblico va riaffermato in generale anche nel caso di tutte le partecipate, assicurando ai cittadini il controllo sulle risorse essenziali alla comunità.</p>
<p><strong>L’acqua: un bene pubblico prezioso</strong></p>
<p>L’acqua è un bene essenziale per tutti i cittadini: per questo è fondamentale che impianti e reti rimangano saldamente in mano pubblica. Ciò, peraltro, impone di migliorare la qualità della risorsa distribuita, di razionalizzare l’uso di fonti e impianti, di avere maggiore attenzione per i problemi ambientali ed energetici, d’indirizzarsi verso una politica tariffaria che penalizzi gli elevati consumi e gli sprechi e nello stesso tempo favorisca le famiglie numerose.</p>
<p><strong>Una città con una cintura verde</strong></p>
<p>I boschi di Ladino e Farrazzano, i parchi fluviali del Montone e del Ronco, i siti di pregio paesaggistico e ambientale come i Sabbioni, i percorsi lungo gli argini e la rete dei canali di Schiavonia e di Ravaldino, la prima fascia collinare rappresentano parti di una cintura verde, della quale partecipa la nostra campagna, la cui tutela è importante per il benessere della cittadinanza e per la vivibilità dello spazio comunale. Si tratta di “patrimonio”, secondo la definizione del Piano territoriale della Regione. Ebbene, questa patrimonio va tutelato alla stregua dei beni culturali tradizionali, e tanto più per i rischi che corre e per la sua irriproducibilità. Il centro-sinistra è consapevole che questa posizione non significa affatto opposizione allo sviluppo: significa, piuttosto, declinare e qualificare lo sviluppo economico, rendendolo ordinato, innovativo, ambientalmente compatibile. Non si tratta di un sogno: è quanto accade in molte realtà europee, e non da oggi.</p>
<p><strong>Una città dall’alto senso civico e amica degli animali</strong></p>
<p>Forlì ha saputo affrontare per tempo &#8211; anche e soprattutto grazie al contributo delle associazioni protezioniste &#8211; il dilagante problema del randagismo animale con l&#8217;avvio di politiche e strutture di servizio per la sua gestione. Consapevoli che ciò non basta, ci impegniamo a rilanciare la nostra azione per prevenire e contrastare gli abbandoni sul territorio per favorire e consolidare una pacifica e serena convivenza uomo-animale. Sarà evidente il salto di qualità verso politiche virtuose che &#8211; coinvolgendo l&#8217;associazionismo attivo anche attraverso formazione ad hoc &#8211; potranno produrre una sostanziale riduzione dei costi sostenuti oggi da tutti i cittadini per l&#8217;incivile comportamento di pochi, liberando così risorse importanti che saranno reinvestite nel benessere animale e, di conseguenza, della collettività.</p>
<p><strong>LA GENERAZIONE DEL FUTURO</strong><br />
<strong>I giovani protagonisti oggi </strong><br />
E chiaro che una Forlì “europea”, aperta, integrata, solidale, una Forlì in cui sia piacevole vivere e lavorare, rappresenta un progetto di lungo periodo, destinato in particolare alla generazioni più giovani. Saranno esse a completare, se lo vorranno, il disegno qui abbozzato. Ciò comporta alcune conseguenze. Anzitutto, l’assunzione, da parte dell’amministrazione, non già della “questione giovanile” come tema fra gli altri (ma lo steso potrebbe dirsi della “questione femminile”, naturalmente), quanto dell’elemento generazionale – così come quello di genere – quale veicolo, interprete privilegiato del cambiamento. Il che significa, da una parte, riconoscere la rilevanza di taluni nodi ancora irrisolti (i luoghi dell’aggregazione diffusa, di stampo associativo formale o informale, musicale o ricreativo; la mensa universitaria; lo stimolo di attività commerciali in linea con i tempi della generazione – serali e notturni). Dall’altro, osservare il tanto che si è fatto – sotto il profilo delle pratiche sportive, ad esempio; ma anche del recupero di luoghi importanti, come la Fabbrica delle Candele, attraverso al quale promuovere il libero sviluppo della creatività dei giovani. Dall’altro ancora, la preoccupazione per il crescente disagio degli adolescenti, in misura preoccupante soggetti a forme di rifiuto sistematico dell’offerta formativa ma anche estranei del tutto al civismo, ai vincoli di socialità. E’ questo un ambito che deve attrarre l’analisi e la ricerca dell’amministrazione. Perché, oltre che gestire, occorre anche studiare e capire.</p>
<p><strong>Due gemme : l’associazionismo e il volontariato</strong><br />
Siamo certi che riceveremo un grande aiuto da una risorsa formidabile della nostra città; l’associazionismo. Esso rappresenta, in moltissimi, campi, un formidabile aiuto per l’amministrazione pubblica. Ebbene, associazionismo e volontariato, dall’ambito sociale a quello della protezione civile, passando per i tanti altri contesti della vita cittadina, costituiscono i naturali interlocutori di un’amministrazione di centro-sinistra: ad essi andranno le cure della giunta e dei consiglieri, i quali assicurano fin d’ora piena disponibilità all’ascolto e fattiva collaborazione.<br />
Un aspetto importante, tanto dell’associazionismo quanto della vita sociale locale, caro a tutte le generazioni ma in particolare alle più giovani, è la pratica sportiva. Forlì può vantare una notevole dotazione d’impianti, ottimi livelli di partecipazione da parte della cittadinanza e squadre di rilievo nazionale in diverse discipline. A questa esperienza, che va custodita e alimentata come un tesoro particolarmente prezioso, il centro-sinistra riserverà risorse ed energie, consapevole del valore morale, civico, fisico che essa produce. Abbiamo bisogno che i nostri ragazzi crescano forti e sani e che i nostri cittadini si mantengono in forma in età matura: tutta la comunità ne trarrà giovamento.</p>
<p><strong>Non una sfida, ma un progetto nell’interesse di tutti per il futuro della nostra comunità</strong><br />
Abbiamo cercato di scrivere un programma leggibile e di mettere nero su bianco impegni anche ambiziosi, ma – riteniamo &#8211; alla portata degli anni difficili che ci aspettano. Il nostro compito, del resto, è quello di proporre un progetto della Forlì futura e di passarlo a giovani cui spetterà un compito arduo e forse più difficile del nostro. Il centro-sinistra, nella nostra città, è convinto di potersi mettere al servizio della comunità per questo grande obiettivo, che oggi appare profondamente controcorrente, tanto lontana è la politica nazionale governativa dai nostri valori e dai nostri propositi. Eppure, forse anche per questo, val la pena di raccogliere la sfida.</p>
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		<title>Comune Aperto: an sè tot precis ( non siamo tutti uguali )</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Apr 2009 08:02:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblico anche qui l&#8217;ultimo articolo scritto per Comune Aperto, il bollettino informativo dell&#8217;amministrazione Forlivese:</p>
<p>Siamo in campagna elettorale. Il dibattito è già scaduto in toni propagandistici e spot pubblicitari, ma io non utilizzerò questo ultimo spazio per urlare più forte degli altri. Le proposte si giudicano con i fatti, non con le parole.</p>
<p>Cercherò, invece, di fare un breve bilancio di questa esperienza, di quanto è stato fatto e di quanto è naturalmente ancora da fare.</p>
<p>Ricordo, nel discorso di apertura dell&#8217;attuale Consiglio Comunale di 5 anni fa, la mia voce emozionata e la grande voglia di fare qualcosa per la mia città.</p>
<p>Pensavo, e penso ancora, che una buona azione potesse portare ad un miglioramento del nostro benessere, e che una Politica seria dovesse cercare di superare le demagogie del “son tutti uguali”.</p>
<p>Chi cerca di ingannarvi con questa storia compie un atto gravissimo: complica la vita ai politici onesti e la facilita a quelli che hanno secondi fini.</p>
<p>Pensavo, erroneamente, che il ruolo del consigliere fosse relativamente semplice, che bastasse dire cose giuste o avere il consenso dei cittadini per far valere le proprie idee. La possibilità dei cittadini di cambiare le cose è molto più grande di quello che si vuole far credere, e si realizza attraverso il  dare il proprio voto alle persone serie, il proprio impegno, il proprio aiuto concreto a chi fa la cosa giusta.<span id="more-3751"></span></p>
<p>Ricordo ancora la conferenza stampa di presentazione del sito web che avevo aperto come strumento di trasparenza, per raccogliere le idee dei cittadini e confrontarmi con loro senza intermediari. Non venne nessun giornalista.</p>
<p>Ho bene in mente i discorsi che facevo sulle nuove tecnologie ed il software libero, sulla filiera corta, sui gruppi di acquisto solidale, su una nuova economia verde basata su una giusta misura e sulle energie rinnovabili.</p>
<p>Oggi avere un blog per comunicare la politica è diventato uno standard, nel 2004 eravano 3 in tutta Italia. Oggi non è uno scandalo sentire ripetere ad Obama gli stessi discorsi sul risparmio energetico o sul New Green Deal che facevano urlare all&#8217;estremismo dei Verdi. La stessa visione conservatrice e poco lungimirante si scagliava contro l&#8217;agricoltura biologica o contro le proposte di tutela del nostro San Domenico, ed oggi cerca di attribuirsene impropriamente tutti gli onori.</p>
<p>Gli stessi che cercano di sminuire i Verdi cercando di farli vedere come un movimento capace solo di dire no, in realtà hanno rifiutato molte più proposte innovative di chiunque altro.</p>
<p>In Consiglio Comunale sono uno dei pochi che non ha mai alzato la voce, nemmeno nei momenti di rabbia e forte dissenso. Sapevo che le proposte costruttive di un ventiquattrenne ecologista erano dure da digerire in un ambiente sostanzialmente privo di rinnovamento.</p>
<p>Forlì ha bisogno, come tutte le città, di un po&#8217; di coraggio. Di evolvere, innovarsi, anche cambiare abitudini se è necessario per la nostra salute e la nostra qualità della vita.</p>
<p>Qualunque sia la vostra opinione, date una mano concreta a chi ritenete abbia fatto un lavoro serio ed onesto, con la trasparenza negli obiettivi e concretezza nelle proposte.</p>
<p><em>Anche se il nostro maggio, ha fatto a meno del vostro coraggio, se la paura di guardare, vi ha fatto chinare il mento, se il fuoco ha risparmiato le vostre Millecento, anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti. (De Andrè)<br />
</em></p>
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		<title>Mission One, la prima moto da corsa elettrica</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Feb 2009 08:16:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.alessandroronchi.net/wp-content/uploads/2009/02/mission_one.jpg"><img src="http://www.alessandroronchi.net/wp-content/uploads/2009/02/mission_one-150x80.jpg" alt="mission one 150x80 Mission One, la prima moto da corsa elettrica" title="mission_one" width="150" height="80" class="alignnone size-thumbnail wp-image-3640" /></a>Nasce la prima moto elettrica da corsa, che parteciperà al <a href="http://www.ecoblog.it/post/6759/ttxgp-primo-gran-premio-per-veicoli-puliti">ttxgp, primo Gran Premio</a> per veicoli ad energie alternative.<br />
240Km/h di velocità massima, 240 Km di autonomia, 135Nm di coppia, senza cambio.<br />
E&#8217; chiaro che questo è un veicolo tutt&#8217;altro che ecologico, dal momento che nonostante le zero emissioni sprecherà molta energia per favorire la potenza, ma è comunque un passo utile per lo sviluppo dei motori e scooter elettrici tradizionali. Si parla già di versioni commercializzabili e meno energivori, basati su alcune delle tecnologie introdotte dalla Mission One.<br />
Il ttxgp sarà una buona occasione per stimolare la progettazione di veicoli a zero emissioni da corsa, che avrà ricadute positive anche su quelli immessi sul mercato.</p>
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		<title>H2Oro – L&#8217;acqua, un diritto dell&#8217;umanità</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Oct 2008 08:13:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Compagnia teatrale ITINERARIA presenta &#8220;H2Oro – L&#8217;acqua, un diritto dell&#8217;umanità&#8221; (200 repliche in due anni) Lunedì 27 Ottobre 2008 ore 20.45 alla Sala San Luigi, in via L. Nenni 12 &#8211; FORLI&#8217;- INGRESSO GRATUITO organizzato dall&#8217;Associazione SORRISI DAL MONDO Una produzione della Compagnia teatrale ITINERARIA diretta da Roberto Carusi Interpreti: Fabrizio De Giovanni e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Compagnia teatrale ITINERARIA presenta &#8220;<strong>H2Oro – L&#8217;acqua, un diritto dell&#8217;umanità</strong>&#8221; (200 repliche in due anni)  Lunedì 27 Ottobre 2008 ore 20.45 alla Sala San Luigi, in via L. Nenni 12 &#8211; FORLI&#8217;-</p>
<p>INGRESSO GRATUITO</p>
<p>organizzato dall&#8217;Associazione SORRISI DAL MONDO</p>
<p>Una produzione della Compagnia teatrale ITINERARIA diretta da Roberto Carusi<span id="more-3239"></span></p>
<p>Interpreti: Fabrizio De Giovanni e Lorella De Luca<br />
Regia: Emiliano Viscardi<br />
Musiche originali: Augusto Ripari<br />
Allestimenti tecnici e scenografici: Maria Chiara Di Marco<br />
Datore Luci e macchinista: Eliel Ferreira<br />
Assistente alla regia: Aldo Bianchi<br />
Light designer: Giorgio Romano<br />
Contributi video: Dario Barezzi<br />
Operatore video: Sergio Cavandoli<br />
Post-produzione video: Franco Valtellina<br />
Testo: Ercole Ongaro e Fabrizio De Giovanni</p>
<p>Con la partecipazione di: Roberto Carusi che ha prestato la voce per i video.</p>
<p>Per informazioni:<br />
Associazione Culturale e Teatrale Itineraria – Cologno Monzese (MI)<br />
Tel. 02/25396361- 335.8393331<br />
e-mail itinerariateatro@gmail.com<br />
sito internet www.itineraria.it</p>
<p>(cliccando sul logo &#8220;H2Oro&#8221; è possibile scaricare tutto il materiale relativo allo spettacolo)</p>
<p>H2Oro<br />
  L&#8217;acqua un diritto dell&#8217;umanità</p>
<p>Da un progetto di Fabrizio De Giovanni e Maria Chiara Di Marco nasce questo spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all&#8217;acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del &#8220;Bel Paese&#8221;, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti.</p>
<p>L&#8217;acqua non deve diventare &#8220;l&#8217;oro blu&#8221; del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato &#8220;l&#8217;oro nero&#8221; del secolo XX. L&#8217;acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell&#8217;umanità. L&#8217;accesso all&#8217;acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l&#8217;acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell&#8217;area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future. Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell&#8217;acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell&#8217;acqua, delle guerre dell&#8217;acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell&#8217;acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e invertire l&#8217;indirizzo di mercificazione e privatizzazione. Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all&#8217;insegna del denaro, ma della dignità umana.</p>
<p>Spettacolo premiato  nel 2006 con una targa d&#8217;argento dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Realizzato con il Patrocinio del &#8220;Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull&#8217;Acqua&#8221; e del &#8220;Centro Nuovo Modello di Sviluppo&#8221; di Vecchiano, ha ricevuto in seguito il Patrocinio del Ministero delle Politiche agricole e forestali, del Ministero della Pubblica Istruzione Università e Ricerca, della Presidenza della Regione Lombardia e della Provincia di Lodi.</p>
<p>GOLIA E&#8217; NUDO</p>
<p>&#8220;H2Oro – l&#8217;acqua, un diritto dell&#8217;umanità&#8221; è una produzione dell&#8217;Associazione Culturale e Teatrale ITINERARIA in forma di teatro-documento.</p>
<p>Essa si pone in quel filone di testimonianze civili, portate attraverso il teatro, che questa Associazione propone – da oltre dieci anni – ai suoi soci e a un pubblico, indistintamente, di cittadini, studenti, frequentatori di biblioteche e organizzazioni di volontariato.</p>
<p>Fabrizio De Giovanni è, con Lorella De Luca, interprete dello spettacolo che si è – per così dire – &#8220;cucito addosso&#8221; affinché le sconvolgenti verità di cui si fa portavoce acquistino (ancorché ampiamente ed autorevolmente documentate) un&#8217;ulteriore credibilità anche in versione scenica.</p>
<p>L&#8217;attore/autore si è avvalso della collaborazione dello storico Ercole Ongaro, già felicemente autore di altre due produzioni teatrali di Itineraria (l&#8217;una sulla Costituzione, l&#8217;altra sui diritti dei bambini) che tuttora si replicano, ma anche di Emiliano Viscardi per la regia, di Maria Chiara Di Marco per l&#8217;apparato scenico, di Dario Barezzi per i contributi filmati. E non a caso: la varietà dei linguaggi e degli strumenti non è tanto una moda in voga nel teatro attuale quanto, piuttosto, una scelta di necessità. Affrontando infatti temi di urgente attualità quale, tra gli altri, è quello dell&#8217;acqua e mettendosi (come amava dire Don Milani) &#8220;dalla parte dell&#8217;ultimo&#8221;, imprescindibile è l&#8217;esigenza di volgere a buon fine quegli stessi accattivanti mezzi di comunicazione che quotidianamente aggrediscono la società contemporanea ed in particolare le giovani generazioni.</p>
<p>Itineraria – nella convinzione di poter contribuire alla consapevolizzazione degli spettatori sui problemi determinanti per il futuro dell&#8217;umanità – è particolarmente orgogliosa del fatto che il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi abbia concesso allo spettacolo &#8220;H2Oro&#8221; una targa d&#8217;argento (come, a suo tempo, allo spettacolo sulla Costituzione e a quello sui diritti dell&#8217;infanzia).</p>
<p>&#8220;Che fare?&#8221;: è l&#8217;interrogativo che tormenta spesso gli spettatori degli spettacoli di Itineraria sui temi dell&#8217; odierna mondialità, ma anche sui nodi più aggrovigliati di un recente passato per non dimenticare: la Shoah, la Resistenza, l&#8217;esodo del popolo palestinese.</p>
<p>Sentirsi interrogati è prendere coscienza della realtà dei molti &#8220;senza voce&#8221; cui può dar voce la gente di teatro. È scoprire – con il bimbo della famosa fiaba di Andersen – che l&#8217;imperatore è nudo. È capire che la piccola fionda di Davide può, alla lunga, abbattere i molti Golia del potere che opprime. </p>
<p>Roberto Carusi<br />
(presidente di Itineraria)</p>
<p>SCALETTA dello spettacolo:</p>
<p>&#8220;H2ORO &#8211; L&#8217;acqua, un diritto dell&#8217;umanità&#8221;</p>
<p>-        Filmato di apertura<br />
-        monologo sulla scarsità dell&#8217;acqua<br />
-        monologo sull&#8217;acqua come diritto e non come bene economico<br />
-        monologo su mercificazione dell&#8217;acqua e Manifesto Contratto Mondiale<br />
-        introduzione alla Rivolta di Cochabamba<br />
-        filmato: &#8220;Cochabamba: Suor Antonietta Potente&#8221;<br />
-        monologo su Coca Cola nel mondo e caso inglese<br />
-        lettura: La Coca Cola è fuorilegge?<br />
-        filmato: &#8220;progetto fondamentalista della Coca-Cola&#8221;<br />
-        monologo su Le guerre per l&#8217;acqua e L&#8217;acqua in Palestina/Israele<br />
-        monologo su Le guerre per i fiumi<br />
-        monologo su Le dighe nel mondo<br />
-        conclusione prima parte citazione don Milani e Gandhi<br />
-        poesia Nando Dalla Chiesa musicata<br />
-        monologo su L&#8217;Italia e l&#8217;acqua minerale<br />
-        monologo su Parametri: acqua potabile/acqua minerale<br />
-        monologo su Le multinazionali dell&#8217;acqua minerale e le concessioni<br />
-        monologo su &#8220;Mineracqua&#8221; e il ricatto pubblicitario<br />
-        filmato: &#8220;Trasparenza: le analisi invisibili&#8221;<br />
-        filmato: &#8220;Vox populi&#8221;<br />
-        monologo su L&#8217;informazione indipendente e il consumo critico<br />
-        monologo su La mafia e l&#8217;acqua<br />
-        monologo su il miracolo di Agrigento, Sanpellegrino/Nestlè<br />
-        monologo su Gli sprechi strutturali<br />
-        monologo su Gli scempi con caso Mugello/TAV<br />
-        monologo su Il caso Milano<br />
-        monologo su Cosa fare noi-qui-ora<br />
-        filmato: &#8220;Jacopo Fo: risparmiare l&#8217;acqua nel quotidiano&#8221;<br />
-        monologo su L&#8217;acquedotto pugliese e Petrella ex presidente<br />
-        monologo su La Toscana e la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua<br />
-        monologo su Napoli e Padre Alex Zanotelli<br />
-        monologo su S. Giuliano M.se &#8220;Fontane con le bollicine&#8221;<br />
-        monologo su Bagnacavallo &#8220;Riduttori di flusso&#8221;<br />
-        conclusione spettacolo, citazione Gesualdi/Sara Ongaro<br />
-        montaggio poetico/finale</p>
<p>[Durata totale 90 minuti circa]</p>
<p>Articolo tratto da &#8220;Peacereporter&#8221;</p>
<p>Un palcoscenico sull&#8217;acqua<br />
Uno spettacolo racconta i problemi legati allo sfruttamento dell&#8217;acqua<br />
di Dolores Carnemolla<br />
La scena è nuda: un leggìo da una parte, uno sgabello dall&#8217;altra, al centro uno schermo, dapprima spento. Poi si accendono immagini di battaglie prese in prestito dal cinema: conflitti dall&#8217;età della pietra ai nostri giorni. Un uomo sale sul palcoscenico rivolgendosi agli spettatori: senza preamboli comincia a parlare dei problemi relativi alla scarsità dell&#8217;acqua, di questioni che hanno generato aspre ostilità a causa dell&#8217;oro blu. È un attore? Non sembra stia &#8220;recitando&#8221;: il suo tono, benché impostato, è di una autenticità disarmante. L&#8217;argomento che sta esponendo è cosa di tutti i giorni,  quello che dovrebbe essere un monologo è in realtà l&#8217;inizio di un dialogo tra la sua voce che ci informa sui fatti e le coscienze di chi sta ad ascoltare.</p>
<p>Così comincia &#8220;H2oro-l&#8217;acqua, un diritto dell&#8217;umanità&#8221;: produzione dell&#8217;Associazione Culturale e Teatrale Itineraria, sui palcoscenici alternativi di tutta Italia da marzo ad ottobre.<br />
La forma è quella del  teatro-documento, lo scopo è quello di rendere consapevole la società civile del fatto che l&#8217;acqua è un bene comune e  averne accesso è un diritto fondamentale. Fabrizio De Giovanni è, con Lorella De Luca, autore-attore di questo spettacolo scritto con la collaborazione di Ercole Onagro. La rappresentazione si avvale di linguaggi e contributi diversi (letture di documenti, video) ben amalgamati dalla regia di Emiliano Viscardi e dall&#8217;apparato scenico di Maria Chiara Di Marco.</p>
<p>Come si apprende dal libro di Vandana Shiva, &#8220;Le guerre dell&#8217;acqua&#8221; (Fabrizio De Giovanni ne legge qualche passo significativo) l&#8217;acqua è insufficiente in Israele, India, Cina, Bolivia, Canada, Messico, Ghana  e Stati Uniti e le guerre dell&#8217;acqua non sono un evento del futuro: sono già in atto veri e propri conflitti in ogni società. Che si tratti del Punjab o della Palestina, spesso la violenza politica nasce dalla competizione per appropriarsi delle scarse e vitali risorse idriche. Molti di questi conflitti politici sono celati: chi controlla il potere maschera le guerre dell&#8217;acqua, facendole apparire come scontri etnici o religiosi.</p>
<p>Ogni giorno 30.000 persone muoiono per cause connesse alla scarsità di acqua o alla sua cattiva qualità o igiene. La Comunità Internazionale continua a rifiutare il concetto che l&#8217;acqua è un diritto di tutti, preferendo trattarla come un bene economico, soggetto alle leggi del mercato e accessibile solo a chi può permetterselo. Il programma per lo sviluppo delle nazioni Unite ha dimostrato che l&#8217;obiettivo di rendere accessibile l&#8217;acqua all&#8217;intera umanità è economicamente realizzabile. Non sono le tecnologie né le risorse che mancano, dipende dalla volontà di chi compie scelte politiche ed economiche: negando ai poveri l&#8217;accesso all&#8217;acqua, privatizzandone la distribuzione e inquinando pozzi e fiumi. La pretesa di vendere l&#8217;acqua è pari a quella di vendere l&#8217;aria: rivendicare il diritto alla disponibilità di acqua potabile significa difendere il diritto di vivere per tutti gli esseri viventi.</p>
<p>In 70 minuti di spettacolo si apprendono tante scomode verità, ma anche indicazioni utili a capire il problema e quindi ad assumere gli atteggiamenti giusti, anche nelle abitudini quotidiane: rifiutare, ad esempio, il ricatto delle pubblicità che inducono all&#8217;acquisto dell&#8217;acqua in bottiglia o evitare gli sprechi giorno dopo giorno.<br />
L&#8217;invito di H2oro è quello di collaborare insieme per creare &#8220;democrazie dell&#8217;acqua&#8221;.<br />
Come scrive Vandana Shiva, &#8220;se costruiamo la democrazia, costruiamo la pace&#8221;.</p>
<p>H2Oro, il teatro-documento che mancava</p>
<p>di Barbara D&#8217;Amico 15/10/2007</p>
<p>&#8220;Uno spettacolo teatrale per sostenere il diritto all&#8217;acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del &#8216;Bel Paese&#8217;, per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti&#8221;, recita l&#8217;introduzione sulla locandina di questo spettacolo quasi del tutto sconosciuto, fino a ieri. E non servirebbero altre descrizioni se non fosse che H2Oro, più che un semplice spettacolo, è una vera e propria impresa. L&#8217;acqua come bene comune, come diritto inalienabile dell&#8217;uomo, la sua fragilità e la gravissima crisi che rischia di portarci ad un&#8217;ulteriore serie di conflitti per il predominio di questa risorsa principe: non è facile tradurre un messaggio così complesso in esperienza da palcoscenico, eppure la Compagnia Itineraria di Roberto Carusi ci riesce inaugurando un nuovo genere teatrale, quello del Teatro- Documento appunto, a metà strada tra la commedia e l&#8217;inchiesta &#8211; diversa dalla satira &#8211; in cui &#8220;l&#8217;acqua&#8221; è solo l&#8217;ultima arrivata dopo esperimenti scenici sui diritti dell&#8217;infanzia, sulla Shoàh e sulla Costituzione.</p>
<p>Il progetto nasce in modo travagliato. E&#8217; Fabrizio De Giovanni &#8211; scuola di Dario Fo e Franca Rame nonché protagonista di H2Oro &#8211; ad abbozzare l&#8217;idea dello spettacolo. &#8220;Ogni qualvolta ci siamo scontrati con i diritti umani questi, in qualche modo, erano e sono connessi all&#8217;acqua&#8221;, ha dichiarato in una recente intervista. E sono proprio le connessioni tra diritti umani e crisi idrica che lo spingono a documentarsi verso la fine degli anni Novanta facendogli scoprire un mondo parallelo, fatto di quelle che definisce assurdità e negazioni di un bene fondamentale. &#8220;E&#8217; pazzesco! Lo sapevate che i parametri di qualità per l&#8217;acqua potabile sono più restrittivi di quelli previsti per l&#8217;acqua in bottiglia? O che con 1 euro le multinazionali acquistano 100 mila litri d&#8217;acqua potabile che poi rivendono in bottiglia a un prezzo enorme?&#8221;, denuncia anche fuori dal teatro. Il materiale è mastodontico, il tema scomodo, ma dopo anni di tentativi la Compagnia, con la decisiva collaborazione della scenografa Maria Chiara di Marco, riesce a dargli forma.</p>
<p>De Giovanni porta, così, in scena un monologo di quasi due ore intervallato sapientemente dai filmati di Dario Barezzi e dalle testimonianze scritte di giornalisti, studiosi e premi Nobel sulla carenza dell&#8217;acqua e sulla speculazione dell&#8217;imbottigliamento delle risorse idriche. E&#8217; questo, infatti, uno dei temi centrali della pièce che punta il dito contro la privatizzazione delle acque potabili da parte delle multinazionali e contro l&#8217;Italia, prima consumatrice al mondo &#8211; anche prima degli Stati Uniti &#8211; di acqua in bottiglia. Esilaranti le interviste alle persone comuni che dichiarano di bere &#8220;acqua normale&#8221; &#8211; cioè in bottiglia &#8211; anziché &#8220;strana&#8221; come quella del rubinetto. Come ilare è il tentativo del protagonista di capire cosa debba fare per ottenere l&#8217;analisi dell&#8217;acqua che beve: un&#8217;odissea infinita fatta di rimpalli tra uffici comunali, asl e telefoni chiusi in faccia .</p>
<p>Il messaggio è chiaro: bevete acqua del rubinetto. A provarne l&#8217;assoluta sicurezza sono dati scientifici e studi che, con un colossale lavoro di ricerca, De Giovanni ha saputo raccogliere e sistematizzare. Da Giuseppe Altamore a Riccardo Petrella &#8211; studioso della &#8220;petrolizzazione&#8221; dell&#8217;acqua &#8211; le fonti si dimostrano eccellenti e trasformano H2Oro in una vera e propria inchiesta dall&#8217;alto contenuto informativo ma dai toni scomodi. Talmente scomodi da renderne invisa la replica nei principali teatri italiani. Fatta eccezione per Milano e Firenze, dopo ben 122 repliche ed una targa d&#8217;argento rilasciata da Carlo Azeglio Ciampi, H2Oro non riesce ad approdare a Roma. &#8220;Teatri pieni&#8221;, pare abbia risposto l&#8217;assessorato alla cultura della capitale. In realtà &#8220;rischiamo denunce e querele ad ogni spettacolo ormai&#8221;, dichiara De Giovanni alla platea alla fine della replica dello scorso 6 ottobre proprio a Firenze, mentre distribuisce etichette auto-prodotte da incollare sulle bottiglie di plastica. Il marchio recita &#8220;Acqua S.Rubinetto &#8211; L&#8217;acqua che non pesa sulla spesa&#8221; ed è il modo più efficace, secondo Itineraria, per riuscire a bere acqua potabile dando uno smacco alle multinazionali. H2Oro è allora un piccolo grande terremoto che si inserisce in quella battaglia coraggiosamente condotta già da padre Alex Zanotelli. Perché l&#8217;acqua è un bene fondamentale, non una merce.</p>
<p>Fabrizio De Giovanni (Milano, 1967)</p>
<p>Nel 1991 prende parte con la Compagnia teatrale di Dario Fo e Franca Rame a Parliamo di donne e nel 1998 a Marino libero! Marino è innocente!, spettacolo per la riapertura del &#8220;Caso Sofri&#8221;.</p>
<p>E&#8217; tra i fondatori della Compagnia teatrale ITINERARIA diretta da Roberto Carusi con la quale ha preso parte, dal 1994, a tutti gli spettacoli prodotti. Dal 2000 presta la voce alle marionette della storica Compagnia Carlo Colla e figli di Milano. </p>
<p>Nel 2005 ha preso parte alle registrazioni della trasmissione di Raidue &#8220;Il teatro in Italia&#8221; con Dario Fo e Giorgio Albertazzi. Da allora ha preso parte a tutte le nuove produzioni di Dario Fo.</p>
<p>Dal 1992 opera anche nell&#8217;ambito della promozione della lettura con incontri rivolti sia ai bambini che agli adulti, in collaborazione con biblioteche e scuole. Dal 1995 collabora alla produzione di audio libri e audiovisivi scolastici per gli Editori: Fabbri, Giunti, Sedes, Loescher, Lang, Petrini, RCS, Cideb e  Salani (Roal Dahl).</p>
<p>Associazione Culturale e Teatrale Itineraria &#8211; Cologno Monzese (Mi) via Goldoni, 18</p>
<p>tel. 02.25396361 &#8211; 02.2538451- 335.8713663 &#8211; h2oro@itineraria.it &#8211; www.itineraria.it</p>
<p>INTERVISTA A ERCOLE ONGARO (co-autore del testo)</p>
<p>Perché ha scritto questo testo?</p>
<p>Come cittadino mi sono sentito interpellato dai processi in atto di mercificazione e privatizzazione dell&#8217;acqua e ho pensato che anche con la forma teatrale potevo contribuire a far prendere coscienza della pericolosità di quanto sta avvenendo in questo settore. Il primo segnale per il risveglio della mia coscienza civica mi è venuto dalla rivolta dell&#8217;acqua dei poveri di Cochabamba: quell&#8217;episodio non soltanto mi ha confermato che noi Paesi ricchi del Nord del mondo siamo causa dei disastri del Sud, del loro impoverimento nel caso specifico della privatizzazione della loro acqua, ma anche mi ha fatto intuire dove noi stiamo andando: verso un futuro che consegna beni comuni fondamentali al dominio di ristretti gruppi finanziari, permettendo loro di farli diventare una potente macchina di profitti.<br />
Su cosa si è fondato per costruire il testo?</p>
<p>Mi sono documentato, allo stesso modo nel quale mi documento per il mio lavoro di ricerca storica: ho letto molta bibliografia sull&#8217;argomento, ho studiato i documenti che il variegato movimento di resistenza alla mercificazione dell&#8217;acqua ha prodotto in diverse situazioni locali e poi ho costruito un percorso narrativo semplice ma efficace. Quanto accade a livello locale, la microstoria, è solitamente l&#8217;elemento determinante che aiuta a capire i processi generali, mondiali, e che porta al coinvolgimento personale. Il confronto con Fabrizio De Giovanni ha poi arricchito la mia ricerca e dato un ritmo al testo in vista della sua realizzazione scenica.</p>
<p>Ma un movimento dal basso, locale, può incidere su processi che hanno il loro contesto nella globalizzazione mondiale?</p>
<p>Penso proprio di sì. Può sembrare impossibile, ma proprio nel caso dell&#8217;acqua si è visto realizzato l&#8217;obiettivo per il quale il movimento di base ha lottato: dove il movimento ha saputo mantenere la mobilitazione, ci sono state inversioni di rotta impensabili fino a qualche tempo prima, si sono interrotti processi di privatizzazione già molto avanzati, si sono stracciati impegni già presi. Io stesso, che faccio parte della Rete di Lilliput di Lodi ho potuto constatarlo per quanto riguarda Lodi e il Lodigiano, dove si è passati da un orientamento privatizzatore a uno che garantisce l&#8217;acqua come bene comune. Resistere a ogni tentativo di espropriazione dei beni comuni significa salvare le basi su cui si fonda una società democratica. Mi auguro che anche attraverso questo spettacolo cresca la presa di coscienza tra i cittadini e li spinga a interessarsi alla difesa dei beni comuni in generale e dell&#8217;acqua in particolare.</p>
<p>Quale lezione possiamo trarre dai risultati finora raggiunti?</p>
<p>La certezza che la storia non è finita, che non dobbiamo farci convincere che non ci resta che la sconfitta. Sarebbe la più grande, e definitiva, vittoria delle multinazionali e del potere finanziario. Se è stato possibile invertire il vento della privatizzazione dell&#8217;acqua, vuol dire che è possibile proporsi cambiamenti di più vasta portata. E comunque è fondamentale tenere insieme i due livelli: il cambiamento delle strutture e il cambiamento del proprio comportamento, delle proprie scelte personali. Non scindere, ma coniugare i due livelli, tenendo fermo lo sguardo e la direzione del cammino verso l&#8217;utopia di una società che progetta il proprio futuro non all&#8217;insegna del denaro ma della dignità di tutti gli uomini.</p>
<p>LA COMPAGNIA TEATRALE ITINERARIA</p>
<p>Costituita da una quindicina di attori e tecnici, realizza rappresentazioni nei diversi settori dello spettacolo, potendo contare su competenze molteplici. Ne fanno parte infatti attori e attrici, musicisti, doppiatori, tecnici, registi, scenografi, artisti di strada, animatori. La gamma di proposte spettacolari è quindi estremamente varia e, non di rado, supportata da incontri con interpreti, autori, critici. Ciò consente al pubblico che segue i lavori della Compagnia di approfondire il proprio rapporto con il teatro, o di accostarvisi per la prima volta, con la garanzia di una elevata qualità culturale, sempre sostenuta tuttavia dalla piacevolezza dell&#8217;interesse e dello svago.</p>
<p>Nella rassegna di spettacoli di Teatro-documento &#8220;Per non dimenticare&#8221; Itineraria propone anche &#8220;Bambini esclusi&#8221; sulla condizione dell&#8217;infanzia nel mondo, &#8220;Voci dalla Shoah&#8221; dalle testimonianze di tre sopravvissuti ad Auschwitz, &#8220;Dove è nata la nostra Costituzione&#8221;, &#8220;La vergogna e la memoria&#8221; sulla Resistenza e &#8220;Mia terra, patria mia&#8221; sulla situazione palestinese.</p>
<p>Itineraria si occupa costantemente anche di promozione della lettura, dando vita ad incontri per bambini e ragazzi mirati a comunicare il &#8220;piacere della lettura&#8221; e recital letterari che accostino o riavvicinino gli adulti al piacere del libro.</p>
<p>L&#8217;ASSOCIAZIONE CULTURALE E TEATRALE ITINERARIA</p>
<p>ITINERARIA è un&#8217;associazione culturale e teatrale sorta 12 anni fa a Cologno Monzese (dove ha sede in via Goldoni 18) e svolge attività nel campo dello spettacolo.</p>
<p>In collaborazione con molte biblioteche civiche, ITINERARIA svolge un&#8217;intensa attività di promozione della lettura, destinata – ovviamente con diverse modalità e distinti momenti – sia agli adulti sia ai bambini. Ha ideato, organizzato e condotto per anni, un concorso nazionale di cabaret, finalizzato alla scoperta e alla valorizzazione di autori e interpreti &#8220;intelligenti&#8221;, con ampio consenso di pubblico e di critica. L&#8217;Associazione svolge incontri e corsi formativi, prevalentemente per la lettura ad alta voce, nell&#8217;ambito di Scuole ed Enti locali.</p>
<p>Nel &#8220;teatro da camera&#8221; della propria sede, ITINERARIA organizza serate, con periodicità settimanale, in cui si rappresentano produzioni della Compagnia Stabile dell&#8217;Associazione (che si avvale dell&#8217;apporto di professionisti e volontari) si organizzano cineforum e incontri con personalità del mondo dello spettacolo, si presentano spettacoli ospiti.</p>
<p>Da anni l&#8217;Associazione propone agli iscritti lo sconto su biglietti per gli spettacoli in scena a Milano, ma anche e soprattutto un orientamento critico degli spettatori.</p>
<p>Le letture sceniche predisposte e realizzate dalla Compagnia teatrale ITINERARIA si avvalgono di montaggi di testi di carattere letterario, teatrale, documentario. In quest&#8217;ultimo settore degne di nota sono le letture che trattano della Resistenza, della Shoah, della Costituzione, della situazione palestinese, dei Diritti dei bambini (lavoro realizzato in collaborazione con l&#8217;Unicef) e la più recente sul tema dell&#8217;acqua patrimonio dell&#8217;umanità.</p>
<p>Vanno infine ricordate le letture sceniche commissionate a ITINERARIA dai Servi di Maria per commemorare David Maria Turoldo con le rappresentazioni di due suoi testi, nonché la collaborazione con la Pro Civitate Christiana di Assisi.</p>
<p>Da alcuni anni ITINERARIA coordina una scuola di teatro in cui sono docenti esperti delle varie competenze teatrali. Può vantare inoltre frequenti momenti di animazione per i più piccoli con gruppi specializzati di clown ed educatrici qualificate.</p>
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		<title>Curriculum Vitae</title>
		<link>http://alessandroronchi.net/2008/curriculum-vitae/</link>
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		<pubDate>Thu, 31 Jan 2008 12:19:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Informazioni personali Stato civile: Celibe Nazionalità: Italiana Data di nascita: 12/04/1980 Luogo di nascita: Forlì Istruzione 1994 -1999 : Diploma di Maturità scientifica conseguita presso il Liceo Scientifico Fulcieri Paulucci Di Calcoli di Forlì, FC, con la seguente votazione complessiva: 93/100 2005: Laurea Vecchio Ordinamento in Scienze dell&#8217;Informazione presso la Facoltà di Scienze matematiche Fisiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>
        
    </p>
</p>
<h3>
        Informazioni personali<br />
    </h3>
</p>
<ul>
<li>
<p>
                Stato civile: Celibe
            </p>
</li>
<li>
<p>
                Nazionalità: Italiana
            </p>
</li>
<li>
<p>
                Data di nascita: 12/04/1980
            </p>
</li>
<li>
<p>
                Luogo di nascita: Forlì</p>
</li>
</ul>
<h3>
        Istruzione<br />
    </h3>
</p>
<ul>
<li>
<p>
                1994 -1999 : Diploma di Maturità scientifica conseguita presso il Liceo Scientifico Fulcieri Paulucci Di Calcoli di Forlì, FC, con la seguente<br />
                votazione complessiva: 93/100
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2005: Laurea Vecchio Ordinamento in Scienze dell&#8217;Informazione presso la Facoltà di Scienze matematiche Fisiche e Naturali dell&#8217;Università di<br />
                Bologna, con sede a Cesena, con la seguente valutazione finale: 107/110.</p>
</li>
</ul>
<h3>
        Lavoro di tesi<br />
    </h3>
</p>
<ul>
<li>
<p>
                <b>Gestione del versioning in sistemi di data warehouse: </b><br />
                analisi, progettazione ed implementazione di un prototipo per il DW engineering attraverso grafi ciclici che supporta il versioning, realizzato<br />
                su tecnologia java/swing/XML. Il progetto di tesi è stato successivamente presentato all&#8217;International Conference on Data Engineering del 2007<br />
                tenutosi ad Istanbul.</p>
</li>
</ul>
<h3>
        Interessi lavorativi<br />
    </h3>
</p>
<ul>
<li>
<p>
                Analisi e specifica dei requisiti
            </p>
</li>
<li>
<p>
                Ingegneria del software e sistemi informativi
            </p>
</li>
<li>
<p>
                Progettazione Database e Business Intelligence
            </p>
</li>
<li>
<p>
                Applicazioni Web complesse</p>
</li>
</ul>
<h3>
        Lingue straniere<br />
    </h3>
</p>
<ul>
<li>
<p>
                Ottima conoscenza dell&#8217;inglese</p>
</li>
</ul>
<h3>
        Esperienze di lavoro<br />
    </h3>
</p>
<ul>
<li>
<p>
                2001: Docente di un corso di informatica riservato a studenti universitari.
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2001: Collaborazione con il Quotidiano &#8220;La Voce&#8221;
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2001- 2002: Liceo Scientifico Paulucci di Calcoli, Forlì (FC): Amministratore della rete e tecnico di laboratorio.
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2002-2003: Rivista &#8220;Inter.net&#8221;: Collaborazione con la rivista nazionale dedicata alle tecnologie della rete.
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2002: Collaborazione per lo sviluppo del catalogo prodotti online per una ditta metallurgica.
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2003: ITAER Forlì: Docente di un corso di Linux per professori
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2003-2005: ITAER Forlì: Docente di tre corsi su Linux per studenti
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2003: EgoCreanet: Docente di un corso Linux di Base per professionisti
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2003: Yacme SRL: Analisi e realizzazione di un applicativo java/XML client/server per la gestione di flussi di dati aziendali
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2004: Tutor corsi ForTIC livello C per la provincia di Forlì-Cesena
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2005-2011: SOASI Sviluppo Software e Sistemi Open Source, presso la quale sono stati seguiti, tra gli altri, progetti relativi a:
            </p>
<ul>
<li>
<p>
                        Sviluppo di sistemi informativi per pubbliche amministrazioni
                    </p>
</li>
<li>
<p>
                        Analisi, Progettazione e Sviluppo di applicazioni informative complesse basate su interfaccia WEB per amministrazioni pubbliche ed<br />
                        aziende private
                    </p>
</li>
<li>
<p>
                        Corsi di formazione per l&#8217;ottimizzazione degli strumenti web per i motori di ricerca (Search Engine Optimization)
                    </p>
</li>
<li>
<p>
                        Monitoraggio online di impianti di produzione energetica fotovoltaica
                    </p>
</li>
<li>
<p>
                        Progettazione e realizzazione di piattaforme e-commerce, con gestione automatizzata dei riordini presso fornitori, alimentazione<br />
                        database prodotti da molteplici fonti, gestione dei flussi documentali amministrativi
                    </p>
</li>
<li>
<p>
                        Web Services
                    </p>
</li>
<li>
<p>
                        Gestione di applicazioni web geografiche</p>
<p>
                    </p>
</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h3>
        Attività extralavorative<br />
    </h3>
</p>
<ul>
<li>
<p>
                1997-2004: Fondatore e presidente dalla data di registrazione del Forlì Linux User Group, associazione nata nel 1997 senza scopo di lucro con<br />
                l&#8217;obiettivo di diffondere l&#8217;informatica ed il software libero.
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2000 – 2004: Rappresentante degli studenti nel consiglio di corso di Laurea di Scienze dell&#8217;informazione di Bologna, sede di Cesena.
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2002-2004: Rappresentante degli studenti nel Consiglio Studentesco dell&#8217;università di Bologna e della Facoltà SSMMFFNN Unibo.
            </p>
</li>
<li>
<p>
                2004-2009: Consigliere Comunale a Forlì.
            </p>
</li>
</ul>
<p>
</div>
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		<title>Software libero e pubblica amministrazione</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Nov 2007 09:18:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su questo tema sono stati pubblicati due interventi interessanti che voglio segnalarvi. Il primo è il video streaming della conferenza “Politica, management e sviluppo del Software libero” svoltasi a Bologna il 22 settembre 2007 all’interno del Master in Tecnologie del Software Libero ed Open Source (grazie al FoLUG per la Segnalazione). Il secondo è l&#8217;intervento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Su questo tema sono stati pubblicati due interventi interessanti che voglio segnalarvi. Il primo è il video streaming della conferenza<a href="http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Docs&#038;file=redazione_bologna&#038;func=five"> “Politica, management e sviluppo del Software libero” svoltasi a Bologna il 22 settembre 2007 all’interno del Master in Tecnologie del Software Libero ed Open Source</a> (grazie al <a href="http://www.folug.org">FoLUG</a> per la Segnalazione).<br />
Il secondo è <a href="http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Docs&#038;file=redazione_bologna&#038;func=five">l&#8217;intervento sulla diffidenza della Pubblica Amministrazione nei confronti del Software Libero</a>. (grazie a <a href="http://www.ubuntu.it/">Simone Brunozzi</a> per la Segnalazione).</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;ospedale Morgagni-Pierantoni riduce le proprie emissioni</title>
		<link>http://alessandroronchi.net/2007/lospedale-morgagni-pierantoni-riduce-le-proprie-emissioni/</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Oct 2007 09:38:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricevo dall&#8217;USL di Forlì un comunicato interessante che dimostra quanta CO2 stia risparmiando il nostro ospedale grazie ad interventi mirati di risparmio energetico ed ottimizzazione dei consumi: circa 1000 tonnellate l&#8217;anno in meno. Un buon esempio, che a mio parere andrebbe seguito in tutti gli edifici pubblici, con mezzi chiaramente tarati all&#8217;esigenza. Complimenti. L’ospedale “Morgagni-Pierantoni” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ricevo dall&#8217;USL di Forlì un comunicato interessante che dimostra quanta CO2 stia risparmiando il nostro ospedale grazie ad interventi mirati di risparmio energetico ed ottimizzazione dei consumi: <strong>circa 1000 tonnellate l&#8217;anno in meno.</strong><br />
Un buon esempio, che a mio parere andrebbe seguito in tutti gli edifici pubblici, con mezzi chiaramente tarati all&#8217;esigenza. Complimenti.<span id="more-2408"></span></p>
<blockquote><p>L’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì cura anche l’ambiente: da<br />
luglio a settembre, ridotte di 350mila tonnellate le emissioni di anidride<br />
carbonica grazie al contenimento dei consumi elettrici</p>
<p>L’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì non è attento solo ai bisogni<br />
del paziente ma cerca anche di rispettare al massimo l’ambiente. Nel trimestre<br />
luglio-settembre, grazie alle misure di razionalizzazione adottate dall’U.O.<br />
Attività tecniche e patrimonio diretta da Vittorio Laghi, le emissioni in<br />
atmosfera di andride carbonica del polo ospedaliero sono diminuite di 350mila<br />
tonnellate. Un dato che, in proiezione annuale, può significare una riduzione<br />
intorno alle mille tonnellate l’anno. Rispetto all’analogo periodo del 2006,<br />
infatti, si assiste a un considerevole abbattimento del consumo di energia<br />
elettrica, con un lusinghiero -13% nel mese di settembre. Peraltro, tale calo<br />
riguarda in particolare la cabina deputata all’alimentazione delle centrali<br />
tecnologiche, ovvero quella che più incide sui consumi totali.<br />
«Abbiamo cercato di adattare i consumi ai bisogni, eleminando sprechi e<br />
utilizzi superflui attraverso un’opera di ottimizzazione – illustra Vittorio<br />
Laghi, direttore dell’U.O. Attività tecniche e patrimonio – in sostanza si<br />
è trattato di ingegnerizzare i sistemi tecnologici, guidando al meglio i<br />
machinari, così da farli lavorare secondo le necessità e nelle fasce di curva<br />
in cui presentano un miglior rendimento». Input in questo senso sono venuti<br />
anche dalla Regione, che ha varato un programma di attenzione al risparmio<br />
energetico, coinvolgendo i responsabili delle singole aziende in tavoli di<br />
confronto nell’ottica di una razionalizzazione diretta, nel lungo periodo, a<br />
poter predisporre gli acquisti di energia a livello regionale.<br />
A spingere l’Azienda verso la pianificazione di tali misure di contenimento<br />
è stata poi la constatazione, nel corso del 2006, di un trend di incremento,<br />
sia in termini di consumo che tariffari. In questa prima fase d’intervento, la<br />
priorità è stata attribuita al contenimento dei consumi elettrici, con<br />
aspettativa di sensibili effetti di risparmio anche nella produzione di energia<br />
termica. Per raggiungere l’obiettivo, si è cercato di razionalizzare i<br />
settori di maggior impatto sui consumi: dall’erogazione di acqua refrigerata<br />
all’alimentazione elettrica.<br />
«In merito alla distribuzione dell’acqua refrigerata – illustra Vittorio<br />
Laghi – l’obiettivo è stato creare una sinergia fra produzione e<br />
distribuzione del freddo, così da agire con reciproca proporzionalità. A tale<br />
scopo, è stata adeguata la linea di distribuzione principale a portata<br />
variabile per far lavorare le elettropompe con una differenza di temperatura<br />
costante fra “mandata” e “ritorno”, assicurando comunque una<br />
predeterminata pressione nel punto della rete più sfavorito». Ciò ha<br />
consentito di creare un circuito di distribuzione generale a portata variabile,<br />
direttamente proporzionale alla richiesta di acqua refrigerata dei vari circuiti<br />
“a spillamento” all’interno del presidio ospedaliero. «Le sottostazioni<br />
“a spillamento” – spiega Laghi – sono state dotate di una valvola a tre<br />
vie motorizzata, che consente di prelevare dalla tubazione principale generale<br />
solo l’acqua refrigerata strettamente necessaria al fabbisogno istantaneo del<br />
fabbricato servito. Inoltre, sono state montate sonde di temperatura per il<br />
monitoraggio dell’intero sistema».<br />
Misure di razionalizzazione dei consumi hanno interessato anche le 9 sale<br />
operatorie, con l’installazione di rilevatori di presenza che modificano<br />
automaticamente lo stato di esercizio delle UTA (unità di trattamento<br />
dell’aria) da ordinario a stand-by. «In quest’ultimo stato di funzionamento<br />
la portata dell’aria si riduce al 20% circa dell’esercizio ordinario –<br />
rivela il direttore – I risultati sono stati significativi: in una settimana<br />
campione, dal 14 al 21 settembre, abbiamo constatato una riduzione di esercizio<br />
intorno al 40%». Interventi analoghi sono stati effettuati anche in ambulatori,<br />
studi medici, e mensa, attivando, attraverso il sistema di controllo e gestione<br />
informatizzato, la chiusura dei circuiti aeraulici in orari festivi e notturni.<br />
Pure in questo caso, si è registrata una riduzione del fabbisogno energetico di<br />
circa il 40%. Nella torre di degenza, invece, è stata diminuita del 50%, in<br />
orari notturni, la portata di quattro unità di trattamento dell’aria, con un<br />
risparmio energetico del 20%.</p>
<p>Contemporaneamente, sono partite le prime misure atte a ridurre il consumo di<br />
acqua. A questo scopo sono stati acquistati 2mila inserti universali aeratori<br />
riduttori di portata e mille regolatori di flusso per doccia: da prove a<br />
campione si è accertato infatti che i primi riducono la portata del 25-30%, e i<br />
secondi del 40-45%. Grazie alla loro installazione si stima di ottenere un<br />
risparmio sull’ordine del 20%.</p>
<p>Soddisfazione per i risultati raggiunti viene espressa dal direttore del<br />
presidio ospedaliero Maria Grazia Stagni. «Siamo riusciti a ridurre<br />
sensibilmente i consumi energetici senza incidere in alcun modo su quella che è<br />
la normale attività dell’ospedale – commenta – gli interventi messi in<br />
atto, infatti, non hanno apportato nessun cambiamento per i pazienti, né<br />
riguardo alle ore di sala operatoria né all’utilizzo di acqua. Ciò dimostra<br />
che si possono conseguire obiettivi rilevanti con misure immediatamente<br />
applicabili e per di più prive di conseguenze per l’utenza: basta migliorare<br />
l’efficienza del sistema, calibrando i consumi alle reali esigenze delle<br />
strutture e abbattendo gli sprechi». Una politica, questa, che è diretta non<br />
solo a razionalizzare e ottimizzare le risorse del polo ospedaliero, ma si<br />
propone anche di sensibilizzare i singoli operatori sull’importanza del<br />
risparmio energetico. «Se c’è attenzione all’ambiente sul luogo di lavoro,<br />
è poi più facile applicare gli stessi accorgimenti all’interno della propria<br />
abitazione – illustra Stagni – in questo senso, il piano di riduzione dei<br />
consumi viene a ricopre pure un’importante funzione culturale».<br />
D’altronde, l’attenzione all’impatto ambientale delle tecnologie è da<br />
molto tempo una delle priorità dell’Azienda Usl di Forlì, come dimostra la<br />
nuova navetta gratuita ecologica per il trasporto di persone dai parcheggi auto<br />
fino all’ingresso dei padiglioni dell’Ospedale. Si tratta di un Fiat Ducato<br />
alimentato a metano, omologato per 9 passeggeri, con aria condizionata,<br />
portellone automatico laterale per la salita dei passeggeri e pedana posteriore<br />
elettrica per i disabili</p></blockquote>
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		<title>COMUNE DI FORLì MOZIONE &#8220;CITTÀ AMICHE DELLE FORESTE&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2005 12:53:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VISTO - Che le foreste primarie sono un tesoro della Terra e sono insostituibili per l’equilibrio ecologico e climatico del nostro pianeta - Che la crisi globale delle foreste è divenuta una reale emergenza, per il costante aumento del consumo di prodotti forestali, pasta di cellulosa e legname grezzo, con conseguente forte incremento dei processi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VISTO</p>
<p>- Che le foreste primarie sono un tesoro della Terra e sono insostituibili per l’equilibrio ecologico e climatico del nostro pianeta<br />
- Che la crisi globale delle foreste è divenuta una reale emergenza, per il costante aumento del consumo di prodotti forestali, pasta di cellulosa e legname grezzo, con conseguente forte incremento dei processi di deforestazione che interessano in particolare i paesi in via di sviluppo<br />
- Che il taglio ed il commercio illegale di legname e prodotti forestali contribuiscono fortemente ad aggravare il degrado ambientale e sono fonte di finanziamenti per corruzione, guerre e conflitti<br />
- Che nell’ambito dei paesi G8 e nell’ambito dell’Unione Europea l’Italia ha assunto un l’impegno ad eliminare il<br />
mercato del legno illegale<br />
- Che nell’ambito della Convenzione sulla Biodiversità (CBD) l’Italia ha assunto l’impegno di invertire l’attuale<br />
tendenza alla distruzione delle foreste del pianeta<br />
- Che nell’ambito dell’avvenuta ratifica del Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas serra, l’Italia ha assunto impegni di carattere internazionale in favore della protezione e dello sviluppo sostenibile delle aree forestali</p>
<p>CONSIDERATO<br />
- Che gli acquisti pubblici rappresentano circa il 14% del mercato per prodotti come il legno e la carta, e possono<br />
rappresentare un potente fattore di promozione e orientamento per tutto il mercato<br />
- Che esiste lo standard internazionale di certificazione FSC (Forest Stewardship Council), dotato di autorità, legittimità credibilità su scala mondiale, in grado di garantire la qualità dei prodotti forestali, di certificarne la provenienza, di assicurare che i prodotti certificati derivino da una gestione forestale responsabile e non dal commercio illegale del legno, e siano di conseguenza certificati secondo standard uguali o superiori a quelli definiti dal Forest Stewarship Council – FSC<br />
- Che Greenpeace sta conducendo una campagna globale per la protezione delle foreste primarie, tesa allo sviluppo di politiche di acquisto che premiano il riutilizzo, il riciclaggio con tecnologie pulite di legno e carta, e la certificazione FSC<br />
- Che molte città in tutto il mondo e in Italia (es , Roma, Genova, Bologna, Ravenna, Livorno, Rimini, Crema,<br />
Modena…) hanno aderito al circuito internazionale delle città impegnate nella salvaguardia delle foreste, così come molte città europee<br />
- Che tale ente accreditato svolge la sua attività anche nel nostro Paese, favorendo l’aumento del numero di aziende del settore che offrono prodotti ambientalmente certificati</p>
<p>IMPEGNA<br />
Il Sindaco e la Giunta Comunale<br />
- a procedere all’inserimento della città di Forlì nel circuito europeo di città impegnate nella salvaguardia delle foreste (“Città amiche delle Foreste”)<br />
- a dare preferenza in tutti i bandi gara per gli acquisti di are carta e prodotti tissue (carta ad uso sanitario) riciclati tecnologie pulite e incentivarne la raccolta differenziata<br />
- a dare preferenza in tutti i bandi gara per gli acquisti di prodotti in legno o derivati, a quelli certificati secondo<br />
standard uguali o superiori a quelli definiti dal Forest Stewarship Council &#8211; FSC (ad es , attrezzature, mobili e<br />
prodotti in legno)<br />
- a non utilizzare in tutte le costruzioni pubbliche legno proveniente dalla distruzione delle foreste primarie, e a dare preferenza ai materiali certificati FSC<br />
- a sensibilizzare la cittadinanza sul problema del riuso, del riciclo e della certificazione ecologica</p>
<p>Copia della delibera sarà inviata al Presidente della Repubblica, al Ministro dell’Ambiente, a Greenpeace e al Gruppo<br />
FSC Italia (Forest Stewardship Council)</p>
<p>Forlì, 27/9/2005 </p>
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		<title>L&#8217;incenerimento del dibattito</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2005 15:40:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre scrivo questo articolo si è avviato un percorso di confronto con la cittadinanza sul problema dell’incenerimento dei rifiuti e della loro gestione. Un ciclo di assemblee pubbliche che toccano tutte le circoscrizioni sulla questione più discussa in questo primo anno e mezzo di nuova amministrazione. Questi incontri avvengono dopo la presentazione delle centinaia di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre scrivo questo articolo si è avviato un percorso di confronto con la cittadinanza sul problema dell’incenerimento dei rifiuti e della loro gestione. Un ciclo di assemblee pubbliche che toccano tutte le circoscrizioni sulla questione più discussa in questo primo anno e mezzo di nuova amministrazione.</p>
<p>Questi incontri avvengono dopo la presentazione delle centinaia di firme dei medici di Forlì contrari all’impianto, dopo il dibattito pubblico al Palafiera con Grillo e Fo, e dopo la raccolta di più di 17’000 firme a favore di una diversa gestione dei rifiuti.<span id="more-3093"></span></p>
<p>Mentre in città, quindi, si discuteva e si richiedeva da più fronti uno studio approfondito di tecnologie innovative, l’iter dei nuovi impianti non si è fermato, scavalcando anche un importante documento firmato da tutti i capigruppo di maggioranza, voluto e promosso dal Gruppo Consiliare dei Verdi. Il documento, reso pubblico nel Settembre del 2004, richiedeva una discussione tramite Agenda 21 del piano di gestione dei rifiuti, che doveva essere approvato prima di ogni ulteriore autorizzazione. Come è noto questo non è stato fatto e gli iter autorizzativi sono andati avanti senza un adeguato controllo politico, ignorando il risultato delle assemblee pubbliche effettuate in Provincia.</p>
<p>Allo stesso modo è stato ignorato il parere contrario dell’AUSL e del Comune, dato in sede di Valutazione di Impatto Ambientale, basato sulla considerazione che il nuovo impianto è peggiorativo rispetto al precedente riguardo le emissioni pericolose per la salute dei forlivesi. I paragoni alle automobili catalitiche, quindi, sono assolutamente fuoriluogo e vengono espresse in malafede o nella assoluta ignoranza della documentazione di VIA.</p>
<p>Durante la prima assemblea pubblica è stato presentato un documento congiunto firmato da diverse associazioni e partiti, che chiede di mettere in pausa gli iter dei nuovi impianti di incenerimento, per aprire un vero percorso di partecipazione democratica. Il documento completo si può trovare anche sul mio sito, www.alessandroronchi.net∞, dove mantengo anche tutta la documentazione relativa all’iter dell’impianto di Hera e del Piano dei Rifiuti Provinciale.</p>
<p>Una soluzione a questo problema, quindi, è possibile: visto che non siamo in emergenza rifiuti e non corriamo il rischio di entrarvi, possiamo fermarci sul fronte della costruzione dei nuovi impianti, fare studi di fattibilità seri sui metodi alternativi, aprire un tavolo tecnico e politico di confronto che soddisfi pienamente le pratiche dei processi partecipativi.</p>
<p>Abbiamo vicino a casa la dimostrazione che quello che chiediamo è possibile, anche con Hera: a Monteveglio, un Comune della Provincia di Bologna, a soli tre mesi dall’introduzione del porta a porta si è ridotta del 35% la produzione di rifiuti, arrivando al 62% di raccolta differenziata. Il costo totale dello smaltimento è stato di circa 573 mila euro, contro i 609 mila del sistema dei cassonetti.</p>
<p>Il problema, quindi, non ha solamente aspetti sanitari, certamente fondamentali, ma anche economici ed energetici.<br />
In questo momento di crisi non possiamo considerare rifiuto quello che è ancora materia prima, o arriverà il momento nel quale sarà difficile riprendere in mano il problema e la programmazione.</p>
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		<title>Autocostruirsi un forno solare</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2005 08:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Corso pratico per autocostruirsi UN FORNO SOLARE per cucinare Cesena 30 giugno 1 e 2 luglio 2005 Organizzato da: ECOISTITUTO DELLE TECNOLOGIE APPROPRIATE Gruppo di Ricerca sulle Tecnologie Appropriate (onlus) Centro di Informazione Nonviolenta Centro di Educazione all&#8217;Ambiente Organizzazione di volontariato Onlus Riconosciuta con determina della Prov. Forlì &#8211; Cesena n° 29 del 30.03.&#8217;98 prot. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corso pratico per autocostruirsi<br />
UN FORNO SOLARE<br />
per cucinare<br />
Cesena 30 giugno 1 e 2 luglio 2005</p>
<p>Organizzato da:<br />
ECOISTITUTO DELLE TECNOLOGIE APPROPRIATE<br />
Gruppo di Ricerca sulle Tecnologie Appropriate (onlus)<br />
Centro di Informazione Nonviolenta<br />
Centro di Educazione all&#8217;Ambiente<br />
Organizzazione di volontariato Onlus<br />
Riconosciuta con determina della Prov. Forlì &#8211; Cesena n° 29 del 30.03.&#8217;98 prot. 32802<br />
Sede: Via Germazzo, 185 47023 Cesena (Fc) Recapito postale CP 78 Cesena 5 47023<br />
Cesena<br />
(0547.23018   fax 0547.362760 E mail grta-cin@libero.it sito internet:<br />
<a href="http://tecnologieappropriate.it">http://tecnologieappropriate.it</a></p>
<p><span id="more-314"></span><br />
Perchè cucinare con il sole<br />
L&#8217;energia solare è l&#8217;energia pulita per eccellenza, ancora poco utilizzata ma dalle grandi<br />
possibilità, sia per l&#8217;uso domestico sia per lÕuso industriale. Con l&#8217;energia solare è<br />
possibile ottenere acqua calda ed energia per riscaldare le case (solare termico) oppure<br />
energia elettrica (moduli fotovoltaici).<br />
Pochi sanno che con il sole si può anche cucinare o essiccare gli alimenti.<br />
E&#8217; possibile costruire forni e cucine solari per cuocere pietanze sane nel senso più<br />
completo del termine.<br />
Durante il corso si impareranno i principi fisici che sono alla base dei forni e delle cucine<br />
solari e si imparer&#710; a costruirli.</p>
<p>Conduce il corso<br />
Ing. Roberto Salustri della Cooperativa RESEDA</p>
<p>Data di svolgimento del corso<br />
giovedì 30 giugno 2005: arrivo nella serata momento di presentazione del corso e<br />
conoscenza dei partecipati<br />
venerdì   1 luglio 2005:  attività di laboratorio durante tutto il giorno<br />
sabato     2luglio 2005:  attività di laboratorio durante tutto il giorno. Fine del laboratorio<br />
in serata: ognuno se ne va col suo forno solare</p>
<p>Numero di partecipanti, iscrizione e quota di partecipazione<br />
20 persone max(si da la preferenza ai soci dell&#8217;Ecoistituto Tecnologie Appropriate e<br />
all&#8217;ordine di iscrizione)<br />
La quota di partecipazione per ogni singolo partecipante è di euro 150,00.<br />
La quota comprende l&#8217;uso delle attrezzature, i pasti dei due giorni di permanenza, e il<br />
forno solare che verrà realizzato durante il laboratorio. Ogni partecipante sarà dotato di<br />
un quaderno di campagna per prendere appunti.<br />
L&#8217;iscrizione dovrà avvenire in forma scritta:entro il 26 di giugno e sarà accettata solo dopo<br />
il versamento della quota<br />
- inviando un fax al n° 0547362760 oppure<br />
- inviando un messaggio in posta elettronica alla e mail: grta-cin@libero.it- in cui sono<br />
riportati tutti i dati personali e la fotocopia dell&#8217;avvenuto versamento della quota di<br />
partecipazione<br />
La quota è da versare anticipatamente su ccp n¡ 11784477 intestato a:<br />
GRTA-CIN C.P. 78 Cesena 5 &#8211; 4703 Cesena, con causale &#8220;corso autocostruzione forno<br />
solare&#8221;.</p>
<p>Luogo di svolgimento e alloggio<br />
Cesena in località Molino Cento presso la sede dell&#8217;Ecoistituto delle Tecnologie<br />
Appropriate dove è situata l&#8217;Aula di Ecologia all&#8217;Aperto e il Laboratorio delle Tecnologie<br />
Appropriate e abilità manuali.<br />
Per chi viene da fuori sarà possibile pernottare in &#8220;stile scout&#8221; presso la sede<br />
dell&#8217;Ecoistituto oppure con tenda personale (portare saccopelo e materassino).<br />
Chi invece vuole un comodo letto dovrà usufruire delle attrezzature alberghiere (B&amp;B &#8211;<br />
Hotel &#8211; Agriturismi) della zona<br />
(http://www.cesena.it)</p>
<p>Argomenti trattati durante il corso<br />
L&#8217;energia solare<br />
Come funziona un forno e una cucina solare.<br />
Progettare sistemi a concentrazione solare.<br />
La costruzione di uno scaldavivande.<br />
La costruzione di un forno solare.<br />
La costruzione di una cucina solare.<br />
L&#8217;essiccatore solare.<br />
La ricetta solare.</p>
<p>Materiale messo a disposizione per la costruzione di un forno<br />
scatola di cartone da imballaggio ondulato o di legno, almeno dimensioni in cm: 50 x cm<br />
50 x cm 25<br />
scatola di cartone o di legno dello stesso tipo con dimensioni cm 40 x cm 40 x cm 20<br />
foglio di cartone ondulato o di legno di m1 x m1<br />
foglio d&#8217;alluminio per alimenti<br />
lastra di vetro, dimensione in cm: 45 x cm 45, spessore mm 4, molato ai bordi e agli<br />
spigoli (non una molatura artistica, per evitare di tagliarsi);<br />
teglia nera da forno oppure una lastra nera di ferro, con una dimensione di cm 40 x cm 40<br />
circa.<br />
colla a base d&#8217;acqua per incollare il domopack all&#8217;interno delle scatole: è necessaria una<br />
colla di questo tipo perchè le altre contengono solventi che vengono rilasciati con il calore<br />
e non è buona cosa farli finire nel cibo<br />
Vinavil per carta per incollare tutto il resto, nastro adesivo di carta e attrezzi vari: cutter,<br />
forbici, righe, matite, metro a nastro.<br />
Attrezzi per il taglio del legno.</p>
<p>Per informazioni immediate chiamare</p>
<p>Daniele 3355342213</p>
<p>Gianfranco Zavalloni<br />
burattini@libero.it</p>
<p>http://www.scuolacreativa.it</p>
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		<title>MOZIONE RISPARMIO ENERGETICO</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Mar 2005 09:17:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CONSIGLIO COMUNALE DI FORLÌ PREMESSO * che l&#8217;energia è un bene prezioso che non può essere sprecato e la questione energetica è uno dei temi su cui si gioca il futuro del nostro pianeta; * che la prima fonte di energia è il risparmio energetico, inteso non come rinuncia ma come mantenimento del benessere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL CONSIGLIO COMUNALE DI FORLÌ</p>
<p>PREMESSO</p>
<p>    * che l&#8217;energia è un bene prezioso che non può essere sprecato e la questione energetica è uno dei temi su cui si gioca il futuro del nostro pianeta;<br />
    * che la prima fonte di energia è il risparmio energetico, inteso non come rinuncia ma come mantenimento del benessere con minore approvvigionamento da fonti energetiche;<br />
    * che il risparmio energetico attiva un sistema virtuoso che, nel rispetto dell&#8217;ambiente, produce anche benefici per la diminuzione della spesa pubblica e, assieme allo sfruttamento delle fonti rinnovabili, può già essere una valida alternativa alla costruzione di nuove centrali;<br />
    * che un valido strumento per utilizzare meno e meglio risorse e beni consiste negli Acquisti Verdi (Green Public Procurement), recentemente introdotti dall&#8217;Amministrazione Provinciale di Forlì-Cesena e già adottati anche dal nostro Comune, con il quali si prevede l&#8217;introduzione nei bandi pubblici della richiesta di mezzi e tecnologie che favoriscano il risparmio energetico;<br />
    * che il 16 Febbraio è entrato in vigore il Protocollo di Kyoto che impegna anche le amministrazioni locali al rispetto dei vincoli imposti alle emissioni di inquinanti in atmosfera;<br />
    * che è da poco stata approvata la Legge Regionale sull&#8217;Energia, che agli articoli 4 e 5 prevede gli ambiti di intervento dei Comuni per la riduzione dei consumi energetici;</p>
<p>IMPEGNA LA GIUNTA COMUNALE</p>
<p>    * a farsi promotrice, presso le sedi idonee, di iniziative che abbiano lo scopo di incentivare il risparmio energetico all&#8217;interno della pubblica amministrazione, nelle aziende locali e nelle abitazioni private, anche sfruttando gli ambiti di intervento previsti dalla Legge Regionale sull&#8217;Energia per la riduzione dei consumi energetici;</p>
<p>    * a sfruttare l&#8217;introduzione e l&#8217;uso degli &#8220;Acquisti Verdi&#8221; per incentivare il risparmio energetico;</p>
<p>    * a ridurre sprechi, inefficienze ed usi impropri dell&#8217;energia nelle proprie sedi anche attraverso le società private ESCO (Energy Service Company), che realizzano a proprie spese le ristrutturazioni energetiche richiedendo in cambio, per un numero di anni fissato contrattualmente, i risparmi energetici che riescono ad ottenere;</p>
<p>14/03/2005 </p>
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		<title>Una bella discussione sul riscaldamento globale</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2005 14:08:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi inserisco volentieri nel discorso sul riscaldamento globale, iniziato da Luca De Biase e Pandemia. Per iniziare vi consiglio caldamente questo testo di Domenico Coiante, un esperto in materia di fonti di energia rinnovabile: Le nuove fonti di energia rinnovabile. Tecnologie, costi e prospettive Io credo nella discussione, i due Luca abbiano messo il dito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi inserisco volentieri nel discorso sul riscaldamento globale, iniziato da <a href="http://blog.debiase.com/categories/braudel/2005/02/19.html#a237" class="broken_link" rel="nofollow">Luca De Biase</a> e <a href="http://www.pandemia.info/archives/2005/02/la_scienza_cata.html#more" class="broken_link" rel="nofollow">Pandemia</a>.</p>
<p>Per iniziare vi consiglio caldamente questo testo di Domenico Coiante, un esperto in materia di fonti di energia rinnovabile:<br />
<a href="http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/884645877X/Le_nuove_fonti_di_energia_rinnovabile__Tecnologie__costi_e_prospettive.htm">Le nuove fonti di energia rinnovabile. Tecnologie, costi e prospettive</a></p>
<p>Io credo nella discussione, i due Luca abbiano messo il dito sul punto della situazione: l&#8217;allarmismo a volte impedisce di vedere chiaramente il problema, e mette un muro tra il comunicante e la persona che ascolta. La paura non è quasi mai un buon veicolo pubblicitario, soprattutto quando è rivolta ad un problema che non viene percepito chiaramente nel presente.</p>
<p>Esistono dei punti fermi dai quali si può partire, per iniziare un discorso sul riscaldamento della terra generato dall&#8217;uomo.<br />
In trent&#8217;anni l&#8217;uso dei combustibili fossili è aumentato dell&#8217;80% e questo è un dato di fatto che non può essere smentito. Queste fonti di energia aumentano il volume dell&#8217;anidride carbonica di uno 0.90% all&#8217;anno rispetto al totale di quella presente nel mondo. Considerando quindi l&#8217;aumento di popolazione che è ancora esponenziale, l&#8217;aumento della produzione di anidride carbonica aumenterà ancora nei prossimi decenni. L&#8217;anidride carbonica è responsabile del riscaldamento del globo, e discutere sulle possibili quantificazioni del problema credo che sia superfluo, in questo momento (dire che ci sarà un problema tra 40 o 50 anni, non cambia i dubbi sull&#8217;esistenza del problema).</p>
<p>Partendo dalla considerazione che comunque questa produzione ha delle conseguenze forti ed ormai innegabili sul clima del pianeta, bisogna iniziare a pensare a cosa fare per contrastare questa tendenza.</p>
<p>Coiante nel suo libro è molto poco allarmista, e scrive nel dettaglio quali sono le scelte economiche, sociali e politiche che dovremmo adottare proprio per questo motivo.</p>
<p><strong>Lasciando stare il dubbio che sia immminente o no un disastro climatico, credo che dal punto di vista emotivo si abbiano più chances di cambiare le cose con un atteggiamento meno catastrofista, ma allo stesso tempo fermo sulle azioni da intraprendere.</strong><br />
<strong>Il catastrofismo spesso allontana le persone, che semplicemente non accettano una posizione così pessimista. Bisogna ricordare che l&#8217;uomo vede solo all&#8217;oggi, con fatica pensa a cambiare le sue azioni in vista di un domani che viene dipinto in maniera così catastrofica.</strong></p>
<p><ins datetime="2005-02-20T14:58:10-01:00">Questo non significa non prendere in considerazione il problema: semplicemente adottare un metodo diverso dal terrore per diffondere coscienza sul tema.</ins></p>
<p><ins datetime="2005-02-20T14:58:10-01:00"><br />
Bisogna iniziare ad internalizzare i costi ambientali, solo pagando di tasca propria i danni che si fanno all&#8217;ambiente si riuscirà a far percepire il senso di queste iniziative.</ins></p>
<p>Il valore del protocollo di Kyoto per me è ancora maggiore perché finalmente riesce a far entrare una politica ecologica dentro un sistema economico complesso.<br />
Kyoto è un buon inizio, se vogliamo tardivo, ma ora dobbiamo rispettare i vincoli che ci impone, cercare di includere in questo processo tutti i paesi che non hanno aderito, e procedere con nuove azioni politiche ed economiche.</p>
<p>Io credo che questa, ora, sia l&#8217;unica strada per ottenere qualcosa.</p>
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		<title>MOZIONE SULLA DISPONIBILITÀ SERVIZIO INTERNET A BANDA LARGA ADSL NELLE FRAZIONI DI FORLÌ</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Dec 2004 12:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[IL CONSIGLIO COMUNALE PREMESSO che diverse zone del territorio comunale sono tuttora prive della possibilità di accesso ad Internet tramite connessioni ADSL nonostante numerosi cittadini abbiano segnalato di averne richiesto la copertura, più volte e secondo le procedure previste, come riportato negli ultimi tempi anche da organi di stampa locali; che gruppi di cittadini hanno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>IL CONSIGLIO COMUNALE</p>
<p>PREMESSO</p>
<p>che diverse zone del territorio comunale sono tuttora prive della possibilità di accesso ad Internet tramite connessioni ADSL nonostante numerosi cittadini abbiano segnalato di averne richiesto la copertura, più volte e secondo le procedure previste, come riportato negli ultimi tempi anche da organi di stampa locali;</p>
<p>che gruppi di cittadini hanno dato il via a diverse raccolte di firme per richiedere al gestore del servizio l&#8217;attivazione di questo servizio anche nelle frazioni attualmente non coperte;</p>
<p>CONSIDERATO</p>
<p>che la diffusione delle tecnologie informatiche e in particolare dell&#8217;accesso alla rete Internet costituisce uno strumento ormai imprescindibile per garantire a tutti i cittadini significative opportunità di lavoro, studio, informazione, svago, libera manifestazione del proprio pensiero (art. 21 Costituzione), effettiva partecipazione all&#8217;organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art. 3 Costituzione);</p>
<p>che nel mondo del lavoro e delle professioni essa rappresenta una risorsa strategica per competere in un mercato sempre più globalizzato;</p>
<p>che la pluralità dei servizi e dei contenuti offerti sulla rete Internet richiede sempre più spesso connessioni stabili, veloci ed economiche, ed il servizio ADSL rappresenta una ottima soluzione per il positivo rapporto tra qualità e costi;</p>
<p>che la possibilità di accesso ADSL è subordinata alla copertura da parte di Telecom Italia della zona interessata con adeguati impianti;</p>
<p>che la mancata disponibilità di questo servizio impedisce a numerosi cittadini l&#8217;accesso ed il godimento di importanti opportunità e servizi determinando di fatto una discriminazione tra chi risiede nelle zone in oggetto e chi ha domicilio in aree meglio servite;</p>
<p>che questa discriminazione impedisce l&#8217;instaurazione sui territori in oggetto di nuove realtà imprenditoriali operanti in particolare nel terziario avanzato e limita fortemente le possibilità di accesso alle nuove tecnologie e di innovazione per le imprese esistenti;</p>
<p>ESPRIME</p>
<p>la propria insoddisfazione per l&#8217;attuale situazione e sollecita l&#8217;operatore telefonico a considerare prioritaria l&#8217;estensione del servizio alle frazioni in oggetto;</p>
<p>IMPEGNA</p>
<p>Il Presidente del Consiglio Comunale a trasmettere questo Ordine del Giorno all&#8217;operatore telefonico competente;</p>
<p>la Giunta Comunale a farsi promotore presso le sedi idonee, e in particolare presso Telecom Italia, di forme di sollecitazione e pressione e a riferire nelle forme che riterrà più opportune dell&#8217;esito di tali contatti;<br />
la Giunta Comunale a verificare ogni possibile iniziativa per favorire la diffusione dell&#8217;accesso alla connettività a banda larga su tutto il territorio comunale;</p>
<p>I Firmatari:</p>
<p>Alessandro Ronchi, capogruppo Verdi Consiglio Comunale Forlì </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il software è come una torta</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Oct 2004 15:41:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Immaginate la vostra nonna, che riceve dalla vicina una ricetta. La mette in pratica, vede che il risultato non è quello sperato, aggiunge un ingrediente, cambia il tempo di cottura, ottenendo un&#8217;ottima torta. Una di quelle torte che rientreranno presto nel personale bagaglio di conoscenze che l&#8217;aiuterà ad avvicinare i nipoti, avidi di dolci. Vedete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate la vostra nonna, che riceve dalla vicina una ricetta. La mette in pratica, vede che il risultato non è quello sperato, aggiunge un ingrediente, cambia il tempo di cottura, ottenendo un&#8217;ottima torta. Una di quelle torte che rientreranno presto nel personale bagaglio di conoscenze che l&#8217;aiuterà ad avvicinare i nipoti, avidi di dolci.</p>
<p>Vedete nulla di strano in tutto ciò?<span id="more-3095"></span></p>
<p>Ora immaginate uno scenario di questo tipo. La nonna ottiene una torta dalla vicina, che le fa firmare un contratto di non diffusione, non modifica, di utilizzo solo personale dello scambio appena avvenuto. Perplessa, la nonna firma, e prende un pezzo di torta: non è perfetta, sa bene che qualcosa nella cottura o negli ingredienti non è stato fatto con la dovuta cura. Ma non può nulla: senza ricetta, non riesce a partire da quella torta per migliorarla, e non la può nemmeno dare ai nipoti.</p>
<p>Il software libero nasce dallo stesso problema, riscontrato da un gruppo di informatici, che erano infastiditi dall&#8217;impossibilità di adattare i programmi alle proprie esigenze. In più, i dati digitali hanno un costo di replicazione molto basso, cosa che rende ancora più seccante il divieto di condivisione.<br />
D&#8217;altra parte tutta la scienza, prima di incontrare il business e la privatizzazione della ricerca, era basata sulla condivisione delle conoscenze, che permetteva il vero progresso tecnologico.</p>
<p>L&#8217;idea di condividere le proprie scoperte ed i propri risultati, quindi, non era affatto nuova.</p>
<p>Così Richard Stallman, un programmatore del MIT, decise di iniziare un nuovo progetto che prevedeva lo sviluppo di tutto un sistema operativo (GNU), che è il programma di base dei computer (due esempi sono Linux e Windows). Per fare questo, però, serviva un modo per favorire e difendere la sua creatura dagli attacchi che avrebbe ricevuto dall&#8217;esterno: se avesse lasciato tutti liberi di fare qualsiasi cosa con il programma, qualcuno avrebbe potuto prenderlo e mettervi sopra un Copyright, impedendo la copia agli stessi autori originali. Per questo motivo inventò un Copyright tutto particolare, che per queste peculiarità volle chiamare, con un tipico gioco di parole, Copyleft. </p>
<p>Permessi di autore in opposizione ai diritti d&#8217;autore. </p>
<p>In pratica, la licenza d&#8217;uso che segue i programmi che si rientrano nel software libero, chiamata General Public License, permette a tutti di copiarli, modificarli e venderli a patto che ogni modifica segua la stessa licenza. Per fare in modo che questo avvenga in pratica è necessario che siano resi sempre disponibili i sorgenti del programma. Tornando all&#8217;esempio della torta, la ricetta sorgente deve essere sempre fornita quando si vende o si regala il dolce. Se qualcuno decide di modificare la ricetta e quindi il risultato, deve fornire ad ogni persona che riceve la torta, ottenuta con il metodo modificato, la nuova versione della ricetta. In questo modo funziona il software libero: milioni di persone nel mondo si scambiano programmi, scrivendone pezzi o modificandone parti, purché vengano mantenute queste libertà. Nessuno può impedirne la copia, perché gli autori stessi hanno deciso di dare il loro permesso e di ottenere in cambio la stessa possibilità di utilizzo delle modifiche. Così è nato Linux, per mano di Linus Torvalds, che iniziò il progetto, e per mano di tantissimi altri che contribuirono e contribuiscono ad aggiungere pezzi.<br />
Ma con il software libero, non si annulla l&#8217;industria dell&#8217;informatica? No, come è vero che le pasticcerie sono sempre aperte. Inanzitutto non tutti hanno capacità e tempo di lavorare sui programmi, e la spesa per l&#8217;acquisizione dei sistemi informatici si sposta dalla vendita di copie (licenze) alla personalizzazione ed ai servizi di assistenza. Lo spazio è poco, ed il discorso è complesso ed interessante, sia dal punto di vista tecnico che filosofico, tanto che gli stessi discorsi stanno arrivando anche ad altri ambiti della cultura, dalla letteratura alle arti, passando per l&#8217;ingegneria e l&#8217;architettura. Se vorrete, continueremo il discorso spostandoci inizialmente su un&#8217;altro aspetto dei diritti d&#8217;autore: i brevetti. </p>
<p>Internet e le nuove tecnologie abbattono le distanze tra le persone, e le persone, a volte, decidono di utilizzare questo vantaggio per collaborare a qualcosa di buono. Sempre che riescano a rimanere liberi di farlo, senza che qualcuno impedisca loro di scambiarsi idee.</p>
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		<title>CNIPA: Convegno &#8220;Open source e brevettabilita&#8217; del software&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2004 13:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Centro Nazionale per l&#8217;Informatica nella Pubblica Amministrazione ha organizzato un convegno sull&#8217;Open Source e la brevettabilità del software. 08 ottobre 2004 Luogo evento: presso la Banca d&#8217;Italia &#8211; &#8220;Centro Donato Menichella&#8221; in Largo Guido Carli, 1- Frascati (RM) Il software open source è un modello di sviluppo, diffusione e cooperazione nel campo dell&#8217;Information Tecnology. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.cnipa.gov.it">Centro Nazionale per l&#8217;Informatica nella Pubblica Amministrazione</a> ha organizzato un <a href="http://www.cnipa.gov.it/Site/it-IT/Eventi/i_convegni_Cnipa/Convegno/Open_source.html">convegno sull&#8217;Open Source e la brevettabilità del software.</a></p>
<blockquote><p>08 ottobre 2004</p>
<p>Luogo evento: presso la Banca d&#8217;Italia &#8211; &#8220;Centro Donato Menichella&#8221; in Largo Guido Carli, 1- Frascati (RM)</p>
<p>Il software open source è un modello di sviluppo, diffusione e cooperazione nel campo dell&#8217;Information Tecnology. Basato sull&#8217;adozione di programmi a codice sorgente aperto, ovvero applicazioni informatiche il cui sorgente può essere liberamente studiato, copiato, modificato e ridistribuito, il modello open source ne facilita il riuso.<br />
L&#8217;interesse rispetto al modello open source sta rapidamente crescendo, non solo perché ad esso si associa la disponibilità di prodotti software con prestazioni simili a quelle ottenibili con prodotti di mercato, ma anche consente di fatto una standardizzazione dei sistemi informatici. È in effetti un prodotto dalle caratteristiche del web, di internet, ove il concetto di libertà del navigatore è la base sulla quale poggia il successo universale della Rete.<br />
In considerazione di tale realtà la recente direttiva del Ministro per l&#8217;innovazione e le tecnologie emanata in materia include i programmi a codice aperto tra le soluzioni a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni e favorisce il riuso dei programmi informatici.</p>
<p>Scopo del convegno di studio è quello di: </p>
<p>    * illustrare con obiettività la situazione attuale, facendo il punto sul fenomeno open source e le reali criticità;<br />
    * presentare concrete esperienze ed autorevoli opinioni;<br />
    * definire un modus operandi, comune alle PA, per l&#8217;analisi comparativa delle soluzioni. </p></blockquote>
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		<title>Scadenza bando per l&#8217;informatica in Agricolutura</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2004 06:51:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[(26/6/2004 19:01) &#124; PROVINCIA FORLì-CESENA: CONTRIBUTI PER L&#8217;INFORMATICA IN AGRICOLTURA (Sesto Potere) &#8211; Forlì &#8211; 26 giugno 2004 &#8211; Sono disponibili i contributi per la diffusione di nuove tecnologie informatiche e telematiche in agricoltura. Al riguardo la Provincia di Forlì-Cesena ha presentato un progetto per la diffusione di nuove tecnologie informatiche e telematiche nelle aziende [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p> (26/6/2004 19:01)  | PROVINCIA FORLì-CESENA: CONTRIBUTI PER L&#8217;INFORMATICA IN AGRICOLTURA<br />
(Sesto Potere) &#8211; Forlì &#8211; 26 giugno 2004 &#8211; Sono disponibili i contributi per la diffusione di nuove tecnologie informatiche e telematiche in agricoltura. Al riguardo la Provincia di Forlì-Cesena ha presentato un progetto per la diffusione di nuove tecnologie informatiche e telematiche nelle aziende agricole, predisponendo un apposito avviso pubblico.<br />
Il Dirigente del Servizio Agricoltura, in ossequio alla delibera della Giunta Provinciale con cui è stato approvato il programma provinciale dei Servizi di Sviluppo Agroalimentare, comprendente anche un progetto per la diffusione delle nuove tecnologie informatiche e telematiche nelle aziende agricole, ha approvato con propria determinazione il relativo avviso pubblico per la diffusione di tecnologie informatiche in agricoltura, utilizzano i fondi impegnati con determinazione n. 89982/03.<br />
La Provincia di Forlì-Cesena precisa che le domande dovranno essere presentate alla stessa amministrazione entro il 30 giugno 2004 utilizzando l&#8217;apposito modulo in calce al testo del bando allegato.<br />
Le domande presentate prima del 15/04/2004 e dopo il 30/06/2004 non verranno prese in considerazione.<br />
Altre informazioni inerenti l&#8217;argomento sono reperibili sul sito del Servizio Agricoltura e Spazio Rurale della Provincia di Forlì-Cesena: www.provincia.forli-cesena.it/agricoltura.<br />
(Sesto Potere) </p></blockquote>
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		<title>Acquistare un cellulare per telefonare</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jan 2004 12:56:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Su <a href="http://www.zeusnews.it/">Zeus News</a> oggi esce un <a href="http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&amp;cod=2792">articolo</a> molto interessante, sul come scegliere il prossimo cellulare. L&#8217;autore consiglia di rivedere l&#8217;obiettivo dell&#8217;acquisto, in base all&#8217;uso che si fa veramente dell&#8217;attrezzo: il 90% delle funzioni è totalmente sconosciuto ai proprietari dei nuovi cellulari, per questo motivo conviene comprare un modello che faccia il minimo indispensabile, quello che serve.<br />
Ci sono diversi motivi per fare una scelta di questo tipo, alcuni dei quali vengono citati direttamente nel testo o nei commenti che sono stati inseriti dagli utenti.<br />
- Un cellulare che faccia il minimo, ha meno probabilità di rompersi o diventare obsoleto. Probabilmente servirà un cambio di batterie, ma farà sempre quello che è tenuto a fare, chiamare.<br />
- Un cellulare di fascia bassa ha meno funzioni, e risulta più semplice da utilizzare.<br />
- Un cellulare di fascia bassa costa meno. Spesso non pensiamo a quanto dobbiamo lavorare per acquisire una funzione in più. Se pensassimo ad una settimana di lavoro per scattare fotografie grandi come francobolli, probabilmente non saremmo così motivati a spendere per quel surplus.<br />
- Acquistando cellulari di fascia bassa e smettendo di correre dietro alle novità, si indirizzano i produttori verso un uso più sensato delle tecnologie. Sinceramente preferirei che i progettisti pensassero a come ridurre le radiazioni che arrivano al nostro cervello, piuttosto che sul come infilare un flash nel mio cellulare.<br />
Pensate ad esempio al caso in cui l&#8217;introduzione della fotocamera, con le sue modifiche alla struttura dell&#8217;oggetto, porti ad una modifica negativa delle onde elettromagnetiche. Pensate che i progettisti sceglierebbero di eliminare questa nuova funzionalità in favore della nostra sicurezza?</p>
<p>Se invece i vincoli progettuali fossero il minimo possibile (essendo le funzioni ridotte), questo tipo di problemi sarebbero meno probabili.<br />
A quando una lista dei cellulari ordinata per quantità di onde che emanano? Ne farei un uso intensivo per l&#8217;acquisto del mio prossimo cellulare.</p>
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		<title>L&#8217;economia del nobile sentiero: ripensare alla globalizzazione/2</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2003 15:28:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il workshop punta di diamante della tre giorni di Rimini è stato senza dubbio quello su Acqua o petrolio? I beni della natura vivente non hanno acquirenti. Ospite donore Lester Brown, noto ai più per essere il curatore dello State of the World, pubblicazione annuale del World Watch Institute sullo stato di salute del pianeta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il workshop punta di diamante della tre giorni di Rimini è stato senza dubbio quello su Acqua o petrolio? I beni della natura vivente non hanno acquirenti.<br />
Ospite donore<a href="http://www.lifegate.it/lg/ambiente.nsf/tutti/94ebd4453b42d936c1256c6100410a0b"> Lester Brown</a>, noto ai più per essere il curatore dello State of the World, pubblicazione annuale del World Watch Institute sullo stato di salute del pianeta Terra, pubblicato in Italia da Edizioni Ambiente.</p>
<p>Lester Brown ha incentrato le sue preoccupazioni ambientali per il futuro che ci attende puntando lattenzione sullacqua e sul cibo, oltre che sul riscaldamento globale.<br />
In questo momento Cina, USA e India, i granai del mondo, fondano la propria agricoltura si un eccesso di pompagio delle falde ad uso irriguo. Ad aggiungersi quindi alla crisi idrica prossima ventura cè il riscaldamento globale. Un grado di aumento della temperatura media porta ad una riduzione stimata della produzione di granaglie a livello mondiale del 10%. Lindicatore economico simbolo del 21esimo secolo non sarà più il PIL o il DOW Jones ma il prezzo del cibo. I segni di questo giro di boa si stanno già manifestando. La Cina ha raggiunto del 1999 il picco della sua produzione e da allora sta cominciando a rivolgersi al mercato per il suo fabbisogno interno.</p>
<p>Tre sono gli ambiti sui quali intervenire prima di giungere al punto di non ritorno: laumento della produttività, la riduzione della crescita demografica mondiale e la ricerca di una stabilità politica.<br />
Ridurre i consumi dellacqua è possibile. Per farlo è necessario secondo Lester Brown dare il giusto prezzo alla stessa e attivare nuove pratiche irrigue volte al risparmio, privilegiano le colture di qualità che richiedono meno acqua, insieme ad una revisione complessiva dei processi industriali.<br />
La popolazione. Secondo lo scenario medio ONU al 2040 sulla Terra saremo in 7,4 miliardi. Per avere un ambiente salvaguardato è indispensabile garantire alluomo un ambiente sociale favorevole con servizi sanitari ed educazione almeno a livello base.</p>
<p>Energia, economia e politica internazionale sono stati i temi della conclusione di Lester Brown.<br />
Sullenergia si deve puntare massicciamente <a href="http://www.ansa.it/ambiente/notizie/notiziari/energia/20030707113332621821.html" class="broken_link" rel="nofollow">sulleolico </a>(gli ambientalisti italiani dovrebbero ascoltare bene) perché ha caratteristiche uniche (ne ha dette sei ma me ne ricordo solo cinque): abbondante, economica, pulita, diffusa, senza emissioni. Il passo successivo saranno le celle a combustibile.<br />
Stoccata pure alleconomia che non comprende al suo interni i costi ambientali, falsando il gioco. Se il capitalismo collasserà, lo farà perché non dice la verità ecologica.<br />
Cambiare si può? Sarà costoso? La risposta positiva è data da un parallelismo con gli anni 40. Nel 1942 gli USA, per far fronte allingresso in guerra, in poco tempo modificarono il proprio sistema industriale civile per la produzione di veicoli e attrezzature belliche. Lo stesso, con la volontà, si potrebbe fare oggi, per sterzare verso tecnologie e produzioni in grado di essere meno insostenibili.<br />
Ultimo pensiero per il terrorismo. Secondo Brown (come smentirlo?) Bin Laden avrà vinto la sua partita se avrà successo nel distogliere la nostra attenzione dai problemi veri dello sviluppo economico e della sua incompatibilità con il sistema naturale. Non possiamo permetterglielo.</p>
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		<title>L&#8217;economia del nobile sentiero: ripensare alla globalizzazione/1</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2003 15:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo scorso fine settimana si è tenuto a Rimini un ricco appuntamento di wokshop sul tema di un economia in grado di rispondere meglio alla globalizzazione e ai suoi molteplici effetti. Economisti, scienziati, politologi si sono confrontati su questo tema, dando luogo a dibattiti, anche accesi, molto stimolanti e coinvolgenti. Il primo workshop della mattina [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso fine settimana si è tenuto a Rimini un ricco appuntamento di wokshop sul tema di un economia in grado di rispondere meglio alla globalizzazione e ai suoi molteplici effetti.<br />
Economisti, scienziati, politologi si sono confrontati su questo tema, dando luogo a dibattiti, anche accesi, molto stimolanti e coinvolgenti.</p>
<p>Il primo workshop della mattina del 18 ha visto un confronto allarma bianca tra Jean <a href="http://italy.indymedia.org/news/2003/10/398648.php">Ziegler </a>e Dominick <a href="http://www.area.trieste.it/nobel/klein/salvatore_curriculum.htm" class="broken_link" rel="nofollow">Salvatore</a>, il primo (autore de <a href="http://tecalibri.altervista.org/Z/ZIEGLER-J_mondo-b.htm">La privatizzazione del mondo</a>) molto critico, il secondo estremamente ottimista sugli effetti benefici della globalizzazione per i paesi poveri.</p>
<p>Ziegler, fresco fresco dalla presentazione del Rapporto ONU sulla fame nel mondo, ha introdotto il tema spiegando dove nasce la mondializzazione fino a poi snocciolare una serie impressionante di dati ufficiali a dimostrazione del fallimento dellattuale modello di sviluppo.<br />
I 225 patrimoni privati maggiori del mondo controllavano nel 2002 1200 miliardi di dollari, ovvero lequivalente del 43,8% della popolazione mondiale (circa 2,6 miliardi di persone).<br />
Le 200 maggiori società globali sempre nel 2002 possedevano il 23,8% delle ricchezze del pianeta.<br />
Ziegler ha sfatato indirettamente il falso mito che gli OGM servirebbero anche a sfamare il pianeta. Palesemente falso perché, dati ONU 2003, con lattuale produzione alimentare si potrebbe garantire la razione minima giornaliere di 2700 Kcalorie a 12 miliardi di persone.</p>
<p>Salvatore, economista italiano da più di 40 anni residente negli USA, ha fatto affermazioni condivisibili nellanalisi ma non nelle soluzioni. È certamente vero che la globalizzazione è efficienza e non si può arrestare, frutto dello sviluppo delle telecomunicazioni e dei trasporti e che si sviluppi su tre livelli principali: quella dei gusti (Gillette con il Mach3 ha fatto lo stesso spot in tutto il mondo con più di un miliardo di profitti annui; Ford produce la Mondeo, uguale su tutti i mercati dove viene venduta per il 95% dei componenti), quella della produzione e quella del mercato del lavoro. Secondo Salvatore, da dati della Banca Mondiale si evincerebbe che i paesi che si sono aperti alla globalizzazione sono quelli che, rispetto agli altri, hanno più beneficiato di questo processo.</p>
<p>Ziegler e gli altri relatori hanno duramente contestato questi dati e il mondo in cui sono stati aggregati, smentendo questa aura buona e positivista delleconomia globalizzata come anche di chi crede che leconomia (la mano invisibile) sia governata da leggi naturali.<br />
Ziegler, il più lucido ed appassionato dei presenti, ha raccontato al termine un paio di aneddoti a dimostrazione delle sue tesi. <br />
Riguardo ai rapporti della famiglia Bin Laden col potere economico e politico occidentale, Ziegler racconta che Isam Bin Laden, invitato prima dell11 settembre 2001 alla presentazione a Ginevra dei risultati del Fondo dinvestimento USA <a href="http://www.brianzapopolare.it/sezioni/mondo/20030322_binladen_bush_carlyle.htm">Carlyle </a>(che investe in tecnologie militari), ad aprile 2002 si vede rifiutare lingresso nellHotel dove si svolge la presentazione. <br />
Laltro aneddoto riguarda una conversazione di Ziegler con un banchiere svizzero tra i più intelligenti e aperti. Di fronte alla richiesta di Ziegler di aprire i conti dei terroristi per bloccare i fondi dei traffici illeciti, il banchiere risponde con tutta linnocenza del caso non posso intervenire nei flussi di capitali come se questo fosse una violazione di una legge naturale incontrovertibile.</p>
<p>Altri relatori hanno dato un prezioso contributo ma per mancanza di tempo non riporto i loro interventi. Il <a href="http://www.piomanzu.com">Centro Pio Manzu </a>realizzerà comunque una raccolta degli atti.</p>
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		<title>Clima: Matteoli, Accordo di Kyoto non basta, fare di più</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Sep 2003 11:03:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>E fin qui siamo tutti d&#8217;accordo. Certo che se almeno venisse ratificato questo protocollo da parte degli Stati Uniti, che impone solamente una riduzione del 6% delle emissioni e che quindi è inadeguato ed insufficiente (ma è sempre un primo passo), allora potrebbe partire almeno questo progetto.<br />
Ricordo che il protocollo di Kyoto per andare in porto dev&#8217;essere ratificato da un insieme di paesi che coprano almeno il 55% delle emissioni attuali, e che Stati Uniti e Russia non hanno ancora accettato (se uno qualsiasi dei due firmasse, il progetto potrebbe partire).<br />
Quindi la notizia del progetto portato avanti dal nostro ministro dell&#8217;ambiente mi può stare anche bene, ma prima di pensare a nuovi finanziamenti si potrebbe cercare un accordo per portare a termine quelli precedenti.<br />
Oltre a questo problema, bisognerà vedere su quali ambiti andranno a finire i finanziamenti di 30 milioni di euro previsti per questo progetto a due mani, e mi piacerebbe sapere perché Italia e Stati Uniti prendano strade diverse da quelle degli accordi internazionali già stabiliti ed in itinere per portare avanti le soluzioni ambientali.</p>
<p>Ecco la notizia Ansa:</p>
<blockquote><p> (ANSA) &#8211; SACRAMENTO (CALIFORNIA) &#8211; Il protocollo di Kyoto non basta piu&#8217;. Per proteggere il clima &#8221;diventa indispensabile definire una strategia e attuare misure con orizzonti ed effetti molto piu&#8217; significativi di quelli definiti dal Protocollo&#8221; A lanciare una nuova sfida anti-emissioni nocive e&#8217; il ministro dell&#8217;ambiente Altero Matteoli giunto a Sacramento in California per firmare un accordo di partnership con il governo statunitense in funzione della ricerca e dell&#8217;attuazione di nuove tecnologie per affrontare i cambiamenti climatici. Un accordo che si inserisce nell&#8217;ambito della due giorni di workshop che mettera&#8217; a confronto le aziende statunitesni e italiane e che si e&#8217; aperto oggi nella citta&#8217; californiana. Se venisse confermato il trend attuale, entro il 2030 la domanda di energia aumentera&#8217; piu&#8217; del 50% e le relative emissioni di Co2 cresceranno piu&#8217; del 60% rispetto ai livelli attuali a causa dell&#8217;incremento degli usi energetici dei combustibili fossili soprattutto nelle economie emergenti di Cina, India e altri Paesi in via di sviluppo con rischi per gli equilibri climatici. Proprio &#8221;per garantire la stabilizzazione della concentrazione di Co2 a livelli di sicurezza entro la fine del secolo &#8211; ha detto Matteoli &#8211; gli scenari internazionali prevedono che sara&#8217; necessario avviare, in un periodo compreso tra il 2020 e il 2050, una riduzione globale delle emissioni pari ad almeno il 50-60 per cento rispetto ai livelli del &#8217;90&#8221;. Una percentuale che supera di gran lunga l&#8217;attuale 5,2% previsto dal protocollo di Kyoto solo per i Paesi maggiormente sviluppati. Ecco perche&#8217;, secondo il ministro, &#8221;a cominciare dal 2020 la risposta alla domanda di energia dovra&#8217; essere basata anche su un impiego sempre piu&#8217; diffuso delle fonti rinnovabili, delle tecnologie collegate all&#8217;utilizzo dell&#8217;idrogeno e delle celle a combustibile, delle tecnologie &#8216;pulite&#8217; e ad alta efficienza per l&#8217;impiego dei combustibili fossili e delle tecnologie per la &#8216;sequestration&#8217; del carbonio&#8221;. In particolare, secondo il piano del ministero dell&#8217;ambiente, saranno necessari uno sforzo straordinario di ricerca e innovazione nel senso, ha spiegato Matteoli &#8221;di un vero e proprio shock&#8221; tecnologico per rendere economicamente conveniente l&#8217;utilizzo di nuove fonti energetiche &#8216;pulite&#8217; e sicure e, contemporaneamente, favorire la diversificazione dell&#8217;offerta rispetto ai combustibili fossili&#8221;. Accanto a questo, indispensabile un impegno generalizzato di tutti i Paesi, sviluppati e in via di sviluppo, al fine di ridurre le emissioni e giungere a una stabilizzazione della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera. Terreno comune di questa sfida e&#8217; la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici sottoscritta a Rio &#8217;92 che gli Usa &#8221;non hanno mai rinnegato&#8221;, sottolinea il ministro Matteoli. Convenzione e &#8216;ponte&#8217; della cooperazione tecnologica costituiscono in sostanza la base per costruire &#8221;un nuovo partenariato tra Unione Europea e Usa sui cambiamenti climatici&#8221;. In tal senso il programma di cooperazione tecnologica e scientifica Italia-Usa rappresenta il primo mattone di questo nuovo impegno internazionale che non e&#8217; alternativo a Kyoto ma va oltre quel protocollo. &#8221;Questa riunione bilaterale &#8211; ha spiegato Matteoli &#8211; rappresenta in modo concreto la volonta&#8217; dell&#8217;Italia e degli Usa di dare attuazione alla visione comune dei presidenti Bush e Berlusconi contenuta nella dichiarazione del luglio 2001, che impegna i nostri due Paesi a lavorare insieme sia per rafforzare la ricerca sui cambiamenti climatici sia per sviluppare tecnologie a basse emissioni&#8221;. A rispondere a queste esigenze diverse aziende italiane sbarcate in California per confrontarsi con i partner statunitensi. Cattura di Co2, celle a combustibile e micro turbine, produzione di idrogeno energie rinnovabili ed efficienza energetica i macro-argomenti sui quali verte il workshop di Sacramento al quale porteranno il loro contributo tra gli altri, Eni, Enel, Fiat, Enea, Politecnico di Milano, Ansaldo, Solvay. Ma per lanciare questa iniziativa globale Governi-imprese, e&#8217; necessario, ha spiegato Corrado Clini, direttore generale del ministero dell&#8217;Ambiente e responsabile tecnico dei negoziati con gli Usa, garantire un sistema in grado di dare priorita- ai finanziamenti sulla ricerca tecnologica; di realizzare un quadro di standard internazionali per codificare i vantaggi ambientali ed energetici delle diverse opzioni; riorientare i fondi per il sostegno di questi progetti; introdurre il &#8216;free-trade&#8217;, ovvero il libero commercio delle tecnologie energetiche. Il tutto secondo una prospettiva che abolisca la logica fondata su obblighi e sanzioni, il command and control, e invece abbia come punto di riferimento accordi commerciali comuni&#8221;. (ANSA). GU </p></blockquote>
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		<title>Ogm, nuove norme sulla biosicurezza</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Sep 2003 12:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Ronchi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>
<b>Le nazioni che intendono trasportare organismi transgenici «dovranno darne notifica al paese che li importa». Questa la prescrizione principale del protocollo di Cartagena, in vigore da ieri</b></p>
<p>L&#8217;Unione europea più protetta dai rischi che l&#8217;ambiente e la salute umana possono correre per l&#8217;uso di Organismi geneticamente modificati. È entrata in vigore ieri una normativa internazionale sulla biosicurezza, il protocollo di Cartagena, che offre un quadro legale per il trasporto transfrontaliero di Ogm.</p>
<p>Le nazioni che intendono trasportare<br />
Biotech: contestazioni a Bionova<br />
organismi transgenici «dovranno darne notifica al paese che li importa», con lo scopo &#8211; secondo quanto riporta un comunicato della Commissione Ue &#8211; di «fornire informazioni necessarie a permettere allo stato importatore di prendere decisioni adeguate» al riguardo.</p>
<p>«Il protocollo di Cartagena stabilisce un insieme di regole internazionali fondamentali sugli Ogm» ha spiegato il commissario Ue per l&#8217;ambiente, Margot Wallstrom. Anche i paesi in via di sviluppo ne trarranno vantaggio, «dato che spesso &#8211; ha concluso il commissario &#8211; non hanno le risorse per valutare i rischi legati alle biotecnologie&#8221;.</p>
<p>Sono 57 gli stati che hanno aderito finora e l&#8217;Italia non ha ancora ratificato l&#8217;accordo. «Chiediamo al governo di ratificarlo al più presto &#8211; riferisce Federica Ferrario di Greenpace &#8211; augurandoci che la questione Ogm non rientri dalla finestra a Cancun, visto che l&#8217;agricoltura è il tema dominante dei negoziati».</p>
<p>Il Wto non è secondo Greenpeace l&#8217;istituzione appropriata per giudicare sugli accordi internazionali e non dovrebbe allargare le sue competenze. «Il Wto promuove il libero commercio a tutti i costi ignorando la protezione dell&#8217;ambiente &#8211; prosegue Ferrario &#8211; Ogni discussione sulle relazioni tra ambiente e commercio all&#8217;interno dei negoziati può finire solo con l&#8217;ambiente subordinato ai principi neoliberisti».</p>
<p>12 settembre 2003<br />
Raffaele Lupoli
</p></blockquote>
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