Elezioni a stelle e strisce (parte seconda)

Le prossime elezioni presidenziali Statunitensi saranno svolte, in larga parte, con il voto elettronico.
La gestione ‘tecnica’ sarà affidata a società private, l’hardware e il software sarà fornito principalmente da società private come Diebold, ES&S e Sequoia.
Anche se i singoli Stati richiedono il rispetto degli standard di sicurezza minimi preparati dal Governo Federale degli Stati Uniti, non è assolutamente certo né verificabile che ciò avvenga, anzi i rischi del voto elettronico sono sempre più temuti e documentati.
Esiste un numero veramente cospicuo di siti che si occupano di sensibilizzare gli elettori circa questi problemi; per tendere a una vera democrazia occorrono libere elezioni ma (oltre una vera partecipazione, una libera informazione ecc.) anche scrutini certi e verificabili.

Nel libro Votescam: The Stealing of America James e Kenneth Collier elencano minuziosamente le frodi elettorali degli ultimi 25 anni. Gli autori non si occupano solo di voto elettronico ma è una ricerca a tutto campo, disponibile in rete.

David Dill è professore universitario all’Università di Stanford e mette in guardia dai rischi del voto elettronico:
Chi controlla le macchine controlla anche il voto.
I programmi possono contenere codici nascosti che possono raggirare anche le più oneste commissioni elettorali.
Software o hardware difettoso possono decidere la sorte di un’elezione.
Gli Stati che gestiscono le elezioni non sono realmente coscienti di questi problemi.
Riconteggi manuali sono difficilmente gestibili.
La Help America Vote Act (HAVA), legge fatta in fretta e furia dopo le elezioni della Florida nel 2000 non garantisce la necessaria sicurezza perché un riconteggio delle schede sarebbe inaffidabile.

Rebecca Mercuri è la principale esperta indipendente sulla tecnologia del voto elettronico, il suo sito web contiene informazioni precise sulla mancanza di sicurezza e sugli errori informatici che contraddistinguono il gruppo attuale di sistemi di voto elettronico.
Inoltre rileva come le società come Diebold, ES&S e Sequoia, che costruiscono le macchine e forniscono i software assumono semplicemente un atteggiamento alla “fidati”.
Queste industrie tra l’altro stanno anche venendo smascherate clamorosamente:
hacker penetrati nei siti ftp della Diebold hanno trafugato documenti e prove dove si dimostra che i dirigenti pur consci dei bachi dei propri prodotti hanno continuato a venderli tranquillamente ai propri clienti-Stati. In base a questo gli studenti del Swarthmore College in Pennsylvania hanno avviato una campagna di protesta. La vicenda è di attualità anche in Italia

Bev Harris è una simpatica signora che mette a disposizione in rete un altro libro fondamentale.
Questo è un ‘copia e incolla’ da un messaggio in rete che prende spunto da un episodio del suo libro:
“Chuck Hagel partecipò per la prima volta alle elezioni al Senato degli Stati Uniti in Nebraska nel 1996. Le macchine per il voto elettronico appartenenti alla Election Systems & Software (ES&S) riportarono che ebbe delle vittorie senza precedenti sia alle elezioni primarie che a quelle generali. La sua vittoria del 1996 fu considerata uno dei più grandi risultati a sorpresa di quelle elezioni. Era il primo Repubblicano a vincere una campagna senatoriale in Nebraska in 24 anni e vinse praticamente in qualsiasi gruppo demografico, comprese molte comunità in larga parte nere che prima di allora non avevano mai votato Repubblicano.
Sei anni dopo Hagel partecipò di nuovo contro il democratico Charlie Matulka nel 2002, e vinse con una valanga di voti. Fu rieletto per il secondo mandato con l’83% dei voti: la più grande vittoria elettorale nella storia del Nebraska. Ancora una volta, i voti furono contati dalla ES&S, ormai la più grande società di macchine per il voto in America.
Mentre queste vittorie potevano essere licenziate semplicemente come un inaspettato successo Repubblicano, un articolo del gennaio 2003 sul giornale indipendente di Washington The Hill rivelava dettagli interessanti sugli investimenti finanziari di Hagel gettando una luce differente sul suo successo elettorale. Chuck Hagel fu l’amministratore delegato della ES&S (allora AIS) fino al 1995 ed è ancora uno dei più importanti azionisti della casa madre della ES&S, la McCarthy & Company. Hagel si dimise dall’incarico di amministratore delegato della ES&S per partecipare alle elezioni e da quello di presidente della casa madre McCarthy &Company (della quale rimane uno dei più importanti investitori) dopo la sua elezione.”

Per verificare l’attendibilità della fonte si può partire da qui o dall’articolo del giornale The Hill.

Non mi prolungo sui mille altri casi paradossali o grotteschi; le vicende americane sono un punto di partenza per ragionare sul VOTO ELETTRONICO e i suoi rischi.
Non esistono sistemi informatici inviolabili a chi li gestisce, potrebbe essere possibile, quindi, modificare i risultati delle votazioni.
Se ad ogni elettore si rilasciasse una prova certa del suo voto, oppure ogni elettore facesse uso di smart-card personale si violerebbe la segretezza del voto.
Con le attuali procedure elettorali, in Italia, si può in qualunque momento procedere ad un ri-conteggio dei dati elettorali, per verifiche ulteriori sulle schede elettorali. Se gli archivi saranno solo informatici un controllo successivo nel tempo sarà sostanzialmente vano; come ri-conteggiare i voti dai verbali della commissione elettorale senza la possibilità di accesso alle schede con i voti espressi.
A nessuno, giustamente, è mai venuto in mente di criticare l’imparzialità del meccanismo in vigore in Italia; è gestito dal Ministero dell’Interno, una Pubblica Amministrazione e non un’azienda privata.
Chi si lamenta della lentezza del responso definitivo dei risultati elettorali baratta qualche ora del suo tempo con un legittimo controllo democratico delle procedure elettorali.

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