La censura è sempre censura

Oggi il CDA della RAI ha stabilito all’unanimità di chiudere e censurare il programma della Guzzanti, Riot.
E’ vero, come dice l’articolo di Repubblica, che i membri del CDA sono responsabili anche penalmente di eventuali irregolarità, ma è altrettanto vero che la Guzzanti non ha ucciso nessuno e che il suo programma, già relegato in una fascia oraria scandalosa, ha fatto 2 milioni di spettatori.
Se Mediaset perde punti percentuali in azioni, la colpa non si può imputare a chi fa un programma: se le cose che sono state dette sono false, e questo è da dimostrare, le azioni ricresceranno con la stessa velocità con la quale ora calano.

Non si può chiudere un programma “per cautela”, come ci è stato detto. Non si può farlo senza dissensi, almeno.

Come dice Luttazzi, viviamo in un paese dove Bin Laden può parlare in televisione e Luttazzi no. Perché un nutrito gruppo di comici, autori di satira, cercano da tempo di far sapere i problemi di informazione e di governo. Perché i comici, al contrario di molti altri, riescono a farlo e contemporaneamente non annoiare la gente. Perché basta una battuta di un comico a far capire un problema.

I comici dovrebbero fare il loro lavoro.

Un paese dove i comici fanno politica è un paese malato.
Perché se i comici fanno i politici, significa che i politici non fanno i politici.
Sembra che l’intervento di Premi Nobel, di Comici, di Attori, di Registi di questi tempi, sfogatosi anche con la costituzione dei girotondi, sia necessario.

Chi fa politica “di mestiere” probabilmente non riesce a comprendere le necessità del nostro paese, oppure chi ci riesce viene relegato in un angolo, reo di aver tentato di cambiare lo stato delle cose.

Sinceramente, spero che la Guzzanti possa presto tornare a fare il suo lavoro, senza censure. Spero anche che questo lavoro diventi sempre meno serio e torni alla comicità ed alla satira se vogliamo più frivola di un tempo: sarebbe sintomo di un miglioramento vero della qualità della vita del nostro paese, informazione inclusa.

Per questo ho votato nel sondaggio di Repubblica, esprimendo la mia contrarietà alla chiusura del programma, ed ho firmato l’appello dei Girotondi, che mi trova pienamente concorde.
Allo stesso tempo credo che nessuno potrà censurare questo programma: qualsiasi chiusura temporanea non farà che alimentare la pubblicità e la diffusione per vie alternative degli stessi contenuti.

Immediatamente si sono diffuse copie del programma scaricabili in rete. Questo è solo un esempio di come si stia prendendo sempre più coscienza del giogo che abbiamo al collo.

Con o senza Riot su Rai 3, la Guzzanti avrà comunque mandato il suo messaggio. Chi pensa che censurando il programma possa “sistemare” il problema, non comprende la reale portata di una decisione di questo tipo, che sicuramente si rivolterà contro i censori.

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