La protezione sui CD musicali

Alcune multinazionali della musica hanno venduto nei mesi scorsi dei CD con una particolare protezione che ne inibiva la copia.

Purtroppo questa protezione andava a discapito della libertà dell’utente che acquistava il cd, perché non è possibile leggere questi supporti in tutti i lettori in circolazione.
Pagare anche più di venti euro per un cd, che è già un prezzo assurdo, per scoprire di non poterlo leggere è veramente una cosa ignobile.
Lo è ancora di più se si pensa che copiare un cd anticopia è possibile, e l’unica operazione che diventa difficile è la lettura da parte di chi acquista il prodotto originale. Frustrando a tal punto i consumatori, sicuramente le major ottengono l’effetto totalmente contrario a quello voluto: se la gente impiega meno tempo a scaricare il cd in mp3 e poi scriversi un supporto che si legga ovunque, allora non prenderà dallo scaffale il costoso ed inaffidabile prodotto originale.

Se si vogliono vendere cd originali, bisogna slegarsi un attimo dalla produzione di cd usa e getta (“consumabili” in due ore) e si devono cercare motivi da dare al cliente che intenda acquistare, come ad esempio un tempo minore perso per ottenere il cd che si vuole ascoltare, del materiale cartaceo interessante, un prezzo abbordabile, una certa etica del produttore che dimostri di non voler solo sfruttare chi ascolta la musica.

Contro le protezioni sui CD, che vanno contro gli interessi di produttori ed acquirenti, in Francia un’associazione di consumatori ha ottenuto per vie legali che venga applicato un bollino che dica chiaramente che il CD è protetto e per questo motivo non è leggibile in tutti i player.

Dopo questa causa Sony ha già deciso di non mettere più la protezione anticopia nei suoi cd, e si spera che seguano anche le altre distributrici.

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