Le bottiglie avvelenate

In questi giorni si parla tanto delle bottiglie avvelenate con siringa e detersivo. Fatto sta, che appena ho sentito la notizia al telegiornale, ho pensato immediatamente che qualcuno avrebbe emulato il cretino. E’ semplice: tutte le volte che c’è una notizia di cronaca che abbia queste caratteristiche:
– vandalismo
– demenzialità
– danni a persone
– facile reperibilità dei materiali necessari

ecco che spunta la moda di emulare il primo.
Questo mi ha fatto pensare, in questo weekend, ad un paio di cose.

Primo: è necessario acquistare acqua minerale in bottiglia? Ci sono tante controindicazioni, tra le quali l’inquinamento per il trasporto, l’insicurezza derivante dai residui del contenitore (che deve stare al buio, ma non sempre questa regola viene rispettata) e non ultimo la spesa.
L’acqua dal rubinetto è più sana, perché ci sono controlli più stretti, e costa meno. Magari assieme ad un sistema per la purificazione, se necessario, è la soluzione.

Secondo: l’informazione è sempre una buona cosa? Al primo impatto direi di si, perché una buona informazione evita danni ai cittadini (sapere che ci sono controlli che si possono fare sulle bottiglie, evita il rischio di avvelenamento), ma proprio la diffusione della notizia ha fatto proliferare gli episodi. Forse se si mettessero più a fuoco notizie più importanti, si eviterebbe anche questo rischio.

Però una bottiglia avvelenata fa più scalpore di nove bambini morti per un errore in Iraq, ed un Crofisso è più importante di una legge Gasparri.

In più, nessuna bottiglia di acqua ti farà chiudere il telegiornale.

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