Linux sul desktop, momento felice ma fuggente

Paolo Attivissimo ha scritto un’altro interessantissimo articolo su Linux. Questa volta prende in esame il rapporto di questo sistema e del software libero con gli utenti home, e degli ostacoli che questi incontrano.
Ostacoli che, dice, si trovano più nella comunità degli utenti “classici” di Linux che nei requisiti tecnici del sistema.

Io condivido, anche se in parte.
Non credo si possa chiedere alla comunità di prestare attenzione gratuitamente ai problemi degli utenti finali: molti sviluppatori pensano che sia più divertente risolvere un problema che spiegare come lo si è risolto, e quindi vediamo proliferare i tool a linea di comando a scapito della possibilità di utilizzo per tutti gli utenti, anche quelli non esperti.

Però è strano che anche le distribuzioni commerciali non comprendano spesso queste esigenze, non inserendo nei loro prodotti tutto l’insieme dei requisiti fondamentali all’utilizzo desktop (e questo significa anche nelle amministrazioni e nelle aziende, non solo a casa).

Prendiamo per esempio i driver per i software modem. Questi apparecchi funzionano solamente con driver appositi, che nella maggior parte dei casi sono disponibili anche per Linux, a scapito di ricerche su internet ed ore di prove e compilazioni. Non esiste nessun software che prenda in esame il sistema, valuti le risposte del modem ed installi il driver adatto, purché questo sia esistente.

In questi giorni ci sono furenti discussioni sul fatto che sia giusto ottenere la sponsorizzazione per il Linux Day da Lindows, che non è totalmente software libero.
Io credo che esperimenti come Lindows, benché non liberi, siano comunque positivi e da emulare, con le dovute differenze.
Se vogliamo avere libertà in futuro, dobbiamo permettere a tutti di usare il software libero, e per farlo dobbiamo anche includere chi non fa l’informatico di mestiere.

Credo che Lindows abbia sbagliato a rendere proprietario il software click&run: l’idea di pagare per il servizio di download è buona, ma in linea con il software libero la licenza doveva rimanere libera, mentre il servizio di gestione dei programmi (con debug, pacchettizzazione, assistenza) doveva essere a pagamento.
L’idea di partenza è ottima: scaricando il software in questo modo, si ha la possibilità di pagare una percentuale anche allo sviluppatore di quel programma. Questo perché esistono i dati di download e per ogni utilizzo si paga una somma, anche se minima, aggiuntiva al costo del sistema operativo.

In questo caso molte più aziende si sarebbero affidate a questo sistema, ed i guru non si sarebbero lamentati così tanto.
Il problema, però, sta nella posizione assolutamente ferma della comunità, che non accetta esperimenti come Crossover Office, benché portino all’utente finale dei vantaggi.

Questo è il problema, siamo tutti d’accordo. Ma questo problema si risolve pubblicizzando l’adozione di Crossover Office, oppure migliorando wine e cambiando la sua licenza per impedire la chiusura dei sorgenti delle versioni modificate? Se wine avesse solo la licenza GPL, Crossover Office avrebbe una licenza GPL, WineX avrebbe una licenza GPL, e forse avremmo ottenuto gli stessi risultati con software libero (dico forse perché non è detto che cambiando licenza si ottenga lo stesso prodotto, questa influisce pesantemente sulle modalità di sviluppo e quindi anche sul risultato). Questo proliferare di prodotti commerciali che sfruttano il software libero senza contribuire con le proprie modifiche e migliorie è dovuto all’utilizzo della licenza LGPL, che lo permette.
Ma la LGPL dovrebbe essere utilizzata solo per le librerie, non per il software.

Detto questo, il problema degli utenti finali non deve secondo me scavalcare la purezza di un’idea vincente: se si inizia a diffondere l’idea e la convinzione che le licenze del software vadano bene in tutti gli ambienti, anche quelli cruciali che stanno alla base del sistema operativo, allora ci sarà una implosione di questi software chiusi a discapito dell’idea del software libero.

Io sono convinto che un software come il Dreamveawer si possa pagare: lo farei, se fosse portato su Linux. Ma il cd di installazione del sistema operativo, i plugin per la visualizzazione delle pagine internet, i compilatori java, e tutti i programmi che stanno alla base dell’utilizzo del computer e dello sviluppo del software, devono rimanere liberi, altrimenti passeremo da un monopolio ad un’altro.

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