Per duellare bisogna essere in due

Oggi ho letto su una civetta, mentre correvo per andare ad un consiglio, che è stata organizzata una protesta sui problemi della scuola italiana. Non voglio entrare nel merito della protesta, di cui purtroppo non sono riuscito successivamente a trovare nulla, ma su una cosa che mi ha molto colpito di quelle poche parole che componevano il titolo dell’articolo.

A memoria, dicevano più o meno: “Scuola: proteste in piazza ma fuori la politica”.

Proprio quest’ultima frase ha inserito un seme all’interno del mio corpo, che ha germogliato solo stasera, dopo un’attenta riflessione.

Politica è decidere di quello che si fa della scuola.

Queste parole mi hanno fatto tornare alla mente anche un post di Marco Schwarz sul suo blog:
http://www.montag.it/blog/archive/000364.html, che porta avanti il dubbio che l’informazione dei quotidiani sia legata al filo conduttore “Io Comunista, tu Fascista”, per il quale le varie testate sparlano delle altre e dei politici che queste ultime appoggiano, ma mai veramente si sputtanano tra di loro.
Quello che mi pare ovvio è che il significato di politica sia stato cambiato con la forza, da chi vuole che i cittadini smettano di pensare a questi problemi, quello che realmente interesserebbe loro.
L’informazione ci dice che la politica è lo scambio di battute di Fassino e Berlusconi, di Bossi e di Casini, e sposta l’attenzione della gente dai veri problemi a questo brutto teatrino.
C’è la volontà di cambiare il senso delle cose, delle parole che servono ad indicarle. Informazione, infatti, è una parola molto diversa da “teatro dei burattini”. Fare informazione vuol dire trattare i problemi dei cittadini, non ignorare appelli di 150’000 persone, o fare finta che raccolte di 500’000 firme non esistano.

Rendere tutto bipolare significa semplificare e banalizzare all’estremo tutte le discussioni, renderle sterili del loro contenuto politico, del loro senso al di fuori della dialettica. Nessuno conosce il contenuto dell’articolo 18, tutti sapevano chi era a favore e chi contro questo articolo dello statuto dei lavoratori. Come se sapere quello che pensa Berlusconi su un problema bastasse a conoscerlo.
Oddio, aiuta, ma non ci dice nient’altro che un “si” ed un no.

Si, perché.
No, perché.

Questa è la vera politica.

Se l’informazione non ci fornisce l’informazione, continueremo a leggere frasi come “proteste in piazza ma fuori la politica”, senza che producano in noi nessuna diffidenza o stupore.

La piazza è il luogo centrale della vita della città (polis), dove si svolgeva la politica e dove i cittadini possono forse ancora dire la loro.

Tutti, anche l’attuale opposizione, hanno vantaggi nel recitare un teatrino. Chi con il ruolo di chi cerca di contrastare una maggioranza al governo, e chi al governo fa finta di esserne ostacolato. La comunicazione aggiunge, di suo, il colore necessario a tenere una fiammella accesa su questo teatro (per evitare che l’attenzione si sposti sui veri problemi), cercando al contempo di rimanere distanti dal rischio che diventi un rogo (gli incendi, si sa, bruciano tutto. Ma poi la vita rinasce).

Questa è politica?

Si, No.
No, Si.

Perché?

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