RAI informazione di stato o informazione di Fastweb?

Grazie ad un messaggio che ho ricevuto in una mailing list in questi giorni, ho scoperto che esiste un sistema simile a quello che immaginavo possibile per una televisione pubblica. Raiclick, questo il nome del servizio, è un portale dove è possibile consultare alcuni video di alcune trasmissioni della Rai, tramite streaming audio-video.
Nell’ottica di creare un canale di informazione ed intrattenimento verso i cittadini, non vedo perché non si possano rendere disponibili online i programmi dati in televisione, permettendo di fatto l’utilizzo della televisione tramite un sistema on-demand (io chiedo, io vedo), contrapposto all’unica scelta che allo stato attuale delle cose ci viene permessa: il telecomando. Nel momento in cui tutti i canali si appiattiscono ad un certo tipo di informazione, ancor prima dell’intrattenimento, spostando i programmi più interessanti spesso ad orari improponibili per un cittadino che lavori di giorno, risulta importante mettere a disposizione altri strumenti per la scelta dell’informazione da ricevere.
Un passaggio di questo tipo è pericoloso, secondo l’ottica dei pubblicitari, che invece preferiscono le forzature e l’appiattimento culturale per meglio affondare il fioretto con i loro messaggi ad un pubblico che sia il più vasto possibile.
A dimostrazione del fatto che uno strumento di questo tipo sia possibile, oltre ai vari esperimenti che stanno riscuotendo sempre maggiore successo, come No War Tv o Atlantide.tv (nata e gestita della famiglia Fo), possiamo utilizzare proprio www.raiclick.it.
La RAI ha un patrimonio culturale, nei suoi archivi vecchi e futuri, che viene attualmente sprecato. Si fa un programma, si trasmette, e lo si butta in un armadio.
Eppure sono convinto che tantissime persone affronterebbero il costo di connessioni veloci (odio il termine banda larga per motivi che vi spiegherò), per poter rivedere programmi di anni fa, oppure avere la possibilità di guardare un programma quando si è più comodi.

Ecco, il punto è proprio questo, la banda larga.
Questo spiega il “simile” di prima.
Innanzitutto non si spiega il motivo per il quale si utilizzi un solo formato, proprietario, per la diffusione degli streaming. Ritorniamo sempre al solito discorso: se non riusciremo a portare avanti leggi che impediscano l’uso di formati proprietari, chi gestirà questi formati in futuro sarà padrone dell’informazione, dell’economia e della nostra vita intera. Non è, di certo, un problema solo per nerd.

Io non credo nella stupidità. Mi ritengo una persona abbastanza intelligente da credere che la stupidità in chi gestisce le cose pubbliche non esista.
Spesso si nasconde con la stupidità un’insieme di altre ragioni, che è meglio nascondere con questa scusa.

Bush, ad esempio, non può essere così stupido come ce lo dipingono.
Forse un uomo poco adatto alla politica, ma non uno stupido.

E così, quando mi chiedo il perché dell’utilizzo di alcuni formati, e della impossibilità di scaricare il materiale prima di visionarlo da un portale come Raiclick, che invece dovrebbe trasmettere informazioni a più persone possibili, non posso che andare alla ricerca di una risposta.

E credo anche di averla trovata.
Innanzitutto è possibile visionare gli streaming solo ad una velocità di 300kb/s, e questo significa che chi ha in casa una ISDN o una ADSL non può vedere nulla.
Che cosa c’è di più veloce delle ADSL, a livello consumer? La fibra ottica.
Chi gestisce i contratti di connessione a fibra ottica in quasi tutte le città d’Italia? Fastweb.

Altri indizi?

Ecco che cosa si legge quando si preme sul link “Rai Click Tv” del menu:

Per vedere Rai Click Tv dal televisore di casa devi disporre di una connessione in fibra ottica o ADSL FastWeb, la società del gruppo e.Biscom che fornisce alla clientela business e residenziale un vero e proprio sistema integrato per l’utilizzo contemporaneo e ottimizzato di Telefono, Internet e TV, grazie a una rete in fibra ottica all’avanguardia che impiega la tecnologia IP (Internet Protocol)

FastWeb è oggi presente a Milano, Torino, Roma, Genova, Napoli, Bologna, Raggio Emilia e presto in molte altre città italiane. Una volta che la linea in fibra ottica è stata attivata, l’azienda ti fornisce uno speciale decoder, una tastiera e un telecomando, che trasformano il tuo televisore di casa in una potente stazione multimediale, per accedere a Rai Click Tv e a molti altri servizi.

Perché solo Fastweb viene menzionato? Ci sono altri fornitori di fibra, anche se più piccoli.

Altri indizi?
Guardate l’indirizzo dello streaming di un programma qualsiasi (Report):
rtsp://livereal.fastweb.it/fastbox/real/raiclick/FMVRAI03000001015283.rm

Sono tre, finora. Il tenente Colombo diceva che tre coincidenze fanno una prova.
Capisco che Fastweb abbia bisogno di motivare agli acquirenti la spesa per una connessione che, per le paginette html, non è necessaria.

Quello che non capisco è a che punto un servizio pubblico possa permettersi di utilizzare formati proprietari, dividere i cittadini in “chi può e chi non può”, fare in modo che solo certi utenti di un’azienda privata “possano”, senza che nessuno protesti o dica nulla.

Tutto questo, poi, selezionando i programmi secondo regole che potremmo definire di “comodità”. Delle nuove puntate di Report, sono presenti tutte tranne quella sul Terrorismo degli Stati Uniti, intitolata “L’altro Terrorismo”.
E’ vero che su un’altro sito è disponibile, ad una qualità inferiore, ma già il fatto di aver selezionato e mostrato in vetrina solo una parte dei programmi è secondo me una violazione della pluralità dell’informazione.

Dal mio canto, cercherò di muovermi il più possibile perché questo servizio, che di fatto dovrebbe essere pubblico, torni tale.

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