Il bilancio, l’innovazione e le infrastrutture

In una delle recenti discussioni sul bilancio in prima Commissione Consiliare Biondi ha ribadito alcune delle idee che aveva spedito alla stampa. Riassumendo molto brevemente: servono investimenti per le infrastrutture per aiutare l’economia locale e rilanciare il commercio del territorio, per uscire dalla crisi.

Gli investimenti sono uno strumento fondamentale, su questo concordo, ma credo di essere completamente in disaccordo con lui e chi con lui concorda che vadano impiegati nello sviluppo di parcheggi sotterranei. Non credo che l’economia locale sia influenzata negativamente dalla mancanza di parcheggi sotterranei in centro, e non credo che in questo momento il nostro obiettivo di amministratori debba essere quello di spendere milioni di euro in infrastrutture così inutili. In un momento di crisi dell’economia nazionale e mondiale, non è la disposizione delle automobili che può risollevare le sorti dei nostri commercianti. E nemmeno può farlo un aumento del numero di vetture: più auto acquistiamo, meno soldi possiamo spendere per tutto il resto. I commercianti, in questo quadro, perdono una possibilità, invece di acquisirla.

Il problema principale che dovremo risolvere a livello locale è l’aumento delle famiglie sotto la soglia di povertà oppure a rischio: nel nostro Comune sono ben 2000, sommando le due voci.
Gli aumenti delle tariffe e dell’ICI verranno assorbiti da apposite voci di bilancio che tuteleranno i meno abbienti di Forlì, ma il dato è preoccupante e va affrontato immediatamente.

Quando vedo proposte di parcheggi sotterranei, di strade private per le cave, che costano un patrimonio e che non incidono minimamente su questa fetta di persone più sfortunate, mi viene quindi una gran rabbia.

La stessa, del resto, che provo quando vedo che per arginare questo fenomeno si aumenta l’assistenzialismo senza proporre soluzioni più strutturali: il nostro scopo deve rimanere quello di diminuire i poveri di Forlì, non di pagare loro alcuni dei servizi dei quali usufruiscono. E’ ovvio che assistenza e progettualità devono andare di pari passo, altrimenti di anno in anno saremo costretti ad aumentare i fondi destinati al welfare, a fronte di una continua diminuzione delle entrate.

Occorre incentivare la nuova imprenditoria, facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro, creare dei mercati che riportino la nostra città ad ottimi livelli. Il rischio che corriamo, invece, è quello di inseguire settori di mercato che non hanno grosse prospettive, e basare su queste tutto il nostro futuro.

Forlì è un’ottima città, quanto a vivibilità, ma è ancora molto indietro in diversi ambiti: l’ambiente (come hanno dimostrato le indagini di Legambiente), la salute (strettamente collegata ai problemi ambientali), l’innovazione imprenditoriale, il commercio. Tutte queste voci possono non devono mai sembrare contrastanti: esiste l’innovazione anche nella tutela ambientale, esiste una economia che favorisce il risparmio energetico, esiste commercio che non devasta la nostra vita.

Qualche partito, invece, non riesce a vedere altro sviluppo che quello della quantità di cemento, ignorando che questo rappresenta un costo e non una innovazione che porta benessere.

Cerchiamo di colmare questi buchi, prima di riempire le cantine di autovetture.

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