Tante informazioni, ma poche opportunità di immagazzinarle

Spesso in questo spazio parliamo molto di come le nuove tecnologie permettano (o permetterebbero, se fossero ben sfruttate) una diffusione della conoscenza senza precedenti nella storia dell’uomo. Quello che mi fa più riflettere, però, è la difficoltà con la quale l’informazione sta circolando. Questo secondo il mio modestissimo parere è dovuto a diversi fattori, che possono giocare un ruolo importante nell’impedire o rendere più difficile quell’aumento di conoscenza che i nuovi mezzi dovrebbero portare.
Punto primo. Troppe informazioni riducono la possibilità di estrarre dati interessanti. Questo lo sanno tutti gli analisti e strateghi d’impresa, ma non è del tutto scontato.
Se l’informazione viene venduta, scambiata, commercializzata e spezzettata per essere appetibile, quindi moltiplicata fino all’estremo, allora la difficoltà di trarre insegnamenti da questa si amplifica.
Punto secondo. L’informazione dura troppo poco. Il moltiplicarsi delle informazioni disponibili riduce il tempo di vita delle singole idee. Le notizie non rimangono sulla bocca di tutti per mesi, non ristagnano nei pensieri della gente, cosa che le renderebbe eterne, o almeno un pò più longeve.
Punto terzo. Dovendo cogliere il numero maggiore di informazioni possibili, la gente accumula senza assimilare, sente senza ascoltare, scrive senza pensare oppure studia senza imparare. E questo, secondo me, è il male peggiore di tutti. L’attenzione è sempre rivolta verso una presunta novità, e la mente non riesce ad immagazzinare tutto, sostituendo giorno per giorno i nostri “dati” con i successivi, senza mai buttare cemento su qualcosa.

La noia, il riposo, i tempi lunghi servono a rendere giustizia alle idee, riordinare i pensieri e le informazioni che riceviamo, e se non troviamo strade per facilitare l’immagazzinamento delle informazioni nel cervello (tramite strumenti di apprendimento più evoluti di quelli attuali), rischiamo di basare la nostra società sulla memoria volatile.

In tutto questo, credo che anche i blog abbiano un duplice ruolo. Da un lato, possono servire alle persone a mettere ordine alle cose che ritengono più importanti, memorizzarle su uno strumento che permette in un primo tempo di fermarsi per scrivere, e quindi memorizzare meglio, ed in un secondo tempo di fare ricerche su quello che si è pensato.

Inoltre credo che l’informazione strutturata e connessa verso la quale i blog ci stanno portando, potrebbe veramente rivoluzionare il modo di concepire lo scambio di informazioni, tramite una lettura più accurata e l’eco prodotto dai dati che le persone ritengono più importanti.

Mantenendo sempre un certo metodo, distaccandosi possibilmente dalla frenesia del feed e dei mille blog da visitare quotidianamente, della navigazione ultraveloce e della lettura istantanea: aumentare le informazioni ricevute non significa aumentare la conoscenza o la sua qualità

Probabilmente col tempo scopriremo che è vero il contrario.

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