Una Controversa Direttiva sulla Proprietà Intellettuale

Grazie ad Andrea Glorioso, un comunicato del gruppo IP Justice è stato tradotto in italiano. Si tratta di una direttiva sulla proprietà intellettuale che sta arrivando alla sua definizione finale, e che se verrà introdotta nel modo in cui è stato annunciato, permetterà un maggiore controllo delle major nei confronti dei cittadini europei, permettendo ad esempio la perquisizione con il solo sospetto dell’uso di sistemi di peer to peer.
C’è un problema di fondo di equilibrio tra reato e pene, che si sta cercando risolvere tramite leggi che propongono una situazione di svantaggio per gli utenti finali. Chi utilizza sistemi illegali di riproduzione a scopo commerciale, infatti, in proporzione è molto più tutelato rispetto ai semplici utilizzatori dei sistemi informatici, che potrebbero venire perquisiti e perseguitati sulla base di semplici ipotesi, non comprovate da indagini, magari perpetrate da major che sono state danneggiate dalla persona in questione.

Non credo che le multinazionali del software possano permettersi di denunciare tutti coloro che non rispettino le loro licenze, ma il rischio che si possa indirizzare un sistema legale molto severo verso alcuni determinati soggetti scomodi è reale ed iniquo.

Non si possono creare leggi che non si possono controllare, il rischio è sempre quello di creare un sistema giuridico iniquo, che possa essere utilizzato come strumento di oppressione verso piccole realtà, invece di cercare di svolgere il suo compito di rendere i diritti degli uomini uguali per tutti.

IP Justice Media Release ~ 23 Febbraio 2004

Contatti: Robin D. Gross, Direttore Esecutivo IP Justice
+1 415-553-6261 robin@ipjustice.org

Una Controversa Legge sulla Proprietà Intellettuale

Oggi e domani (23-24 febbraio 2004) la controversa Direttiva dell’Unione Europea per l’Imposizione dei Diritti di proprietà Intellettuale (“European Union Directive for the Enforcement of Intellectual Property Rights”, IPRED) giungerà alle fasi conclusive di dibattito all’interno del Comitato per gli Affari Legali dell’EU (JURI). Nonostante sia stata criticata da gruppi per le libertà civili, da scienziati e da settori dell’industria per il modo estremamente rigido in cui i consumatori vengono trattati dalla direttiva, quest’ultima ha viaggiato all’interno del processo legislativo europeo con una velocità mai vista prima e minaccia di diventare legge dell’UE entro il prossimo mese.

Lo scopo originario della direttiva era l’armonizzazione delle legislazioni che i vari Stati Membri adoperano contro le
falsificazioni commerciali su larga scala. Ma degli accordi di corridoio hanno allargato lo spettro della direttiva fino ad includere qualsiasi violazione – incluse quelle minori, non intenzionali e non a scopo commerciale come nel caso degli utenti di sistemi P2P.

La direttiva crea dei nuovi e potenti strumenti per l’applicazione delle norme relative, strumenti che verranno usati contro il consumatore europeo medio che abbia commesso delle violazioni incidentali e non a scopo commerciale. Per esempio, i dirigenti dell’industria discografica potranno effettuare perquisizioni e sequestri nelle case degli utenti di sistemi P2P e bloccare conti bancari in base al semplice sospetto.

Questa direttiva non causerebbe alcun problema alla maggior parte dei consumatori se essa utilizzasse le proprie “armi nucleari” contro i grandi falsari. Ma la mancanza di proporzionalità nei confronti dei consumatori e delle violazioni a scopo non commerciale crea un grosso problema.

“Il Digital Millenium Copyright Act (DMCA) ha creato simili poteri extragiudiziari e tali poteri hanno permesso all’industria discografica di spaventare ed estorcere denaro a migliaia di consumatori statunitensi che utilizzavano sistemi P2P per scambiarsi brani musicali” – ha detto Robin Gross, avvocato e Direttore Esecutivo di IP Justice, un’organizzazione internazionale per le libertà civili che promuove una legislazione equilibrata in materia di proprietà intellettuale – “L’ampiezza esagerata della direttiva permetterà all’industria discografica di violare i diritti di milioni di consumatori europei per delle violazioni minori”.

Lo scorso autunno una coalizione internazionale di 50 gruppi per le libertà civili hanno inviato una lettera al Comitato per gli Affari legali dell’EU (JURI) invitando quest’ultimo a respingere la proposta di direttiva a causa del danno che che essa avrebbe creato alle libertà civili, alla concorrenza e all’innovazione. La lettera della Campagna per un Ambiente Digitale Aperto (“Campaign for an Open Digital Environment”, CODE) stata tradotta in 9 lingue.

Particolarmente problematico il fatto che questa direttiva ha attraversato l’intero processo legislativo a rotta di collo. Il
Proponente della direttiva (che anche la moglie del CEO di Vivendi), la Sig.ra Janelly Fortou, ha utilizzato il “Fast Reading”, una procedura usata raramente per direttive non controverse in cui vi sia inoltre un accordo unanime sull’oggetto di discussione. Bisognerebbe far sì che questa direttiva, enormemente controversa, sia sottoposta ad una seconda lettura dove le sue disposizioni possano essere adeguatamente dibattute dal pubblico e dal legislatore prima di venire imposte in tutta Europa.

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