Intervista per il Cuore di Romagna

Oggi ho rilasciato una intervista per la rivista il Cuore di Romagna, mensile
che si occupa di territorio, ecologia, stili di vita sostenibili, salute.
Trascrivo qui le domande e le risposte.

Riguardo all’inceneritore di Coriano si parla sempre di ampliamento e di adeguamento della struttura esistente. In realtà Hera ha intenzione di realizzare un struttura completamente nuova. Perché si continua a parlare di ampliamento?

Per autorizzare un impianto che non trova consenso si utilizzano molto spesso frasi e termini che tendono a mascherarne alcuni aspetti negativi. Già il termine termovalorizzatore è utilizzato per nascondere la cattiva impressione della parola incenerimento. Parlando di ampliamento si maschera la necessità di costruire un nuovo camino, e contemporaneamente si chiude anche l’ipotesi di una diversa collocazione. Hera ha sempre parlato di un nuovo impianto, questo è stato scritto nei verbali della Valutazione di Impatto Ambientale ed è questo che è stato autorizzato.

La costruzione di una nuova struttura porterà all’aumento delle emissioni? A questo proposito qual è la posizione del Comune e quella di Hera?

Sì, porterà ad un aumento delle emissioni anche nel caso che le vecchie linee venissero distrutte, cosa che attualmente non è nemmeno prevista. Il Comune e l’AUSL in conferenza dei servizi per il VIA avevano chiesto che il nuovo impianto non aumentasse le emissioni nonostante l’aumento di materiale incenerito, cosa che Hera non è in grado di assicurare ed ha onestamente scritto nella documentazione. La soluzione proposta da Hera è quella di aumentare l’altezza del camino e spostare il punto di rilevamento delle emissioni, in modo tale che i dati risultino gli stessi. E’ chiaro anche ad un inesperto che questo è un trucco formale molto semplice che non migliora la qualità dell’aria: i fumi e le ceneri verranno sparse con un raggio più ampio e copriranno una porzione più vasta della cittadinanza, ma saranno molto superiori a quelli precedenti.

Visto che molte associazioni di cittadini si sono mosse contro la costruzione del nuovo inceneritore, non sarebbe possibile trovare una mediazione “moderata”: fare prima la raccolta differenziata poi l’inceneritore?

Certamente sì, ed è quello che proponiamo da tempo. Non siamo in emergenza rifiuti, abbiamo tutto il tempo di provare soluzioni alternative che funzionano in altre zone d’Italia e del Mondo, per verificare se un nuovo inceneritore sia realmente necessario. Invertendo le priorità stabilite dal decreto Ronchi del 97 si invertono anche le percentuali di risorse investite: dopo aver speso decine di milioni di euro per un inceneritore, il gestore non avrà nessun interesse a spenderne altri sulla raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, che sarebbe la soluzione al problema.

Se l’ipotesi sopra indicata non dovesse essere praticabile, quale credi che sia il senso della presenza degli ambientalisti nelle amministrazioni?

I Verdi sull’inceneritore hanno una posizione molto chiara da tempo, e sono stati contrari all’impianto molto prima che la popolazione venisse sensibilizzata sul problema dalle associazioni e dai medici. Protestare demagogicamente dai banchi dell’opposizione in assenza di responsabilità, cambiando opinione sul tema per cavalcare i timori della popolazione è e sarebbe molto facile, ma non risolve il problema. I Verdi sono all’interno della coalizione di centro-sinistra per far diventare patrimonio di tutte le altre forze politiche le loro esperienze. Quando e se non riusciremo più a portare il nostro contributo positivo all’interno dell’amministrazione, non ci sarà motivo che giustifichi la nostra presenza nella coalizione. Uscirne ora sarebbe la mossa più semplice, ma meno responsabile ed utile per la soluzione del problema.

Ancora: dato il grande coinvolgimento dell’opinione pubblica sulla questione incenerimento si è parlato di un referendum: ritieni che possa essere uno strumento utile?

Il referendum è un importante strumento democratico, ma va utilizzato con criterio. Lasciando da parte i tempi tecnici necessari per realizzare una consultazione di questo tipo, che non ci sono, credo che su questo problema sia i partiti che la popolazione si siano già espressi ampiamente. Quando migliaia di cittadini firmano una petizione a favore della raccolta differenziata e si radunano così numerosi nelle riunioni sul tema in Provincia e nelle manifestazioni di piazza il referendum è superfluo: l’opinione degli elettori mi sembra sia già abbastanza chiara.

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