SEAF e l’aeroporto di Forlì

Ieri in seconda commissione abbiamo visto uno stralcio dei conti di SEAF, la società che gestisce il nostro aeroporto. La situazione è pessima: circa un milione di euro di passivo, causato in gran parte dagli investimenti infrastrutturali necessari al trasferimento dei voli da Bologna. Il numero dei passeggeri trasferiti è stato molto inferiore al previsto, quindi non tutti gli investimenti sono stati utilizzati e coperti dai ritorni forniti dalle royalty dei viaggiatori.
In commissione abbiamo visto quindi la delibera per il risanamento del bilancio e per l’aumento di capitale di SEAF resosi necessario a causa dell’aumento del numero di passeggeri (prima ancora del trasferimento). 500’000€ circa che il Comune dovrà versare quest’anno e nei prossimi 2-3 anni per garantire la sopravvivenza dell’aeroporto. Ricordo che l’aumento della tassa ICI che abbiamo avuto quest’anno ha prodotto un aumento delle entrate di circa 700’000€, e che questo buco di bilancio di SEAF non era preventivato.

Nel mio intervento ho chiesto che venissero chiariti i benefici della struttura per la città, che subisce i disagi senza vederne un ritorno in termini commerciali e di indotto. La maggior parte dei viaggiatori sono diretti all’estero, mentre quelli in entrata arrivano per la nostra costa e non si fermano a Forlì. Viene quindi da chiedersi perché il Comune debba sostenere da solo le spese, quando i vantaggi di questa struttura sono spalmati su un territorio più ampio.
Ho ricordato inoltre che il nostro aeroporto è ancora fuori norma per quanto riguarda la zonizzazione acustica e la sicurezza, e che gli investimenti fatti per l’aumento del numero dei passeggeri hanno escluso questi interventi che sono invece necessari, oltre che molto importanti.

I cittadini di Forlì, quindi, continueranno a vedersi aumentare le tasse locali per poter coprire i difetti del bilancio del loro aeroporto, senza mai vedere una attenzione alle norme che tutelano la loro sicurezza ed i disagi dal punto di vista ambientale?

Una visione un po’ più lungimirante da parte del direttore e del Consiglio di Amministrazione di SEAF non avrebbe certamente portato ad una situazione del genere: oltre il danno, la beffa.

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