Aboliamo gli incentivi ai termovalorizzatori e promuoviamo le alternative serie

In questi ultimi mesi il dibattito sull’inceneritore di Coriano è rimasto al centro dell’attenzione dei cittadini e della politica forlivese. Il problema ha due risvolti diversi, che riguardano salute e denaro, spesso ed ingiustamente ritenuti in antitesi l’uno con l’altro.
Se guardiamo il conto economico della gestione dei rifiuti tramite incenerimento capiamo perfettamente che il quadro si sostiene solamente a fronte degli aumenti tariffari programmati per i prossimi anni e grazie alla sezione delle bollette energetiche ingiustamente destinate allo scopo, i purtroppo famosi Cip6.
Le stesse considerazioni si trovavano anche in un articolo del Sole 24 Ore della fine di Luglio, che parlava del recepimento di una direttiva europea che obbliga l’Italia ad escludere le parti non biodegradabili dei rifiuti dalla lista delle fonti rinnovabili. Questo accorpamento esiste solo in Italia ed è stato studiato appositamente da un lato per favorire l’incenerimento dei rifiuti urbani, e dall’altro per raggiungere entro il 2010 la quota del 25% di produzione dell’energia da fonti rinnovabili, obiettivo comunitario che il nostro paese non riesce a raggiungere per mancanza di politiche energetiche adeguate ai tempi. Questo strattagemma ha portato al raddoppio del numero di inceneritori italiani in un solo anno.
A metà Settembre è stato presentata dal Gruppo dei Verdi in Consiglio Regionale una proposta di legge intitolata “Abrogazione degli incentivi ai termovalorizzatori, campionamento in continuo delle polveri sottili e nanopolveri e introduzione di nuovi parametri ambientali e sociali per l’assegnazione dei certificati verdi”, che va proprio nella direzione di riportare ordine agli incentivi.
Lasciando da parte i dati sanitari, l’alternativa all’incenerimento costituita dal riuso ed al riciclo attraverso la raccolta differenziata spinta ha numerosi vantaggi sociali ed economici.
Oggi viviamo in una economia che a fronte di una maggiore diffusione di piccole e medie imprese si muove attraverso grandi investimenti concentrati su grandi opere e grossi impianti.
Questo modello di spesa diminuisce il contatto tra cittadini ed amministrazione e deresponsabilizza entrambi: i primi non sentono il peso delle loro azioni sulla loro stessa salute e le seconde perdono la capacità di incidere sulle questioni pratiche, sotto la pressione delle grosse aziende. Un esempio lampante è rappresentato dalle dichiarazioni di Hera che non intende demolire il vecchio inceneritore a fronte della costruzione del nuovo, nonostante la politica avesse deciso e pubblicamente affermato il contrario.
Spesso la soluzione più semplice è anche la migliore, ed a fronte del problema dello smaltimento dei rifiuti pensare alle modalità con le quali ridurne le quantità e recuperare il resto è l’alternativa migliore per tutti, perché permette di spostare gli investimenti dagli impianti alle persone, dall’acquisto di nuova materia prima al recupero di quella già in circolo.
Altrimenti continueremo ad investire solo sul cemento e contestualmente ad impoverire le persone.

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