Considerazioni sul piano provinciale dei rifiuti

Come già scritto, domani il piano dei rifiuti andrà in Consiglio Provinciale. Ricevo e faccio mie le considerazioni scritte da Davide Fabbri, in linea con tutte le decisioni dell’esecutivo dei Verdi (del quale faccio parte) e del consiglio Federale.

Il partito, quindi, la pensa così.

PIANO PROVINCIALE per la GESTIONE DEI RIFIUTI (PPGR)

Analisi, proposte e considerazioni
di Davide Fabbri
dell’Esecutivo Provinciale dei Verdi

Il presente documento cerca di mettere in evidenza i dubbi e le perplessità sul Piano Gestione Rifiuti elaborato dall’Amministrazione Provinciale, formulando al tempo stesso proposte di merito.

Il Piano Provinciale non promuove un cambiamento del registro nelle politiche sui rifiuti.

Il Piano, valevole per il decennio 2005 – 2015, si caratterizza sui seguenti aspetti (in sintesi i contenuti e gli obiettivi di rilievo):

– Realizzazione immediata del mega inceneritore di Coriano di Forlì da 120.000 t/anno: riteniamo ingiustificato l’assunto della necessità di un inceneritore di tale potenzialità, che si vuole autorizzare senza neppure attendere i risultati di un più efficiente sistema di R.D.
– Incremento della produzione dei rifiuti (aumento dell’1% annuo), in netto contrasto con i principi di “Agenda 21” e in direzione opposta rispetto agli obiettivi indicati nel protocollo di Kyoto
– Aumento conferimento rifiuti presso inceneritori
– Stabilità nei conferimenti rifiuti presso discariche
– La previsione di incremento della raccolta differenziata (35,4% al 2007, 50,4% al 2009, 60% al 2014) si limita pertanto ad una dichiarazione di intenti, poiché prevalgono nel Piano da un lato politiche di forte incenerimento e di conferimento in discariche dei rifiuti, e dall’altro è carente la strategia per il perseguimento delle % previste di raccolta differenziata
– Non viene fatta una valutazione attenta relativa agli aumenti degli impatti ambientali degli inceneritori per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico

Come si vede, nulla di nuovo sotto il sole; tale gestione dei rifiuti, basata sulle modalità di smaltimento attraverso l’incenerimento e la discarica, ignora colpevolmente che esse deprimono e rendono ancora più difficile il perseguimento di politiche di prevenzione, riduzione, riciclo e recupero dei materiali presenti nelle diverse frazioni dei rifiuti; tale politica la reputiamo inaccettabile, letteralmente tossica per la salute e per l’ambiente.

E pensare che una svolta delle politiche sui rifiuti sarebbe necessaria.
Basta osservare i dati della raccolta differenziata nella nostra Provincia.
La RD dei rifiuti nel nostro territorio provinciale sta segnando il passo.
La nostra provincia – con il 22% – è ultima nella graduatoria regionale per quanto riguarda le percentuali di R.D.
E’ quanto emerge dai dati raccolti dall’Autorità Regionale sui rifiuti:
Reggio Emilia  42,1%
Ravenna         35%
Ferrara           33%
Modena          32,5%
Piacenza         32,2%
Parma            28%
Rimini            25%
Bologna         24,9%
Forli-Cesena   22%

Per i Verdi è indispensabile opporsi alla costruzione di enormi e sovradimensionati inceneritori come quello di Coriano di Forlì, che, se realizzati, metteranno in un angolo le politiche di raccolta differenziata: far prevalere l’incenerimento dei rifiuti significa contrastare nettamente le politiche di raccolta differenziata e il loro riciclo; è inammissibile e ingiustificabile sostenere che sia compatibile sviluppare elevati livelli di raccolta differenziata dei RSU e contestualmente promuovere il loro inquinante incenerimento, chiamato eufemisticamente “termovalorizzazione”.

Qui si vuole riconoscere:
a) la incompatibilità e intrinseca contrapposizione fra riciclo e incenerimento
b) l’inceneritore è fonte di pesante inquinamento dell’atmosfera:  la miscela di materie incenerite è imprevedibile e mutevole nel tempo, varia a seconda del processo di separazione, il che rende continuamente variabile e imprevedibile la composizione dei gas che escono dai camini e inefficace qualsiasi operazione di abbattimento dell’inquinamento atmosferico

Lo smaltimento dei rifiuti in Italia è disciplinato dal Decreto “Ronchi”; tale decreto stabilisce chiaramente che il problema dei rifiuti deve essere risolto, anche con adeguati finanziamenti, con i seguenti principali interventi (art. 4):
– reimpiego e riciclaggio delle merci usate e dei rifiuti
– altre forme di recupero di materia prima dai rifiuti
– misure economiche e condizioni di appalto che prevedono l’impiego dei materiali recuperati dai rifiuti
Per ultimo il decreto prevede la “utilizzazione dei rifiuti come combustibile per produrre energia”.
Il Decreto precisa che le operazioni di gestione dei rifiuti devono far diminuire la quantità dei rifiuti destinati ad operazioni di smaltimento, cioè alle discariche e all’incenerimento.
Il Piano dell’Amministrazione Provinciale non fa propri gli obiettivi principali del decreto – reimpiego, recupero, raccolta differenziata di materiali riciclabili, riciclo, riprogettazione delle merci e dei manufatti – che offrirebbero – se attuati – una grande occasione per una importante svolta tecnico-scientifica ed industriale.

Occorre costruire una reale alternativa ad un sistema di raccolta e smaltimento finale dei rifiuti che sta mostrando tutti i suoi limiti.

Si propone di:

· trasformare l’attuale sistema di raccolta fatto con cassonetti stradali, che ha un limite strutturale di raccolta differenziata non superiore al 30-35%, in una raccolta “porta a porta”, domiciliare, con l’eliminazione di tutti i contenitori stradali; un sistema che, ovunque applicato, ha dato risultati anche superiori al 70% di materiale inviato a riciclaggio, oltre ad indurre ad una diminuzione della produzione di rifiuti del 20%, il tutto agli stessi costi complessivi attualmente sostenuti dai cittadini della Provincia di Forli-Cesena;

· promuovere la riduzione dei rifiuti attraverso il compostaggio domestico, la riduzione dei beni usa e getta, specie nelle iniziative pubbliche, la definizione di accordi di programma per ridurre l’uso degli imballaggi negli esercizi commerciali, l’uso della distribuzione alla spina per detersivi e bevande, e qualsiasi altra azione che si traduca in una riduzione concreta dei rifiuti.

Proposte quindi, capaci di incentivare la riduzione effettiva dei rifiuti prodotti, e il deciso aumento delle quote di rifiuti avviati a riciclaggio, soluzioni che rappresentano i cardini della nuova politica di gestione dei rifiuti.

Le Amministrazioni dei Comuni più importanti in questo territorio (Cesena e Forlì) e l’Amministrazione Provinciale si devono riappropriare delle proprie prerogative, dando un alt al concessionario del servizio HERA spa, che finora ha preteso di far adeguare le politiche dei Comuni e della Provincia al proprio piano industriale, e di dettare le politiche ambientali e dei servizi degli Enti Locali.

Il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti si è adeguato e appiattito sul piano industriale del gestore Hera spa, mirato a fare business coi rifiuti che, attraverso la distorta interpretazione del Decreto “Ronchi”, prevede la moltiplicazione dello smaltimento tramite inceneritori e una politica di raccolta finalizzata a questo obiettivo, senza alcun impegno rivolto alla qualità del servizio ed alla salvaguardia della salute dei cittadini e dell’ambiente.

La situazione delle politiche sui rifiuti è tale da imporre una revisione radicale degli approcci al problema fino ad ora adottati. Cosa che il piano non introduce.

Ricordiamo che il decreto “Ronchi”, che recepisce le più importanti direttive europee in tema di rifiuti, ha introdotto nel nostro paese un moderno sistema di gestione dei rifiuti, informato a tre principi fondamentali più volte enunciati anche nella normativa europea e italiana:
– la riduzione della produzione di rifiuti, obiettivo che riveste carattere di assoluta priorità e al quale devono essere subordinati sia l’organizzazione della raccolta che il perseguimento della valorizzazione dei rifiuti prodotti;
– la valorizzazione di tutte le frazioni recuperabili dei rifiuti, nei limiti della compatibilità con i vincoli di ordine tecnico, economico e ambientale esistenti;
– il conferimento e la raccolta differenziata dei rifiuti (RD), sia urbani che industriali.
Questi tre principi rappresentano altrettanti perni di una svolta radicale rispetto al precedente – e ancora in gran parte vigente – sistema di gestione dei rifiuti, sostanzialmente fondato sulla raccolta indifferenziata dei rifiuti sia urbani che industriali e sulla pratica dello smaltimento del rifiuto tal quale tramite incenerimento e interramento; pratica che ha di fatto portato ad una crescita pressoché continua della quantità di rifiuti prodotti, al di fuori di qualsiasi meccanismo di autoregolazione del sistema.
La proposta di Piano Rifiuti non tiene doverosamente conto di questa necessaria inversione di rotta.
Fino ad ora i residui della produzione e del consumo, non potendoli eliminare, sono stati nascosti (interrandoli nelle discariche) o “trasferiti” in atmosfera (mediante combustione – incenerimento), nel suolo e nelle acque come scorie e reflui, lasciando in eredità alle generazioni future il loro carico inquinante.
Inoltre non si può continuare ad allontanare i rifiuti da un insediamento se non a scapito di un insediamento diverso: le lotte e le mobilitazioni contro le localizzazioni di nuovi e vecchi impianti di smaltimento dei rifiuti sono la dimostrazione che non esiste più una “terra di nessuno” dove sbarazzarsi dei propri residui.
Alla base del nuovo sistema di gestione previsto dalle normative è che si deve imparare a convivere con i residui della produzione e del consumo; che, proprio per questo, devono essere gestiti innanzitutto in modo da minimizzarne la quantità e la pericolosità; in modo da facilitarne al massimo la re-immissione in nuovi cicli produttivi; quando ciò non sia possibile, in modo da consentirne la restituzione all’ambiente da cui provengono senza alterare gli equilibri dell’ecosistema in cui sono immessi e riducendo al massimo il disagio delle persone che entrano a contatto con una o più fasi del loro ciclo.

Nella civiltà dei consumi – e soprattutto in quella dominata dal principio dell’usa  e getta – le nostre città si sono trasformata in un enorme imbuto dove convergono merci provenienti da tutto il globo per essere “macinate” e trasformate, in un periodo sempre più breve, in rifiuti inutilizzabili.
Questo meccanismo si è rivelato insostenibile sia dal punto di vista ambientale, sia, sempre più, anche dal punto di vista economico.
Una gestione dei rifiuti urbani volta al recupero e alla valorizzazione dei residui del consumo può rivelarsi una leva fondamentale per imprimere una svolta alla logica dissipativa che presiede, a livello globale, al funzionamento del sistema produttivo.
L’obiettivo a cui puntare – e che il Piano Provinciale trascura completamente – è rappresentato da quella che in termini tecnici si chiama “economia ad emissione zero”, vale a dire un sistema economico in cui gli input di ogni processo produttivo siano costituiti in via prioritaria dai residui del consumo o di altri processi produttivi, riducendo ai minimi termini tanto la produzione di residui non riutilizzabili, quanto la pressione sull’ambiente per estrarre risorse vergini.
Anche se, allo stato attuale delle conoscenze tecniche e dell’organizzazione economica, un progetto del genere può avere solo un valore regolativo, è importante che la gestione dei rifiuti sia finalizzata non solo a massimizzare la quota dei residui sottoposta a riciclaggio, o ad altre forme di recupero, ma anche e soprattutto a individuare ed evidenziare nuove possibilità di recupero non ancora sfruttate.
Questo sarà tanto più facile quanto più i consumatori e il sistema distributivo saranno messi in grado, dalle metodiche di conferimento e raccolta adottate, di analizzare meglio le caratteristiche dei propri consumi per promuovere una riduzione dei prodotti che generano rifiuti o un più facile recupero di questi ultimi.
Seguendo l’ordine di priorità indicato dalla normativa europea, nazionale e regionale, il Piano Gestione Rifiuti avrebbe dovuto dare la massima priorità alle iniziative tese alla riduzione della quantità e della pericolosità dei rifiuti urbani prodotti. La riduzione dei rifiuti andrebbe perseguita su due diversi piani:
Azioni dirette
Sono quelle che rientrano nelle competenze istituzionali degli enti locali. Tra queste:
– accordi di programma – da riproporre, possibilmente, a livello provinciale  – con le associazioni dei ristoratori, dei gestori di pubblici esercizi, dei commercianti, della grande distribuzione e della distribuzione organizzata, per promuovere la riduzione degli imballaggi superflui e la sostituzione degli imballaggi a perdere con imballaggi a rendere, utilizzando protocolli di comportamento concordati e premiando i comportamenti virtuosi con un marchio di qualità ambientale assegnato da un apposito comitato, marchio che potrà essere utilizzato come strumento promozionale e tradursi anche in beneficio finanziario attraverso uno sconto sulla tariffa;
– maggiore controllo sui conferimenti di rifiuti speciali e assimilabili al circuito di raccolta dei RSU da parte di piccole imprese industriali, artigiane o commerciali, anche attraverso la promozione – insieme ad altri soggetti – di servizi di raccolta di queste tipologie di rifiuti specificamente rivolte a questa categoria di utenza;

– promozione di un’indagine su tutte le forniture utilizzate dagli uffici e dai servizi comunali e, eventualmente anche da altre amministrazioni pubbliche o private che ne facciano richiesta, per studiare le possibilità di una loro sostituzione con prodotti che generino meno rifiuti, o rifiuti più facilmente gestibili a livello di RD e di recupero;
– promozione di “ecocentri” per la raccolta, il recupero e l’eventuale re-immissione su mercati paralleli dell’usato, di una vasta tipologia di rifiuti ingombranti, o di loro componenti ancora utilizzabili;
– promozione di servizi di assistenza a feste e manifestazioni pubbliche che mettano a disposizione stoviglie pluriuso evitando – contestualmente ad una sua penalizzazione in sede di tariffazione del servizio di nettezza urbana – il ricorso a stoviglie usa e getta,
– promozione e incentivazione del compostaggio domestico;
– campagne di educazione ambientale indirizzate alle scuole, alle associazioni professionali e volontarie, agli operatori della comunicazione, volte a diffondere una maggiore conoscenza delle origini, della destinazione finale, degli impatti ambientali e delle possibilità di recupero degli articoli di maggiore uso corrente; in modo da rendere i cittadini-utenti più responsabili nei confronti delle proprie scelte di acquisto. In questa direzione andrà valorizzata al massimo le opportunità offerte dalla RD come occasione per riflettere sui propri consumi e sui vantaggi e i costi, economici e ambientali, di ogni singolo acquisto.
Azioni indirette
Sono le azioni che non rientrano nelle competenze attuali degli enti locali, ma rispetto alle quali questi possono e devono assumere un ruolo attivo, di individuazione, di elaborazione, di proposta e di pressione sui centri decisionali competenti, per promuovere una riconversione del sistema produttivo in direzione di una maggiore sostenibilità:
– organizzare la RD in forma sufficientemente diversificata – non solo per frazione conferita, ma anche per tipologia di utente – da mettere in grado gli enti locali  di raccogliere e sintetizzare, attraverso una consultazione con le categorie interessate – tutte le indicazioni, relative a possibili modifiche dei prodotti, degli imballaggi o delle loro modalità di distribuzione atte a ridurre le quantità di rifiuti prodotti, o a renderne più facile l’identificazione merceologica, la raccolta, il trattamento e il recupero. Questa attività dovrà diventare oggetto di una consultazione periodica con gli operatori interessati e, attraverso di essa, andranno raccolte e validate indicazioni operative da presentare agli organismi interessati: il CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), l’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani), i Ministeri dell’Ambiente e dell’Industria, le Associazioni di settore, gli Istituti di ricerca, ecc.
– promuovere campagne di comunicazione per dissuadere sia gli operatori commerciali che la generalità dei cittadini dall’uso di prodotti che creano particolari problemi alla gestione dei rifiuti e che possono essere sostituiti da beni di utilità equivalente, ma meno problematici dal punto di vista ambientale.

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
La raccolta differenziata nei Comuni della nostra Provincia è ferma al palo.
I dati forniti dalla Provincia indicano una situazione abbastanza desolante per quanto riguarda la raccolta differenziata.
La Provincia di Forlì-Cesena è collocata all’ultimo posto in Regione per quanto riguarda le percentuali di R.D.
Siamo passati dal 10,8% nel 1997 al 22,6% nel 1999, mentre negli ultimi cinque anni è stata registrata una situazione di stabilità e di leggero calo.
Si ritiene pienamente raggiungibile l’obiettivo del 35 % in peso della R.D. dei R.S.U. entro il 2006 e realistico proporre l’obiettivo del 50 % entro il 2008, 70% entro il 2009, a patto di non realizzare la nuova linea di incenerimento di rifiuti da 120.000 t/anno.
Gli strumenti principali da attivare a questo fine devono essere:
– una azione generale e sistematica di informazione dei cittadini e degli utenti sull’andamento della R.D. – da svilupparsi sia con campagne promozionali di pubblicità-progresso che attraverso un intenso colloquio con i media – tesa a rendere totalmente trasparente l’operazione; evidenziando pubblicamente i dati relativi ai quantitativi raccolti, alla loro qualità, ai risultati dei trattamenti a cui vengono sottoposti, ai relativi costi, alla destinazione dei materiali, ai benefici occupazionali, agli ostacoli incontrati nella loro vendita o cessione. Ciò nella convinzione che il modo migliore per motivare i cittadini-utenti a collaborare con il nuovo sistema sia quello di renderli partecipi e consapevoli dei costi, dei benefici e degli ostacoli in cui si incorre;
– una modulazione delle tre principali metodiche di raccolta (porta a porta, cassonetti stradali, centri di conferimento) in funzione delle caratteristiche edilizie e urbanistiche degli insediamenti serviti, della composizione socio-professionale dell’utenza, della tipologia dei rifiuti prodotti dalle diverse categorie di operatori economici serviti, in modo da fornire al servizio di raccolta il massimo di “domiciliazione” e di “personalizzazione” possibili, anche grazie all’utilizzo di strumenti informatici di catalogazione dell’utenza e di ottimizzazione dei percorsi di raccolta;
– l’adeguamento a queste esigenze delle attrezzature, della logistica, degli strumenti di governo del servizio e soprattutto della professionalità degli operatori della raccolta, in modo che il passaggio al nuovo sistema di RD nasca da motivazioni condivise dal personale e faciliti la comunicazione – al massimo livello di articolazione possibile – tra utenti e operatori del servizio.
Gli enti locali si devono inoltre impegnare  per favorire o agevolare il reperimento di uno sbocco commerciale o – in mancanza di questo – ambientalmente compatibile, per tutte le frazioni dei rifiuti provenienti dalla RD o dalla selezione e dal trattamento della residua frazione indifferenziata.
In particolare:
– avviando le frazioni secche della RD, a imprese di stoccaggio, di selezione o impegnate nel riutilizzo diretto dei materiali raccolti. Lo sbocco per questi materiali e la remunerazione del costo aggiuntivo comportato dalla loro raccolta in forma differenziata dovrebbero essere garantiti dal CONAI, nell’ambito degli accordi di programma tra questo organismo, l’ANCI e i Ministeri dell’Ambiente e dell’Industria.
– avviando la frazione organica e quella verde provenienti dalla R.D. a compostaggio, per la produzione di compost verde (di qualità certificata)
– promuovendo il conferimento, la selezione e il trattamento dei rifiuti ingombranti secondo modalità che ne garantiscano il massimo recupero secondo una sequenza che preveda: valutazione dello stato del bene; restauro, riparazione e re-immissione del bene recuperabile sul mercato dell’usato; smontaggio e messa in sicurezza del bene non recuperabile; recupero e commercializzazione di componenti; selezione e compattazione dei materiali omogenei da avviare al riciclaggio.
Si propone inoltre di promuovere una nuova occupazione: è una ricaduta e un beneficio importantissimo, anche se non ne costituisce l’obiettivo prioritario, dato che le finalità fondamentale delle nostre proposte sono la tutela ambientale, la riduzione degli scarti, fino al limite di un’economia a emissione zero, nel lungo periodo.
Tuttavia è evidente che una gestione articolata e accurata dei diversi flussi di materiali ricavabili dai rifiuti costituisce una fonte di nuova occupazione e di eventuale nuova imprenditorialità, in larga parte a costo zero, soprattutto sul lungo periodo: vale a dire finanziabile con i risparmi realizzati abbandonando un sistema di smaltimento improntato allo spreco (inceneritori e discariche), ambientalmente dannoso e, alla lunga, anche molto costoso. Le nuove opportunità occupazionali possono intervenire:
– nella fase della raccolta, soprattutto nella raccolta porta-a-porta e nella gestione degli eco-centri:
– nella selezione, nel restauro e nella commercializzazione di beni durevoli ancora utilizzabili, sottratti al flusso dei rifiuti;
– nelle fasi dello stoccaggio, della selezione e del trattamento delle frazioni tradizionali (o secche) dei RSU (vetro, carta, plastica, legno, metalli), che richiederanno un sicuro aumento di capacità, ma, verosimilmente, anche soluzioni più sofisticate di selezione e commercializzazione;
– nella fase dello smontaggio, della messa in sicurezza e del recupero di componenti dei beni durevoli (a partire dagli autoveicoli e dagli elettrodomestici);
– nelle attività di ricerca&sviluppo, sia tecnica che economica, di nuovi processi, nuovi prodotti e nuovi mercati per i materiali riciclati;
– nelle attività di comunicazione, educazione e informazione, che sono una componente essenziale di tutto un nuovo modello di gestione dei rifiuti;
– nel supporto al governo complessivo del ciclo, che è una vera e propria attività di pianificazione e che richiede l’attivazione di numerose professionalità qualificate.

Cesena, 3 febbraio 2006

Davide Fabbri
Consigliere comunale dei Verdi di Cesena (FC)
Componente Esecutivo Provinciale dei Verdi di Forlì-Cesena
Tel 0547.600294 – 333.1296915
e-mail: davide.fa@virgilio.it

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