Gli incentivi alle rinnovabili finiscono nel Maxi Emendamento

Nel Maxi-Emendamento alla finanziaria è stato inserito anche l’emendamento sui Cip6 e sugli incentivi pubblici alle fonti rinnovabili, di cui ho scritto più volte nelle scorse settimane:

L’ANSA ne ha appena pubblicato un articolo, evitando accuratamente di citare di Verdi (la redattrice dell’Emendamento originale è stata la Verde Loredana De Petris).
Ferrante, senatore dell’Ulivo, parla di vittoria, ma a causa delle resistenze di parte della maggioranza non è stato possibile inserire la quota del 10% di fonti rinnovabili vere per gli impianti già autorizzati ma non ancora costruiti. Questa parte è stata rimandata ad un accordo tra il ministero delle Attività Produttive ed il Ministero dell’Ambiente.

Nonostante questo sembra si ponga fine agli incentivi pubblici (ad inceneritori di rifiuti e residui petroliferi) e ci si riallinei con la normativa europea.

Aggiornamento Questo è uno stralcio del maxi-emendamento che include anche il riferimento alle rinnovabili:
Stralcio Maxi-Emendamento finanziaria 2006

3 risposte a “Gli incentivi alle rinnovabili finiscono nel Maxi Emendamento”

  1. Lo sapevo, HERA ci spunta le zampine, così come i Moratti!
    Quindi l’odissea dei certificati verdi per l’inceneritore di Forlì finisce “aquì”.
    Tanto che ce ne frega, produrrà calore da destinare al teleriscaldamento, ammoniaca a quintali per ingiallire tutta la pianura della provincia, diossine ed altri veleni a iosa…….Cosa vuoi che sia!

  2. Intanto è una bella vittoria: domani non ci saranno più incentivi agli inceneritori.

    Sui progetti esistenti purtroppo è stato esclusa dal maxi emendamento la quota del 10%, che comunque non avrebbe fermato gli incentivi già dati ed i contratti già stipulati con i produttori di energia.

    Però bisogna leggere bene il testo che ho pubblicato. Se non ho capito male il Ministero delle Attività produttive ha questi due compiti:
    – assegnare in DEROGA alla legge finanziamenti ad impianti già autorizzati ma non ancora in esercizio
    – ridefinire gli incentivi agli impianti già realizzati ed in esercizio
    tenendo conto dei diritti pregressi e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico, allo scopo di ridurre gli oneri che gravano sui i prezzi dell’energia elettrica e eliminare vantaggi economici che non risultino specificamente motivati e coerenti con le direttive europee in materia di energia elettrica.

    Intanto quello che prima era una norma ora diventa vietato, e nel passaggio possono scappare deroghe ad impianti già autorizzati e non in esercizio. Questo significa però che dall’approvazione della finanziaria non verranno presentati più impianti di questo tipo, e non mi pare una cosa di poco conto.

    Dall’altro è probabile che per ridurre il prezzo delle bollette si riducano gradualmente anche questi diritti già acquisiti. E’ chiaro che qui ci sono molte cose in gioco, dai ricorsi alle pressioni delle lobbies.

    Condivido chiaramente la tua analisi negativa sull’impianto di Hera, ma se questo passasse avremmo almeno la certezza di non dover combattere a livello nazionale con centinaia di nuovi impianti presentati ogni anno…

  3. Pare che qualcuno, “furbescamente”, abbia modificato la parola realizzati con autorizzati.

    Questo significa che nel passaggio prima venivano esclusi gli impianti già realizzati, mentre il testo portato al parlamento parla di autorizzati.

    http://www.iltempo.it/approfondimenti/index.aspx?id=1095208

    Ma è giallo su una parola
    «IL TESTO del maxiemendamento sui Cip 6 presenta un errore grave. Vogliamo credere che si tratti di un errore materiale». È quanto afferma la senatrice dei Verdi Loredana De Petris, auspicando dunque che il governo corregga il testo. La misura prevede infatti che i contributi Cip6 vadano soltanto ai produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili. Restano salvi dall’esclusione i contributi concessi ai soli impianti già «autorizzati» prima dell’entrata in vigore della Finanziaria, cioè del primo gennaio prossimo. «Si scambia – dice De Petris – la parola autorizzati con realizzati: fra i due esistono diverse centinaia di casi». Eppure, conclude la senatrice, su questo punto «c’era stato un accordo». Il testo non è poi modificabile visto che ci sarà la fiducia sia al Senato che alla Camera.

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