Lettera alla Stampa sulla pista nera della Campigna

Caro direttore,
scrivo a nome dei Verdi di Forlì-Cesena per segnalare il nostro dissenso sul progetto di “sistemazione” di una pista definita nera con denaro pubblico, per la quale dovrebbero essere abbattuti alberi, realizzati ingenti movimenti di terra all’interno di un Parco Nazionale, in una zona di protezione speciale.
Sul periodico dei DS di Cesena di questo mese è stato pubblicato un articolo intitolato “I cannoni del Fumaiolo contro la corina”, che condividiamo totalmente. Non capiamo, però, perché queste considerazioni valgano solo per il Fumaiolo e non vengano estese, come sarebbe logico, anche al Falterona, dove spira la stessa corina capace di sciogliere in poche ore una neve che fra l’altro non si sa se arriverà.
In una interrogazione in Regione abbiamo manifestato tutti i nostri dubbi riguardanti l’intervento su un’area protetta da ben 5 livelli diversi di tutela naturalistica, oltre che chiedere spiegazioni sul metodo adottato per la Valutazione di Impatto Ambientale.
L’11 Dicembre il Corpo Forestale dello Stato, ha espresso parere negativo sul progetto, oltre a quello contrario della soprintendenza per i Beni architettonici e per il paesaggio di Ravenna.
Queste importanti valutazioni, però, non sono state acquisite in sede di Valutazione d’Impatto Ambientale.
Non è quindi, come si vuol far credere, un problema sollevato solo dal WWF, dai Verdi e da pochi estremisti dell’ambientalismo, ma una questione di estrema importanza che coinvolge tutti i cittadini e l’idea di uno sfruttamento del territorio che non si arresta nemmeno di fronte alle ultime perle naturalistiche rimaste intatte.
Gli estremisti sono coloro che adottano la stessa soluzione in ogni luogo ed in ogni occasione, senza pensare alle conseguenze a medio-lungo termine.
L’uso che facciamo delle parole cambia la coscienza collettiva, e mascherando sotto semplici “sistemazioni”, “moderate modifiche”, ed “adeguamenti” si cerca portare avanti interventi che di semplice e moderato hanno rimasto solo il nome.

23 risposte a “Lettera alla Stampa sulla pista nera della Campigna”

  1. Di questo me ne ha parlato anche un comune amico di S.Sofia e onestamente mi lasciano esterefatti alcuni passaggi tipo il non acquisire sulla VIA alcuni pareri per me determinanti solo perchè … purtroppo contrari alla volontà di chi è un pò troppo interessato alla cosa.

    Ora cercherò di raccogliere bene le idee…

    Saluti radiosi

  2. Sì: il WWF di Forlì sta lavorando per questo. Questa l’email che ho ricevuto:

    Negli ultimi giorni nel Forlivese è in atto una dura polemica tra le associazioni ambientaliste e l’amministrazione locale di S.Sofia (FC).
    Allego di seguito i dettagli.
    Chiunque volesse dare la propria adesione telematicamente, potrà farlo contattando il WWWF di Forlì: forli@wwf.it

    LA PISTA “NERA”

    Un progetto dannoso, non solo per l’ambiente

    FIRMA L’APPELLO PER DIFENDERE

    LA RISERVA NATURALE BIOGENETICA DI CAMPIGNA

    Il Corpo Forestale ha già bocciato il progetto

    Come è noto, l’amministrazione comunale di S.Sofia si sta battendo per la risistemazione della “pista nera”, situata su una pendice del Monte Falco; lo scopo è quello di rendere più lievi le pendenze, per consentire l’utilizzo delle piste ad un maggior numero di persone, in particolare anche agli appassionati dello “Snowboard”.

    Per far ciò si dovranno eseguire lavori molto impattanti, quali lo sbancamento della porzione di montagna con utilizzo di esplosivi e la successiva ri-profilatura del pendio con escavatori e altri mezzi pesanti. In definitiva, uno degli angoli più incontaminati del Parco
    Nazionale sarà deturpato per fare ulteriore spazio agli utenti degli sport invernali.

    Su tale progetto il Corpo Forestale dello Stato ha già espresso il proprio parere negativo, evidenziando in particolare la sua incompatibilità con il Diploma Europeo, rinnovato alle Riserve Naturali Biogenetiche di Campigna in data 15/06/05.

    Inoltre, il Corpo Forestale ha rilevato che l’intervento in esame produrrà una pressione turistica aggiuntiva insostenibile per le specie faunistiche tutelate (in primis il Lupo).

    Si sottolinea infine come l’area in questione sia tutelata da ben 5 vincoli: Parco Nazionale (Stato Italiano), Riserva Naturale Biogenetica (Stato Italiano), Sito di Importanza Comunitaria – SIC – e Zona di Protezione Speciale per gli uccelli – ZPS – (Unione Europea), vincolo della Soprintendenza ai Beni Ambientali (Stato Italiano), vincolo Paesistico (Regione Emilia Romagna); si precisa
    che la Soprintendenza si è anch’essa espressa negativamente, per l’eccessivo impatto ambientale-paesaggistico.

    A pagare per un progetto inutile e dannoso saranno tutti i cittadini

    Il progetto della pista nera, inutile in quanto il territorio in esame non è minimamente vocato allo sci, viene portato avanti in un momento di ristrettezze economiche.

    A pagare il costo preventivo di circa un miliardo delle vecchie lire (475000 Euro) sarà la collettività, mentre il beneficiario diretto è la sola ditta privata che gestisce gli impianti, la quale tra l’altro non è forse nemmeno titolata a ciò, visto che il CFS (proprietario dei terreni) assegna la gestione dell’impianto, senza
    possibilità di sub-concessione, al solo Comune di S.Sofia.

    Va sottolineato, come spunto di riflessione, che fino a questo momento nessuna opera, anche molto più costosa di questa, realizzata nella nostra zona e che avrebbe dovuto “valorizzare” il territorio, ha mai in realtà avvantaggiato l’economia locale, come spesso si è creduto (si veda il caso della diga di Ridracoli).

    In un periodo in cui le precipitazioni (e soprattutto le nevicate) scarseggiano e il livello dell’acqua della diga raggiunge i minimi storici, viene quindi spontaneo giungere alla conclusione che un simile progetto è l’ultima cosa di cui il nostro territorio ha bisogno.

    I proponenti hanno cercato di raggirare il parere negativo del Corpo Forestale

    Gli Enti locali hanno cercato di estromettere il Corpo Forestale dalla Conferenza di Servizi (l’organo tecnico-istituzionale incaricato per la valutazione del progetto) con un cavilloso e immotivato pretesto, secondo il quale il CFS, essendo direttamente interessato ed “avvantaggiato” (!?!) dall’intervento, non poteva partecipare alla fase conclusiva, e decisiva, dei lavori. Il vantaggio consisterebbe, secondo i proponenti, nel trovarsi sul proprio terreno un nuovo manufatto. Non si capisce però come mai il CFS dovrebbe esprimere parere negativo verso un progetto che lo “avvantaggia”. Il dato reale è, al contrario, il danno ambientale!

    Si dimentica inoltre che il Corpo Forestale dello Stato è Demanio, cioè Stato, cioè il cittadino. Escludendo il CFS dalla fase decisionale si escluderebbe quindi la comunità nazionale da una scelta che la coinvolge direttamente.

    Inoltre i proponenti, allo scopo di “superare” il parere negativo del CFS, hanno chiesto tempo per elaborare una Valutazione di Incidenza Ecologica “ad hoc”, “più completa” di quella già presentata, in modo da ottenere, con un atto puramente burocratico, l’approvazione del progetto nella Conferenza di Servizi conclusiva
    prevista in data 15/12/06.

    Va sottolineato che una Valutazione di Incidenza credibile non può essere elaborata, sulla carta, in pochissimi giorni, ma richiede indagini ben più consistenti.

    Indagini che sarebbero state da svolgere negli anni precedenti, ma non sono mai state effettuate, evidentemente perché non è possibile dimostrare la sostenibilità dell’intervento. Va ribadito comunque
    che la Valutazione d’Incidenza non può sostituire, la valutazione più generale di compatibilità dell’opera con le norme più specifiche dei Parchi Nazionali (DM 14/12/90).

    Per questa serie di ragioni chiedo, a tutti coloro che intendono opporsi a quest’inutile e dannoso progetto, di sottoscrivere questo appello in difesa del territorio del Parco Nazionale e di impegnarsi a ricevere e fornire una corretta e capillare informazione verso i propri familiari, amici e conoscenti. In tal modo potremo accrescere il livello di consapevolezza nella nostra comunità e contrastare concretamente il degrado ambientale.

    L’impegno ci gratifica, l’indifferenza ci rende complici!

  3. Mi dicevano che c’è la possibilità di sottoscrivere una petizione, tu ne sai qualcosa? potresti eventualmente fami sapere perchè mi hanno detto che i tempi sono brevissimi…

    Saluti radiosi

  4. Ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione, ma dire che tagliare alberi e spostare terra aiuta la tutela del territorio del parco naturale è assurdo.

    Perché, allora, non si fa in tutti i parchi nazionali? Visto che da soli non si mantengono, che senza l’aiuto dell’uomo le foreste sono relegate al disastro, meglio fare una pista da sci in tutte le montagne dedicate a parchi nazionali!

    Le piste da sci dove non c’è neve aiutano l’ambiente?
    Il fatto che suo nonno abbia lavorato nella foresta (mi piacerebbe sapere cosa faceva, la prego di scrivere anche questo) non le dà il diritto di sentirla di sua proprietà.
    La foresta, il parco, sono proprietà di tutti e tutti devono deciderne cosa farne.

    Non la metto sul banco degli imputati, se lei non ha nessun interesse nel progetto è giusto che dica la sua come è giusto che io esprima la mia. Però mi permetta di dirle che pare assai strano sostenere quello che lei afferma, con il parere negativo del Corpo Forestale dello Stato, certamente un organo più competente di noi.

    Perché ignorare tutti i pareri contrari, se si è sicuri di aver ragione? Non sarebbe meglio un confronto serio, con l’acquisizione di tutti i documenti e di tutti i pareri, e decidere con coscienza e competenza?

    Anche il metodo è importante per capire il contenuto di una proposta, e questa non mi convince per nulla.

    Lei dica ciò che vuole ricordando però che scrive in casa mia perché ho lasciato una bacheca aperta e quindi dovrebbe utilizzare un tono meno volgare nell’esprimere le sue opinioni: se la ragione sta dalla sua parte, potrà esprimere la sua idea con ancora più forza senza insulti.

  5. La foresta di Campigna fino a qualche decennio fa non era solo una disabitata, trasandata e desolata terra di nessuno, ma vi era una florida e coesa comunità, con le sue tradizioni e la sua cultura che formava un insieme unico e simbiontico con la natura in cui era immersa.

    Centinaia di persone lavoravano dentro quella foresta, garantendo il mantenimento di quel naturale equilibrio che in una foresta in gran parte a bosco ceduo necessita dell’intervento (armonioso e competente) dell’uomo.
    Mio nonno era uno di quelli che lavoravano in quella foresta, uno di quelli che assieme ai suoi altri abitanti ha contribuito a conservare un patrimonio naturale così prezioso e consegnarlo nelle nostre mani, afinché lei si possa vantare di una conquista e di una salvaguardia che non è certamente sua, ma appartiene alle stesse persone che con un processo sommario ha gettato sul banco degli imputati.
    Oggi la foresta è buia, vecchia, al primo accenno di galaverna gli alberi cadono e poi arrivano le frane, (io questo lo so perché a Campigna ci vivo); il sottobosco non ha luce, è debole, sta scomparendo e sarà sempre peggio.

    Ma lo sa cos’é la cosa peggiore?

    Che dopo queste amare constatazioni che sono costretto a fare ogni volta che mi muovo attorno a casa mia devo anche sentire le cazzate di chi si appiglia al taglio di quattro alberi (in una delle più grandi foreste di europa) per impedire piccoli lavori di ammmodernamento e messa in sicurezza di un patrimonio della nostre montagne.
    Le piste di Campigna hanno iniziato agli sport invernali generazioni di romagnoli e di toscani, sono lo svago perfetto per una giornata di relax per chi non può permettersi la settimana bianca.

    LE PISTE DI CAMPIGNA SONO UN’OCCASIONE PER TUTTI DI ENTRARE IN CONTATTO CON LA NATURA, CAPIRE QUANTO ESSA PUO DARE ED IMPARARE AD AMARLA.

    E’ così che si crea una popolazione veramente attaccata alla natura e che sviluppi responsabilità verso essa e senso civico:
    FACENDOGLIELA CONOSCERE, NON CHIUDENDOLA.

    Sono stanco dei vostri giochi di potere, e soprattutto sono stanco del fatto che per vi nascondiate dietro lo scudo della tutela ambientale e della lotta al “delirio capitalista”, raccogliendo così i consensi di chi invonsapevole non conosce la realtà delle nostre amate montagne.

    Non la conosce perchè voi le state uccidendo.

    I veri ambientalisti non siete voi!
    Chi vive cresce i propri figli vive e lavora in queste montagne ha più interesse di tutti alla loro salvaguardia.
    Gli stessi operatori turistici su cui tanto avete raccontato menzogne, traggono il loro sostentamento dal fatto che la foresta di Campigna ed il suo ecosistema sia salvaguardata e protetta, perché se Campigna divenisse una giungla di asfalto e acciaio nessun turista vi metterebbe più piede.

    Io e la mia famiglia non abbiamo nessun interesse economico a Campigna, non rappresento nessuno se non il fatto di essere il residente più giovane della comunità (ho 23 anni), ma mi consaenta di dirle che l’Ignoranza, la Retorica da quattro soldi e l’Arroganza di Voi “Ambientalisti della domenica” MI FA VOMITARE!

  6. Io onestamente resto basito.
    penso che suo nonno e le altre centinaia di persone di cui lei parla, caro Davide, abbiano tratto la loro sopravvivenza a suo tempo nel massimo rispetto della montagna.
    Io questi sbancamenti non ho capito di quale entità siano, non ho capito esattamente quante piante intendano tagliare … Lei lo sà???
    Soprattutto è così sicuro che questi interventi siano in grado di ridar aria alla montagna che lei reputa asfittica, alle frane che si sviluppano ed alle piante che cadono.
    Se è vero come lei dice che in tanti hanno imparato a sciare fino ad ora … cosa c’è che non và più bene?

    Io abito a Meldola e qualche piccolo problema con il fiume che fa franare alcuni argini ce l’ho in prima persona. Ho imparato da mio padre come gestire gli argini e quali piante è meglio tagliare e dove è meglio ripiantarle per permettere un corretto deflusso delle acque di piena e limitare gli smottamenti e cerco di attirlo puntualmente ogni 8-10 anni visitando sempre l’argine per capire se c’è qualcosa dafare con urgenza. Non ho sicuramente la sua esperienza in merito alla montagna ma mi permetta di consigliarle di non lasciar perdere gli insegnamenti dei nostri avi per la cura del nostro territorio e delegare completamente ai cosidetti “esperti” le decisioni sul suo territorio. Soprattutto quando questi esperti possono avere interessi privati e personali in merito alle decisioni che vogliono far pssare in ogni modo come giustamente suggerisce Alessandro.
    Infine un appunto, è così sicuro che la vita migliorerebbe esageratamente se la pista divenisse a 4 corsie e venissero flotte esagerate di turisti a “provarle” ogni giorno?

    Infine mi permetto di segnalarle che le volte che sono venuto io a Campigna non sono mai andato sulla pista da sci, o meglio, ci sono andato solo una volta in un tratto con lo slittino. Mi sono fatto però delle bellissime passeggiate; pur venendo poco però ricordo che in queste passeggiate ho incontrato parecchie persone … forse erano tutti ambientalisti della domenica. Tra l’altro ho acquistato il miglior formaggio della mia vita :-)

    Penso che sia utile a tutti smettere di polemizzare e, costruttivamente e con cognizione di causa, provare a vedere i sistemi migliori e meno invasivi per riuscire ad ottenere i leggendari due piccioni con una fava.
    Con il massimo rispetto soprattutto per chi non la pensa come me, saluto radiosamente.

  7. Non saranno certo i lavori di ammodernamento della pista a risolvere i problemi che affliggono le nostre montagne ed il loro declino che appare come inesorabile.
    E’ però l’unico piccolo passo che per ora sembra a portata di mano, per dimostrare che la politica non è qualche cosa di definitivamente separato dalla realtà comune delle persone che si vedono “piombare dal cielo” sentenze, giudizi e decisioni che sentono come estranee e prepotenti.

    Ho partecipato qualche anno fa ad un’incontro fra wwf ed amministrazione locale dove chi parlava a nome del wwf (non ricordo il nome) disse che lo sci a Campigna non era interesse di nessuno se non dei gestori e che pertanto le piste andavano chiuse.

    Questo è francamente FALSO.
    Sono tantissimi gli appassionati di sci (ma soprattutto delle nostre montagne) che affollano la piste durante l’inverno, tantissimi coloro che a Campigna hanno mosso i primi passi sugli sci iniziando ad apprezzare uno sport che prima di tutto è contatto con la natura.
    Ricordo infatti che Campigna è la sede DELL’UNICA SCUOLA ITALIANA SCI RICONOSCIUTA DELLA ROMAGNA.
    Certo: il bacino di utenti non è quello delle enormi stazioni alpine, ed è per questo che non si parla di gabinovie, piste chilometriche e residence multipiano, ma di uno ski-lift con due piste da 700 metri l’una, un campo scuola per i principianti e una anello per lo sci di fondo.

    Quando il parco è nato, le stazioni sciistiche al suo interno ERANO DUE.
    Ma gli amministratori del luogo e gli operatori turistici dimostrando un buon senso ed una coscienza che alle forze ambientaliste sembra estranea, hanno optato per lo smantellamento della più grande di esse (La Burraia tre piste e due ski-lift) cosa che avrebbe permesso la restituzione completa alla natura della magnifica zona del crinale tosco-romagnolo denominata “i prati della burraia”. (smantellamento mai effettuato ma a quanto pare questo non interessa a nessuno, probabilmente perché ci si può pavoneggiare ai congressi nazionali solo sventolando vessili di guerra vinte col sangue e non opere intelligenti fatte con l’accordo di tutti).

    In cambio gli appassionati dello sci si sarebbero accontentati del mantenimento di una delle due stazioni, ovviamente portando a termine quelle piccole opere di ammodernamento e messa in sicurezza da anni promesse e mai realizzate.
    Opere piccole ma necessarie, per permettere a chi decide di praticare questo sport (in sostituzione degli altri per cui spesso le strutture, gli scempi, e gli sprechi sono sovrabbondanti) di farlo in tutta sicurezza.

    Come ho già fatto notare, nessuno dei coinvolti in questa vicenda desidera mettere in pericolo il nostro patrimonio naturalistico.
    Infatti i tanto mistificati scempi, non sono altro che il taglio di un centinaio di arbusti di faggio in parte spezzati dalla galaverna e orribilmente accavallati fra loro per il troppo sviluppo e la mancanza di cura che è invece richiesta ad un bosco ceduo.

    La mia opinione è che di alberi (indipendentemente dalle piste) ne andrebero tagliati più di un centinaio, nella speranza di salvare il sottobosco e la flora che cresce nei prati sempre più rari nelle nostre foreste, che si vedono “aggrediti” dal bosco.

    Per quanto riguarda poi i terribili lavori di sbancamento, si tratta della semplice eliminazione di una pericolosa contropendenza che rende inaccessibile la pista a gran parte degli utenti, con frequenti incidenti.
    La contropendenza è una strettoia lunga qualche decina di metri, e visto che i lavori seguirebbero i principi dell’Ingegneria Ambientale il risultato a lavori ultimati non può essere che migliore di ciò che c’è ora con la contropendenza erosa dal declivio dell’acqua.

    Non sono uno sciocco, so che chi spera di avere una carriera politica ergendosi a paladino dell’ambiente non cedera mai a nessun intervento che implichi il taglio anche di un solo albero malato.
    Sarete sempre contro, sempre alla caccia di una nuova crociata, di un nuovo mulino a vento da abbattere.
    Ma questa volta sbagliate. State lottando contro amanti della montagna ragionevoli e ponderati con l’unico difetto di portare pochi voti ai partiti.

    Caro Alessandro (mi permetto di darti del tu visto che sei più giovane di quel che pensavo e abbiamo anche studiato nello stesso liceo) perché non cerchi di porre fine a questo cliché e dimostri che anche gli ambientalisti sanno ascoltare e qualche volta dire di sì.
    Che amano la natura e tutti i suoi animali COMPRESO L’UOMO!
    Restituire alla natura i prati della burraia e modernizzare nel rispetto della natura un patrimonio storico della romagna, fonte di contatto con la natura per i Romagnoli da generazioni…

    Due piccioni con una fava…

  8. Caro Davide, a parte il tuo atteggiamento poco educato te credi davvero che una pista da sci sia un modo buono per entrare in contatto con la natura, il capire quanto essa può dare? la mia opinione è completamente diversa, ho un modo diverso di amare apprezzare e rispettare la natura. Una pista da sci per me è un disastro ecologico notevole, e lo dicono in tanti, ma se sei sicuro delle tue idee puoi portare degli esempi diversi. Indipendentemente che sia Campigna o qualsiasi altra località, una volta fatta ci si ferma? Se dici che le piste sono un occasione per tutti di amare la natura allora si dovrà costruire ancora, si metteranno su altre strutture, parcheggi, alberghi, e quant’altro, (e non gratis) questo vuol dire sviluppare le responsabilità verso la natura? Secondo me vuol dire capire NON quanto essa può dare, bensì quanto riuscirà a sopportare il nostro egoismo che porterà alla distruzione di habitat e microhabitat costringendo gli animali a rifugiarsi altrove, proprio loro che se fossero in grado di usare un fucile ce la farebbero pagare cara, anche loro hanno diritto di popolare la montagna, ma a chi importa?… E poi non dimentichiamoci anche di quello che si andrà a respirare con l’aumento del traffico veicolare e non solo, questo è proteggere la natura? Il riscaldamento globale ci minaccia sempre di più (e tutti noi ne siamo la causa), se la neve non arriva…? Si spara…con le sorgenti che sono già in evidente stato di sofferenza, tanto a chi importa…? A quelli che apprezzano la natura sciando? Non credo pensino alle conseguenze.
    Io invece ci penso a rispettare la natura, per suo bene, il mio e per coloro che verranno dopo! Anche se il futuro mi appare tutt’altro che roseo

    Saluti

  9. Stella… sono sconvolto.

    Alberghi parcheggi basi spaziali?????
    cosa stai dicendo?

    Non si può costruire nel parco!
    E nessuno lo chiede.

    Si chiede solo di mantenere ciò che esiste da prima che esso nascesse.

    Non mi risulta che in altri parchi italiani nati dopo la creazione di stazioni di sci esse siano state chiuse.
    Al limite si è chiesto di gestirle nel rispetto dell’ambiente.

    A Campigna ti ricordo invece che la stazione della Burraia è stata chiusa, anche se i suoi impianti dismessi sono ancora lì, e nessuno si lamenta.

    Rispondendo al fatto che tu godi della natura in un altro modo, non posso che congratularmi con te.
    Ma esistono ugualmente altre persone (soprattutto giovani) completamente disinteressate alla natura (hai mai visto una discoteca o una sala giochi) e un’approccio ad essa divertente e salutare come lo sci può fornire a molti un primo a approccio.

  10. Caro Davide, i tuoi messaggi erano stati messi come spam da un sistema automatico. non censuro mai nessuno, figuriamoci se inizio da te.

    Questo è avvenuto probabilmente perché hai scritto troppi messaggi in un tempo breve. Questo sistema è necessario per evitare che ogni settimana vengano inseriti centinaia di messaggi su viagra e casinò online, che certamente non posso moderare a mano (in un mese sono migliaia).

    Però noto che sei offensivo, oltre che diffidente, sarebbe corretto che tu mi chiedessi scusa per avermi accusato prima di avermi scritto del problema.

    Questo non gioca a tuo favore, mi dispiace dover discutere con persone come te, che si permettono di offendere, criticare sommariamente fare considerazioni superficiali su chi che non conoscono nemmeno.

    Dovresti solo ringraziarmi per l’opportunità che ti offro di scrivere quello che ti pare (trova altri politici che fanno altrettanto e segnalameli), non abusare della pazienza mia e di chi ci legge.

    Le posizioni possono essere anche completamente differenti, ma il dibattito deve rimanere su certe regole di buona educazione e rispetto reciproco. Altrimenti per me il discorso, con te, è chiuso.

  11. Faccio presente che i miei commenti sono automaticamente eliminati o rifiutati.

    Questo sarebbe un forum?

    A me ricorda più una certa censura di un certo ventennio…

  12. piccola voce fuori dal torrente di parole che molto mi hanno toccato: non sono un’abitante di Campigna nè un’ambientalista nè possiedo competenze tecniche specifiche in merito al progetto di ammodernamento della pista.
    ma conosco molto bene alcune delle persone che dentro a quel parco vivono, lavorano duramente e si battono perchè rimanga quel che ai loro occhi è il paradiso che hanno conosciuto e imparato a riconoscere forse prima di riconoscere la propria madre. sono i FIGLI di quella natura tanto chiamata in causa, tanto SNATURATA da certuni che quegli alberi che gli amici miei conoscono meglio delle loro case, anzi che SONO la loro casa(Chi trarrebbe giovamento dall’annientamento della propria madre, della propria dimora??), non li hanno nemmeno mai visti, e che sventolando la bandiera dei noi-siamo-i-buoni-veri-quelli-che-vogliono-salvare-ciò-che-è-rimasto-di-bello-e-incontaminato-al-mondo-dal-disastroso-intervento-del-crudele-uomo-senza-scrupoli, si aggrappano al tutto italiano buonpensiero della difesa di una certamente bella entità, la natura in questo caso, senza davvero sapere cosa significhi vivere compenetrati in essa,farne parte,dare e ricevere da lei qualcosa che non sia beneficio economico, proteggendosi e tutelandosi dietro ad un oscurante stendardo dalla bella e politicamente corretta facciata.
    io nemmeno posso capirlo, ma troppe volte sono rimasta sgomenta di fronte all’ostentazione di verità di chi professava amore per qualcosa senza partecipare della concreta e reale conoscenza dell’oggetto d’amore.

    e sento di dover dire qualcosa per quegli animi appassionati, sensibili e colmi di onestà di cui a volte ho i nvidiato l’amore(so di ripetermi ma non c’è termine altrettanto efficace)sano forte e genuino per la propria terra, la cui voce merita di essere tenuta più in conto di qualsiasi altra, che più di chiunque altro sa decidersi(perchè lo conosce) circa il bene di un luogo che non è il LORO burocraticamente(sempre questo purtroppo non irrilevante fattore) ma che SENTONO,che RESPIRANO ogni giorno,anche se ne sono lontani.

    inutili e vani resteranno gli appelli al confronto,. al dialogo, finchè non sarà riconosciuto un diritto superiore a chi AMA queste montagne e la loro erba d’estate e la magia della loro neve d’inverno(e basta fare riferimento a questo di inverno, che esula dalle condizioni di ogni altro anno, lo sappiamo tutti).
    perchè non siamo tutti uguali.e a maggior ragione occorre in questo caso tenerlo presente.

    non ultimo, quale appassionata di sci, quello sport sano che nonn può prescindere dalla vista a perdita d’occhio di alberi, rocce, cielo che aprirebbero il cuore più gelido, sarei pronta a gettarmi ad occhi chiusi nelle mani di persone che tutti coloro che si scagliano contro questo progetto dovrebbero incontrare almeno una volta nella vita.
    glielo auguro.

  13. Credo che le competenze tecniche e il parere negativo del Corpo Forestale in merito alla realizzazione di questo progetto valgano più di qualsiasi parere espresso dai vari simpatizzanti di questo sport o da sedicenti esperti del posto nel campo della salvaguardia ambientale.

    Incompatibilità con i vincoli ambientali, possibilità di instabilità idrogeologica, danni ambientali causati dall’aumento del flusso di turisti anche per l’introduzione dello snowboard,denaro pubblico impiegato per qualcosa che potrebbe fallire nel giro di poco tempo…mi chiedo a cosa serva tutto ciò quando negli ultimi anni le nevicate sono diminuite considerevolmente…e le previsioni degli esperti prevedono ancora cambiamenti climatici negli anni a venire.
    Direi che è ora di farla finita, di ragioni ce ne sono fin troppe per dire no a questo progetto, sarebbe meglio investire il denaro in qualcosa di più utile, specie in periodi di ristrettezze economiche come questo.

  14. Caro Flavio il parere negativo del Corpo Forestale non è certo validante in quanto lo stesso ha cessato da tempo il proprio operato a favore della montagna negando alla stessa l’aiuto che l’uomo le ha sempre dato. Il Corpo Forestale dovrebbe rispondere delle deficienze organizzative relative alla pulizia del sottobosco con l’inevitabile asfissia della foresta che è vecchia, buia e alla prima di galaverna gli alberi cadono creando problemi anche agli animali. Avete chiesto a Davide Gabrielli che lavoro facesse suo nonno, io non lo so, ma posso dichiarare che mio padre per quarant’anni ed anch’io per una stagione, abbiamo lavorato su queste montagne ripulendole dai parassiti, oggi liberi di infestare e distruggere le piante, abbiamo ripulito il sottobosco per far respirare la foresta, è un buon lasciapassare per poter intervenire su questo argomento? Il padre di Alessandro Ronchi che lavoro faceva?
    Le piste da sci esistono da molti anni prima ancora che tutti noi fossimo nati, la questione dell’impatto ambientale è quindi da iscrivere come una sterile polemica, la vera questione si può affrontare sulla messa in sicurezza: è giusto che le piste offerte agli sportivi abbiano caratteristiche idonee alla salvaguardia della loro incolumità? Direi che la riposta sia ovvia!
    Ora riguardo alla polemica sulla spesa di denaro pubblico ritengo che gli operatori economici interessati possano intervenire con una offerta economica, ammortizzabile in breve tempo, in modo da evitare qualsiasi ulteriore polemica.

  15. Per Carla: Mio padre e mio nonno hanno lavorato e lavorano nelle Poste. Da questo devo dedurre che nella mia vita devo solo parlare di Poste? Non è forse vero che tutti sono esperti, quando entrano in un ufficio?

    Delegittimare le posizioni altrui sulla base del lavoro dei genitori, piuttosto che sulle competenze, è a mio parere un tentativo ridicolo di ridurre la discussione.

    Ho un mandato politico che mi è stato dato dai cittadini ed ho il diritto di esprimere la mia opinione in rappresentanza degli elettori che mi hanno dato fiducia. Legittimamente possono farlo tutti i cittadini, organizzati o meno, lo dice la costituzione, a meno che non si voglia tornare indietro persino sulle basi di una qualsiasi democrazia.

    Prima che noi nascessimo esistevano un sacco di cose. Si usavano le sanguisughe per curare la depressione, l’elettroshock contro i disagi psichici, l’amianto per gli isolamenti, il carbone per l’energia.
    Cosa vuol dire? Si cita il progresso solo quando fa comodo? Quando si parla di tutelare qualcosa che esiste da anni, come ad esempio un immenso terreno agricolo che si vuole trasformare in zona industriale, si parla di progresso, quando invece fa più comodo citare il passato, si usa questo argomento. Perché non guardiamo ancora più indietro, fino al momento in cui queste piste non c’erano? Chi decide quale momento storico è stato il migliore, per la montagna? Sarà forse questo, che la vede snaturata e spopolata?

  16. Ciao Carla,
    non mi pronuncio sul problema legato alla manutenzione dei boschi (basta fare delle escursioni per i boschi ed è facile rilevare la presenza di numerosi tronchi morti che nessuno rimuove,ma non conosco le motivazioni di tutto questo)ma preferisco parlare della pista da sci, perchè è questa la causa di tutta la polemica.
    Per quanto riguarda la messa in sicurezza,c’è chi sostiene che per renderla veramente sicura occorrerebbero dei lavori ben più costosi e impattanti di quelli previsti(e quindi incompatibili con il parco), ma a prescindere da questo, io temo che si vada a spendere del denaro per qualcosa che rischia di fallire, o che comporti l’impiego di neve artificiale (con conseguenze negative sull’ambiente).
    Giovedì 11 sono stato alla conferenza a S.Sofia…da come è stato presentato, non sembra un progetto impattante (viene chiusa una parte di pista che verrà riempita di vegetazione mentre verranno tagliati alcuni faggi a fusto sottile dove è prevista la variante).
    Se alla fine non ci sarà una sostanziale differenza tra alberi tagliati e alberi ripiantati altrove, il problema sarà solo la risistemazione della pendenza e le conseguenze che avrà questa pista da sci a causa dell’afflusso di gente, che secondo gli ambientalisti sarebbe incompatibile con i vincoli del parco.
    Sarà davvero sicuro dal punto di vista della stabilità idrogeologica ciò che è stato progettato per modificare la pendenza?
    Siamo sicuri che non useranno mezzi pesanti o esplosivi?
    Mi chiedo questo perchè in Italia non c’è mai un progetto finale che viene realizzato senza imprevisti e rispecchiando al 100% ciò che viene illustrato prima dell’inizio dei lavori.
    Altra cosa: si parla di sole 4000 utenze all’anno, che non possono creare un carico antropico dannoso per il parco, e poi c’è chi sostiene che la pista da sci è necessaria per rivalorizzare il territorio e l’economia locale.
    Trovo che ci siano delle contraddizioni in tutto ciò….come può una pista da sci con 4000 utenti all’anno creare uno slancio all’economia locale? Ciò sarebbe possibile solo con un’ulteriore ampliamento.
    Cosa ci si auspicava prima della realizzazione della diga di Ridracoli?
    Cosa ci ha poi effettivamente guadaganto la popolazione di S.Sofia con la diga?
    Solo del traffico dominicale in più….non mi risulta che le attività commerciali ne abbiano tratto giovamento.
    Se l’economia locale non è stata rinvigorita dalla diga, non sarà certamente una pista da sci a farlo.

  17. Se la diga di Ridracoli non ha garantito maggiore economia per Santa Sofia è un problema relativo!

    Prima perchè ha permesso di limitare, ridurre e molto spesso annullare i prelievi dai pozzi artesiani (pescaggio in falda) delle cittadine rivierasche come Cesenatico e Cervia. Ricordo che la subsidenza è un effetto dannosissimo causato in primis dallo svuotamento delle falde dovute all’eccessivo prelievo di acqua.

    Secondo ha permesso a moltissimi abitanti dei comuni serviti di diminuire gli impianti di depuraizone (meno acido cloridico usato) e di filtraggio (meno sale di salgemma), dovuto alla qualià direi ottima dell’acqua di Ridracoli!

    Certo tutto ha un costo, ma il costo sociale ed ecologico di Ridracoli ha permesso di attenuare altri dissesti ambientali (subsidenza, inquinamento acque), dove quindi il danno è minore dell’utilità sociale.

    Per il caso “pista nera” e messa insicurezza (che mi puzza più di ampliamento e di business), il giovamento al massimo potrebbe essere per i gestori delle piste e del bar/locanda, più qualche albergo della zona limitrofa.

    Se poi mettiamo che gli interventi non avverrebbero su territorio privato ma su territorio pubblico (statale) pergiunta “Riserva Naturale”, il disastro sarebbe sena ombra di dubbio maggiore del guadagno (di pochi).

  18. Che la diga di Ridracoli non ha garantito maggiore economia per S.Sofia sarà anche un problema relativo, ma calzante come esempio per far comprendere come il tanto auspicato slancio economico legato alla pista da sci sia in realtà solo un’illusione.
    Come dice Giutamente Simone,per il caso “pista nera” , il giovamento al massimo potrebbe essere per i gestori e alberghi della zona limitrofa.

  19. Non mi sento troppo titolato a reintervenire perchè discendente di famiglia di contadini di cui ho rimasto solo le scarpe grosse …. comunque ribadisco il mio punto di vista

    Non c’è “messa in sicurezza” che basti per risanare una foresta … ci vogliono delle braccia e tante.
    Sicuramente sarà già stato pensato da chi avanza del cervello fino ma si potrebbe anche pensare ad una forma di “turismo sostenibile” del tipo:
    Venite in campigna per un week end o cittadini desiderosi di avventure, vi daremo una bella ascia, qualche attrezzo ed insieme proveremo a risistemare una foresta.
    In cambio pranzo al sacco e cena conviviale con racconto di avventure montanare attorno ad un fuoco (magari coinvolgendo qualche anziano del posto che la montagna l’ha vissuta tutta la vita e adesso non si sente magari troppo utile…).

    Penso che in tanti sarebbero disposto a reclamizzare l’idea e, forse, qualcuno disposto a cimentarsi ci sarebbe.
    E la montagna???? Ne trarrebbe un gran beneficio, forse più di qualche “messa in sicurezza”.

    Torno a lucidare gli scarponi, sempre e comunque con il massimo rispetto di tutti … saluti radiosi

  20. Penso che i pranzi a sacco siano più dannosi delle cavallette in un campo coltivato. Mentre nel periodo invernale POCHE persone si radunano per una sana sciata su una minima parte del territorio montano. In estate, i boschi, il loro refrigerio, sono la tentazione delle tanto odiate scampagnate che sicuramente deturpano la foresta. E che dire delle signore che raccolgono con grande dovizia manciate di fiori (e non si beccano neppure la contravvenzione!) che sarebbe vietato cogliere? Lo sciatore invece è amante della natura perché in pista nè mangia, né sporca per terra, anzi, cerca di arrivare sulla cima per ammirare i panorami innevati, per gustarsi l’aria frizzantina dell’inverno. Provate a venire a Campigna nel periodo invernale, a prendere lo skilift ed arrivare sulla vetta. Non vedrete mai persone irrispettose dell’ambiente, non vedrete mai persone che bivaccano nel bosco cuocendosi una bistecca…. Oggi, passando dalla burraia, vedendo l’impianto fermo, le erbacce prendere piede, lo chalet abbandonato a se stesso, mi fanno rimpiangere i tempi in cui era aperto, dove come recitano le vecchie guide del Touring Club “tutto lassù è lindo ed il paesaggio alpestre”. L’eco di un tempo ormai passato? Spero proprio di no. Ed allora ben venga il WWF a controllare la montagna. Il parco Nazionale è forte non perché si toglie, ma perchè si salva quello che già esiste (anche le piste che sono nate prima dell’istituzione del parco) senza cementificare, senza realizzare nuove piste (dico nuove !).
    Un saluto a tutti,
    senza polemiche :)

  21. Consiglio a chi afferma che in campigna causa il GW non c’è la neve!!Di guardarsi durante l’inverno la web cam e di farsi un’idea del manto nevoso medio in campigna
    http://www.appenninobianco.it/campigna/webcam_1.shtml
    ad oggi min 1,40 m min, max 2,00 m..
    Pensare che con un altezza molto minore e una posizione geografica nettamente più svantaggiata in carpegna sciano quasi tutto l’inverno, e se si fa un confronto tra i manti nevosi si può indubbiamente capire quanto la campigna sia una zona con un’innevamento naturale ottimo!
    per coerenza e obbiettività visitate anche il sito della carpegna
    http://www.eremomontecarpegna.it/ ad oggi min 40 cm max 60 cm
    e li si possono permettere una seggiovia e un’innevamento artificiale!! pur facendo parte di un parco naturale, e ad oggi non credo ci siano proteste da parte di ambientalisti o cittadini riguardo l’inquinamento e problemi con l’habitat naturale che “dovrebbe” causare il comprensorio sciistico.
    Insomma abbasso le ideologie e viva l’obbiettività.
    Una seggiovia e una sistemata alle piste non fa male all’ambiente, basta vedere che nelle alpi convivono tranquillamente con le piste da sci e semmai ne giova l’ambiente e la conoscienza di questo da parte dei turisti, con una ricaduta positiva anche in termini di introiti per il mantenimeto dei parchi in modo efficiente.
    Saluti

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