Lettera sulle biomasse

Il testo che segue è scaturito da un incontro con gli istituzionali chiamati direttamente in causa nella Provincia di Ravenna.
In allegato un documento già inviato alla Federazione Nazionale dei Verdi in febbraio.
Nella nostra Provincia stanno proliferando richieste per centrali di incenerimento di biomasse, senza la verifica preventiva della necessaria produttività locale.
Si profila invece, a priori, l’ipotesi di chiedere maggiori sovvenzioni comunitarie per le produzioni agroenergetiche.
Questo riguarda non soltanto gli zuccherifici soggetti a dismissione, ma altri impianti già esistenti, di cui si richiede l’ampliamento.

Il ricatto occupazionale è una costante a cui gli amministratori devono trovare, nell’urgenza, valide alternative.
Facciamo notare che difficilmente la produzione agricola locale è in grado di sopperire all’alimentazione di queste centrali (mentre sappiamo che, in centrali simili già esistenti, sono bruciati rifiuti, quando manca il materiale prodotto in zona) e che in alcuni casi (Unigrà di Conselice, Oleificio Tampieri di Faenza) già si prospetta l’importazione di oli tropicali.
L’utilizzo dei contributi comunitari e dei certificati verdi sarebbe un guadagno iniziale per i soli imprenditori, mentre l’inquinamento atmosferico, la modifica del traffico stradale legato al trasporto,  gli effetti sulle risorse idriche,l’aumento degli effetti della combustione -che noi, in pianura padana, non possiamo assolutamente permetterci – e ancora altro, sono tutti da considerare.

La situazione locale, dove ad esempio già sono sperimentate piccole centrali per la produzione di biogas in allevamenti zootecnici, favorirebbe sbocchi diversi dell’utilizzo delle biomasse, senza impoverire i terreni (come invece avverrebbe con l’incenerimento) anzi
arricchendoli.

Gli istituzionali nei Comuni della  Provincia di Ravenna stanno affrontando quella che si prospetta come una vera emergenza, per cui chiediamo un sostegno effettivo con atti concreti a cui appoggiarci, come per esempio l’informazione puntuale su quanto avviene in Regione e nei Ministeri.

Alleghiamo intanto un documento condiviso, che parzialmente modifica (con una puntualizzazione importante) quello inviato a febbraio e su cui avemmo risposta dal Dott. Fabrizio Fabbri, senza, peraltro, alcun seguito.
In attesa di una risposta in tempi brevi, ringraziamo.

Per la Federazione Provinciale:
Isa Mariani – coordinamento istituzionali della Provincia di Ravenna

Stefano Argnani – Assessore Comune di Faenza
Gianluigi Castellari – Assessore Comune di Russi
Luciano Lama – Consigliere Comune di Conselice
Riccardo Morfino – Consigliere Comune di Russi
Alberto Visani – Consigliere Comune di Faenza

BIOMASSE E AGRICOLTURA

A fronte di un’agricoltura che a livello locale, ma non solo, versa in stato comatoso e in assenza di una qualsivoglia prospettiva di rilancio produttivo, si moltiplicano  sul nostro territorio le iniziative e i progetti di valorizzazione delle biomasse agricole per scopi energetici:
ampi territori rurali, come quello di Russi ad esempio, dove la pesante riorganizzazione del settore saccarifero ha portato alla chiusura del locale stabilimento saccarifero, guardano pertanto con estremo interesse all’evolversi di  questi progetti che potrebbero creare nuove opportunità per il settore primario e per l’indotto collegato.

” Va però fatta anche un’ulteriore considerazione: le biomasse sono da considerarsi una fonte rinnovabile? E come incidono sui cambiamenti climatici (produzione di CO2?)L’utilizzo delle biomasse va considerato rinnovabile se quanto sottraggo all’ambiente naturale o agricolo corrisponde a quanto nuovamente sarà riprodotto: in un anno posso togliere all’ambiente tanti quintali di biomassa, quanti in quell’anno l’ambiente riprodurrà o naturalmente o artificialmente (coltivazioni agricole o riforestazioni). Non è rinnovabile la deforestazione del sud del mondo o il disboscamento delle nostre montagne.
Per la CO2 il problema è un po’ più complicato. Infatti, teoricamente, se tanti sono i quintali che si bruciano quanti quelli che si producono annualmente, la CO2 prodotta dalla combustione sarà circa uguale a quella inglobata dalle piante, grazie alla fotosintesi. Tuttavia, se consideriamo che le coltivazioni (erbacee o arboree) richiedono impiego di fertilizzanti chimici di sintesi e fitofarmaci, oltre a macchine agricole e trasporto dei prodotti, ciò significa che sono richieste grandi quantità di energia di origine fossile che produce CO2. Pertanto il bilancio non è più in equilibrio, perché vi è una produzione netta di CO2 a causa dell’impiego di energia fossile, non rinnovabile: le biomasse utilizzabili devono dunque essere o naturali o prodotte biologicamente.” (G.Tamino)

E’ parere diffuso inoltre che l’uso migliore delle biomasse, dal punto di vista dell’efficienza energetica del processo,  non sia la conversione in energia elettrica, ma piuttosto la trasformazione in energia termica, cioè in calore, oppure la produzione di combustibili
solidi (pellets), liquidi (biodiesel, etanolo) o gassosi (biogas), meglio ancora se queste produzioni sono integrate fra loro.

Vogliamo dunque ricordare che un impianto per produrre energia da biomasse, del tipo di quelli prospettati sinora,  altro non è che un inceneritore, e per questo crediamo che sia bene subito sgombrare il campo da una serie di equivoci,  anche per non illudere il mondo
agricolo disorientato e numerosi lavoratori dal futuro incerto,  pronti a dar fiducia a progetti ancora poco chiari.

Quello che va assolutamente evidenziato è che per la produzione di energia elettrica da biomasse, un impianto di media grandezza deve poter produrre almeno 10 o 12 Mw ,   ciò richiede la disponibilità, nei dintorni ,di  terreni coltivati appositamente per ricavare almeno 10.000 tonnellate di legno all’anno, con tutto quello che ciò comporta, dai costi del trasporto, fino ai costi stessi delle biomasse che in Italia non sono paragonabili a quelli irrisori dell’Est Europa, che già approdano al porto di Ravenna  mettendo  in dubbio le possibili rendite dei coltivatori locali.

Osservato che il processo di conversione delle biomasse in energia comporta grosse perdite  di rendimento, ci chiediamo innanzi tutto quanto l’industria può pagare all’agricoltore le biomasse appositamente coltivate: i dati disponibili segnalano che in assenza di sostegni alle produzioni, questo prezzo pagato  resti troppo basso per stimolare l’agricoltore a modificare i propri piani colturali.

Posto poi anche che un impianto da 10 Mw individui un favorevole bacino produttivo di circa 1.000 ettari  che ne  assicuri l’attività, vorremmo garanzie che in caso di carenza di biomassa non si ricorra a scorciatoie pericolose, fra le tante attualmente sul mercato, e primo fra tutti il CDR, ossia Combustibile Da Rifiuto che altro non è che rifiuto urbano
triturato e imballato, nel quale più derivati dal petrolio (plastica) sono presenti  più resa calorifica ottiene.

Per quanto detto non escludiamo che esista una possibilità di impiegare proficuamente le biomasse: basti pensare all’uso termico domestico e condominiale, o al pellet, un combustibile ecologico prodotto pressando la polvere derivante dalla sfibratura dei residui legnosi. In Svezia , dove il pellet è incentivato,  se ne consumano circa 1 milione di
tonnellate all’anno. Bisogna anche guardare con attenzione alla produzione di bio-carburanti che vanno però debitamente incentivati e resi obbligatori per norma. Restiamo perplessi invece per le generiche e frettolose prospettive di riconversione industriale apprese dalla stampa e  da qualche Amministratore poco informato.

4 risposte a “Lettera sulle biomasse”

  1. vorrei sapere se secondo lei è possibile iniziare una produzione di pellet su terreno agricolo ed eventualemnte quali sono i contributi di cui si potrebbe beneficiare.
    saluti.

  2. scrivo perchè vorrei avere delle informazioni circa la produzione del materiale pellet,sapere i contributi o le sovvenzioni relative a ciò,e se si può produrre su un terreno agricolo.Inoltre rientrando ancora nella legge per l’imprenditoria giovanile volevo sapere se è possibile combinare entrambe le inizitive a mio favore.
    In attesa di una pronta risposta le porgo cordiali saluti.

  3. Cara Maria Grazia, non si è rivolta al sito giusto. Provi a sentire con le associazioni di categoria, io su quello che chiede non posso aiutarla.

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