Mozione approvata dal Senato sulla conferenza di Nairobi

Il Senato ha recentemente approvato una mozione che contiene diversi impegni, tra i quali la revisione dei certificati verdi e degli incentivi alla produzione di energia da fonti assimilate alle energie rinnovabili. Speriamo bene.

Segue il testo della mozione, che ho ricevuto da ASPO Italia.

Mozioni sulla Conferenza di Nairobi
(1-00039) (testo 2) (Approvata dal Senato il 07 novembre 2006)

RONCHI, MATTEOLI, FERRANTE, MUGNAI, DE PETRIS, PIGLIONICA, BELLINI, CONFALONIERI, MOLINARI, SCOTTI, FAZIO, SODANO, BATTAGLIA Antonio, LIBE’, BARBATO. –

Il Senato,
premesso che:
dal 6 al 17 novembre 2006 si terrà a Nairobi la II Conferenza delle parti (157 Paesi) che hanno ratificato il Protocollo di Kyoto (MOP2) sia per proseguire il confronto avviato alla Conferenza del 2005 a Montreal che per aggiornare il protocollo e individuare i nuovi impegni al termine del primo periodo di verifica 2008-2012;
contemporaneamente, nella stessa sede e negli stessi giorni, si terrà anche l’XI Conferenza delle parti che hanno ratificato la Convenzione sui cambiamenti climatici (189 Paesi), la COP11, che comprende anche Paesi che non hanno ratificato il protocollo, ma che hanno accettato di proseguire il confronto per definire le modalità di raggiungimento dell’obiettivo a lungo termine della Convenzione, per promuovere la ricerca e lo sviluppo di tecnologie volte a limitare l’impatto sul clima delle emissioni di gas serra e per favorire l’accesso a tali tecnologie anche ai Paesi in via di sviluppo;
la Commissione europea, nella comunicazione COM-2005-35 al Consiglio ed al Parlamento europeo, ha affermato: «I cambiamenti climatici sono una realtà. (…) I dieci anni più caldi mai registrati sono tutti concentrati dal 1991 in poi. Le concentrazioni di gas serra sono le più elevate degli ultimi 450.000 anni. (…) L’UE è riuscita ad abbattere le proprie emissioni del 3% rispetto al 1990, ma manca ancora molto per raggiungere l’obiettivo di riduzione dell’8% fissato dal Protocollo di Kyoto. (…) Anche se le politiche già adottate saranno attuate, è probabile che le emissioni su scala planetaria aumenteranno nei prossimi vent’anni, imponendo riduzioni delle emissioni mondiali pari almeno al 15% rispetto ai valori del 1990 entro il 2050. Tra il 2030 e il 2065 il contributo cumulativo dei paesi sviluppati e quello dei paesi in via di sviluppo dovrebbe essere lo stesso. Si può pertanto dedurre che se l’UE dimezzasse le proprie emissioni entro il 2050, non ci sarebbero conseguenze significative sulle concentrazioni atmosferiche se altri paesi responsabili di ingenti emissioni non procederanno ad analoghi tagli consistenti.»;
mentre le emissioni globali dal 1990 al 2003 sono aumentate del 18%, le trattative internazionali sul clima registrano notevoli difficoltà: gli Stati Uniti mantengono le loro riserve sul Protocollo di Kyoto al quale continuano a non aderire; i Paesi in via di sviluppo sono in genere restii a contenere le proprie emissioni di gas serra: le misure per ridurre le emissioni di gas serra sono onerose, ma molto meno onerose delle conseguenze dei cambiamenti climatici sia nei paesi industrializzati che in quelli di nuova industrializzazione;
in Italia, Paese che ha ratificato il Protocollo di Kyoto con la legge 1º giugno 2002, n. 120, secondo i dati ufficiali, trasmessi al Segretariato della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici il 14 aprile 2006, le emissioni dei gas serra nel 2004 sono salite a 583,5 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti (Mt CO2 eq.), a fronte di un impegno di riduzione delle emissioni a 485,8, con una distanza dall’obiettivo del Protocollo di Kyoto pari a 97, 7 Mt CO2 eq.: un aumento del 13% a fronte di un impegno di riduzione, entro il 2008-2012, del 6,5%;
gli aumenti più consistenti di emissioni di gas serra dal 1990 al 2004 in Italia hanno riguardato il settore dei trasporti (da 104 Mt CO2 a 132,6, con un aumento del 27,5%) ed il settore della produzione di energia termoelettrica (da 108,9 Mt CO2 a 127,3, con un aumento del 17%). Nel settore dei trasporti l’aumento delle emissioni di CO2 negli ultimi anni sembra frenare (dal 2000 al 2004 l’aumento è stato del 6,5%), nel settore termoelettrico invece sembra accelerare (dal 2000 al 2004 l’aumento è stato dell’8,5%). Nel settore civile e terziario dal 1990 al 2004 l’aumento è stato pari al 10,6%. Sostanzialmente in linea con l’obiettivo di Kyoto risultano i settori dell’industria manifatturiera e delle costruzioni con un calo delle emissioni nel periodo citato del 3,8%, e quello dell’agricoltura, con un calo delle emissioni del 6,8%;
il mancato raggiungimento dell’obiettivo di riduzione di emissioni di gas serra per l’Italia comporterebbe un costo non solo ambientale, ma anche economico, rilevante. Il periodo di verifica degli obiettivi di Kyoto inizia nel 2008; oggi il prezzo della tonnellata di CO2 presenta incertezza e variabilità ancora notevoli, ma è ragionevolmente prevedibile che si stabilizzerà verso l’alto. Supponendo un costo medio dei meccanismi flessibili pari a 15 euro la tonnellata, se la distanza dall’obiettivo si confermasse intorno ai 100 milioni di tonnellate, l’Italia dovrebbe sborsare circa 1,5 miliardi di euro l’anno, fra acquisti di diritti di emissione e progetti di cooperazione per realizzare tali riduzioni all’estero. Se poi, come pare necessario e probabile, dopo il 2012 vi fossero ulteriori e ancora più impegnativi obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra e l’Italia vi giungesse impreparata, i costi potrebbero diventare veramente proibitivi;
i settori regolati dalla direttiva 2003/87/CE, che contribuiscono per circa il 38% delle emissioni totali dei gas serra nazionali, sulla base dello schema del Piano di Assegnazione 2008-2012 avviato in consultazione con i settori interessati nel luglio del 2006, rispetto all’assegnazione 2005-2007, sono chiamati ad una impegnativa riduzione di emissioni: tale impegno, oneroso, riflette, da una parte, i ritardi accumulati da una parte di essi, ma dall’altra anche i ritardi in altri settori, non regolati dalla citata direttiva, come i trasporti ed il settore civile;
le emissioni di gas serra derivano in larga parte dall’uso di combustibili fossili (nel 2005 l’Italia ne ha consumati 185,9 Mtep, cioè milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) importati per il 91%. Il costo dell’energia primaria importata è stato nel 2005 pari a circa 36,5 miliardi di euro. Tenendo conto del mix attuale dei combustibili fossili consumati in Italia, l’obiettivo di Kyoto comporterebbe una riduzione dal 15 al 20% del consumo di combustibili fossili (in relazione, a quali combustibili si riducono di più, dato il diverso contenuto di CO2 nelle emissioni). Ciò comporterebbe una riduzione della bolletta energetica del Paese circa della stessa percentuale: dai 5 ai 7 miliardi di euro all’anno;
tali riduzioni dei consumi di combustibili fossili andrebbero ricercate nel settore dei trasporti (che consuma il 60% del petrolio che l’Italia importa), in quello dell’energia elettrica, degli usi civili e del terziario, con misure di efficienza energetica e di risparmio, con sviluppo del cabotaggio, del trasporto su ferro e collettivo, con un maggiore e consistente impegno per la produzione e l’uso di fonti rinnovabili e pulite per generare energia elettrica, calore e carburanti, con possibili ricadute positive tecnologiche, produttive e occupazionali,

impegna il Governo:
ad operare, insieme all’Unione europea e nel suo ambito, per affrontare il secondo periodo, dopo il 2008-2012, con politiche e misure, concordate in ambito internazionale, più efficaci ed incisive, necessarie per contrastare l’aumento delle concentrazioni di gas che concorrono ad un preoccupante cambiamento del clima, ridurre in modo adeguato tali emissioni, attuare misure di prevenzione e di adattamento;
ad operare al fine di ampliare la partecipazione alle iniziative in atto per affrontare cambiamenti climatici secondo il principio della responsabilità comune, differenziata negli oneri;
poiche´ 6 Paesi (Stati Uniti, Canada, Russia, Giappone, Cina e India), insieme all’Unione europea producono il 75% delle emissioni mondiali di gas serra, a sostenere gli sforzi tesi ad attivare e a trovare un’intesa in questo «G7» per il clima;
a sostenere la ricerca e il cambiamento tecnologico, l’economia della conoscenza, poiché le misure necessarie per far fronte al cambiamento climatico influiranno sulle modalità di produzione e di utilizzo dell’energia nel mondo e stanno promuovendo innovazione, cambiamenti di beni, servizi e consumi, determinando anche nuove condizioni per la competitività economica sui mercati;
ad attuare il Protocollo di Kyoto come occasione per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e la fattura delle importazioni energetiche del Paese, per l’innovazione nel settore dei trasporti, della mobilità e della logistica, il risparmio delle famiglie nei consumi civili e domestici, l’innovazione del sistema di produzione di energia elettrica e di calore, l’efficienza energetica, l’innovazione tecnologica e l’occupazione;
ad aggiornare la delibera CIPE 123/2002 ed il relativo Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra in modo da far fronte alla accresciuta distanza (97,7 Mt CO2) dall’obiettivo di Kyoto;
ad integrare tale Piano nazionale per la riduzione delle emissioni di gas serra in un programma nazionale energetico-ambientale, concordato con le Regioni, definito con il Parlamento, in una sede stabile istituzionale di coordinamento, aggiornamento e monitoraggio dei risultati, al fine di avere un quadro unitario coerente, di riferimento e di indirizzo;
a rafforzare la ricerca ed il supporto tecnico alla diffusione delle politiche e delle misure che concorrono alla riduzione delle emissioni di gas serra, all’aumento dell’efficienza e del risparmio energetico, alla diffusione della produzione e dell’uso di fonti rinnovabili;
a prestare grande attenzione al settore dei trasporti, della mobilità e della logistica, in cui le misure per la riduzione della congestione del traffico urbano e delle emissioni locali che suscitano preoccupazioni, come le polveri sottili e il potenziamento, l’adeguamento, l’ammodernamento del sistema ferroviario e di quello portuale, rilevanti per il Paese, hanno ricadute decisive anche per la riduzione delle emissioni di gas serra;
a fare dell’efficienza e del risparmio energetico una effettiva priorità, poiché consente una riduzione sempre più rilevante dei costi di produzione, con un recupero di competitività, e un significativo risparmio per le famiglie, oltre a ridurre le emissioni di gas serra;

a promuovere con maggiore efficacia lo sviluppo di tutte le fonti energetiche rinnovabili (idriche, geotermiche, eoliche, solari, biomasse) per la produzione di energia elettrica, di calore e di carburanti, superando i certificati verdi e l’incentivazione delle fonti non rinnovabili assimilate, con un sistema incentivante, differenziato per fonte, senza tetti, accessibile, certo e di lunga durata, assicurando il collegamento con le reti di distribuzione e procedure di localizzazione e di autorizzazione più semplici, in grado di garantire le necessarie valutazioni ambientali, territoriali ed economiche, in tempi più rapidi, con trasparenza per i cittadini e per gli operatori;

a sostenere, in rapporto con le piccole e medie imprese largamente prevalenti nel sistema produttivo nazionale, con particolare riferimento ai loro distretti, la piccola cogenerazione distribuita, di energia elettrica e di calore, che consente maggiore efficienza e più alti rendimenti, migliora le condizioni di concorrenza, con benefici economici ed ambientali; a sostenere lo sviluppo dei distretti agro-energetici in modo che l’agricoltura possa valorizzare sia le risorse rinnovabili disponibili sul territorio (solare, idrica, eolica) sia quelle direttamente producibili o ricavabili dalle proprie attività (biogas, biocarburanti, biomasse), sia da attività di forestazione e manutenzione dei boschi, in modo da produrre, insieme ai benefici ambientali, un’integrazione del reddito per gli agricoltori, contrastando l’abbandono delle campagne in corso;

a sostenere la ricerca e la sperimentazione della cattura e del sequestro sicuro della CO2, che potrebbe consentire un utilizzo pulito dei combustibili fossili e dell’idrogeno (un vettore potenzialmente in grado di consentire l’accumulo ed il trasporto dell’energia rinnovabile ed un suo successivo uso pulito con impieghi ad elevata efficienza energetica);
ad adoperarsi attivamente affinché i Paesi in via di sviluppo siano tenuti in debita considerazione nel futuro regime internazionale per la lotta al cambiamento climatico, nel pieno rispetto dei loro interessi vitali riguardanti la promozione del loro sviluppo economico e la lotta alla povertà;
a sostenere nelle sedi competenti, la riduzione degli investimenti della Banca mondiale in combustibili fossili ed un aumento esponenziale del sostegno all’efficienza energetica, rinnovabili su piccola scala e risparmio energetico, riconsiderando altresì il ruolo della Banca nel supporto ai meccanismi di flessibilità (permessi di emissione e Clean Development Mechanism) previsti dal Protocollo di Kyoto.

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