Su CopyRight e proprietà intellettuale

Nei giorni scorsi sulla musica scaricata illegalmente da internet se ne sono dette di tutti i colori. Roberto Maroni ha dichiarato di usufruirne abitualmente, per portare la questione in Parlamento.
Bisogna però ricordare che l’ex Ministro era al Governo quando è stata approvata la legge Urbani, che prevede sanzioni penali per chi condivide i file con altri utenti (quindi tutti i fruitori di musica illegale ottenuta attraverso sistemi peer to peer).

Visto che allora non disse nulla, nonostante le proteste levatesi da ogni parte del mondo senziente, io sarei per fare provare a lui per primo il risultato di quanto ha contribuito ad approvare, procedendo con il processo penale nei suoi confronti.

Immediatamente Bobo Craxi si è alzato dalla sedia per gridare che si tratta di un furto. Bene, se siamo d’accordo, iniziamo con il sostituire tutte le copie senza licenza dei software utilizzati dalle pubbliche amministrazioni di tutt’Italia, partendo da quelli che si potrebbero sostituire dall’oggi al domani (come ad esempio OpenOffice.org). Purtroppo si continua a paragonare le mele con le pere: se scarico una canzone il cui costo è di 1€ o rubo un chilo di frutta, non è la stessa cosa.
Le case discografiche potrebbero abbattere il download illecito semplicemente vendendo a prezzi ragionevoli (non 1 € a canzone, ma 20 centesimi, dal momento che il costo di produzione e ri-produzione è molto basso) le canzoni scaricate in maniera legale.

Non si può cambiare tono quando l’illegalità favorisce le multinazionali, che hanno tutto l’interesse nel mantenere il monopolio nonostante l’irregolarità diffusa nelle licenze, ed essere duri solo quando gli illeciti sono un vantaggio solo per i piccoli utenti.

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