Aggiornamenti e Rassegna stampa pista nera campigna

In questi giorni il dibattito sulla pista nera in Campigna è stato molto acceso, compresa quella parte che si è sviluppata su questo blog, a partire da un gruppo di articoli:
La posizione dei Verdi sui manifesti contro il WWF
Appello sulla pista nera in Campigna
Lettera alla Stampa sulla Pista nera della Campigna

Mentre in Svizzera sono vietati impianti sotto i 1800 metri, in Campigna (ma non solo) si vogliono investire centinaia di migliaia di euro di denaro pubblico su una pista in mezzo ad un parco nazionale, tutelato da 5 vincoli diversi di protezione del territorio.

Questo l’interessante articolo pubblicato da Repubblica l’11 Gennaio:
Repubblica: Adamello - l'agonia del Ghiacciaio. "così muore la mia montagna"

Il WWF ha intrapreso vie legali per accertare le responsabilità degli autori del manifesto:
carlino-fo-100107.jpg corriere-fo-100107.jpg la-voce-fo-100107.jpg

Questa la bellissima lettera di Stefano Allavena:
la-voce-fo-100107-lettera-allavena.jpg

Questo invece era un comunicato stampa del WWF in risposta a Foietta:
Comunicato WWF risposta a Foietta sulla Pista nera di Campigna

L’esecutivo dei Verdi, riunitosi ieri, ha invece deliberato quanto segue:

Oggetto: Verdi – WWF – Progetti di sviluppo sciistico in Campigna, all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

L’esecutivo dei Verdi della Provincia di Forlì-Cesena

Riunitosi a Forlì in data 12 gennaio 2007

Esprime piena e forte solidarietà ai responsabili del WWF di Forli bersagliati pesantemente dalla diffusione di documenti intrisi di attacchi personali, offensivi e intimidatori, mescolati a calunnie e
minacce, da autori ignoti di un manifesto intitolato “Noi montanari prigionieri del WWF” a firma anonima “Popolazione di Corniolo Campigna”, in riferimento alla giusta e sacrosanta battaglia di
salvaguardia della natura e del paesaggio, in contestazione a progetti di elevato impatto ambientale legati allo sviluppo sciistico in Campigna, in area protetta, nel Comune di S.Sofia (FC), all’interno del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi

Chiede agli amministratori locali del comune di S.Sofia e alla Magistratura di fare piena luce
sulle gravi responsabilità, anche penali, di chi ha provveduto alla redazione, stampa, affissione e diffusione di un documento lesivo dell’onorabilità degli ambientalisti, con insulti e accuse diffamanti sia nei confronti del WWF di Forlì che nei confronti dell’operato del Corpo Forestale dello Stato

Esprime profondo rammarico nei confronti degli amministratori locali di S.Sofia, della Comunità Montana, della Provincia di Forli-Cesena, che non hanno preso le distanze dallo squallido contenuto del documento anonimo, non hanno rimosso l’affissione abusiva e anonima, pertanto illegale, di tali manifesti, e anzi si sono espressi, seppure con toni diversi, con una veemenza inaccettabile contro le legittime posizioni del WWF e degli ecologisti

Invita gli enti pubblici competenti e la Conferenza dei Servizi, che prossimamente darà il proprio parere in merito ai sopracitati progetti di sviluppo sciistico, a valutare con estrema attenzione le
considerazioni delle associazioni ambientaliste e dei Verdi, che da tempo chiedono una autentica salvaguardia del patrimonio ambientale e paesistico del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, di straordinario valore e interesse nazionale, a beneficio anche delle popolazioni locali, senza sperpero di finanziamenti pubblici in strutture e impianti sciistici obsoleti e ingiustificati in Campigna, dedicando tali risorse ad iniziative consone ai luoghi, per un turismo
che sia rispettoso delle caratteristiche dei luoghi tutelati.

Esecutivo dei Verdi della Provincia di Forlì-Cesena

7 risposte a “Aggiornamenti e Rassegna stampa pista nera campigna”

  1. Mi permetto di segnalare su questi argomenti una intesessante lettera scritta da Leonardo Senni ex Consigliere del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi che a mio avviso porta elementi di grande ragionevolezza … per chi ha orecchie da intendere.
    Ne consiglio la lettura al noto pelandrologo Davide Gabrielli
    Cordialmente
    Gioacchino Pedrazzoli

    UOMINI E LUPI

    Negli anni ’60 lo slogan imbrattato sui muri di Pescasseroli era “o uomini o orsi” e nascondeva l’ipocrisia di chi voleva scardinare i vincoli del Parco Nazionale d’Abruzzo per consentire i progetti di lottizzazione a corollario del turismo sciistico: il paesaggio deturpato di alcuni dintorni del comune aquilano testimoniano che in parte, solo in parte, la mistificazione ebbe successo.
    Ora i tempi in Abruzzo sono un poco cambiati ed una buona parte della popolazione locale vede nel Parco una fonte di benessere, come qualità della vita e come valido, alternativo modello di sviluppo, ma quel linguaggio e quella strategia contro la natura non sono morti e rispuntano ove interessi economici trovino ostacolo nei vincoli posti a tutela degli ultimi superstiti brandelli del nostro consunto tessuto naturale.
    Ed arriviamo alla lettera del sindaco di S. Sofia di Forlì riportata dai giornali, agli altri articoli di stampa, al manifesto affisso a S, Sofia ove, tra tante amenità e livori, si insinua la tesi che se si tutelano i lupi ci si disinteressa dell’uomo.
    Per aiutare chi legge questa lettera ad inquadrarmi, preciso che sono socio attivo del wwf da quaranta anni e sono stato rappresentante delle associazioni ambientaliste in seno al passato Consiglio Direttivo del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, monte Falterona e Campigna, dal 1998 al 2003: è ovvio che all’interno di quell’organo amministrativo ero portatore di una visione conservazionista, ma quasi tutti i miei colleghi mi hanno riconosciuto una obbiettività non faziosa ed un buon realismo.
    Sull’argomento dello sci a Campigna la mia posizione, concordata con il wwf e comune anche all’intero Consiglio, fu l’impegno al “mantenimento dell’esistente”, senza sviluppi di potenziamento ma con il solo adeguamento ad esigenze di sicurezza, compatibilmente con l’integrità dei luoghi naturali. Ed in questo senso, senza poter entrare nei dettagli, ho espresso il mio voto nelle delibere di nulla osta dell’Ente relative ai progetti di sistemazione delle piste, dopo che il Parco, in alcuni casi, ne aveva chiesto riformulazioni di minor impatto.
    L’errore ‘politico’, a mio vedere, è stato quello di non prefigurare un quadro complessivo, certo e immodificabile del ‘polo sciistico’, anziché affrontare singoli progetti isolati dietro i quali apparivano celarsi intenzioni di futuri potenziamenti non compatibili con i vincoli esistenti: non si può approvare una casa esaminandone un muro alla volta.
    Sostituire lo skylift del monte Falco con una seggiovia, ad esempio, vorrebbe dire modificare radicalmente lo scenario di uso del territorio ed attentare ancora più pesantemente contro i fragili relitti floristici della vetta; similmente adeguare le piste di discesa alle pratiche di snowboard o quella da fondo a tecniche sportive che ne richiederebbero l’allargamento a sei metri!
    L’argomento, noiosamente rituale, delle popolazioni montanare ‘che col sacrificio hanno saputo conservare i beni ambientali e le risorse ora rivendicati dagli uomini delle pianure’, va letto conservando salda la razionalità: in genere gli uomini non hanno piegato la natura solamente dove non hanno potuto farlo, o per difficoltà ambientali, o per vicende storiche. Entrambi questi due fattori hanno preservato le foreste casentinesi, ma in modo preponderante le loro vicende politiche e la proprietà che le hanno riservate a destini di superiore utilità per poi consegnarle allo Stato per fini di preminente conservazione.
    Dove questi vincoli non c’erano l’uomo ha saputo portare a profondo degrado i soprassuoli montani con agricolture insostenibili e col sovrapascolo: sono i suoli denudati delle “biancherie di Romagna” della descrizione paesistica zangheriana.
    E poi, questo senso di una proprietà esclusiva del territorio da parte di chi vi risiede è davvero una visione arrogante e quanto meno irrazionale: il mondo è sempre più piccolo ed interconnesso e richiede considerazioni globali.
    Quasi nessun sacrificio d’uso del territorio ha comportato quindi l’istituzione del Parco, dal momento che quasi tutte le aree su cui è stato costituito erano e sono di proprietà pubblica, con vincoli forestali e sottratti all’attività venatoria.
    Oggi poi, su istanza del mondo scientifico, della crescita culturale della società e degli obbiettivi europei, le finalità di conservazione sono diventate preminenti nella parte forestale gestita direttamente dallo Stato, mentre nelle foreste regionali, parte toscana, ci si ostina in una battaglia di retroguardia tesa a difendere un anacronistico sfruttamento forestale che quasi certamente produce più danni che vantaggi all’erario, e che è riuscita ad ottenere dalle due Regioni anche uno svuotamento della normativa forestale varata, dopo nove anni di lavoro, col Piano del Parco.
    Ma quando, con i primi anni ‘2000, il Parco, sia per tagli delle dotazioni ministeriali che per esaurimento dei fondi accumulati prima della sua completa strutturazione, non ha più potuto sviluppare quegli investimenti, talora anche poco consoni, in opere di sistemazione idraulica, di igiene ambientale, di arredo urbano, in iniziative promozionali di varia natura ecc. che placavano le ansie dei Comuni del Parco e delle popolazioni, e quando la esasperata competizione politica si è spesa ad inseguire anche il più remoto consenso locale, si sono riaccese le opposizioni, tradotte nelle delibere di Comuni che hanno formalizzato il diniego ad ogni pur auspicabile allargamento del Parco in aree demaniali di grande valore naturale, o addirittura nella richiesta di riduzione dei suoi confini.
    E, con l’indebolimento politico e istituzionale, sono rinati anche gli appetiti di sviluppo, di conversione d’uso di immobili, di recupero e aumento del patrimonio edilizio, e in generale di penetrazione infrastrutturale e urbanistica in questo superstite isola di natura.
    Il meccanismo prescelto è inoltre quello assai collaudato di rendere pubbliche le perdite e privatizzare i guadagni. Si rammenti il percorso economico della società Monte Falco e si analizzi anche in quale modo e misura oggi gli investimenti di denaro pubblico per lo sci possano beneficiare la comunità locale.
    Le scelte politiche non hanno quasi mai teso a privilegiare interessi umani a lungo termine, ed anzi si confermano i comportamenti dissipatori proprio ora quando esistono elementi di certezza sulle gravi imminenti catastrofi planetarie di cui siamo responsabili. Forse oggi la situazione non sarebbe così allarmante se diversi decenni fa, dalla pubblicazione de “I limiti dello sviluppo” per intenderci, i governi e le società avessero saputo operare le necessarie e possibili correzioni di rotta: tra le “cassandre” di allora c’era anche il wwf, anche se come modesto relatore di solide tesi scientifiche, ovviamente ignorato o vilipeso, come oggi, nella vicenda delle piste da sci, con Marco Paci ed Alberto Conti che, sicuramente senza alcun personale interesse da difendere, si adoperano solo per ottenere il rispetto delle leggi dello Stato.
    Un detto, invero piuttosto banale, recita che errare è umano, perseverare diabolico; eppure risulta che il riconoscimento dell’errore porta gli uomini a spingere ancora più oltre il comportamento errato: un esempio è il ricorso massiccio ai condizionatori per superare i disagi dell’effetto serra.
    Così per la neve, che da alcuni anni è sempre meno e che, al netto di ovvie fluttuazioni annuali, non potrà che diminuire o azzerarsi nel futuro, quando le temperature renderanno inutilizzabili anche gli ecologicamente nefasti ‘cannoni da neve’: in questo quadro, che solo i ciechi possono ignorare, come può giustificarsi la spesa di soldi, pubblici per lo più, nelle attrezzature e negli impianti sciistici?! E come ostinarsi a rigettare, anche in queste piccole porzioni del territorio che sono le aree protette, modelli gestionali più saggi che privilegino non la crescita ma la stabilità economica, non lo stravolgimento della natura ma il godimento rispettoso, e la qualità della vita.

    Ravenna: 10.01.2007 Leonardo Senni

  2. Dedicata alle simpatiche celie del noto pelandrologo ing. Gabrielli aggiungo ai commenti la lettera inviata oggi da Fulco Pratesi al Ministro dell’ambiente Pecoraro Scanio.

    On.le Alfonso Pecoraro Scanio

    Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio

    e del Mare

    Via Cristoforo Colombo, 44

    00147 – Roma

    Roma, 15 gennaio 2007

    Prot. 21/07-Lacp

    Caro Ministro,

    ormai da troppi giorni assistiamo ad attacchi anche personali ai nostri attivisti del WWF di Forlì che, in coerenza con la missione statutaria dell’Associazione che rappresentano sul territorio, operano per la conservazione delle specie e degli ecosistemi e per la promozione di un uso sostenibile delle risorse naturali.

    In questa occasione il WWF di Forlì si sta adoperando per scongiurare i gravi ed evidenti danni al patrimonio naturale che deriverebbero dalla realizzazione del progetto “pista nera” in località Campigna – Comune di S.Sofia (FC), interno al Parco delle Foreste Casentinesi e alla Riserva Naturale Biogenetica di Campigna, del SIC e ZPS “Foresta di Campigna, Foresta della Lama, Monte Falco”.

    Parliamo di un’opera che andrebbe a ferire ulteriormente una zona che ospita ricchezze florofaunistiche di raro valore, tutelate non solo dai vincoli introdotti con l’istituzione dell’Ente Parco ma anche dalla normativa comunitaria che riconosce in questa area la presenza di importanti habitat e specie che costituiscono patrimonio non solo dell’Italia ma dell’intera Europa. La ferita sarebbe grave per l’intera rete ecologica europea e, in una situazione in cui si cerca di porre rimedio all’utilizzo selvaggio delle risorse naturali e del territorio, segnerebbe davvero un passo indietro nel percorso per il raggiungimento del buono stato di conservazione degli habitat e delle specie del nostro paese.

    L’area interessata dal progetto è, tra l’altro, considerata prioritaria nel processo di conservazione Ecoregionale del WWF, poiché presenta elevati livelli di biodiversità che richiedono prioritarie azioni di tutela. Questo vuol dire non solo intraprendere azioni per arginare i fattori di minaccia, ma anche impedire l’avanzare di nuove minacce che, tra l’altro, come ben illustrato nel documento allegato, risultano inutili, con alti costi ambientali ed economici a carico della collettività e benefici a favore di pochissimi. Si tratta di una scelta incapace di cogliere opportunità di carattere strategico ed economico per le comunità locali.

    La tutela dell’area prioritaria è tra l’altro oggetto di accordo tra WWF e Ministero dell’Ambiente come impegno comune nella conservazione ecoregionale.

    Confidando nella Sua sensibilità per la sorte delle Aree Protette Italiane, consapevoli delle responsabilità comune di conservare il patrimonio naturale del nostro Paese, Le chiediamo una particolare attenzione nel seguire il Progetto “Piste da Sci” di Campigna, con particolare riferimento alla Conferenza di servizi che dovrebbe tenersi nel mese di Febbraio.

    Cordiali saluti

    Fulco Pratesi

    Presidente WWF Italia

  3. Bocciata pista nera di Campigna (FC)
    WWF: “EVITATO INUTILE SCEMPIO, SAGGIA LA VALUTAZIONE DEL MINISTRO DELL’
    AMBIENTE”

    Oggi si è evitata una ulteriore ferita al territorio dell’Appennino
    tosco-emiliano, a cavallo tra Forlì e Arezzo, grazie a una corretta e
    coerente posizione del Ministero rispetto al ruolo che le aree protette
    devono avere e alla necessità di valutare i singoli progetti in un’ottica di
    pianificazione. Così è stata accolta dal WWF Italia la notizia del parere
    negativo del Ministero dell’Ambiente alla realizzazione della “pista nera”
    di Campigna in provincia di Forlì ai confini con la Toscana, che avrebbe
    interessato il Parco delle Foreste Casentinesi e della Riserva Naturale
    Biogenetica di Campigna. Parere che ha contribuito all’esito negativo della
    odierna conferenza di servizi.

    “Si tratta di una scelta razionale e di buon senso” – dichiara Fulco
    Pratesi, Presidente del WWF Italia che nei giorni scorsi si era rivolto al
    Ministro per chiedere una particolare attenzione al progetto – che apporta
    una risposta adeguata alle esigenze di tutela ambientale e di sviluppo socio
    economico del territorio interessato dalle opere”. Il bilanciamento degli
    interessi può essere raggiunto solo se le singole opere vengono ricondotte
    in un’ottica strategica, ad oggi assente; gli interventi decontestualizzati
    da una più generale pianificazione, sono fallimentari per la natura e per
    lo sviluppo.

    Correttamente il Ministero ha sostenuto che dovrebbero essere presi in
    considerazione non solo gli impatti immediati dell’opera sulla natura (in
    questo caso devastanti), ma anche quelli prevedibili come ad esempio quelli
    dovuti ai mutamenti climatici che renderanno ordinario il ricorso all’
    innevamento artificiale, i cui impatti sono noti e documentati anche nel
    dossier del WWF “Turismo invernale, una relazione da rivedere” .

    Il WWF Italia, nei giorni scorsi, ha inviato al Ministro dell’Ambiente un
    dossier per denunciare la gravità e l’inutilità dello scempio annunciato,
    che avrebbe avuto alti costi ambientali a carico della collettività e
    benefici limitati a pochi.
    “Abbiamo denunciato già da tempo – dichiara Gioacchino Pedrazzoli,
    Presidente del WWF Emilia Romagna – la scelta delle amministrazioni locali,
    incapaci di cogliere opportunità di carattere strategico ed economico per le
    comunità. Senza trascurare poi i gravi danni all’ambiente naturale, protetto
    perché interno al Parco delle Foreste Casentinesi e alla Riserva Naturale
    Biogenetica di Campigna, ma anche in quanto SIC e ZPS: anche l’Europa
    infatti riconosce in questa area la presenza di importanti habitat e specie
    che costituiscono patrimonio della collettività.”

    Evitato lo scempio, ora è necessaria l’attivazione degli strumenti di
    programmazione dell’Ente Parco, ispirati alla tutela delle risorse e al
    raggiungimento della conservazione e valorizzazione della biodiversità e
    dell’ambiente naturale. Ed in questo senso si è espresso oggi il Ministero
    dell’Ambiente che, riappropriandosi della funzione ad esso deputata, ha
    fatto una scelta a garanzia dei valori e delle risorse presenti nel Parco.
    “L’area è considerata prioritaria nel processo di conservazione Ecoregionale
    del WWF per gli elevati livelli di biodiversità che questo presenta e che
    richiedono prioritarie azioni di tutela.- conclude Pratesi – Questo motiva
    il lavoro quotidiano e la dedizione degli attivisti che hanno
    particolarmente a cuore le sorti del Parco”

    Roma, 5 febbraio 2007
    Ufficio stampa WWF Italia- tel. 06-84497377 – 373. Cell. 329-3548053

  4. Rispondo al blog del Sen Turroni del 13 febbraio scorso.
    Invito il sen Turroni a spiegare meglio cosa vuol dire “ buon senso”; si potrebbe partire con l’evitare innanzitutto di condurre battaglie ideologiche come quella contro la messa in sicurezza della pista da sci di Campigna. Ogni persona di “buon senso” sa benissimo, ad esempio, che tagliare.46 polloni di faggio non mette a rischio nessun ecosistema al mondo e tanto meno il nostro Parco nazionale delle foreste Casentinesi dove di esemplari arborei ve ne sono circa 30 milioni.
    Basterebbe fare una ricognizione retrospettiva nel tempo per scoprire che di interventi , quelli si pesanti (tipo la costruzione di strade , briglie , tagli ecc.), nei decenni scorsi ne sono stati fatti tantissimi nelle Riserve Biogenetiche Casentinesi proprio da coloro che oggi invece negano l’autorizzazione per un intervento di modestissima entità.
    Purtroppo l’unico vero risultato politico che i Verdi stanno ottenendo con la loro furibonda battaglia è quello di avere scatenato la richiesta di uscire dal parco, cosa che in passato non si era mai verificata neppure negli anni infuocati della sua istituzione.
    Il parco e l’ASFD sono oggi visti come entità nemiche delle legittime aspettative delle popolazioni locali, con imposizioni non motivate dal “buon senso”, con una logica propria dei padroni di altri tempi. E siccome la nostra gente non è abituata ad “obbedir tacendo” c’è una reazione giusta, legittima e democratica.
    Noi ci siamo impegnati, ci impegniamo e ci impegneremo perché non debordi: tutti devono però concorrere col “buon senso”; guai se qualcuno aprisse veramente il vaso di Pandora…
    Negli anni passati, nonostante diversità di vedute ed anche contrasti, si era riusciti a determinare una convivenza accettabile tra il parco e le comunità locali. Non voglio aprire, in questa sede, una ulteriore polemica sulla passata dirigenza del Parco (faccio però notare che nel Consiglio di Amministrazione del Parco c’erano anche rappresentanti del WWF e del Ministero dell’Ambiente che mi risulta abbiano sostanzialmente condiviso le scelte compiute dall’Ente, compreso il Piano Territoriale del Parco approvato all’unanimità).
    Penso che sia troppo facile affermare che i Verdi , come dice Turroni, non abbiano alcuna responsabilità. La loro impostazione è stata e resta di tipo vincolistico e manichea per quanto concerne la politica nazionale dei parchi nel nostro paese. Non solo i Verdi hanno nominato moltissimi presidenti di loro stretta appartenenza nella seconda metà degli anni ‘90 (Pollino, Aspromonte, Vesuvio, Cilento,Abruzzo ecc.) ma lo stanno facendo tuttora , non ultimo proprio il caso di Turroni nominato dal Ministro Pecoraro Scanio Commissario del Parco nazionale dei Monti Sibillini.
    I Verdi hanno diretto il Ministro dell’Ambiente dal 1996 al 2000 e lo stanno dirigendo tutt’ora.
    Non credo quindi che i Verdi ed il WWF di Forlì non abbiano responsabilità per i ritardi nello sviluppo positivo del nostro Parco; non ho mai visto un progetto, economicamente e socialmente sostenibile, alternativo alle poche attività che disperatamente resistono quassù, nonostante le difficoltà, i vincoli, i balzelli ecc.. sempre maggiori che vengono imposti agli ultimi residenti.
    Un parco nazionale è un bene di tutti ma è anche un bene che insiste in un determinato territorio dove sono insediate popolazioni che vi vivono e vi lavorano da secoli e che qualche merito lo dovranno pure avere se quel bene è stato conservato.
    E’ vero, come dice il sen Turroni, che “non sono stati i verdi a istituire il Parco” : sono state le forze politiche e le Amministrazioni locali.
    Una linea che non mi sembra sia quella della pianura (dove sono i boschi di pianura? Le pinete? Le dune nei litorali?). Suggerisco: cominciamo a fare guerra su questo fronte! Oppure si ha paura di scontrarsi coi poteri forti: economici e politici?
    Le popolazioni locali ,come tutte le popolazioni del mondo, non hanno il diritto di decidere da soli le sorti del territorio dove vivono, tanto più oggi in un mondo sempre più globale: ma hanno il diritto di essere ascoltate, rispettate e soprattutto di avere risposte motivate tecnicamente e non di tipo ideologico.
    Cordialmente
    Flavio Foietta – Sindaco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *