I servizi pubblici non dovrebbero andare su Second Life

Oggi ho visto un servizio televisivo che spiegava come la Regione Toscana stia investendo denaro pubblico per acquistare un’isola sul videogioco Second Life, per farsi pubblicità.

Questo, unito alla notizia simile riguardante la Farnesina, ed al nuovo spettacolo di Beppe Grillo, mi ha fatto riflettere su quello che potrebbe essere il futuro del rapporto tra amministrazioni pubbliche e questo videogioco.

Devo fare una premessa, noiosa ma necessaria: sono anche io un appassionato di videogiochi e gioco con il computer da quando i miei genitori mi hanno acquistato un Commodore 64. Ho giocato molto ad Ultima Online, che è un videogioco online di massa simile per certi aspetti a Second Life, ma ambientato in un medioevo fantasy. Non sono quindi tra quelli che dicono che i videogiochi fanno male, che spingono i ragazzi a buttarsi dai grattacieli perché pensano di poter volare, o cose del genere.

Quello che voglio capire è se è un bene o no che vengano spesi soldi pubblici su un videogioco, per dare servizi ai cittadini. L’opinione che mi sono fatto è che finché si rimane nel campo della pubblicità e della promozione turistica va tutto bene, ma non si deve arrivare al punto di aprire servizi ai cittadini su queste piattaforme. Non è una idea troppo strana, lo fanno già alcune aziende. Si apre un ufficio virtuale e si offre la possibilità di fare domande ad operatori pagati per rispondere, come se fossero in un ufficio pubblico, ma dietro all’interfaccia del videogioco.

Sono, tra l’altro, un fermo sostenitore della necessità di ampliare i servizi pubblici messi a disposizione attraverso internet, per diminuire la necessità degli spostamenti fisici, come concreta possibilità di riduzione dell’inquinamento atmosferico veicolare.

Credo, però, che l’idea di aprire servizi su Second Life, o su qualsiasi altro prodotto proprietario di questo tipo, sia molto pericolosa e non sappresenti un vantaggio per nessuno.

Prima di tutto è necessario pensare all’accessibilità dei servizi pubblici come ad un valore, che non va rispettato solo nel caso dell’abbattimento delle barriere architettoniche.

Se si procede in questa direzione, aprendo help desk e front office su Second Life, si escludono da questi servizi le persone con difficoltà uditive e visive, che usano apparecchi appositi per navigare. Basta guardare i requisiti tecnici del videogioco per capire che non tutti possono permetterselo, e che sono automaticamente esclusi gli utenti Linux, oltre a quelli che hanno acquistato il nuovo sistema operativo di Microsoft o che hanno mantenuto quello vecchio. Questo impedisce la concorrenza sui sistemi operativi, su un settore, quello dei servizi pubblici su internet, che dovrebbe essere il più possibile standard (non solo a parole, come quelle spese dai vari ministri dell’informazione, mai seguite da vincoli concreti).

Inoltre S.L. è un videogioco a pagamento che necessita di banda larga, quindi non tutti i cittadini possono accedervi. Vengono esclusi quasi tutti gli abitanti delle montagne e delle campagne, che continuano a subire l’ennesima separazione dell’Italia, questa volta tra chi è raggiunto dal servizio e da chi non lo è.

Il fatto che sia un videogioco proprietario implica anche un’altro rischio. Ora ha un costo, ma questo potrebbe aumentare con l’aumento dell’interesse delle persone. Se gestito da una sola azienda senza interfacce standard che permettano la concorrenza, tutti i servizi implementati su questa piattaforma rischierebbero un aumento dei costi elevato sia per le amministrazioni sia per gli utenti.

Con i tempi che corrono, non mi pare il caso.

Meglio dedicare più attenzione ai servizi web, cercando di aumentare l’offerta e la facilità d’uso, e ridurre i casi che obbligano gli utenti ad utilizzare browser ed applicazioni proprietarie.

Se si vuole creare un software libero multipiattaforma che serva per visualizzare una realtà virtuale dove inserire servizi, ben venga, a patto che sia accessibile anche per chi non può vedere e/o non può sentire. Le barriere informatiche che creiamo oggi sono e saranno un costo aggiuntivo che possiamo permetterci di evitare.

5 risposte a “I servizi pubblici non dovrebbero andare su Second Life”

  1. Sai meglio di me che il problema non è solo se gira o meno su tutti i sistemi operativi attuali.

    Come ho scritto non è preoccupante la pubblicità e la promozione turistica, ma il discorso dei servizi. E la cosa, che riteniamo entrambi assurda, potrebbe avere invece qualche interesse, vista la difficoltà di trattare questi temi in sede amministrativa/politica.

  2. Secondlife è molto usato in america, e la toscana ha interessi turistici in america. Fare un pò di promozione turistica della toscana in secondlife la ritengo una buona idea.

    http://cristiancontini.blogspot.com/2007/03/la-regione-toscana-ufficialmente-in.html

    Si certo, non ci devono essere servizi ma non è quella l’intenzione e non lo vedo assolutamente possibile per tante motivazioni, non per ultime quelle tecniche.

    Secondlife gira anche su linux:
    http://www.gnuvox.info/index.php/2007/01/10/primo_passo_di_second_life_verso_il_soft
    hanno rilasciato il codice del client linux ed in futuro rilasceranno anche quello server.

  3. scusa… ma a me sembra che non siano soldi dei cittadini… come dici tu con un po’ troppo populismo per i miei gusti…

    L’iniziativa NON è della Regione Toscana, ma del portale http://www.intoscana.it, gestito da Fondazione Sistema Toscana, ENTE PRIVATO, e solo in parte proprietà della Regione…

  4. Il mio discorso era generale. Infatti la cosa grave per me non è tanto lo stato attuale, ma i possibili sviluppi. Mi pare che gli esempi non manchino, per giustificare un po’ di scetticismo…

    Anche se in parte, comunque è finanziato dalla Regione.

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