Il calcio non c’entra nulla.

A mio modo di vedere gli atti vandalici di domenica sera potevano essere evitati grazie ad una informazione corretta. Veniamo ai fatti. Un ragazzo di 28 anni è stato ucciso in un autogrill, in circostanze che sono ancora da accertare. Cosa è avvenuto prima, le motivazioni e le cause sono, Domenica, ancora da capire. Però tutti i telegiornali parlano di un morto a seguito di una rissa tra tifosi.
Così è stata forzata l’associazione tra tifo calcistico ed un morto vittima del colpo di pistola di un agende di polizia.
Si sa, un tifoso che muore fa più notizia di un ragazzo in auto che muore.
Così si è dato il pretesto a quei violenti, che ancora una volta nulla hanno a che fare con il calcio, che hanno attaccato caserme dei carabinieri e della polizia.

Qui il calcio non c’entra nulla, e non serve in questo caso parlare di misure negli stadi: praticamente tutta la cronaca di domenica si è svolta al loro esterno.

Piuttosto domandiamoci se non esistono altre alternative per diminuire i rischi, per esempio facendo acquistare dalle reti televisive satellitari pubbliche i diritti delle partite (almeno quelle di serie B e C), distribuendole in chiaro. Non si capisce perché si debba ad ogni costo lasciare questo mercato in mano ai privati monopolisti, anche quando questi non hanno nessun interesse economico. Lo Stato potrebbe decidere che è più conveniente regalare le partite con la pubblicità piuttosto che vedersi riempire le autostrade di domenica, utilizzando il calcio come strumento per favorire la diffusione del satellitare, che sarebbe la vera soluzione, assieme alla tv via internet, per garantire la pluralità dell’informazione televisiva, invece di continuare a finanziare quell’assurdità che è il digitale terrestre.

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3 risposte a “Il calcio non c’entra nulla.”

  1. Da sempre appassionato di football, mi considero un romantico del calcio. Abbonato allo stadio di Bologna più o meno dalla nascita, mai come in questi giorni mi sono sentito in disintonia con i commenti più generalizzati che si leggono/sentono.

    Ho visto nascere a metà degli anni ’70 il fenomeno “ultrà”. Un fenomeno che se da una parte ha creato le coreografie migliori, dall’altra ha sviluppato un senso di estrema faziosità poi andato agli estremi degli ultimi anni.
    Un fenomeno, quello degli ultras, che tuttavia coinvolge la minima parte di quelli che io considero “clienti del calcio”.
    Il cliente, quello che “consuma”, che spende per il calcio. Che paga il ticket, che guarda la partita alla TV, che gioca la schedina, che compra la maglia sponsorizzata. Quello che soffre per la sua squadra. Quello costretto anche a vivere sensi di colpa quando accadono fatti come quelli di domenica.

    Ecco, non c’è cliente di nessun’altra azienda o consumatore di nessun prodotto più vituperato del supporter.
    Forse a teatro si fa l’abbonamneto senza conoscere le date degli spettacoli? O senza conoscere gli attori? Nel calcio questo succede. Ci si abbona e poi ti vendono i giocatori migliori a settembre.
    Inoltre, cosa non sottovalutabile, in Italia chi segue il calcio con passione è considerato culturalmente, animale di serie D.

    L’episodio di cronaca di domenica è stato gestito malissimo. Se diffondi la notizia che un poliziotto ha sparato ad un tifoso, a seguito di un alterco in un autogrill, in quel momento fai passare l’idea
    che – in qualche modo – una morte di quel tipo è omologabile nel nostro paese come qualcosa di “normale”.
    Perfino il questore di Arezzo, ieri, ha detto che il calcio non c’entra niente e che l’accostamento è stato “deviante” e motivo scatenante degli scontri successivi.

    Sia chiaro, non giustifico la messa a sacco di Roma, io dico di più – non avrei rinviato nemmeno una partita proprio perchè l’episodio era estraneo alla domenica sportiva.
    Quanta gente che la domenica va allo stadio muore in un incidente stradale? Rinviano la partita per lutto, per questo motivo?
    Un omicidio non è un incidente stradale, ma è comunque avulso al motivo che rendeva presente Gabriele Sandri in quell’autogrill.
    Il Poliziotto, che probabilmente nella sua mente ha
    pensato ad una rapina al benzinaio, non ha certamente sparato al tifoso in quanto tale.

    Sparare ad un tifoso è – per l’immaginario collettivo – in qualche modo un’attenuante, questa cosa la si capisce ascoltando qualsiasi commento. Se quel poliziotto avesse sparato ad un rumeno, altrochè attenuante, al giorno d’oggi gli avrebbero assegnato una medaglia, per capirci.

    No Alessandro, la messa in onda delle partite c’entra poco, non risolverebbe quello che è evidentemente un problema.
    Il decreto Amato ha – nel breve – contribuito a far diminuire gli episodi violenti. Meno poliziotti feriti, meno danni alle strutture, meno tutto. Compreso la gente che ormai diserta lo stadio in quanto è più facile andare con un volo aereo nella Striscia di Gaza che non entrare in una tribuna a causa dei tornelli, delle perquisizioni e della presentazione dei documenti d’identità.
    Alla lunga emergeranno problemi che in questo momento sono solo coperti, un pò come mettere la polvere sotto al tappeto.

    A mio parere le tifoserie più “vivaci” non devono essere ghettizzate, oggi gli stadi sono delle gabbie e se metti un animale in gabbia ottieni solo un aumento della sua rabbia.
    Per come la vedo io, eliminerei anche le recinzioni, farei come in Inghilterra dove non sono pensabili ringhiere o fossati.
    E’ ovvio che se volessimo abbattere le barriere non dovremmo dimenticare quelle culturali. Si dovrebbe lavorare in quella direzione, fare in modo che un supporter dell’Inter non riconosca in quello della Juventus il suo nemico, ma un avversario sportivo.
    E’ possibile un risultato del genere senza il coinvolgimento dei capi ultrà? No, non è possibile.

    Per sottolineare il tuo commento, Alessandro, ti invito a leggerti le didascalie sotto le foto che Repubblica.it pubblica sulla tanta gente che affolla la camera ardente di Gabriele Sandri.
    Si parla di omaggio all'”ultrà” laziale. Quel ragazzo non è mai appartenuto alle grange estreme del mondo ultrà.
    Stava andando ad una partita, semplicemente.

    Eppoi, le banalità di chi non ci ha capito nulla, ma è chiamato a dire la sua, comunque. Una per tutte, l’opinione dell’On. Cicchitto, che ha accusato il Governo di non aver sospeso tutte le partite. Peccato che i disordini maggiori sono capitati proprio laddove le partite sono state rinviate (Roma e Milano).
    Ovviamente sono in disaccordo con chi ha pensato di fermare il campionato di serie B, domenica prossima.
    Una genialata del genere poteva essere partorita solo dalla fervida mente della Melandri.
    Uccidono Raciti a Catania oppure Sandri ad Arezzo e la soluzione è sempre la stessa, chiudere lo stadio di Bologna.
    Mah.
    In sostanza, si decide di fermare la parte sana del calcio, quella sportiva.
    Non potendo e non volendo tangere in nessun modo la parte più marcia, quella economica.

    Insomma, sono 44 anni che vado allo stadio e non mi pare di aver fatto mai nulla di male.
    Mi spiacerebbe, comunque, se in occasione di una rapina dove lavoro mi uccidessero. Mi dispiacerebbe che – in considerazione del gagliardetto del Bologna che campeggia sulla mia scrivania – i miei figli dovessero leggere il giorno dopo: “ucciso ultrà del Bologna mentre lavorava nel suo ufficio postale”.
    No, perchè con l’informazione che abbiamo, i commenti sarebbero di questo tipo: “Ah, tifoso di calcio? E perdippiù impiegato alle poste? Hanno fatto bene a sparargli, brutta merda!!!”

  2. anche io vado allo stadio. Ero allo stadio a milano durante l’Inter-Milan di Champions quando i tifosi tirarono di tutto in campo. Ero nel primo anello, c’erano assieme a noi famiglia, donne e bambini. Arrivavano da sopra bombe carta, bottiglie piene, di tutto, oggetti che potevano uccidere. Urlavamo a quelli del secondo anello di smettere, ma loro ridevano e cominciarono a miriare le persone di sotto. Eravamo tutti interisti anzi no, quelli di sopra erano dei criminali che nulla hanno a che fare con lo sport.
    Di sotto scoppiò il panico, io e altri con il nostro corpo cercammo di fare scudo ai bambini, migliaia di persone scappavano alla rinfusa, non nego che temetti una nuova heysel.
    Sono interista. La curva dell’Inter mi fa schifo. Dovrebbero stare in galera, non allo stadio.
    Troppi criminali in quel settore dello stadio.

  3. Nicola,
    come non essere d’accordo con te, nel merito?
    Se uno delinque il suo posto deve essere la galera.

    Però, cosa c’entra questo con quanto acacduto domenica, in città dove la partita non è stata nemmeno disputata.
    A parte che, credo converrai, una curva non è solo il contenitore della parte delinquenziale dei tifosi; in curva, come nel loggione a teatro, spesso coabitano anche le anime più popolari, veri appassionati che – magari – non hanno disponibilità economica per permettersi altri settori dello stadio.

    Comunque, anche chi come me entra allo stadio per il solo gusto di vedere una partita e con il pieno rispetto dell’avversario, desidera solo che lo stadio venga ripulito da certi problemi.
    Ma non trovo giusto che queste cose vengano affrontate solo di pancia, sull’onda emotiva del morto di turno (che questa volta, ripeto, c’entra zero).

    La domanda che pongo è questa: servirà a qualcosa interrompere le partite domenica prossima?
    E il decreto Amato ha allontanato qualcuno di quelli più facinorosi?
    No, è riuscito – in compenso – ad allontanare la parte migliore dei frequentatori degli stadi.

    Io non sono di quelli che hanno la soluzione in tasca, ma sono convinto che se esiste, va ricercata
    in altro modo e – soprattutto – in un altro momento.

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