Il pagerank favorisce il peggio del web

Il pagerank è una cifra che viene assegnata da google ad ogni pagina web e corrisponde alla sua importanza su internet. Più è alto questo valore, basato sostanzialmente sui link in ingresso, e più in alto comparirà quella pagina all’interno di una ricerca su google.

Così ogni volta che segnaliamo un fatto sulle nostre pagine web e mettiamo un link di riferimento, diamo a quel link una importanza ed un valore, spesso anche commerciale. Se nel 90% dei casi è un bene, spesso l’operazione è contraria al nostro obiettivo. Prendiamo ad esempio il caso di un politico che dica una cosa che non condividiamo sul suo sito: inserendo un link al suo contenuto gli regaleremo un po’ di autorità che potrebbe aumentare il suo pagerank e quindi la sua visibilità sul web.

Questo sistema favorisce il peggio del web, a scapito dei contenuti migliori. Cerco di spiegarmi meglio: se ad ogni link, indipendentemente dal fatto che sia un collegamento di apprezzamento, approfondimento oppure la segnalazione di una cosa negativa, viene comunque assegnato un valore positivo per il pagerank, chi scrive le più grosse cavolate verrà reso più autorevole dalle centinaia di persone che gli punteranno contro il dito, ma anche il loro link.

Un modo per evitare di assegnare pagerank in un link esiste, ed è l’attributo nofollow. Questo serve per azzerare il contributo che viene dato con il link al quale è assegnato. Ma su cento persone 10 avranno l’accortezza di utilizzarlo solo nei casi specifici di link negativi.

Così il web tende a favorire i contenuti e le discussioni piene di contraddizioni, inesattezze, volgarità, scemenze, perché queste semplicemente divertono e/o generano risposte accese piene di link. Ed i quotidiani online questo lo sanno bene, mettendo in prima pagina articoli privi di importanza, come le ultime dichiarazioni contro i GAY dell’ennesimo leghista.

Servirebbe, come soluzione, un sistema che penalizzi il pagerank di un sito con i giusti pesi, per evitare che diventi uno strumento utilizzato commercialmente.
Se tremila persone sono disposte a perdere una frazione della loro autorità sul web per affermare che quel sito è di poco valore perché contiene, ad esempio, comunicati stampa razzisti, stupidi o offensivi, allora quel sito deve essere penalizzato nelle ricerche, non avvantaggiato perché molti l’hanno linkato in segno di denuncia.

Un sistema per l’assegnazione variabile positiva o negativa di pagerank sarebbe uno strumento eccezionale di democrazia su web. Si potrebbero creare sistemi facili per l’assegnazione di un voto nelle interfacce dei blog per attribuire ad ogni link inserito negli articoli un valore che abbia un peso nell’autorità del sito segnalato.

Non a costo zero, chiaramente: ogni peso attribuito esternamente dovrebbe costare un po’ dell'”autorità” conquistata dall’autore del link, in modo tale che questa operazione venga fatta con giudizio.

Non servirebbe molto, tecnicamente. Solo l’aggiunta di un attributo, del tipo vote="-1", vote="10" o vote ="0", con tutti i valori intermedi da -10 a +10.

Che ne dite, lo chiediamo a google o al w3c?

Nel frattempo possiamo dare un voto nullo ai link peggiori che intendiamo segnalare, inserendo l’attributo rel="nofollow". Non sarà negativo, ma almeno non avremo contribuito a dare importanza alla pagina web che intendiamo criticare.

14 risposte a “Il pagerank favorisce il peggio del web”

  1. Caro Alessandro,
    intanto complimenti per la posizione politica che ti sei faticosamente guadagnato; avevamo parlato al telefono oltre un anno fa, se ti ricordi, ed eri proprio in campagna elettorale :-)

    Veniamo al dunque: premesso che il “nofollow” lo conosce non il 10%, ma forse l’1% delle persone che scrivono su internet, la soluzione potrebbe venire da questo progetto da me lanciato: http://www.beeseek.org

    Si tratta di un motore di ricerca open source, ancora agli inizi, che vorrebbe essere un effettivo strumento di democrazia, unendo i risultati degli “algoritmi” interni con una valutazione fatta dalle persone, in stile wikipedia.

    Se la cosa ti può interessare e hai modo di aiutarci, fammi sapere!

    In bocca al lupo per la tua carriera politica, spero davvero che persone come te riescano ad arrivare in posizioni decisionali importanti, sarebbe un bene per tutti.

  2. 50% domanda il resto affermazione: con il web semantico e con motori tipo theseus, che recentemente ha ricevuto finanziamenti UE, si potrebbe migliorare alla radice questi problemi.?

  3. Theseus non lo conosco, che cosa fa di particolare?

    Il web semantico a mio parere non risolve il problema, serve un sistema sociale per discriminare la qualità delle pagine e la rispondenza alle ricerche, non basato sul voto stile oknotizie, ma sullo scambio di pagerank tra chi linka e la destinazione.

    Chiaramente non c’è una soluzione unica, io propongo questa. L’importante è a mio parere che si capisca che c’è attualmente un problema, che il pagerank così come è impostato favorisce i contenuti peggiori e gli autori alla Rastagno, per intenderci.

    Un sistema diverso potrebbe veramente rappresentare quel passo in avanti che a suo tempo ci fu con google ed il superamento dei metatag keyword e description.

  4. Idea stupenda, è tutta farina del tuo sacco o ha qualche derivazione dai paesi angosassonio qualche new italiana?
    spero di ricordarmi di questo nofollow o nel caos tornerò nel tuo blog a prendere l’istruzione.. SCRIPTA MANENT!
    bella dritta, buona continuazione

    PS.
    dire idi proporre la cosa sia al W3C che a google e qualsiasi altro motore di ricerca, visto che ormai molti copiano i metodi di google, anche se di certo hanno sempre meno audience..

  5. Caro Matteo, l’idea e’ mia. Magari qualcuno nel Mondo ci ha gia’ pensato, io non ne ho mai sentito parlare, pero’.

    Per Francesco: sono ancora in ferie, al ritorno daro’ un’occhiata ai contenuti del tuo blog e vedro’ se segnalarlo. Intanto ti invito a fare altrettanto con il mio. Ciao!

  6. secondo me la cosa è già presente, si potrebbero cercare movimenti simili in lingua inglese e diventare una loro filiale per l’italia… il tuoconcetto è cosìovvio e schiacciante che è evidente che questa cosa deve essere fatta presto

  7. per me è una bella idea, non so se qlc possa già averla pensata, forse si, forse no, non importa. sicuramente renderebbe tutto molto più democratico anche se come si fa a stimare l’obiettività del voto? perchè ci sono persone che magari hanno interesse a votare poco un sito di loro competitors. la soluzione indicata nel post per questo problema andrebbe studiata a fondo.

    @ Matteo raggi ma che cavolo di giacca ti sei messo? ti servi in negozi per taglie forti o è un fotomontaggio? w new click

  8. Per Matteo e Paolo: non parlo di creare un nuovo motore di ricerca (l’idea invece è di uno dei primi commenti), ma di permettere attraverso il pagerank uno scambio in positivo e negativo. Una ditta non sarebbe incentivata a togliere pagerank alla concorrente attraverso un link ed una decurtazione del pagerank del proprio sito.

    Per questo motivo a mio parere è meglio un utilizzo leggermente modificato del pagerank attuale piuttosto che un sito che permette di votare come oknotizie.

  9. Ciao Marcello!

    Quando su un sito si mette un link si scrive l’
    a href=”http://www.google.com” | testo link

    Se metti un attributo nofollow, in questo modo
    a href=”http://www.google.com” rel=”nofollow”| testo link

    google non seguirà quel link quando legge la tua pagina, e non attribuirà valore al link con il pagerank.

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