Quello di Grillo è un partito

Di tutta la discussione sulle liste civiche di Grillo mi ha colpito molto il fatto che la campagna elettorale sia già partita su un punto alquanto discutibile.
Dal palco lui afferma di non voler creare un partito, ed i promotori locali delle liste pongono nell’avversità ai partiti il loro primo cavallo di battaglia.

Voglio però ricordare la definizione da vocabolario della parola partito:
Associazione volontaria e strutturata di cittadini che condividono un’ideologia o un programma politico e mirano allo svolgimento di un’attività politico–sociale comune

Oggi la parola ha assunto un connotato negativo, e si evita di utilizzarla per ottenere maggiore consenso. E’ la stessa operazione fatta per gli inceneritori chiamati termovalorizzatori.
Questo non cambia il fatto che le liste civiche di Grillo abbiano una loro struttura, siano nei fatti un’associazione volontaria (per ora senza statuti nè regole a tutela degli “iscritti”) e puntino ad ottenere quei posti dirigenziali che oggi sono occupati da altri.
Tutti i partiti nascono per questa ragione.

Se si cercasse di alimentare le coscienze civiche dei cittadini in maniera sana, quindi, si partirebbe proprio dal fatto che le associazioni di cittadini che si occupano dello svolgimento di una attività politico-sociale sono la struttura portante della democrazia, e che attraverso un maggiore coinvolgimento politico dei cittadini si può dare il proprio contributo.

Bisognerebbe a mio parere partire da qui. Spiegare che si propone un partito con un programma, e che non è la struttura partito che si intende combattere, ma gli altri partiti che sono oggi presenti.

15 risposte a “Quello di Grillo è un partito”

  1. Sono in accordo con te sul significato di partito, ma sono altrettanto sicuro che se Grillo porterà ancora avanti il suo progetto fac-simile di un partito automaticamente perderà consenso, perchè molti lo scoltano solo perchè è un comico che fa ridere, non so se lo seguirebbero altrettanto fortemente in un impegno politico serio.
    La gente parla….parla…e al momento di partecipare non se la sente nessuno di fare qalcosadi pratico.

  2. Solitamente si perde consenso quando ci si scontra con i risultati. Finché si rimane alla protesta la situazione è chiaramente molto più semplice.

    Sono contento che Grillo sia uscito dalla terra di mezzo nella quale era collocato.

    E’ giusto che chi partecipa alle sue iniziative sappia per cosa si sta muovendo, sia consapevole di contribuire ad una campagna elettorale.

  3. Durante l’incontro di Marco Travaglio a Forlì, qualcuno gli ha chiesto perchè non si candida direttamente.
    La sua risposta è stata che lui deve fare il giornalista, come beppe il comico. E i politici devono fare i politici.
    I comici non devono fare i politici :-)

    Aggiungo che i cittadini devono fare i cittadini, nel senso che devono controllare quello che succede nel proprio paese per evitare che la politica decida da sola. Occuparsi di politica in modo che la politica non si occupi di noi.

    Secondo me l’idea di Grillo è di lanciare i cittadini verso questo tipo di “civiltà”. Non è un’errore, anche se non riesce (le liste civiche) è importante che rimanga una certa “tensione” latente che costringa chi decide a tener conto dell’opinione della gente. Questo non vuol dire che se ci sono delle scelte “difficili” da fare non vadano fatte, ma almeno una “moralità” da uomini che ci rappresentano è necessaria.
    Dai, parliamo di fatti.
    Mastella nel giro di una settimana è riuscito ad andare in prima pagina due volte. La prima per l’aereo e la seconda per la sostituzione del magistrato che voleva indagarlo (che per la cronaca, pur indagando per Mafia,è senza scorta…).
    Lui non ha paura dei cittadini, ma non solo: non li rispetta proprio!
    E’ questo che deve cambiare. I politici onesti ne avrebbero grandissimo vantaggio, e di conseguenza anche gli elettori.

  4. Hai sicuramente ragione.
    Peccato che:
    – in Italia la libertà di stampa non c’è. Tant’è che Repubblica (che non dovrebbe essere una testata di partito) fa un sondaggio al giorno per il PD. E quando parla delle “intercettazioni” hai politici racconta panzane.
    – Non era possibile, con le liste bloccate, decidere “più di tanto” (infatti siamo in una quasi repubblica)
    – In vaste aree Italiane i partiti fanno ridere (e parlo di tutti, forse si difende in certi luoghi solo rifondazione). Vai a vedere dove ha fatto un milione di voti D’Alema per le europee.

    Non c’è tutta questa gente che ha la possibilità reale di capire come stanno le cose. E per quello che come dici “..E’ da trent’anni che questi hanno sempre i loro voti, qualsiasi cosa facciano.” sono d’accordo.

    Non sono per niente convinto che “si poteva evitare di votare certi partiti”, nel senso che anche moralmente noi Italiani siamo parecchio dissociati verso la legalità. Ma sono convinto, e spero di non sbagliarmi, che un pochino stiamo uscendo da questo letargo. Vedremo.

  5. Anche con le liste bloccate si potevano evitare i partiti peggiori.

    Con peggiori intendo in tanti sensi, non solo quello della candidatura di pregiudicati (come sai alcuni partiti non ne avevano, ma non sono stati comunque premiati).

    Libertà di informazione. Una bella parola. In Italia l’informazione è libera, nel senso che si può dire e scrivere quello che si vuole, ma se si è scomodi si viene ignorati.

    Prima di guardare un tg o acquistare un quotidiano bisognerebbe pensare a quali sono i suoi proprietari, chi paga gli spazi pubblicitari, ecc.

    Anche sul web, al contrario di quello che dice Grillo, non c’è una trasparenza totale. Molti blog, compreso il suo, evitano certi argomenti.

    Ad ogni modo esistono strumenti d’informazione migliori di altri. Ad esempio il tg di sky è forse il migliore in Italia, assieme a quello di La7. Anche quest’ultimo sta comunque peggiorando, da quando ha deciso di sostenere diverse campagne politiche (per Ciampi, per il referendum sulla legge elettorale, sulle primarie del PD) invece di rimanere uno strumento di informazione il più possibile imparziale.

    Il problema è che la gente non sa scegliere, nonostante abbia questa possibilità. Se lo facesse gli organi d’informazione cambierebbero.

    O ancora peggio sa scegliere, ma sceglie male. Altrimenti non esisterebbero tg come studio aperto.

    Forse il problema è qui…

  6. Ogni volta che si parla del marcio nella politica si fanno i soliti nomi. E’ da trent’anni che questi hanno sempre i loro voti, qualsiasi cosa facciano.

    La gente poteva scegliere anche nel 2006 di evitare certi partiti, ma non lo ha fatto.

    Le liste di Grillo daranno una spinta verso l’interesse dei cittadini nella politica? Benvenuti.

    Ma come tu sai benissimo il voto non è una novità.

  7. Sono d’accordo che si potevano evitare, tuttavia ripeto che dipende molto da cosa ti passa la stampa, la televisione ed in certi luoghi anche i politici locali (al sud hanno un valore enorme…). Se non sò, perchè non posso sapere, come faccia a non scegliere?
    Il fatto che il miglior telegiornale sia a pagamento deve far riflettere. Vuol dire che tutti gli altri devono rendere conto non tanto alla qualità, ma alle stanze del potere finanziario. L’iniziativa di Grillo di “bucare” la stampa dalla rete è importantissima per un milione di motivi, tra cui appunto quella di far conoscere l’importanza di questo nuovo sistema di comunicazione.
    E’ vero che la rete non è “spregiudicatamente” libera (effettivamente Grillo qualche cosa tralascia, dicono), ma è sicuramente molto più libera della carta stampata e delle TV.

    Un’altro problema con cui devono fare i contigli italiani è il “parlamento calcistico”.
    Una buona fetta di Italiani preferirebbe la dittatura piuttosto che votare per un’altro schieramento. Questo è male, significa non riflettere ed aderire pedissequamente alle scelte dei leader di partito.
    Non sò, io me lo spiego così, forse sono troppo generoso.

  8. Alessandro, ci siamo conosciuti sul meet up di Grillo a Forlì. Anche questo é merito di chi, con tutti i difetti dei toni da frittata politica, grida che le cose devono cambiare. Leggendo il tuo sito vedo che ci sono già le persone che stanno cercando di farlo e le urla di Grillo dovrebbero fargli piacere. Servono a tenere alta la tensione della gente. Se da anni quando si vota si é votato anche per il solito Mastella occorre prendere atto e capire perché. Quì vengono in gioco in mass media e, come dici, il fatto che “se si é scomodi si viene ignorati” e che la “gente non sa scegliere”. Forse la maggiore moralità che si chiede, pur con le urla di Grillo e forse proprio grazie ad esse, potrebbe essere ottenuta dall’effetto “sveglia” che produce.

  9. Caro Alessandro,
    questo tuo post lo leggo adesso e non capisco di cosa hai paura: si capisce benissimo che sei ok!
    Tra i lettori del blog di Beppe c’è di tutto ma, ne sono convinta, soprattutto persone con una normale capacità critica.
    Dove eravamo nella fase pre-Grillo?
    Penso, se guardo alla mia esperienza, nel limbo, cullati da una buona dose di superficialità e ingenuità.
    Adesso che sono uscita dal rassicurante guscio di Matrix mi informo e partecipo.
    Qualche volta è dura perché non si viene capiti, qualche volta, quando fuori è buio e fa freddo, vorresti startene nel tepore della tua famigliola e rimpiangi un po’ matrix…ma non puoi più tornare indietro, devi sbrigarti altrimenti squilla il telefono e mi tocca sorbire la domanda di rito della dolcissima Renata, con un tono tra il sospettoso ed il supplicante: -Allora vieni? Siamo tutti qui ad aspettarti!-
    Voglio tornare nel guscio!!!

  10. Cara Sofia, non ho affatto paura.
    Sono uscito dal guscio prima di Grillo e non penso che rientrerò, anche se Grillo mi impedirà di fare politica attivamente solo perché ho una tessera di un partito (che ritengo onesto).

    Proprio perché è importante avere le informazioni corrette, non mi sta bene che si dica che quello di Grillo è un esperimento democratico. Le scelte le fa una persona sola, non ci sono elezioni interne.

    Molti lo hanno capito, e questo è un bene.

    Anche io faccio la mia parte, per quello che posso, per svegliare altre coscienze. Questo è il mio continuo tentativo, non la paura di lasciare un posto.

    Credimi, il mio è tutt’altro che una comoda poltrona.

  11. Caro Alessandro,
    la comunicazione, si sa, è tra le arti umani più affascinanti e complesse; proprio per questo motivo mi sento di precisare che, parlando di matrix non mi riferivo a te ma al popolino di cui faccio parte e per il quale nutro ancora molte speranze, memore del mio precedente stato (se sono cambiata io possono cambiare molti altri ancora).

    Riguardo a Beppe, hai ragione, decide tutto lui…e a me se va lo aiuto, altrimenti: ciccia! nessuno mi obbliga.
    Non credo che Beppe impedisca veramente a qualcuno di fare politica: anche nei due grandi poli hanno chiesto agli iscritti di rinunciare al loro simbolo,no?

    Sono ancora convinta della sua buona fede, per ora e posso sempre cambiare idea, come l’ho cambiata per Di Pietro, dipende da lui.

    Naturalmente il tuo ragionamento è più sensato del mio; è quello che ci si aspetta da un persona politicamente matura. Dal mio punto di vista, sicuramente più semplicistico, io tutta questa democrazia la vedo sempre più lontana e non mi fido più di niente: io so cosa voglio votare ma so anche che farlo o non farlo non sposterà di una virgola il nostro prossimo futuro.
    Allora è giusto dirlo.

  12. Io credo, Sofia, che non si possa ragionare come se fossimo soli al Mondo.

    Proprio per questo ogni nostra azione è importante, soprattutto perché concorre con quella degli altri a muovere le cose.

    Se ognuno facesse la sua parte, potremmo dare insieme il nostro contributo per una società diversa, io credo migliore.

    Già il fatto di discutere e di porsi il problema è sicuramente positivo. C’è molta gente che questo passo non lo fa proprio, ed è giusto che si vada avanti cercando di coinvolgere quante più coscienze possibile.

  13. Sagge risposte che non posso che condividere, caro Alessandro.

    Prestiamo attenzione allora a 360°, giusto per non sconfessare la nostra capacità critica e poi, eventualmente, concediamo pure delle indulgenze.

    Per esempio, passiamo pure sopra le modalità della scelta del candidato premier della sn-arc…

  14. Bertinotti non rappresenta il futuro della Sinistra Arcobaleno. Era forse l’unico candidato spendibile in una campagna elettorale improvvisa, ma ha dichiarato di aver dato la propria disponibilità come candidato di servizio.

    Tra due mesi si dovranno aprire altri dibattiti con altre modalità, se il progetto avrà modo di continuare.

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