Rinnoviamo la cultura

Scopro attraverso Mantellini dell’esistenza di una petizione che ha lo scopo di difendere chi utilizza immagini digitali di pittori protette dall’azione legale della SIAE. L’ho sottoscritta, anche se ritengo necessario modificare la legge che permette una interpretazione così severa dei diritti d’autore, senza distinzione tra fini didattici e scopo di lucro.
Dobbiamo mettere mano alle leggi sul Copyright, per due motivi molto semplici:
– nel 1941 la situazione era palesemente diversa ed il concetto stesso di diritto d’autore, una volta molto netto, oggi si compone di un arcipelago di situazioni complesse che vanno analizzate caso per caso, senza eccessive leggerezze o punizioni una-tantum.
– chi l’ha adeguata, nel 2004, non aveva la minima idea di cosa stava facendo, o se ce l’aveva era troppo soffocato sulle posizioni di una industria, quella della vendita di beni di consumo culturali, che probabilmente oggi dovrebbe essere più matura, alla luce dei cambiamenti di questo ultimo triennio. Altrimenti merita un inevitabile declino che faccia spazio ai soggetti, anche economici, più lungimiranti.

Segue il testo della petizione:

Alla luce delle recenti denunce dalla Siae a siti didattici e culturali non profit per l’utilizzo di immagini digitali di pittori protette dai diritti d’autore, con richiesta di ingenti somme pecuniarie, esprimiamo all’opinione pubblica le nostre preoccupazioni di educatori e formatori.
La Siae infatti, applicando “alla lettera” una legge le cui origini risalgono all’anteguerra (legge del 22/4/1941, n. 633 e successivamente adeguata con la legge 22 maggio 2004, n. 128) e non individuando alcuna differenza tra uso didattico-formativo-istituzionale e uso commerciale, pretende il pagamento di diritti d’autore su opere protette. In particolare essa sostiene che l’utilizzazione, anche parziale, di un’opera costituisce lesione del diritto morale dell’autore e che la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli stessi.

Ecco solo alcune delle innumerevoli conseguenze dirette che si verificano rispettando la norma:
1- qualsiasi sito scolastico o blog didattico che utilizza per puro scopo didattico file sonori, immagini protette, citazioni d’autore, rischia ingenti sanzioni e quindi la chiusura immediata
2- le rappresentazioni teatrali, i saggi di fine anno caratterizzati da sottofondi musicali alla presenza di pubblico o dei genitori sono insostenibili dal punto di vista economico
3- la realizzazione di cd rom didattici e la creazione di ipertesti sono estremamente costose
4- la libertà didattica e le specifiche competenze professionali degli insegnanti ne risultano condizionate

Questo comportamento limita fortemente la funzione formativa della Scuola e la libertà didattica degli insegnanti!

Chiediamo quindi al Ministero della Giustizia, al Ministero della Pubblica Istruzione, al Ministero dei Beni Culturali che la Scuola, nell’ambito della propria e specifica funzione educativa, formativa e didattica, sia esentata dal COPYRIGHT in situazioni non profit e che gli insegnanti vengano equiparati alle categorie che possono beneficiare gratuitamente di opere artistiche nel contesto professionale, senza fini di lucro. Chiediamo inoltre che le richieste vengano estese a produttori di cultura off /on line a livello gratuito e che operano nello spirito del Cooperative Learning, quali associazioni e community non profit.

La sottoscrizione è iniziata il 28 Gennaio 2007

15 risposte a “Rinnoviamo la cultura”

  1. Penso che, qualsiasi opera dell’ingegno umano debba essere disponibile per chiunque. Proprio oggi che siamo entrati in un mondo di comunicazione a 360%, dobbiamo avere tutti, il diritto di godere dell’arte e delle ultime scoperte. Fermo restando che ognuno dovrà avere riconosciuto il diritto morale della scoperta ma… non ci dovrà essere mai un monopolio, per es. sui medicinali che potrebbero salvare le persone del terzo mondo ma che muoiono con tanta facilità, sempre per mancanza di cure perché le medicine hanno prezzi (per loro) proibitivi. Per quanto riguarda le opere “leggere” tipo canzonette tutti sappiamo che gli autori ottengono lauti guadagni e che pretendere il diritto fino a 70anni dopo la morte, è semplicemente “PAZZESCO!”. Parlo per l’Italia: “Fintando che esisterà la SIAE (per me un’associazione discutibile), ci sarà un predominio di forza garantita dalle autorità che… per me è semplicemente un “ABUSO”.

  2. La libertá di accedere alla cultura e la conoscenza é un diritto dell’umanitá intera.
    La paternitá di un’opera, che viene venduta, é sacrosanta in tempi limitati.
    Per l’uso nell’istruzione invece, se non c’é lucro,é un diritto il poterne usare senza restrizioni

  3. Ritengo le regole attuali troppo restrittive, tali regole sono soltanto favorevoli ai grandi editori ed industrie dell’immagine e dei media. La cultura è un bene comune e va salvaguardato come tale.
    Altrimenti andremo incontro ad una censura in favore delle lobby che possono essere, a loro volta, più o meno asservite ad un regime o a un potere politico, che potrà determinare il “tipo” di cultura da divulgare. Questo a sfavore della verità dei fatti, della ricerca e dell’arte pura.

  4. Cari naviganti, lettori, artisti, giornalisti, scrittori, poeti, docenti, studenti, bloggers, legislatori, giudici, politici, avvocati, medici, ricercatori, uomini di cultura e di varia umanità: su alcune pagine del sito amatoriale denominato Daimon Art http://www.daimonclub.it/art/ creato da Carl William Brown, e di proprietà di Bruno M. e non intestato pertanto a nessuna associazione, erano presenti 8 piccole fotografie, a bassa
    risoluzione, con colori modificati e quindi non simili agli originali, di opere di Magritte prelevate negli scorsi anni dalla grande rete, il tutto a scopo divulgativo, culturale, informativo, artistico, senza scopo di lucro alcuno e senza fini commerciali.
    In altre pagine del sito erano anche presenti 3 piccole fotografie a bassa risoluzione, e quindi inutilizzabili per la stampa e per qualsiasi riproduzione decente, di opere di Dalí e 3 di Duchamp. Queste fotografie sono state rimosse perché il curatore del sito ha
    ricevuto dalla sezione O.L.A.F., Ufficio Arti Figurative della S.I.A.E. di Roma in data 18/01/2007 una raccomandata dove si pretende il pagamento dei diritti per l’utilizzazione di queste immagini nel periodo che va dal marzo 2002 al gennaio 2007 e lo diffida
    dall’utilizzo illecito di opere tutelate dalla S.I.A.E. Da sottolineare che la cifra che è stata richiesta ammonta a ben 3.627,60 euro. Nella loro interpretazione il loro impiego costituirebbe “lesione del diritto morale dell’autore e che la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riuconsoce agli stessi. Avverso detta utilizzazione la legge concede all’autore ed ai suoi aventi causa il diritto di far valere le proprie ragioni sia in sede penale che civile”.

  5. La stessa sorte e’ toccata anche ad altri webmaster che sono incappati nelle maglie sempre più strette che la Siae sta stringendo intorno al mondo degli insegnanti e degli attivisti culturali telematici. Da qui e’ nato in rete un ampio dibattito sulla moralita’ e la validita’ giuridica di un tale comportamento da parte della Siae e sulla necessità di intepretare al meglio la legge sui diritti d’autore. In molti siti dunque si trovano ora casi vari, perizie tecniche, analisi della legge sul 22/4/1941 e successive, riflessioni giuridiche, culturali, filosofiche ed economiche per contrastare questa legge antiquata che mina gravemente il diritto alla diffusione libera del sapere, della cultura, della conoscenza e
    che al tempo stesso mira a lasciare i cittadini nell’ignoranza più totale e si accanisce contro quei poveri intellettuali che con grande fatica ed impegno cercano di divulgare e di diffondere una certa sensibilità artistica, letteraria e sociale, ovvero che cercano in pratica di migliorare la sensibilità etica ed estetica di tutta l’umanità del nostro pianeta. Inoltre la mancanza di una legislazione come il “Fair Use” statunitense e la rigidità del nostro sistema blocca la creatività e la crescita dei siti culturali italiani e quindi al tempo stesso inibisce la promozione del nostro territorio, del nostro genio, delle nostre imprese e allontana i navigatori stranieri e locali dalla nostra realtà, la qual cosa costituisce un danno per tutto il paese.

  6. Non solo un docente non danneggia la dignità morale di un artista ma in reltà la esalta, mettendo in luce il suo genio creativo, e di conseguenza non fa che incrementare il valore patrimoniale delle sue opere e quindi i diritti degli eredi.
    Questo significa che la Siae obbligandomi a rimuovere interi ipertesti ha violato la diffusione della cultura artistica, ha sottratto all’umanità un patrimonio comune, ha offeso la dignità morale e professionale del sottoscritto facendolo passare per un truffatore, un falsario, un ladro peggiore di quegli studenti che scaricano in area privata film musica software e che solo per questo non vengono giudicati colpevoli dalla Cassazione.
    Un docente ha meno diritti di un giornalista, il quale, beneficiando del diritto di cronaca, può utilizzare immagini protette senza pagare il diritto d’autore.

  7. Davide Fabbri ha preparato una bozza di ordine del giorno da presentare in Consiglio Comunale a Cesena. Vorrei fare la stessa cosa anche a Forlì, ma prima vorrei il vostro parere, per ricevere eventuali modifiche migliorative.

    IL CONSIGLIO COMUNALE DI CESENA

    Alla luce delle recenti denunce partite dall’ufficio Arti Figurative della Siae all’autore di ipertesti pubblicati
    su sito internet di didattica e cultura non profit di Cesena (www.homolaicus.com), realizzato e gestito attivamente da un decennio dall’insegnante di Cesena Enrico Galavotti, uno dei fondatori del web didattico nazionale (meglio conosciuto in rete col nick di Galarico), per l’utilizzo di 74 dipinti – immagini digitali di pittori protette dai diritti d’autore, con richiesta di ingenti somme pecuniarie esprime forti preoccupazioni per le eventuali ripercussioni negative –
    a fronte di questo precedente a livello nazionale – nei confronti degli insegnanti telematici autori di siti internet con preziosi materiali didattici e culturali

    IL CONSIGLIO COMUNALE DI CESENA

    Informato che

    la Siae infatti, applicando in maniera distorta una legge le cui origini risalgono all’anteguerra (legge del 22/4/1941, n. 633 e successivamente adeguata con la cosiddetta “Legge Urbani” – legge 22 maggio 2004, n. 128) e non individuando alcuna differenza tra uso didattico-formativo-istituzionale e uso commerciale, pretende il pagamento di cifre rilevanti relative a diritti d’autore su opere protette realizzate da artisti viventi o scomparsi da meno di 70 anni.

    In particolare la SIAE (applicando impropriamente solo ed
    esclusivamente l’art.3 della legge 633 del ’41) sostiene
    discrezionalmente che l’utilizzazione, anche parziale, di un’opera costituisce lesione del diritto morale dell’autore e che la riproduzione non autorizzata delle opere in questione lede gli esclusivi diritti patrimoniali che la legge riconosce agli stessi; al tempo stesso la SIAE trascura l’applicazione dell’art. 70 della stessa
    legge del ’41, che prevede massima libertà per l’uso di immagini a scopo didattico non commerciale e di insegnamento senza finalità di lucro, a patto di citare la fonte (cosa che è avvenuta regolarmente nel sito in questione)

    Considerato che

    Sono innumerevoli le conseguenze dirette che si potranno verificare interpretando in maniera distorta la norma:
    1- qualsiasi sito scolastico o blog didattico che utilizza per puro scopo didattico file sonori, immagini protette, citazioni d’autore, rischia ingenti sanzioni e quindi la chiusura immediata
    2- le rappresentazioni teatrali, i saggi di fine anno caratterizzati da sottofondi musicali alla presenza di pubblico o dei genitori sono insostenibili dal punto di vista economico
    3- la realizzazione di cd rom didattici e la creazione di ipertesti sono estremamente costose
    4- la libertà didattica e le specifiche competenze professionali degli insegnanti ne risultano condizionate

    IL CONSIGLIO COMUNALE DI CESENA

    Ritiene che questo comportamento della SIAE, pertanto, limiti fortemente la funzione formativa della Scuola e la libertà didattica degli insegnanti.
    Chiede pertanto al Ministero della Giustizia, al Ministero della Pubblica Istruzione, al Ministero dei Beni Culturali – attraverso provvedimenti legislativi – di precisare che la Scuola, nell’ambito della propria e specifica funzione educativa, formativa e didattica, deve essere esentata dal COPYRIGHT in situazioni palesemente non profit e che gli insegnanti devono essere equiparati alle categorie che possono beneficiare gratuitamente di opere artistiche nel contesto professionale, senza fini di lucro.

    Questo il mio pensiero su questo ordine del giorno, ditemi se lo condividete:

    Sebbene l’intento dell’ordine del giorno sia chiaro, vorrei consigliare una modifica all’ultima parte.
    Il copyright, o diritto d’autore, va inteso in senso lato come la regolamentazione dell’uso dell’opera a tutela dell’autore e del fruitore.

    Esistono forme di copyright, come ad esempio le Creative Commons (www.creativecommons.org) che permettono all’autore di definire cosa può essere fatto dell’opera protetta e cosa invece richiede espressa autorizzazione dell’autore.

    Per questo motivo non è corretto, a mio parere, chiedere l’esenzione dal COPYRIGHT, ma si dovrebbe chiedere semplicemente l’utilizzo gratuito a fini didattici no profit.

    In quest’ottica, ad esempio, per me è assolutamente normale *obbligare* il fruitore alla citazione della fonte (in questo caso l’autore dei quadri), mentre è da permettere l’utilizzo gratuito di riproduzioni delle opere a fini didattici.

    Anche qui va chiarito bene, a livello legislativo, qual è il limite che vogliamo dare. Un conto è mettere sul sito immagini a bassa risoluzione, che permettono la perfetta fruizione per scopi didattici, un conto è fotocopiare
    un libro di testo intero, o lucrare dai siti dove sono inserite le opere, oppure modificarle in parte senza il consenso dell’autore (pensate ad un saggio che termini con conclusioni diverse da quelle ideate dall’autore).

    Credo sia assolutamente necessario ripensare alla nostra legislazione sul Copyright, ragionando e normando quello che viene definito FAIR USE delle opere tutelate, garantendo allo stesso tempo sia gli autori sia i fruitori.

    Dal punto di vista didattico, sarebbe anche utile ai fini di questa battaglia che gli insegnanti iniziassero ad utilizzare materiale il più possibile libero da forme di copyright inadeguate alla didattica. Se questo non è possibile per spiegare storia dell’arte, lo è per insegnare la fisica, la matematica e tutte quelle materie che potrebbero essere libere dalle tasse sul diritto d’autore.

    Wikipedia ha dimostrato che qualità e libertà di fruizione dei contenuti possono andare di pari passo, ed a volte la libertà da vincoli troppo stretti permette un miglioramento dell’opera stessa. Questa vicenda a mio modo di vedere dovrebbe spingerci a fare un passo ulteriore: iniziamo con il finanziare opere copyleft (anche con il Ministero dell’Ambiente) da distribuire liberamente. Sarà sia un modo per diffondere il materiale prodotto sia per dimostrare che un’altro modo di fare cultura è possibile e
    vantaggioso.

    Si potrebbe partire da un manuale per ridurre i consumi energetici: sarebbe un vantaggio notevole se la gente lo fotocopiasse senza paura di essere multati dalla SIAE.

  8. IN INTERNET LA STUPIDITA’ PRETENDE I PROPRI DIRITTI D’AUTORE !!!!!!

    Pretendere soldi sotto forma di pagamento per i diritti d’autore per l’utilizzo di fotografie di opere artistiche in siti didattici, culturali, scolastici, di privati e di associazioni no profit senza fini di lucro che operano nello spirito del “cooperative learning” non è morale, non è economico, non è intelligente, non è legale, ma è da stupidi e da ignoranti. Queste pagine internet infatti esaltano la creatività degli stessi autori, e di coloro che ne divulgano l’arte, e aiutano tutti i cittadini di buona volontà ad approfondire la propria conoscenza estetica e quindi etica del mondo in cui vivono, ed è inutile dire che questo processo oltre che ad essere didattico e pedagogico aiuta inevitabilmente ad incrementare la sensibilità degli esseri umani e quindi ne stimola il loro progresso e la loro evoluzione. In questa ottica la legislazione americana prevede il “fair use”, istituto prettamente statunitense che sancisce la possibilità di utilizzare le immagini protette da copyright senza autorizzazione del proprietario, questo però, a determinate condizioni, ossia, per finalità di promozione “del progresso della scienza e delle arti utili”.
    Impedire o richiedere il pagamento di esose somme di denaro per l’utilizzo senza scopi di lucro di immagini di vari quadri da parte della Siae impone quindi la nascita di un ampio dibattito sulla moralità e la validità giuridica di un tale comportamento e sulla necessità di interpretare al meglio la legge sui diritti d’autore, che mina gravemente il diritto alla diffusione libera del sapere, della cultura, della conoscenza e che al tempo stesso mira a lasciare i cittadini nell’ignoranza più totale e si accanisce contro quei poveri intellettuali che con grande fatica ed impegno cercano di divulgare e di diffondere una certa sensibilità artistica, letteraria e sociale, ovvero che cercano in pratica di migliorare la sensibilità etica ed estetica di tutta l’umanità del nostro pianeta. Ma questo accade solo in Italia dove la stupidità e la rigidità del nostro sistema bloccano la creatività e la crescita dei siti culturali e quindi al tempo stesso inibiscono la promozione del nostro territorio, del nostro genio, delle nostre imprese e allontanano i navigatori stranieri e locali dalla nostra realtà, la qual cosa costituisce un gravissimo danno per tutto il paese. Questa situazione richiede dunque non solo l’intervento immediato di tutti gli intellettuali di buona volontà che abbiano un minimo a cuore le sorti culturali, sociali, economiche e scientifiche del nostro paese, ma anche di tutti quei naviganti che di questo passo diventeranno sempre più succubi di una cultura straniera, non sempre amicale nei nostri confronti, e che vedranno di pari passo impoverirsi a grandi falcate le loro già misere finanze.

  9. Il mondo della scuola sa bene che gli ipertesti didattici e culturali offrono un valore aggiunto alla rete. Con un ipertesto critico, motivato, offerto a titolo gratuito, non solo non si violano i diritti patrimoniali degli eredi ma al contrario li si incrementano.
    Più un dipinto viene commentato, esaminato da intellettuali ed esperti e più esso nei musei, nelle aste, nelle gallerie aumenta di valore.
    Dovrebbero essere i docenti a fruire di royalties da parte degli eredi degli artisti.
    Quanto paga un artista per essere presente in un catalogo, in una mostra, per avere una recensione da parte di un critico d’arte?
    Con noi invece non paga nulla, anzi beneficia di pubblicità e sponsorizzazione praticamente a tempo illimitato in uno spazio illimitato per un pubblico illimitato.
    Perché dobbiamo essere noi a pagargli i diritti d’autore quando non glieli pagherebbe neppure un giornalista che usasse le stesse immagini?
    I nostri stessi ipertesti sono opere di ingegno creativo, eppure noi li mettiamo a disposizione di tutti. E in questo momento non siamo neppure protetti giuridicamente da chi volesse farne un uso commerciale senza chiedercene il permesso.
    Dunque perché questo accanimento contro degli operatori che si vogliono muovere semplicemente per il bene della cultura e della formazione libera e pubblica?
    Ha forse piacere un artista essere presente solo in un sito commerciale di arte in cui accanto al suo dipinto vi è una didascalia di poche righe e l’icona del carrello?
    Vi sono alcuni che vorrebbero arrivare alla conclusione che nel nostro caso dovrebbe essere il Ministero della P.I. a pagare i diritti d’autore, magari in maniera forfettaria.
    Io invece sostengo che i docenti dovrebbero fruire gratuitamente di una sorta di bollino Siae, che li tuteli dalla pirateria o da un uso improprio o lucrativo dei loro materiali, e anche dalla eventualità di denunce da parte di terzi, ivi incluse le Siae di altri paesi.
    E’ assurdo sostenere che i diritti vanno pagati da chi non trae alcun beneficio economico.
    A meno che qualcuno non voglia sostenere che gli ad-sense di Google trasformano un sito da didattico a commerciale, ma allora dovremmo chiarirci sul significato della parola.
    In rete i siti commerciali sono quelli che “vendono” beni (materiali o immateriali) e servizi, sono quelli che fanno B2C o B2B, sono quelli che hanno carrello e partita iva, sono quelli che hanno circuiti banner a pagamento, sono quelli intestati a persone giuridiche. Da me non c’è nulla di tutto questo.
    E comunque la Siae non fa differenza, se non negli importi dovuti, tra sito didattico e sito commerciale. Le loro tariffe parlano chiaro. Per cui d’ora in avanti è meglio stare attenti, almeno finché il governo non si decide a modificare la legge 633/1941.

  10. NEL MONDO LA TECNOLOGIA AVANZA IN ITALIA SI DEVE PAGARE LA SIAE

    La Siae vorrebbe far pagare sempre. Nel mondo della scuola ad ogni esecuzione musicale di fine anno (festa per i genitori), i presidi devono pagare la Siae. Se fate un matrimonio o un compleanno, anche se vi sono pochi invitati, e fate della musica attraverso un karaoke o un Dj, dovreste pagare la Siae e non poco, circa 150 Euro. Persino sulla musica fatta in chiesa c’è da pagare la Siae. Mi ha detto un collega che per una festicciola in un ospizio di Cesena ove è ricoverata sua suocera, la dirigenza ha pagato la Siae. Ma per la musica questa è una prassi consolidata, da rivedere, ma si sa che è così da tempo. Ora però la Siae vorrebbe applicare gli stessi principi alle immagini presenti in internet di autori protetti, ovvero iscritti alla sua associazione. Solo che il discorso qui è diverso: Internet infatti è un mezzo globale e se io devo pagare dei diritti per delle fotografie del c..zo che non mi generano alcun profitto, ovviamente le tolgo e al loro posto metto dei links su Google Images che consentono comunque al visitatore di vedere le immagini in questione e al tempo stesso non mi creano alcun problema di copyright. Risultato la Siae non percepirà alcun compenso, perché queste immagini risiedono in paesi come gli Stati Uniti per esempio dove esiste il Fair Use, strumento legislativo che permette di pubblicare materiali sotto copyright senza autorizzazione, purchè vi siano fini e intenti educativi, il principio del fair use, infatti, rende i lavori protetti dal diritto d’autore disponibili al pubblico come materiale grezzo senza la necessità di autorizzazione, a condizione che tale libero utilizzo soddisfi le finalità della legge sul diritto d’autore, che la Costituzione degli Stati Uniti d’America definisce come promozione “del progresso della scienza e delle arti utili”. Morale della favola, il traffico verrà dirottato sui siti degli altri paesi. In Italia invece continuerà a governare sovrana la stupidità e la rigidità del nostro sistema che bloccano la creatività e la crescita delle nostre pagine culturali e quindi al tempo stesso inibiscono la promozione del nostro territorio, del nostro genio, delle nostre imprese e allontanano i navigatori stranieri e locali dalla nostra realtà, inutile dire dunque che la cosa costituisce un gravissimo danno per tutto il paese. Così mentre in America accanto all’ormai famosissimo Google Map, nasce anche Google Patents che mette in linea tutti i brevetti, e ancora Google Print, che poi è diventato Google Book Search il motore di ricerca che indicizza testi digitalizzati, sia coperti da copyright, sia di libero dominio, e che promette di creare una piattaforma che sarà per l’editoria digitale ciò che Itunes è ora per la musica e presto offrirà e-books interi a pagamento, in Italia si continua a perdere tempo, energia e soldi su delle mostruose stupidaggini, come ad esempio quella che vede impegnata una mastodontica e anacronistica struttura come la Siae (commissariata per quattro anni) nel cercar di raccimolare due soldi ai danni di insegnanti, intellettuali e operatori del mondo no-profit e a scapito della sensibilità artistica, estetica ed etica della nostra realtà. Quindi senza far riferimento ai pietosi dati delle statistiche sull’utilizzo di Internet e della banda larga in Italia, dobbiamo rilevare che procedendo in questa direzione la nostra povera Italia risulterà sempre più abitata da un popolo tecnologicamente, scientificamente, culturalmente e artisticamente analfabeta, stupido, violento, incolto, ignorante, insensibile, cafone, infelice, chiuso, introverso, e che alla fine non riuscirà più a rimanere al passo delle nazioni più libere e più civilizzate e sarà quindi sempre più costretto a vivere in un paese squallido, triste, cupo, misero, ingiusto, ridicolo ed ignobile. Carl William Brown

  11. L’IGNORANZA ITALIANA DEVE DIRE GRAZIE ANCHE ALLA SIAE

    Tutti gli esseri umani di buona volontà che abbiano un minimo di cultura e di dimestichezza con la grande rete sanno che ormai Internet è un mezzo globale che di fatto può rendere grandi servigi al progresso della nostra specie, sia da un punto di vista scientifico, sia da un punto di vista educativo, e quindi ovviamente sociale, culturale, etico ed estetico. La condivisione del sapere e delle informazioni tra tutti gli abitanti del globo potrebbe realmente contribuire a sconfiggere i molti mali che assillano la nostra umanità e in ogni caso, proprio grazie all’arte, alla conoscenza e alla solidarietà, potrebbe almeno ingentilire l’esistenza di tutti gli abitanti del pianeta migliorandone al tempo stesso la qualità della vita. Chiaramente vi sono grandi differenze nell’utilizzo di queste nuove tecnologie, questo è dovuto in primo luogo al potere economico degli utenti stessi e in secondo luogo al grado di organizzazione dei sistemi politici, legislativi e industriali in cui essi vivono.
    Lo spirito e la filosofia della rete permettono dunque che vi siano online siti con moltissime risorse gratuite, nati grazie al lavoro non retribuito di molti appassionati, le cui spese di mantenimento e di gestione sono coperte finanziariamente da oranizzazioni no-profit, dai governi, dalle università, dalle scuole, dalle industrie o dalla pubblicità, e questo permette a tutti indistintamente di poter usare dei software liberi e di consultare per esempio dei giornali, dei dizionari, dei manuali, dei libri, e delle enciclopedie in modo tale da migliorare la propria cultura e quella dei propri figli in modo del tutto libero e naturale. Per esempio se facciamo una ricerca su Salvador Dalí usando la famosa Wikipedia o altre simili enciclopedie troveremo degli ottimi articoli corredati anche da moltissime fotografie, che ci aiutano a meglio comprendere la genialità dell’artista in questione.

    Fotografie di Dalí presenti nella Enciclopedia libera “Wikipedia” in inglese http://en.wikipedia.org/wiki/Salvador_dali; lo stesso vale per un’altra famosa opera di consultazione http://encyclopedia.thefreedictionary.com/salvador+dali

    -Dalí, photo by Carl Van Vechten, November 29, 1939
    -Self-portrait – by teenaged Dalí in 1921
    -Wild-eyed antics of Dalí and fellow surrealist artist Man Ray in Paris on June 16, 1934, photographed by Carl Van Vechten
    -The Persistence of Memory (1931) is one of Dalí’s most famous works
    -On Dream Caused by the Flight of a Bee around a Pomegranate a Second Before Awakening (1944) Dalí said, “the noise of the bee here causes the sting of the dart that will wake Gala”
    -Dalí Theatre and Museum in Figueres
    -Crucifixion (Corpus Hypercubus) (1954)
    -The Temptation of St. Anthony (1946) contained Dalí’s symbolic elephant, Musee d’Art Moderne in Brussels
    -Rinoceronte vestido con puntillas (1956), Puerto José Banús
    -Gala in the window (1933), Marbella
    -A photograph from the Dalí Atomica series (1948) by Philippe Halsman
    -The Disintegration of the Persistence of Memory (1954) was Dalí’s way of ushering in the new science of physics above psychology
    -Soft Construction with Boiled Beans (Premonition of Civil War) (1936)
    -The Philadelphia Museum of Art used a surreal entrance display including its steps, for the 2005 Salvador Dali exhibition

    Purtroppo però lo stesso non vale per l’edizione italiana della stessa enciclopedia http://it.wikipedia.org/wiki/Salvador_Dali in cui più modestamente appare solo una piccola fotografia del grande pittore spagnolo:
    -Dalí nel 1939

    L’ evidente disuguaglianza nella ricchezza delle informazioni disponibili in rete penalizza ovviamente gli utenti italiani che non conoscono l’inglese e che sono quindi obbligati a navigare solo nel nostro povero e disgraziato web nazionale, che ovviamente rispecchia la nostra misera e meschina condizione di cittadini informaticamente, tecnologicamente e persino artisticamente ancora un po’ troppo analfabeti. Questa evidente penalizzazione è resa possibile in primo luogo grazie alla nostra vecchia e stupida legislazione (legge 22 aprile 1941 n. 633 e relativi adeguamenti), ma soprattutto anche grazie alla politica culturale della nostra Siae che, senza volerci inoltrare troppo nella discussione che richiederebbe un’analisi molto più vasta e per la quale vi rimando al nostro forum anticopyright, contribuisce in buona sostanza al mantenimento della splendida ignoranza nazionale e naturalmente allo stesso tempo pure allo sfarzoso mantenimento economico dei propri dirigenti che, a loro dire, devono tutelare i diritti morali e gli interessi economici dei vari artisti e dei loro eredi. Ma siamo sicuri che impedendo al vasto pubblico di conoscerli questi artisti e quindi di apprezzarli e rispettarli saranno in grado di mantenere le loro false promesse e quindi di contribuire al miglioramento delle nostre potenzialità nazionali, e qui non mi riferisco ovviamente solo agli aspetti artistici della questione, ma anche al nostro carattere e alla nostra serietà che ci rende dei pagliacci in debito col mondo dei più deboli e con quello della responsabilità logica e civile in senso lato. Il governo italiano per esempio è moroso, non paga le medicine per aids, tbc e malaria, ovvero se ne frega di rispettare gli aiuti umanitari sottoscritti con l’Onu. Come il governo precedente del resto. Senza farmaci si muore. Chi non può pagarli muore. Le nazioni povere muoiono. Il Wto approva. Le case farmaceutiche, capofila la Glaxo, incassano. I Governi ricchi assistono e per di più, come nel nostro caso, non smantellano nemmeno alcuni enti pubblici a gestione privata deputati solo al mero mantenimento dei diritti d’autore, sì, proprio quelli che tutelano e alimentano la nostra ignoranza, il nostro egoismo e la nostra povertà intellettuale e spirituale.

    Carl William Brown

  12. Ciao, complimenti per i temi trattati !

    Sono molto interessanti…

    P.S. Se ti va di conoscerci ed iniziare un rapporto di corrispondenza,contattami, ne sarei lieta !

    Buona serata!

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