to break eggs in the basket

Non mi stupisce il fatto che Di Pietro non conosca l’inglese, non ne ha mai avuto la necessità e non penso si debba fargliene una colpa. La cosa buffa della storia delle traduzioni sul suo blog è che un Ministro della nostra Repubblica abbia una persona così poco professionale ad occuparsi delle sue traduzioni, di fatto non obbligatorie, che conosce così poco il suo mestiere da dover ricorrere agli strumenti per le lingue di google.

La versione del testo tradotto automaticamente dall’utile quanto stupido strumento di google e quella finita sul suo blog sono quasi coincidenti, e questo lascia pensare che ci sia stato solo un minimo intervento umano nella traduzione.

Sarebbe interessante sapere chi segue per lui questo aspetto della sua comunicazione e quale è stato il criterio di valutazione che ha portato alla sua scelta.

Il problema di questa storia non è tanto l’ennesima figura che facciamo nei confronti del resto del Mondo (dopo l’esempio del video pro-Italia in un inglese ridicolo di Rutelli che viene utilizzato intonso dai programmi satirici), ma il fatto che le persone in Italia non vengono assunte sulla base delle loro competenze.

Il caso di attualità dimostra che questo non avviene solo negli enti pubblici e nelle aziende partecipate, ma sempre più spesso anche nel privato, quando a rimetterci la faccia non è “solo” la collettività, ma lo stesso datore di lavoro.

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