Vecchiazzano: la cava, la strada, l’impianto. E l’ambiente?

Il WWF di Forlì organizza un evento pubblico dal titolo:
VECCHIAZZANO: LA CAVA, LA STRADA, L’IMPIANTO. E L’AMBIENTE?
Venerdì 21 Dicembre 2007, Ore 20.30, presso il Circolo dei Repubblicani di Via Castel Latino (davanti alle Poste)

I CITTADINI, GLI AMMINISTRATORI, LE ASSOCIAZIONI SONO INVITATI A PARTECIPARE
PER DIBATTERE I PROBLEMI DELLA VIABILITÀ DELLA CAVA E DELL’IMPIANTO DI
LAVORAZIONE INERTI PREVISTI PER VECCHIAZZANO

– QUALE AMBIENTE?
– QUALE VIABILITÀ?
– QUALI PROSPETTIVE URBANISTICHE PER IL FUTURO?

il WWF esporrà nel dettaglio i diversi scenari ipotizzabili per cercare di difendere e migliorare
la qualità della vita e dell’ambiente naturale di Vecchiazzano.

Una risposta a “Vecchiazzano: la cava, la strada, l’impianto. E l’ambiente?”

  1. Una strada per la cava o una cava per la strada?

    Da anni, molti, si è autorizzata una cava in cima alla collina che è alle spalle di vecchiazzano
    Le colline più belle che stanno sopra a Forlì per un perimetro contenuto saranno abbassate di quota per consentire l’estrazione di sabbia e ghiaia di cui è particolarmente povero il nostro territorio.
    In quelle zone, più verso il fiume Rabbi, già altre cave sono state realizzate nei decenni passati. Lasciando avvallamenti e recuperi poco felici.

    Il problema che ha tenuto bloccato l’avvio dei lavori di scavo è stato il trasporto di materiale verso gli impianti di lavorazione.
    La ghiaia e la sabbia vanno lavate perché abbiano il maggior valore commerciale e ne vengano sfruttate al meglio le potenzialità tecniche.
    Non vale la pena estrarre materiale buono da edilizia per fare sottofondi stradali.

    Attualmente gli impianti nel comune di Forlì sono:
    uno a San Varano a monte dell’incrocio della via ossi su via Firenze, a fianco del fiume;
    l’altro a Magliano in un’ansa del fiume ronco presso l’area di protezione del SIC di Magliano.

    Il Comune pensa di spostare queste ultime attività di lavorazione degli inerti sulla via Veclezio alle spalle di Vecchiazzano.
    Si libera il SIC del suo scomodo vicino.
    Il problema a questo punto non è il trasporto del materiale estratto dalla cava (1.000.000 mc.) in 8-10 anni ma l’attività di tutto il commercio del materiale da lavorare proveniente da altre regioni, dal porto di Ravenna, le macerie da riciclare ecc. Molto , molto di più.

    I residenti, il quartiere chiedono di non caricare altro traffico nell’abitato già congestionato da un grande numero di residenti.

    Decolla l’idea di una strada per le cave meno di un chilometro che taglia la splendida collina di massa la via del tesoro, la via tomba i vari bracci del rio ronco di vecchiazzano che attraversa come una ferita questo versante di appennino che è ormai pianura, fertile, con vigneti, casolari, troppe ville di recente costruzione ma ancora siepi e rii boscati come ormai pochi se ne conservano.
    Si parla di reti ecologiche spesso ma se non conserviamo quelle esistenti come potremo realizzarne di nuove?
    Montone e Rabbi., bosco di Ladino e i vari rami del rio Ronco di Vecchiazzano sono una rete ecolomica ancora frammentata ma di possibile ricucitura. Una strada una edificazione ancor più spinta provocherebbero una cesura difficilmente sanabile.

    La strada costerà diversi miglioni di euro, alcuni euro ogni metro cubo di materiale estratto rendendo economicamente poco sostenibile l’intera operazione.

    La domanda:
    è una strada per la cava o si usa una cava per fare una strada nuova?

    Si può pensare che lungo una ampia strada che ospita comodamente il passaggio dei camion ed è collegata alla viabilità principale della città, domani i terreni che confinano, dalla loro destinazione agricola possa passare ad edificabile magari commerciale o artiginale.
    Lo scempio così sarebbe completo addio verdi colline di Massa, passeggiate a piedi o in bicicletta lungo la via che quando si torna verso casa ci mostra uno scorcio quasi a volo d’uccello su Forlì.
    Ma lo sviluppo che i progressisti vogliono è questa roba qua?

    Se vogliamo lavorare positivamente intorno a questa autorizzazione ai cavatori già data, possiamo pensare intanto che non si insedino definitivamente gli impianti di lavorazione sopra la collina alle spalle di vecchiazzano.
    Poi possiamo immaginare vie alternative al trasporto del materiale scavato:
    San Lorenzo, via appennino, monda è l’itinerario seguito da tutte le escavazioni fin qui effettuate.
    Alternativa potrebbe essere un guado provvisorio sul Rabbi che da via Veclezio conduca a via dell’appennino da proprietà private convenzionate.

    Resta il problema dell’impianto di inerti e del sic di Magliano.
    Adesso gli impianti sono 2: Selbagnone e Magliano
    Si potrebbero ridurre ad uno togliendo il guado esistente, con relativo movimento di camion in alveo, allentandolo dall’alveo del fiume Ronco, costituendo una maggior barriera verde fra questo e i macchinari, chiedendo compensazioni ed investimenti in opere di mitigazione ai cavatori alla luce del vantaggio che deriverebbe a loro nel non spostare le loro attrezzature.
    Un progetto di riconversione dell’area da decenni oggetto di scavi e tramoggie limitando il funzionamento di queste ultime in punti meno impattanti.

    Un’ultima riflessione.
    Se i lavori di cava si sbloccassero al momento del via al progetto definitivo della strada, calcolando i tempi per l’acquisizioni dei terreni (esproprio), appalto, realizzazione delle opere probabilmente il traffico di spostamento dei materiali scavati graverebbe sulla viabilità esistente, per diversi anni.

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