Con il federalismo fiscale la caccia ai ricchi azzererà i servizi sociali?

In questi giorni si parla di federalismo fiscale, anche se finora non sono state discusse modalità e numeri . Si parla di dare maggiore peso alla quota irpef degli enti locali, quindi i bilanci comunali sarebbero maggiormente legati ai redditi.

Il federalismo parte da un principio condivisibile, che chi paga più tasse veda nella sua vita più servizi.

Ma se attuato come ipotizzato dal Governo potrebbe portare ad una gara tra i Comuni e gli Enti italiani per accaparrarsi i più ricchi. Cosa cerca chi ha più soldi? Non certo i servizi sociali per i più deboli, il sostegno alle famiglie che non arrivano alla fine del mese, la casa per chi non ce l’ha. L’attrattiva maggiore per chi non ha bisogno di servizi è che il loro costo sia il più basso possibile per le proprie tasche, visto che non ne ususfruiscono.

Così i Comuni si sfiderebbero abbassando le tasse ai più abbienti, in modo da attirarli come piccoli e provinciali paradisi fiscali: per grandi quantità anche piccole percentuali ovviamente farebbero sentire il loro peso.

Se il Federalismo poi si portasse dietro anche minori controlli da parte dello Stato, sulla base del principio delle autonomie locali, la vita per i più deboli sarebbe ancora meno garantita.

Tutto questo è poi da collocare in un sistema che vede la partecipazione dei cittadini ogni giorno più limitata, con i Consigli Comunali ridotti a votifici delle proposte delle Giunte ed il numero e responsabilità delle circoscrizioni ulteriormente limitate.

Avremo forse più casinò, più cemento, più opere inutili, ma di certo non maggiori servizi.

Un federalismo sano non dovrebbe aumentare i conflitti sociali, ma aumentare la partecipazione dei cittadini dando più poteri agli organi elettivi locali a scapito delle decisioni calate dall’alto o dal basso del nostro stivale.

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