I saldi ed il valore delle cose

Oggi sono iniziati i saldi a Napoli, seguiranno tutte le altre città d’Italia. Come al solito tutti i telegiornali sono monopolizzati da servizi stupidi che cercano di capire se i prezzi sono calati veramente o se alcuni negozi hanno fatto i furbi.
Così c’è chi, intervistato, dichiara di aver controllato il prezzo una settimana fa, confrontato con quelli di oggi e scandalizzato si lamenta delle finte variazioni.
Quello che non mi è chiaro, però, è il motivo per il quale confondiamo il prezzo ed il valore delle cose. Ci ha pensato Report, qualche settimana fa, a mostrare quando i prezzi delle marche più prestigiose non corrispondano a cura dei materiali e diritti del lavoratore migliori di prodotti senza marca.

Così, invece di valutare quello che vogliamo comprare per il valore che ha, si guarda al prezzo di ieri barrato. Che fosse troppo elevato o assolutamente fuori da ogni logica poco importa, l’idea di “risparmiare” 200€ per una cosa che ieri ne costava 400€ e che sia prima sia dopo ne vale 20€ è troppo ghiotta.

Invece di controllare i prezzi dei saldi, confrontati sulle percentuali di sconto, forse dovremmo cercare di capire se il valore giustifica il costo di oggi, non credete?

4 risposte a “I saldi ed il valore delle cose”

  1. Onsetamente penso sia meglio prima riflettere sul fatto se ci serva o meno quello che vediamo.

    Ho fatto la prova ad andare con i ragazzi di mani tese di Faenza a raccogliere gli abiti usati nei cassonetti nella zona di Brisighella anno scorso; non potevo credere a cosa la gente gettava via, perfino jeans con l’etichetta del prezzo addirittura in una zona rurale senza negozi vicini.

    Penso che quella visione assieme alla visione di un film intitolato “mitumba” circa il percorso che fanno gli abiti dismessi da noi mi ha trasformato e prima di andare a vedere le vetrine do un’occhiata approfondita agli armadi.

    Altro discorso è su mia moglie … convincere se stessi è più facile ma non dispero e percepisco forti passi avanti anche in lei … con mia suocera però non ci provo nemmeno :-)))

    Saluti radiosi

  2. Romeo,
    anche a me capita di gettare cose nuovissime (o comunque, di passarle a mio padre).
    Per colpa della taglia, non per sfarzo.

  3. Questo tema mi interessa moltissimo.
    il valore delle cose…. e il prezzo.
    Il prezzo lo fa il mercato.
    Il valore intrinseco dovrebbe essere dato dai materiali, dal tempo necessario alla produzione, alla distribuzione, alla commercializzazione più i costi vivi per fare tutto ciò…
    Però esiste anche un valore soggettivo che attribuiamo alle cose.
    2 esempi
    1- per motivi di lavoro certe volte mi devo vestire “bene” (tipo giacca, etc..). sono intollerante allo shopping (solo a questo) e sono sempre stata la disperazione di mia mamma. Poi ho scoperto alcuni posti a forlì dove si comprano vestiti usati il cui ricavato finisce in circuiti di beneficenza. a queste condizioni anch’io riesco a fare acquisti. A forlì ci sono persone ricche che ogni anno cambiano il guardaroba “firmato” ol edonano a questi enti. Così io ho una giacca di valentino, jans Gianfranco Ferre, una giacca di max mara al prezzo complessivo di 15 euro donati per progetti di cooperazione. Sono indubbiamente capi molto belli. molte amiche e colleghe mi hanno fatto i complimenti, ma quando dico che li ho comprati usati…. cambiano espressione. Per me è una giacca, per loro è altro. Questo è il valore soggettivo. Visto che per me è solo una bella giacca ho tolto tutte le etichette con la marca.
    2- spesso mi arrivano anche panni dismessi da altri, e se c’è qualcosa in cui entro e che rispecchia la mia personalità… non ho nessun problema. Poi però due volte all’anno passo in rassegna tutte le mie cose e quello che mi pare di troppo lo rimetto in circolo. con una mia amica che veste una taglia in meno di me ho provato a fare io la prima mossa: “ho dei panni in cui non entro più, mi pare che ti vadano bene, ti offendi se te le passo?” Lei quasi si è commossa e li ha accettati. Ora “ci guardiamo” in modo diverso.

    il valore delle cose è legato, per me, al valore del tempo necessario a produrle.
    Per questo credo molto nell’autoproduzione (Romeo in questo è un grande maestro!). Spiegare anche ai figli il valore delle cose è più semplice se sono stati coinvolti nella loro produzione: andare insieme da Ilario (il mugnaio) a comprare la farina, impastare il pane, farlo lievitare, cuocerlo e poi mangiarlo. dire “il pane non si sciupa” ha un incisività molto forte, perchè quel pane ha un valore che non è legato all’andamento dei prezzi, ma dalle persone coinvolte nella sua nascita, nella fatica del fare l’impasto e nel tempo di attesa della lievitazione e della cottura.
    Tutta un’altra cosa!

  4. La maestra sei tu cara Maria Stella.

    Hai appena dato una grande lezione anche a me; bisogna che facciamo un elenco di questi posti che dici tu perché li ritengo molto importanti ed importante è pubblicizzarli.

    Poi ad ognuno scegliere a cosa dare valore nella sua vita.

    Se riuscissimo a lanciare questa moda forse risolveremmo anche altri problemi ed aumenteremmo notevolmente il tasso di Felicità …. Chissà :-)

    Saluti radiosi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *