L’aeroporto di Forlì è nella nebbia e si continua a navigare a vista.

Ogni anno la stessa favola: l’aeroporto di Forlì è in perdita, ma il piano X lo solleverà dalla crisi. Salvo poi scoprire, tutte le volte, che il piano X non esiste.
La cura secondo l’assessore forlivese con la delega all’aeroporto al nuovo buco di 5 mln di euro è la fuoriuscita della società bolognese dalla SEAF, che presuppone quindi un aumento delle percentuali degli altri soci – con conseguenti maggiori spese annuali per il ripiano del debito del Comune – o l’entrata di quote consistenti di terzi fino ad ora non pervenuti.

Ben venga l’entrata dei privati e degli altri comuni che beneficiano di questa struttura, noi Verdi lo diciamo da anni, ma se ne discuta in Consiglio e con dati precisi.

Smettiamola però di prendere in giro i cittadini, dicendo loro che arrivati ad un certo volume di passeggeri la struttura smetterà di perdere: ogni anno voli e passeggeri aumentano, e con l’aumentare dei passeggeri aumenta il debito.

Diciamo loro la verità: con le loro tasse pagano parte del viaggio ai turisti di Cervia, Rimini e Cesenatico, o addirittura a quelli che vanno all’estero a spendere la quota delle loro vacanze, senza che chi guadagna da questo traffico si faccia carico dei costi.

Il piano X di Gennaio era l’hub di Ryanair, con la previsione di altri investimenti ed altri debiti pubblici, oggi si propone di tappare le falle con un nuovo centro commerciale.

Con l’aumento del petrolio, la crisi finanziaria e la diminuzione dei poteri d’acquisto dei cittadini si ipotizza che da fuori città la gente venga a fare shopping in aereo a Forlì.

E’ ora che l’amministrazione e la società smettano di scherzare e di navigare a vista, così facendo si continueranno a fare solo incidenti.

2 risposte a “L’aeroporto di Forlì è nella nebbia e si continua a navigare a vista.”

  1. Mi pare che il deficit sia ormai un dato strutturale per il Ridolfi. L’obiettivo del pareggio di bilancio per il 2010 con la ‘fuga’ dei voli internazionali di Ryanair è del tutto irreale (e infatti il presidente di Seaf Rusticali ha già cominciato a demolirlo, spostando ancora più in là l’avvento di un futuro radioso, intanto lacrime, sangue e soldi…). Però l’attività che ruota intorno allo scalo è importante: scuola nazionale dei controllori di volo, università, itaer, aziende ecc. Dunque è difficile pensare a un’alternativa tout court tra bilancio in attivo o chiusura sic et simpliciter
    Piuttosto bisognerebbe avere il coraggio di discutere se Forlì ha bisogno dell’aeroporto e se è disposta -vita natural durante – a pagarne i debiti.

  2. Secondo me hai ragione, le soluzioni non sono nè semplici nè estreme.
    Credo che sarebbe sbagliato, però, legare troppo le attività delle scuole e della didattica che attorniano il Ridolfi ai voli commerciali.
    Spesso questo viene fatto solo per giustificare gli investimenti milionari.

    L’ITAER non esiste grazie ai voli per la Russia, per intenderci.

    Bisognerebbe quindi discriminare i costi necessari all'”indotto” da quelli sostenuti annualmente per gli investimenti sull’aumento del traffico.
    E, dico io, avere un occhio più vigile sugli investimenti: prima di sostenere il traffico temporaneo di Bologna dovevamo stringere accordi sul medio termine che giustificassero gli investimenti, non spendere ad occhi chiusi sperando che questo momento di trasferimento avrebbe giovato da solo al numero di passeggeri.

    Gli investimenti dovrebbero essere spalmati su tutto il territorio che beneficia della struttura, o il bilancio rimarrà sempre in deficit.

    Un’altra considerazione da fare a mio parere è sull’approssimazione delle politiche commerciali di SEAF. Sono ancora qui a chiedermi se prima di fare le conferenze stampa chi presenta abbia letto i contenuti degli accordi che rende pubblici.

    In un paio di occasioni abbiamo assistito a toni d’entusiasmo per la presentazione di progetti disastrosi, salvo poi ammettere dopo un paio di giorni che non si erano analizzati attentamente perché fatti all’ultimo momento.

    Invece di ridurre gli scontri sulle rotte coincidenti tra vettori diversi (vedi il caso Ryanair – Windjet sulla rotta Forlì-Palermo) sembra quasi che gli accordi siano stipulati a caso…

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