Vergognarsi profondamente

Un collaboratore de “L’espresso” scrive sul suo blog nel portale della stessa testata di vergognarsi profondamente di una delle inchieste più importanti della rivista, “Velenitaly“. L’Espresso chiude i rapporti con lui e chiude il suo blog. In rete si scatena un ampio dibattito.

Io mi faccio una domanda: se da collaboratore della sezione enogastronomica mi vergognassi profondamente di una inchiesta sulla falsificazione dei prodotti del “mio” settore della “mia” rivista, avrei tre scelte: lasciare la rivista, discutere con gli autori nella fase di stesura, o non commentare. Penso che la scelta di scrivere sulla versione elettronica della rivista la mia vergogna, senza motivazioni, sia quantomeno strano.

Se le divergenze erano importanti, forse sarebbe stato meglio chiudere in prima persona la collaborazione, no? Fondamentalmente concordo con Gilioli e penso che l’operazione della direzione non abbia avuto come obiettivo quello di sotterrare il dissenso e nasconderlo, ma prendere atto del dissenso (probabilmente nemmeno espresso preventivamente alla sua pubblicazione su web) e fare la scelta più utile rendere la redazione più compatta.

La pluralità dell’informazione è data dalla pluralità delle fonti, non dalla pluralità delle idee nelle stesse pagine. Quando acquisto l’Espresso lo faccio perché voglio leggere l’Espresso, non l’Espresso + il Giornale + Libero.
I lettori si adeguano di conseguenza, nella piena libertà. Quelli d’accordo con Vizzari lo seguiranno nella sua prossima rubrica altrove, quelli d’accordo con L’Espresso continueranno a leggere questo prodotto editoriale. Sempre che la questione sia così importante da cambiare le nostre letture, ovviamente.

Nessuno si aspetta che nel blog personale di chiunque di noi compaia un articolo che smentisce quello precedente se l’autore stesso non ha cambiato idea. La libertà sta nel poter commentare e smentire l’autore o nel creare uno spazio nuovo dove poter esprimere questo dissenso.

Per questo internet è libera (ed il caso in questione lo dimostra, infatti il dibattito è tutt’altro che chiuso) e la televisione molto meno. Nessuno di noi umani può acquistare una nuova frequenza e dare la sua versione dei fatti, e tra chi ci ha provato c’è anche chi nonostante le vittorie in tribunale vede ancora abusivamente occupato il suo spazio.

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