Commissione sulla revisione del regolamento

Oggi abbiamo avuto l’ennesima commissione sulla revisione del regolamento comunale. Ho chiesto ed ottenuto che si tornasse alla versione originaria sulle commissioni, che rimarranno pubbliche, mentre quella sulle pari opportunità e quella sulle verifiche delle procedure amministrative manterranno gli esperti.
Un punto sul quale non c’è stato accordo è la questione della regolamentazione delle presenze dei consiglieri comunali.
La proposta dell’ufficio di presidenza è di vincolare l’attestazione di presenza, e quindi anche il gettone, ai consiglieri che votano più del 40% dei punti all’ordine del giorno e sono presenti alla stessa percentuale di argomenti nelle commissioni.
Questa ipotesi, giusta nel principio se lo scopo è quello di mantenere il decoro dell’istutuzione, nella pratica si presta a tante piccole storture che complicano il problema invece di risolverlo.

Un esempio è venuto da una collega della maggioranza, che lunedì si è assentata per allattare il figlio dopo 4 ore di consiglio. In quelle 4 ore abbiamo discusso praticamente solo di un argomento, mentre gli altri punti sono stati fatti in pochi minuti. Secondo il conto dei voti, quindi, lei non avrebbe avuto diritto al gettone di presenza, nonostante avesse partecipato al 95% del tempo del consiglio.

Un altro caso che è stato portato è quello dei consiglieri silenti. Eletti che in 5 anni di mandato sono intervenuti in tutto 2 o 3 volte, o anche meno. La loro presenza silente non verrebbe penalizzata dal provvedimento.

Un terzo esempio è quello delle commissioni, che spesso partono in ritardo per l’assenza dei consiglieri dei gruppi più grandi (un solo consigliere PD, ad oggi, determina il raggiungimento del numero legale e la validità della seduta). Al contrario, l’assenza di un consigliere di un gruppo piccolo non pregiudica la partenza della commissione, con il risultato che a parità di tempo dedicato, è probabile che il consigliere del gruppo maggiore abbia la possibilità di seguire tutti i punti mentre quello del gruppo più piccolo arrivi 15 minuti in ritardo con 3-4 argomenti già trattati, e conseguente penalizzazione non solo economica, ma anche statistica (i dati delle presenze vengono resi pubblici ogni anno come dato per misurare l’attività del consigliere).

Ho proposto che si valutasse l’idea di obbligare ad una maggiore presenza i consiglieri con una maggiore trasparenza, utilizzando lo strumento dei video delle sedute come deterrente: chi non interviene, è assente, parla al telefono o legge il giornale sarà semplicemente giudicato dall’elettorato, come è giusto che sia.

L’idea che l’unico metro di giudizio dell’efficacia politica sia la temperatura della sedia, e non l’attività svolta, è demagogica ed inutile.

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