Conferenza: LA SINDONE. UN FALSO MISTERO, UN MISTERIOSO FALSO

GIOVEDI’ 29 OTTOBRE ALLE ORE 20,45 presso la Sala Avis di Via Giacomo della Torre 14 Forlì, Paolo Cortesi terrà la conferenza “LA SINDONE. UN FALSO MISTERO, UN MISTERIOSO FALSO”.

La Sindone è forse la reliquia più famosa e più sbalorditiva della cristianità. La datazione al carbonio14 ha definitivamente stabilito che si tratta di un manufatto medievale, ma ancora oggi molti devoti non accettano il verdetto della scienza e suggeriscono svariate ipotesi alternative per inficiare la datazione di laboratorio e continuare a credere che il telo di Torino abbia davvero avvolto il cadavere di Gesù.

La conferenza esporrà le fonti documentarie originali, le prime che danno testimonianza della Sindone, e che raccontano la sua storia, svelandone molti elementi decisivi. Fonti medievali, sulle quali anche i credenti non nutrono riserve.

Inoltre, verrà indicata una nuova ipotesi che suggerisce i motivi per cui la Sindone, e proprio questa, venne realizzata in un tale momento storico. La conferenza è organizzata dal circolo Forlì-Cesena dell’UAAR. Ingresso libero.

3 risposte a “Conferenza: LA SINDONE. UN FALSO MISTERO, UN MISTERIOSO FALSO”

  1. LA SINDONE NON E’ UNA FALSO, E’ LA SOMMA DI PIU’ VERITA’.

    I tre volti della Sindone secondo Leonardo da Vinci.

    Sono il Volto del Cristo, che comprende metà volto del Molay e metà volto di Leonardo.

    Quattro righe di cronistoria.

    Agli inizi la Sindone era stata conservata dalla comunità cristiana, come reliquia della Passione di Gesù; a causa delle persecuzioni veniva tenuta nascosta.
    In seguito, venne portata nella città di Edessa e chiamata mandylion.
    Dopo che Edessa venne occupata dai musulmani, i bizantini trasferirono il mandylion a Costantinopoli.
    Nel 1204 Costantinopoli venne saccheggiata dai crociati, e del mandylion, ovvero della Sindone, si persero le sue tracce.
    Infatti, la storia “certa” della Sindone inizia intorno alla metà del Trecento, quando riappare inspiegabilmente 150 anni dopo a Lirey in Francia. Da quella data tutti i passaggi sono rigorosamente documentati (Lirey,Chambéry,Torino).
    Da Costantinopoli alla Francia? Sono state avanzate diverse ipotesi per ricostruire in quale modo la Sindone sia pervenuta in Francia, per riapparire nel 1353 in mano a Goffredo di Charny.
    Tra le tante ipotesi fatte, la più credibile è anche la più semplice, quella che sarebbero stati i Templari a prendere la Sindone e a custodirla segretamente fino allo scioglimento dell’ordine: nel 1314, quando l’ultimo Gran maestro Jacques de Molay venne messo al rogo, insieme a lui fu bruciato anche un alto dignitario dell’Ordine a nome Goffredo di Charny, omonimo e probabilmente parente di colui che quarant’anni dopo espose pubblicamente la Sindone.
    Sicuramente prima di Lirey, qualche cosa è esistito, un lenzuolo funebre che recava l’impronta di un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30-33, “se così fosse ci troveremmo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù”, se così non fosse, esisteva già un falso. Un telo funebre con l’impronta di un volto, e di un corpo usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentica.
    Perché di quel telo funebre così antico, si mostrava solo il volto? In realtà l’immagine più antica impressa sulla Sindone di Torino, quella che doveva mostrare il volto del Cristo per intenderci, soprattutto il corpo era talmente sfumata che le ferite sui polsi non si potevano neanche notare. Per questo motivo, è lecito supporre che il mandylion fosse in realtà la Sindone ripiegata e conservata in un reliquiario: il telo così piegato (tetradiplon) nascondeva l’impronta sbiadita del cadavere, facendo castamente emergere soltanto il Volto. La Sindone di Torino non mostra solo il volto e il corpo di Cristo, cela ben altri segreti mai svelati, e tenuti gelosamente nascosti. I nuovi personaggi che si troverebbero coinvolti nella più grande beffa del secolo, sono:- “Lo stesso de Molay che suo malgrado reciterà la parte del nuovo crocifisso, e molti anni più tardi Leonardo da Vinci, che cercherà di sistemare il volto del telo funebre”.
    Perché proprio le impronte della passione del de Molay?
    Secondo una tesi certamente originale di alcuni ricercatori, il Gran Maestro sarebbe stato sottoposto ad una forma di tortura mirante a riprodurre sul suo corpo i segni della Passione di Cristo. Probabilmente nella crocifissione del de Molay, i chiodi furono messi nei polsi e non nelle mani, in contrasto con ogni consolidata iconografia del tempo. Gli venne posata attorno al capo una corona di spine e flagellato. Liberato dai chiodi, all’uso Templare, fu disteso con molta cura su un lenzuolo come se fosse già segnato dalla morte. “ Fu usato lo stesso lenzuolo che veniva custodito e considerato dal de Molay e da alcuni Templari scampati al rogo, come una reliquia di grande potere, il così detto Mandylion”, ma inaspettatamente “forse per il potere miracoloso della reliquia?”, riuscì a riprendersi lasciando, la traccia col proprio sangue i segni della passione gratuitamente ricevuti come tortura in cella. La Sindone torinese riproporrebbe anche i segni della passione di Jacques de Molay, compreso il corpo del Cristo che si troverebbe ben sotto. Questo fatto spiegherebbe anche come si è formata la doppia superficie sulla Sindone, vi è una impronta la più antica quella al negativo per intenderci, che riguarda tutto il corpo dell’uomo della Sindone, soffusa poco appariscente. L’impronta considerata dai Templari una reliquia di grande potere, quasi il risultato di una immagine fotografica al negativo, che per essere riprodotta aveva bisogno di un telo preparato con una soluzione fotosensibile “alla stregua di una pellicola fotografica dei giorni nostri”, con la particolarità che sulla Sindone la soluzione fotosensibile aveva come base la soluzione di sangue diluito in acqua e sale. L’immagine così riprodotta, non poteva penetrare in profondità, come se l’immagine aleggiasse in superficie sul telo “una vera immagine fotografica al negativo”, eseguita per fatto naturale? O per intervento umano? Se l’impronta non fosse per intervento naturale (Divino), probabilmente in oriente qualcuno segretamente era a conoscenza della pratica fotografica. Mentre tutte le impronte al positivo quelle che riguardano le ferite della passione per intenderci, le stesse inflitte indebitamente al de Molay, oltrepassarono da parte a parte il lenzuolo di lino. L’ipotesi è suggestiva, ma alcuni Templari d’altronde, sono da sempre considerati come i depositari di conoscenze magiche al limite dell’atteggiamento eretico.
    La lacunosità delle fonti relative alla Sindone tra 1204 e 1353 lascia spazio ad ogni sorta di interpretazioni, alcune più verosimili, altre del tutto fantasiose. Come anticipato, tutte le tracce riguardanti il tragitto della Sindone tra il 1204 e il 1353 conducono all’approdo di Lirey, centro abitato della regione della Champagne a circa venti chilometri da Troyes, la città nella quale si ratificò la fondazione dell’Ordine dei Templari.
    La storia trasuda di coincidenze, tutto sta nell’interpretarle correttamente.
    Vi è un fatto da non sottovalutare che collega il Molay alla Sindone di Torino, Il Molay fu portato al rogo nel 1314, assieme al suo amico d’arme Geoffroy de Charny, guarda caso presunto zio dell’omonimo Goffredo di Charny (nipote), proprietario documentato della Sindone di Torino dal 1353. Non ci è dato di sapere se quella Sindone fosse la stessa Sindone di Costantinopoli, o qualche cosa d’altro. Dopo trentasei anni dalla morte dello zio, il nipote omonimo, dichiara apertamente di essere in possesso della Sindone, morirà, senza mai spiegare come sia venuto in suo possesso. Se fosse stata la vera Sindone di Costantinopoli, era tutto interesse del nipote rendere chiara la sua provenienza, ma questo non lo fece. Non se la sentiva di dire che era la reliquia tanto venerata dai Templari, e che per il capriccio di alcuni era diventata qualche cosa d’altro. Lo stesso telo funebre che recava l’immagine di un uomo crocifisso e adorato dai templari come se fosse il Cristo, in realtà aveva avvolto anche il corpo del Gran Maestro Molay. Sostenere delle mezze bugie per il nipote di Geoffroy de Charny, era più difficile che tacere. Ma questo nipote, non si era mai dimenticato dello zio (del quale portava il nome).
    Infatti nello svelare l’esistenza e la proprietà di questo telo funebre, faceva coniare una targhetta commemorativa, in piombo e stagno a sbalzo, di (cm. 4,5×6,2) che riproduceva per la prima volta esattamente la Sindone di Torino, con gli stemmi nobiliari di Geoffroy de Charny e dei Vergy il casato di sua moglie, in mezzo ai quali è rappresentato un sepolcro vuoto.
    Il sepolcro vuoto per effetto di un finissimo intervento a sbalzo, reca impressa una croce templare, idealmente doveva essere il sepolcro per contenere il corpo di un Templare, quello del Molay ultimo Gran Maestro, bruciato sul rogo con lo zio di Goffredo. Non a caso questa targhetta-ricordo fu trovata nella Senna nel 1855 presso il Ponte di Change, proprio difronte al ponte di Neuf, il luogo dove Molay e lo Zio furono immolati sul rogo. Probabilmente gettata nella Senna durante una cerimonia segreta per commemorare tutti i Templari giustiziati dalla Santa Inquisizione. Di questo medaglione considerato importantissimo anche per altri motivi, esiste solo questo esemplare, sicuramente non furono stampati molti pezzi, solo qualche esemplare ad uso e consumo di una stretta cerchia di Cavalieri del Tempio. Oggi l’unico medaglione si trova a Parigi, nel Museo Nazionale del Medioevo-Thermes de Cluny.
    Perché proprio Leonardo da Vinci?
    Leonardo, come il padre era profondamente anticattolico, non tollerava il clero ed era attratto da una religione personale più vicina alla natura che alla storia di Gesù o dei Santi.
    Il geniale toscano, arrivò a Milano nel 1482 e vi rimase per ben sedici anni, “mai una riga di ufficiale, che rivelasse dei contatti con i custodi della Sindone i Savoia”, mentre le cronache ci riferiscono di come si occupasse nei diversi campi delle scienze e delle arti, con prevalenza nell’arte pittorica, infatti, qui realizzò opere molto importanti tra le quali l’ultima cena che fu realizzata intorno al 1495-1497 nel refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie.
    Nel 1499 Ludovico il Moro fuggì da Milano, dopo l’invasione del ducato da parte dei francesi, mentre Leonardo intraprese una serie di viaggi, si recò a Mantova, a Venezia, e poi ritornò a Firenze, in questi anni iniziò anche il famoso ritratto della Gioconda, un dipinto a lui caro che portò con se anche in Francia, alla quale non poté negare quel sorriso quasi complice per quello che aveva appena fatto.
    Leonardo come avrebbe potuto architettare questa gigantesca beffa della storia? In realtà Lui fu lo strumento, lavorò su commissione in gran segreto. Probabilmente il volto della Sindone necessitava di urgenti lavori di restauro, sin dalla sua apparizione nel lontano 1353, nel tempo, sempre più spesso, durante le ostensioni il telo veniva considerato come una grande bugia. Durante la sua permanenza al soldo di Ludovico il Moro, Leonardo, aveva continui contatti con esponenti del Priorato di Syon, e con artisti più o meno noti, iniziati alle scienze esoteriche. Anche se mai dichiarato apertamente, la Sindone di Torino fu da sempre in un certo senso, un protettorato dei Cavalieri del Tempio, non dimentichiamo chi la possedeva, quando riapparve nel 1353 a Lirey in Francia. Quali le sue segrete origini, e chi erano in realtà le ferite della passione impresse sul telo funebre, quelle ricevute indebitamente dall’ultimo Gran Maestro del Tempio”.
    Quale migliore occasione, per architettare in gran segreto una simile beffa, imprimendo mezzo volto del nuovo ospite della Sindone, e inserendo nel contempo metà volto della propria immagine, quasi una firma autografa.
    Non è un dipinto né una stampa, è assente qualsiasi pigmento che non sia quello di una soluzione sanguigna. Si può dipingere con il sangue diluito in un ampolla con acqua e sale senza usare i pennelli, solo per contatto facendo una piccola pressione circoscritta attraverso una matrice? (Certo sì!) La tecnica usata, permetteva anche di produrre immagini al negativo.
    “IL NUOVO VOLTO DELLA SINDONE IN PRATICA E’ LA SOMMA DI DUE MEZZI VOLTI, META’ VOLTO DEL MOLAY E META’ VOLTO DI LEONARDO.
    Ce lo spiega Leonardo stesso come lo ha fatto:-
    La scrittura con la seta, per questo sistema impressivo veniva utilizzata una matrice di seta.
    Il sistema è un procedimento di stampa per contatto, che consiste nel far passare la soluzione di sangue, attraverso le maglie del tessuto di una matrice facendo una pressione con uno strumento a forma di spatola. Leonardo stravolse questo attrezzo, lo avvolse completamente con delle bende o garze cercando di mantenere la sua rigidità, ma nello stesso tempo renderlo morbido e assorbente, lo intingeva nel sangue molto diluito in acqua e sale e con una leggera pressione faceva passare il sangue diluito attraverso le maglie libere e strette del tessuto di seta usato come matrice, depositando le gocce sul supporto da imprimere “il telo funebre”.
    La matrice è costituita normalmente da un telaio, sul quale viene teso ed incollato il tessuto di seta facendo sì che le maglie, in tensione, risultino ben aperte secondo la necessità, per facilitare il passaggio della miscela di sangue. Con un procedimento manuale si chiudono le maglie nelle zone che non si vogliono stampare e si lasciano aperte le maglie nelle zone da stampare, in questo caso la soluzione sanguigna che impregna lo strano pennello, viene quasi guidata dalle sapienti mani dell’ artista.
    Non era necessario fare una pressione forte perché la soluzione acquosa di sangue e sale potesse oltrepassare gli spazi liberi della matrice, in modo che si depositasse per contatto sul supporto da imprimere. In questa maniera, il lenzuolo funebre assorbiva quasi naturalmente piccole dosi di pigmento sanguigno sotto il sapiente controllo dell’artista, prendendo le forme e le volumetrie volute da Leonardo, seguiva ad ogni passaggio del liquido sanguigno, il riscaldamento con un gran numero di candele per asciugare la stesura, e qualche volta passando a distanza ravvicinata con un attrezzo metallico riscaldato.
    Per riprodurre oggi esattamente il volto e il corpo della Sindone di Torino non basta un p’ò di polvere e qualche agente chimico, bisogna aver prima conosciuto tutte le verità nascoste che il Sacro Telo cela tra le Sue pieghe.
    Per lasciare una traccia di ciò, Leonardo trascrisse questo messaggio su un misterioso telaio in seta, rimasto segreto per più di cinque secoli, una tempera all’uovo del XV secolo, molto particolare, perché non presenta sottofondo, l’immagine dipinta poggia tra filo e filo la cui trama rimane libera, osservando la tela di seta in contro luce si possono vedere tutti gli spazi tra filo e filo, come se fosse dipinta su un telaio a maglie larghe, in controluce, osservando la tela dal retro possiamo distinguere perfettamente l’immagine dipinta anteriormente.
    Questa mirabile tempera all’uovo, fu riscoperta verso la fine del XX secolo durante un rocambolesco recupero effettuato da alcuni fiduciari per conto del Terzo Reich durante lultimo conflitto mondiale, prelevandola direttamente da un facoltoso custode.
    Tale operazione in realtà non fu mai portata completamente a termine, infatti prima di essere recapitata all’Ordine delle Tenebre, la misteriosa tempera all’uovo venne intercettata da un nuovo ignaro Custode, che la ospitò nella sua dimora fino al 1972.
    Leonardo, sicuramente anche per le sue capacità tecniche, si è trovato “suo malgrado”, coinvolto in questo artificio solo per caso, e che a causa della sua vena ironica, trasformò un segreto per pochi, in una beffa per molti. A conferma di ciò, solo un particolare alquanto singolare, i proprietari della Sindone, probabilmente informati per tempo della morte di Leonardo, per paura che l’inganno venisse a galla, mandarono in Francia alcuni fiduciari per recuperare in gran fretta uno dei tanti taccuini dove Leonardo prendeva appunti per i sui lavori, evidentemente appunti compromettenti che riguardavano lavori eseguiti segretamente sulla Sindone. Tutte le prove dovevano scomparire per sempre. Ma non si accorsero che un disegno collegato “lo studio sul volto e sull’occhio di Leonardo”, si era smarrito nella Biblioteca Reale di Torino, e il misterioso telaio di seta con il quale Leonardo operò sul volto della Sindone. Sul quale Leonardo dipinse una eccezionale tempera all’uovo per indicare l’arcano appena commesso, rimasta tuttora in circolazione fuori della portata di possibili inquisitori.
    Dunque da questa relazione, risulterebbe che sulla Sindone vi siano state impresse più immagini, un corpo molto antico presumibilmente risalente all’anno 30-33, “se così fosse ci troveremmo difronte al telo di lino che avvolse il corpo di Gesù”, se così non fosse, esisteva già un falso, un corpo presumibilmente morto in stato di rigor mortis, usato come reliquia dai Templari convinti che fosse autentico; 1281 anni dopo, verso il 1314, fu disteso e avvolto con molta precisione un secondo corpo ancora vivo e febbricitante, che recava anch’esso i segni della passione di Gesù, vi rimase avvolto immobile per circa trentasei ore, si che l’impronta a contatto diretto, si asciugò quasi completamente; 181 anni dopo, verso il 1495 qualcuno intervenne su commissione, con una mirabile tecnica, per definire il volto e alcune parti sul telo. Quindi sulla Sindone vi sono tre periodi ben distinti, e tre differenti impressioni sul telo, questo è il motivo per il quale la Sindone di Torino non può essere mai riprodotta esattamente come è attualmente. In questo contesto tanto turbolento, non dobbiamo dimenticare le vicissitudini cruente subite dal telo funebre a causa degli incendi nelle varie epoche.
    La Sindone non è un falso é la somma di più verità. Quanto rimarrebbe di queste verità dopo tante manipolazioni? Per i Cristiani può rimanere tranquillamente il simbolo della Resurrezione. Per i Cavalieri del Tempio anche il telo funebre del loro ultimo Gran Maestro Molay, mentre Leonardo intervenendo con tanta decisione sul volto della Sindone, mettendoci anche parte del suo volto “metà volto del Molay e metà volto di Leonardo, risultando l’attuale volto della Sindone”, è diventato suo malgrado il loro profeta.
    a.D. 2009
    Rodolfo

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