Sciacalli politici

Utilizzare il terremoto in Abruzzo per portare avanti il bipartitismo, diffondendo dati falsi sui costi e facendo credere che i quesiti servano ad abrogare il porcellum quando invece lo vogliono semplicemente emendare, è una cosa squallida. Da veri e propri sciacalli.

Se il problema fosse quello dei costi il Parlamento potrebbe semplicemente tornare al sistema elettorale precedente con un voto. Ovviamente il vero motivo di tutta questa polemica non sono i costi.

Lo ripeto ancora una volta, lo scopo di tutto questo è la riforma del nostro sistema parlamentare verso il completo bipartitismo, con ogni mezzo e senza alcun ritegno.

7 risposte a “Sciacalli politici”

  1. Sì, Alessandro, abbiamo capito che hai paura che il tuo partito venga cancellato. Ma il referendum si deve fare, e la maggioranza non voterà mai una legge che abbia i medesimi effetti del referendum.

    Ora, se si deve tenere il referendum (e si deve tenere per forza), è meglio tenerlo in una data in cui non vi sia spreco di denaro pubblico.

    E questo te lo dice uno che pure non sopporta il premio di maggioranza fascista proposto nel referendum. Ma non sopporto che la mia convinzione personale mi porti a negare l’evidenza dello spreco e addirittura che il popolo è sovrano: tu per vie traverse vuoi impedire che il popolo si esprima. Complimenti.

    Si faccia il referendum, si faccia informazione presso l’elettorato al fine di votare no al premio di maggioranza, perché consapevolmente lo rinneghi, ma accetti gli altri due, ma chi come te parla in questo modo è un pigro, un irresponsabile strumentalizzatore della Costituzione, che vuole un cittadino bue, pronto a pagare gli sprechi della classe politica. Il quorum è l’arbitro del referendum a norma di costituzione, ma quelli come te lo trattano come un arbitro venduto. Una tristezza.

    1. No Tooby, non ho paura che il mio partito venga cancellato.
      Certo, penso che senza non si stia meglio, ma la mia vera preoccupazione è il mantenimento di un minimo di possibilità di scelta per i cittadini italiani.

      Non è vero che il referendum si deve fare per forza, basterebbe fare una modifica di quelle toccate dai quesiti in Parlamento.

      Il resto dei ragionamenti che fai sarebbero corretti se vivessimo in un Paese con una informazione che spieghi veramente ai cittadini quello che stanno per votare. Mi sono bastati i servizi televisivi di questi mesi per capire che questo non avverrà, e quindi sono molto preoccupato.

      Mi chiedo perché tutte queste critiche non furono espresse quando a chiedere di astenersi fu la Chiesa, sulla procreazione assistita. Eppure i costi del referendum furono gli stessi.

      E’ che c’è molta ipocrisia.

    2. Il referendum, con ogni probabilità, non si terrà neppure, più porobabile un rinvio e una correzione della legge attuale in parlamento.

      In realtà il quorum non è più, nella sostanza, un arbitro.
      Il quorum è uno strumento politico utilizzato in passato più volte, l’ultima delle quali per la legge 40, sulla procreazione assistita.
      Non si alzò una voce, ai tempi, per sostenere il risparmio dei costi.

      Ha ragione Alessandro, altrochè, quando parla di convenienze spicciole.

      Ultima cosa, i costi.
      Ognuno diffonde quelli più convenienti, per quanto mi riguarda se il referendum sarà sconfitto, parlerò di buon investimento per il nostro Paese, altrochè di sprechi.

  2. Risparmio dei costi cosa, per la legge 40? Che c’era da accorpare? Nel 2005 l’election day si tenne il 3 e 4 aprile 2005 e non in tutto il territorio nazionale, bensì in tredici regioni (la Basilicata votava quattordici giorni dopo). Le legislature regionali erano giunte a scadenza e dovevano essere rinnovate.

    I referendum, per legge, devono tenersi fra il 15 aprile e il 15 giugno. Quindi l’accorpamento non era possibile.

    Oggi invece trattasi di elezioni che si tengono in tutto il territorio nazionale in una data facilmente “accorpabile”.

    1. A parte il fatto che con un decreto sarebbe stato possibile l’accorpamento in una data prossima al 15 Aprile, il 15 e l’8 maggio ci sono state le elezioni comunali, che avrebbero comunque permesso un risparmio.

      L’election day mi sta bene, deve però essere fatto per legge senza distinzioni sul merito delle elezioni.

      Si decide che si può votare al massimo una volta l’anno per ogni città, in modo tale da costringere comunque alla votazione unica.

      1. Sul fatto che debba esservi accorpamento legale in stile USA, siamo perfettamente in linea. Ma per farlo occorre una cultura politica diversa: basti vedere l’evoluzione delle leggi elettorali per capire che il momento del voto deve essere una pura formalità, nel senso che il cittadino è sovrano solo formalmente. Qui, oltre a questioni “filosofiche”, vi sono pure questioni economiche: non siamo in tempi di vacche grasse, c’è stato l’Abruzzo, eccetera, che avrebbero potuto risvegliare il buonsenso di qualcuno. Fare l’election day avrebbe costretto molti partiti a informare gli elettori, a trattarli come dovrebbero essere trattati, ma devono essere inorriditi, dalle parti del Carroccio, a pensare a un elettore informato!

        Il modo in cui viene trattato il referendum (non questo, ma il referendum in generale) è la dimostrazione di quanta poca democrazia vi sia nell’anima di questo Paese.

        1. Il momento era grave anche prima del terremoto, non è questo il punto.

          A mio parere ci sono tre questioni solo parzialmente seperate.

          La prima, è la riforma che si vuole attuare con il referendum. E’ oscena e va ostacolata, a mio giudizio. Sul merito non c’è stato dibattito, ed a mio parere questo è già un segnale d’avvertimento su come avverranno le campagne elettorali pro referendum.

          La seconda è la possibilità, con le nostre attuali regole, di far fallire un referendum chiamando la gente all’astensione. Il quorum è uno strumento, che è stato usato finora e che finora in pochi hanno criticato. Svegliarsi oggi mi pare strumentale. Possiamo decidere di abbassare il quorum, ma dobbiamo farlo per tutti i referendum, non chiamare ad un pretestuoso “buonsenso” solo a tempi alterni. E dobbiamo farlo senza nessun referendum in vista, in modo da slegare le regole democratiche dagli obiettivi del misero brevissimo termine.

          La terza è l’uso strumentale di una tragedia a fini politici. Questo è assolutamente osceno ed andrebbe combattuto con ogni mezzo.

          Sull’informazione è a mio giudizio sbagliato pensare che i partiti avrebbero avuto gli stessi strumenti per informare i cittadini. Basta pensare a come sono state raccolte le firme, senza una adeguata informazione o ancora peggio con una informazione falsa e strumentalmente guidata verso un obiettivo.

          Se ci fosse veramente una parità di strumenti, allora i tuoi discorsi avrebbero un significato. Non si capisce perché tollerare una informazione così tendenziosa a favore della riforma referendaria e non tollerare che un partito utilizzi i suoi parlamentari, eletti democraticamente, per opporsi con tutte le forze ad una riforma istituzionale che cambierebbe per sempre la struttura del nostro STATO.

          Ricordo, se non fosse sufficientemente chiaro, che l’obiettivo è esattamente lo stesso del Piano di Rinascita democratica della P2.

          Ed in molti ci stanno cascando dentro senza saperlo.

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