Sfatare i luoghi comuni di chi sfata i luoghi comuni

L’articolo su Repubblica.it dedicato ad una “nuova” corrente dell’ecologismo, che vorrebbe sfatare i luoghi comuni del “vecchio”, è pieno di luoghi comuni sugli ecologisti. Nessuna nuova rivoluzione, semplicemente un vecchissimo elenco di alcune pratiche che riducono i consumi.

Certamente per chi pensa che la green economy comporti avere i buchi nel muro e pannelli solari da 200’000€ è una rivoluzione del pensiero.

Ma è una rivoluzione vecchia trent’anni.

9 risposte a “Sfatare i luoghi comuni di chi sfata i luoghi comuni”

  1. Personalmente mi sento in sintonia con l’articolo di Repubblica.
    E’ vero che non dice in sostanza niente di nuovo, malgrado il movimento della decrescita affermi più o meno inascoltato le stesse cose da anni. Però è anche vera la tesi dell’articolo, cioè che l’economia sta “fagocitando” i principi eco-bio facendoli diventare uno strumento per mantenere alti i prezzi, e creare quelle mode eco-chic che talvolta fanno più danni dei principi etici che pretendono di valorizzare. La sobrietà, questa sarebbe la vera rivoluzione culturale, difesa del territorio e attenzione all’uso razionale delle risorse, non economie drogate e grandi opere pubbliche. Grazie Alessandro!

  2. Il problema dell’articolo è che accusa l’ecologismo attuale di essere eco-chic, quando non è assolutamente così. E’ vero invece, per come ha sempre trattato questi temi quel quotidiano, che per loro l’ecologia è quello: pubblicizzare il nuovo modello di SUV che consuma un po’ meno del precedente.

    In realtà ancora prima del movimento della decrescita tutto l’ecologismo mondiale ha sempre parlato di sobrietà, e non di aumento dei consumi purché verdi.

    Non è una gara a chi ha fatto prima, io sono arrivato decine di anni dopo i primi, ma non si può attaccare come fa l’articolo l’ecologia senza dire, ad esempio, che sono 20-30 anni che circolano manifesti alla sobrietà.

    Tanto per citarne uno famoso, il lentius profundius suavius di Alexander Langer.

  3. “Avere o essere” di Erich Fromm è stato scritto nel 1976 e l’ho sempre trovato un gran libro verde.
    Oltretutto anche a parlare di sobrietà è rischioso (viviamo in un mondo pieno di insidie) tra qualche mese Repubblica pubblicherà un articolo in cui si arriccerà il naso circa i verdi troppo pallidi e sobri che conducono la classe media alla depressione….:-)

  4. In effetti…cavoli..che idee innovative :-P …In fondo però è sempre bene ricordare ai cittadini che non ci vogliono pensare, che inquinare meno non comporta grandi sacrifici…alla fine questo articolo serve anche a questo…poi io credo che compare a Km 0 sia necessario…l'11%delle emissioni non mi sembra poi così sottovalutabile…ed anche sulla maggiorazione dei cibi biologici e dei prodotti "naturali" concordo sul fatto che abbiano spesso un costo eccessivo, ma se la gente che afferma di non arrivare a fine mese comprasse solo ciò che mangia, evitando sprechi e non comprasse snack di marca e cose inutili, se li potrebbe permettere, almeno un po'…e forse non tutta la gente, ma una buona parte…

  5. E' il modo sbrigativo che usa per trattare la questione. E' vero (Forse) che il trasporto incide poco sull'inquinamento, ma il km0 non serve solo a questo. Serve anche per controllare i produttori direttamente, per evitare lo sfruttamento di manodopera a basso costo e senza diritti, per incentivare una economia locale buona.Così, un tanto al chilo, non va bene.

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