Monica Fantinelli lascia il movimento 5 stelle

Monica Fantinelli scrive un lungo articolo su Facebook a commento della sua decisione di lasciare il partito di Grillo.

Un documento che contiene molte cose che penso e dico da tempo sui difetti dei 5 Stelle.

Vi consiglio di leggerlo e spero che i grillini prendano queste critiche in maniera costruttiva: riusciranno a fare quello che dicono solo con un approccio diverso ed abbandonando certe modalità che sono la prassi della peggiore politica partitica, che a parole affermano di contrastare.

Al di là di cosa si pensa sui singoli problemi, in Politica bisogna assumere delle posizioni che permettano alla gente di capire se, fuori dagli slogan delle campagne elettorali, chi li rappresenta li rappresenta veramente.

Non è un dettaglio.

10 risposte a “Monica Fantinelli lascia il movimento 5 stelle”

  1. Il grosso problema, è che bisogna avere l’umiltà di riconoscere che HA PERFETTAMENTE RAGIONE

    Il movimento di grillo di cui faccio parte, è solo uno strumento, non un fine. E le persone che vi partecipano non sono affatto migliori o più intelligenti delle altre, e talvolta nemmeno più oneste intellettualmente.

    E’ come la zappa, è uno strimento “semplice”, ma puoi dartela sui piedi o puoi insegnare agli altri contadini come si lavora la terra.

    Ho proposto di affidare a questa persona responsabilità dirette sulle politiche in tema di scuola e di istruzione, poichè mi sembra a naso che sui temi dell’istruzione e del preservare il ruolo della scuola pubblica ci possa essere comunità d’intenti nel movimento.

    QUanto alla democrazia interna, è pur vero che se “uno vale uno”, allora ognuno è pur ben libero di fare quello che gli pare, ed un vero coordinamento che riesca a darci un senso di identità politica (a parte gli slogan di Grillo) davvero ancora non c’è.

    Sono però anche convinto che il potere di farsi davvero autocritica è ancora merce rara nei partiti tradizionali, fra i grillini, non essendoci associazioni o organi di rappresentanza di sorta, nessuno rischia realmente di essere cacciato fuori, al massimo si viene bannati da un forum!

    1. Il fatto che non esistano una associazione o organismi di rappresentanza non è un vantaggio, credimi.

      Si è alla mercè dei più furbi, degli scalatori, dei profittatori.

      Non si può lasciare al caso la scelta di chi ci rappresenta, le strutture democratiche interne, seppur antipatiche, servono proprio a scegliere il meglio, purgare il peggio (che c’è ovunque), e dare un senso ad un progetto comune.

  2. Curioso che ci si batta tanto per sconfiggere le liste bloccate, per ripristinare il voto di preferenza, per ridare a chi vuole spendersi con senso civico pari opportunità davanti agli elettori, poi alla fin fine si difenda il privilegio che hanno le classi dirigenti di indicare se stesse o i propri successori.

    Non c’è una profonda contraddizione in questo ?

    Scusa ma la “struttura democratica interna” che sceglie il meglio per tutti noi, è una sonora cazzata.

    Al massimo, può porre un limite a chi si candida sotto l’egida di una bandiera pur non avendone i requisiti morali, programmatici, conoscitivi, meritori. Può selezionare chi sa meglio illustrare i principi di una parte, ma non può in assoluto pretendere di scieglere chi è meglio per noi, perchè inevitabilmente diventa la scelta di chi è meglio per loro stessi, svuotando completamente la possibilità dei cittadini di influire nella scelta dei propri rappresentanti.

    1. Sai bene (o dovresti saperlo bene, ormai) che c’è sempre un gruppo che decide.

      Gli attivisti più attivi, le persone più presenti, ecc.

      Se non adotti una democrazia interna, questo gruppo di persone viene deciso da sè o da un gruppo ancora più ristretto. In un partito con un leader forte, è lui stesso a decidere, oppure a decidere il gruppo dirigente di fedelissimi.

      Bisogna che questo tu lo capisca, perché è fondamentale.

      Democrazia interna significa democrazia, non oligarchia.

      E’ giusto che gli iscritti di una associazione decidano insieme chi è che deve rappresentarli quando serve un rappresentante.

      Quello che accade in assenza non è mai che ognuno fa quello che gli pare, ma si crea un gruppo che decide per gli altri.
      Ed è anche giusto che non ci sia qualcuno che se ne esce a nome del gruppo a sparare la prima cazzata che gli viene in mente.

      Pensa a chi scrive i comunicati ed i programmi elettorali, o a chi li approva.

      Ti dico anche qual è il passo successivo: se chi decide coincide con l’insieme delle persone elette finisce che le scelte delle persone elette non rappresenteranno più bene gli interessi del gruppo, ma quelli degli eletti.

      E sai bene che non sempre le cose coincidono.

      Fatti uno studio delle strutture dei partiti e delle liste esistenti, vedrai una coincidenza tra questi tre fattori:
      – presenza di un forte leader
      – assenza di democrazia interna vera
      – oligarchia

      La nostra costituzione, che è stata scritta molti anni fa da persone che avevano qualcosa di comune da difendere, prevede infatti l’obbligo della democrazia interna dei partiti.

      Perché il contrario porta al fascismo.

  3. Grazie per la lezione di real politik.

    E? lapalissiano che in ogni gruppo organizzato, così come nelle associazioni, c’è gente che si sbatte e altra che va a rimorchio o partecipa in maniera superficiale, gente che si prende la responsabilità delle scelte, e gente che approva scelte di altri senza mai mettere becco.

    E’ naturale che sia così.

    Quello che non è naturale è una oligarchia più o meno vasta che pone barriere all’ingresso, in cui all’interno di se stessa appare democratica, ma all’esterno erge barriere che inibiscono coloro che vorrebbero partecipare attivamente.

    Non è solo questione di avere un forte leader, è capire quanto è sfumata la barriera fra “chi è dentro” e “chi è fuori”. Il senso della parola “cricca” è proprio questo. All’interno di questo bordo si può essere democraticissimi, votare magari all’unanimità, ma il concetto non cambia.

    Non è che non hai ragione, tu stai descrivendo come funziona l’esistente, ma ciò non è di per se motivo sufficiente per giustificarlo.

    Oggi per emergere non solo devi fare parte del gruppo, ma devi anche assecondare a regole scelte in realtà da pochi. Vale per Grillo, vale per il PD, vale anche per i Verdi, è la visione “orticellare” della politica.

    La democrazia interna al partito o al movimento deve essere “inclusiva” verso la società civile, dire “venite e partecipate con noi”, non “ascoltate e votate noi”.

    Poi è ovvio che le decisioni strategiche verranno prese sempre dagli stessi, ma gli stessi devono poter decadere, ed anche velocemente, quando arrivano altre persone che vogliono manifestare il loro impegno.

    La scelta dei candidati deve riflettere questo principio, chi si vuole candidare DEVE avere la possibilità di farlo, e a chi resta fuori occorre dare una buona motivazione.

    In ogni caso, sia nelle liste civiche che nei movimenti tipo Grillo, non ti credere che ci sia la corsa a candidarsi, spesso la sofferenza è trovare qualcuno, non escludere qualcuno, ma se il gruppo di lavoro è poco democratico e poco inclusivo, tende ad essere autoreferenziale, e cercare persone solo all’interno della stressa cerchia. Magari opera democraticamente, ma alla lunga frena ogni possibilità di evoluzione.

    1. Ti faccio un esempio che conosco bene.

      Io sono entrato nei verdi alla fine del 2003. Ho scritto una email all’indirizzo che ho trovato in rete, chiedendo di fare la tessera.

      Mi hanno risposto molto disponibili, li ho incontrati (non come vincolo d’ingresso, ma per capire le iniziative in corso), ed ho fatto la tessera.

      Pochissimi mesi di lavoro insieme dopo mi hanno chiesto se volevo essere inserito tra i candidati. Facevo già il rappresentante degli studenti all’università, ed ho pensato che fosse una cosa interessante.

      Mi sono rimboccato le maniche, ho fatto la mia campagna elettorale e con le preferenze sono stato eletto.

      I Verdi hanno fatto entrare un ragazzo appena affacciatosi alla politica cittadina, ed i cittadini mi hanno scelto a rappresentare la città in consiglio comunale.

      Non mi sembra un atteggiamento di chiusura, tu che ne dici?

      Non sto cercando di fare un memoriale dell’esistente, sto cercando di dirti che per me l’ideale è avere le preferenze alle elezioni, un gruppo dirigente eletto democraticamente (magari non sulla base delle tessere, che si possono comprare, ma sulla base dei gruppi locali che lavorano), la massima apertura nei confronti di chi vuole impegnarsi e la massima trasparenza nei confronti di chi deve votarti.

      1. Infatti io non ho mai criticato o messo in dubbio la democrazia interna dei Verdi, non credo sia questo l’argomento del post.

        Pure io mi sono candidato per la lista civica Destinazione Forlì, e mai hanno chiesto che venissi a compromesso con qualsiasi idea di cui sono portatore, mi han solo chiesto di lavorare per contribuire alla sua crescita e al suo successo, (ed ora abbiamo in consiglio a Forlì persone capacissime e straordinarie come Raffaella Pirini), ben sapendo che non sarei mai stato eletto io neppure per sbaglio.

        Pure per le regionali mi sono candidato, più per il fatto di essermi proposto, che per volontà di qualsivoglia gruppo che abbia deciso per me.

        E’ che siam sempre pronti a sfrucugliare i difetti altrui, più per evidenziare i meriti presunti propri, che per contribuire davvero alla crescita del dibattito collettivo.

        Sennò mi mettevo anche io a citare i vari Riguzzi, o altri che hanno abbandonato il movimento dei Verdi in aperto contrasto, e come puoi capire di li non si va da nessuna parte.

        Sono convinto che se volessi dare una mano ai verdi verrei probabilmente accettato non come un nemico, non posso al momento assicurarti il viceversa se fosse un verde ad avvicinarsi al movimento.

        1. Hai fatto bene a citare Riguzzi.

          A lui non è stata data la possibilità di continuare ad essere un verde grazie ai sistemi di garanzia della struttura ed alla democrazia interna.

          E’ giusto abbandonare ed avvicinarsi ad un gruppo per le idee che questo porta avanti, altrimenti significherebbe che non se ne portano.

          La discussione che tanto infastidisce,e la partecipazione sono il sale della democrazia.

          Ha fatto un bellissimo discorso Saviano ieri sera, se non l’hai visto ti consiglio di farlo.

          1. Certo che l’ho sentito Saviano ieri sera, eccezionale come sempre! E il fatto che lo hai apprezzato mi conferma che esiste tanta gente attenta e responsabile (come me e te), che oggi non conta pressochè un cazzo, ma domani si spera erediterà democraticamente il paese, riscoprendo quanto bella e realmente innovativa è la nostra costituzione, che ci accomuna tutti.

            E che il nano si goda pure con calma i suoi wild party!

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