Questione di fiducia

Confrontando questa pagina
http://parlamento.openpolis.it/gruppi_camera

con questa
http://parlamento.openpolis.it/votazione/34836

viene fuori questo elenco di deputati eletti all’opposizione che oggi non hanno votato la sfiducia al Governo. Tanto per ricordarcelo, alla prossima occasione.

Lista Italia dei Valori – Di Pietro

  1. PORFIDIA Americo
  2. RAZZI Antonio
  3. SCILIPOTI Domenico

Partito Democratico

  1. CESARIO Bruno
  2. GAGLIONE Antonio (assente)
  3. CALEARO CIMAN Massimo (fortemente voluto come capolista da Veltroni)

UDC

  1. MANNINO Calogero
  2. BACCINI Mario
  3. PIONATI Francesco
  4. PISACANE Michele
  5. ROMANO Francesco Saverio
  6. RUVOLO Giuseppe

Se ne ho dimenticato qualcuno, fatemi sapere che aggiorno.

18 risposte a “Questione di fiducia”

  1. E’ un senatore. Quella lista è solo della Camera.

    Non che il tradimento di un senatore sia meno importante, ma in questo caso la legge elettorale ha dato artificialmente una maggioranza molto più ampia di quella reale, quindi un voto in più non era così importante.

    Ovviamente questo non alleggerisce in nessun modo la responsabilità dei Senatori che hanno cambiato casacca, e dei segretari che li hanno scelti.

  2. ad essi vanno aggiunti anche quelli di FLI che avevano firmato la mozione.

    però il trasformismo per motivi di interesse non si frma da una parte, pensiamo a LaMalfa, Guzzanti ecc.

  3. La cosa triste è che, andando a votare con l’attuale legge elettorale, tutti questi si intrufoleranno nelle liste come bischeri, e ce li troveremo probabilmente rieletti.

    L’unica garanzia, che non è l’ottimo ma almeno un miglioramento rispetto alla scandalosa situazione attuale, è ripristinare le preferenze, e presentare la lista dei candidati con nomi ordinati in maniera casuale.

    Se un partito vuole spingere un candidato, lo manda in piazza a farsi conoscere dalla gente, non lo mette semplicemente in cima alla lista!

    Oramai mi fido più del caso, che della buona fede dei bravi politici di professione.

    1. Le preferenze, ok.
      Peraltro permetterebbe de de-leaderizzare la competizione elettorale, nel senso che sui muri vedremmo anche altre faccione oltre a quelle dei leaders di partito.

      Tuttavia questo non basterebbe per evitare cambi di casacca che abbiamo visto anche con il Matarellum, se è vero che il primo governo Berlusconi del 1994 (Turroni lo ricorderà bene)ebbe la fiducia al Senato proprio al salto della quaglia di alcuni neo-senatori eletti con il Patto Segni. Grillo e lo stesso Tremonti + altri che aderirono al “lasciatemi lavorare” di Berlusconi.

      Il problema quindi, è un altro. E sta proprio all’opposto di quello che indica Marani. Un professionista della politica difficilmente cambia casacca, più facile che questo accada ad un peones della politica.
      Quei peones eletti grazie alla mancanza di radici dei partiti/movimenti di cui fanno parte. L’IDV per esempio, poggia tutta su Di Pietro, non ha fondamenta come partito, non ha una radice. E’ la stessa cosa per molti altri partiti identificabili con il loro leader.

  4. Non capisco una cosa, e mi pare che tra le soluzioni nessuno la espone.

    Se è vero che c’è il porcellum, e cioè i deputati e i senatori vengono scelti dai segretari di partito, allora perchè non si fa una piccola leggina di 2 righe per fare questo (sempre nel caso rimanga il porcellum il che è facile):

    Nel caso un deputato o un senatore decide di cambiare casacca, non si porta dietro di sè il numero. Cioè, se Scilipoti per esempio da IDV decide di passare al PDL e mettiamo che in quel momento IDV ha 35 deputati e IDV ne ha 72. Non si può fare che Scilipoti si, passi al PDL ma che i numeri di IDV (35) e del PDL (72) restano invariati???
    Basterebbe che al posto di Scilipoti in IDV ci entri quello in lista subito dopo di lui, il primo dopo di lui che era rimasto fuori dalla camera.
    Eviteremmo le cadute dei governi e al tempo stesso la compravendita dei politici.

    Questo esempio chiaramente vale nel Porcellum, ma potremmo farci un pensiero anche in caso di preferenze. Magari aggiustandolo un po…

    1. Non è possibile ed è anticostituzionale perché i parlamentari, giustamente, non hanno vincolo di mandato.

      La soluzione è che la gente dovrebbe valutare l’operato dei parlamentari ed i segretari dovrebbero avere meno potere di nominare i propri eletti (così, ad esempio, uno che ha cambiato per puro interesse personale non avrebbe gli elettori di prima).

      Non sempre i cambi sono negativi, la cosa importante è che non avvengano per interesse personale ma per una ragione.

      Questo ovviamente se avessimo una legge migliore.

      Ma non diamo tutta la colpa alla legge elettorale: infatti anche con le preferenze non sono tutte rose e fiori, se si vota alla cazzo. Un esempio sono i personaggi della televisione che vengono candidati solo perché famosi…

    1. Per numero intendi voto.
      Il voto è lo strumento principale del Parlamento.

      Non si può fare, ed è meglio così.

  5. Per numero intendo numero, il voto in teoria sta alla coscenza della persona, uno potrebbe benissimo votare no alla proposta di legge del proprio partito in una politica vera.

    Intendo che Fini essendo dentro al PDL, decidendo di andarsenen non avrebbe potuto portare alla votazione di sfiducia, perchè il suo posto e quello dei Finiani sarebbe stato preso da altri senza variare i numeri.

    Poi ok, visto che siamo tutti nemici di Berlusconi siamo contenti che ci sia stata la votazione, ma secondo me c’è stata nel modo sbagliato.

    1. Questo sarebbe il vincolo di mandato.

      E no, indipendentemente da chi sia l’interessato non è giusto introdurlo.

      Cosa diversa invece è tracciare la capacità di scegliere la squadra delle varie liste che hanno partecipato al voto. Finché non voti le persone, l’unico strumento che hai è cambiare lista elettorale (sempre che non si accentui il bipartitismo, che quindi ti fa perdere anche questo).

  6. No, chi subentrerebbe non sarebbe un interessato del momento, ma uno che era già in lista durante le elezioni ma che non è riuscito ad entrare alla camera o al senato per mancanza di posti.

    Per esempio se Scilipoti se ne va, e mettiamo che era il 35esimo della lista in IDV che ricordiamo in forma teorica ha 35 posti, entrerebbe il 36esimo che a questo punto è diventato il 35esimo.

    Nel caso di Fini non so come funzioni, se quando si elegge il presidente della camera si elegge anche il suo sostituto in caso di uscita.

    Comunque vedo che la mia idea non piace quindi è inutile continuare a discuterne, era giusto per parlare di cose nuove.

    1. E’ che tu sleghi i numeri dai voti, non considerando che i numeri dei votanti dipendono dal numero dei votanti.

      Come alle elezioni.

      Se facessi subentrare un altro parlamentare ogni volta che un parlamentare eletto desidera votare in maniera diversa dal suo partito, introdurresti il vincolo di mandato.

      Che è anticostituzionale:
      http://it.wikisource.org/wiki/Costituzione_della_Repubblica_italiana#Art._67

      Lo status parlamentare [modifica]

      La Costituzione descrive lo status parlamentare negli artt. 66, 67, 68 e 69.
      L’art. 67 (cosiddetto divieto di mandato imperativo) dispone che «ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato», ossia riceve un mandato generale da parte del corpo elettorale, il quale non è suscettibile di iniziative di revoca né da parte dell’ambito territoriale (collegio) che l’ha eletto, né da parte del partito di affiliazione; mandato generale il cui rispetto non può essere sindacato in termini giuridici (così come invece avviene per il mandato previsto dal Codice civile), ma solo (eventualmente) in termini politici, nelle forme e nei modi previsti dalla Costituzione (quindi, principalmente, con le consultazioni elettorali).

      http://it.wikipedia.org/wiki/Mandato_imperativo

      1. A me sembra di considerarlo invece. Essendoci il porcellum, se io voto IDV voto solo IDV, e non Scilipoti.
        Quindi se voto IDV è per dargli più sedie alla camera o al senato e non per mettere alla camera o al senato uno che mi piace di IDV.
        Se un deputato di IDV decide di farsi comprare e di andarsene, e al tempo stesso si porta via il numero di sedie che io votando IDV volevo che avesse, a me mi girano leggermente…

        (il discorso è sempre in forma teorica)

        Il fatto che sia incostituzionale poco importa, a me va di parlare dell’idea e solo di essa.
        Se piace si cerca di migliorarla, altrimenti no.
        Se poi è incostituzionale si cambia la costituzione col referendum.

        1. No, non mi piace.

          Perché secondo il tuo ragionamento si potrebbe evitare di fare un Parlamento: perché eleggere delle persone se basta un solo voto pesato (quello del segretario del partito, che conta per il numero di “eletti”?).

          A quel punto non avrebbe più senso avere dei parlamentari, basterebbe dare un peso alle liste.

          No, quello che bisogna fare è ripristinare una legge elettorale decente, che responsabilizzi anche i singoli parlamentari, oltre alle liste con i quali vengono eletti.

          Oggi con internet possiamo anche sapere cosa fanno i singoli, quindi ci sarebbero gli strumenti per avere un po’ più di trasparenza…

              1. Sulla questione del voto e numero ha risposto più che chiaramente Alessandro. Perchè sarebbe sbagliato fare una legge o norma sulla base di un avvenimento (in questo caso Scilipoti, Siliquini, Moffa, ecc. e gli stessi Fini, Bocchino, ecc.). Impedire il cambio di passaggio ad un parlamentare (attraverso la perdita di diritto di voto in aula) significherebbe togliere il diritto di cambiare opinione nella vita di un parlamentare o senatore (il chè è sempre un male solo quando avviene in cambio di soldi, minacce, interessi esclusivamente personali…).
                Il problema serio e fondamentale in Italia, oltre alla legge elettorale che deve restituire più potere agli elettori, è che la maggioranza del paese non si indigna più davanti a niente.. ù
                e lo dice uno che è nato politicamente già nell’era Berlusconi..

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