Liberalizzare gli orari dei negozi

Tra le tante voci su possibili azioni del Governo c’è quella della totale liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali.
Come tante altre cose, a prima vista potrebbe sembrare una cosa positiva (libertà!) ma ragionandoci si capiscono le conseguenze reali, ben diverse.

Liberalizzare gli orari significa che chi lavora nei negozi dovrà adattare la sua vita alle esigenze del proprietario. E mentre i negozi più grandi possono permettersi una maggiore turnazione dei dipendenti, quelli più piccoli si trovano di fronte ad una concorrenza sleale: tenere aperto meno ore di quelli grandi significa semplicemente vendere meno.

Quindi quando una città diventa “Città d’Arte” per tenere aperto la Domenica (e questo accade più frequentemente per l’arrivo di un ipermercato che per reali attrattive artistiche), oppure quando si decide di togliere i vincoli sugli orari di apertura, si fa un grosso regalo ai pesci grossi e si fanno chiudere i pesci piccoli.

Ed i pesci grandi hanno bisogno di meno lavoro, fatte le debite proporzioni.
E meno lavoro significa meno benessere diffuso.

Quindi se vogliamo creare nuovi posti di lavoro, dobbiamo agire di conseguenza, tutelando con le misure possibili al giorno d’oggi i piccoli esercizi e le piccole e medie imprese, quelle locali, che sono la nostra ricchezza.

Altrimenti facciamo il solito favore alle grandi catene, sempre più in mani straniere, ed ammazziamo la nostra economia.

Pensateci.

8 risposte a “Liberalizzare gli orari dei negozi”

  1. Caro Alessandro,
    Quanto tu dici è stato ripetuto innumerevoli volte da molti sindacalisti, ogni volta che arriva sul tappeto l’iniziativa di liberalizzare gli orari di lavoro.
    Francamente, non ho mai capito fino in fondo queste ragioni.
    Da una parte, un conto sono gli orari di apertura dei negozi un altro sono porre un tetto alla quantità di ore che è tenuto a fre un dipendente, salvo straordinari.
    E’ assolutamente possibile mettere la questione nei termini per cui, se un negoziante decide di ampliare l’orario di apertura al pubblico, sarà costretto ad assumere un altro dipendente part-time, non essendo possibile sfruttare i dipendenti già in essere con cui esiste u contratto. Inoltre, i centri commerciali già adesso adottano un orario ampliato, ed è assurdo non lasciare al negoziante la possibilità di aprire quando gli pare, magari sfruttando solo le ore più redditizie. Si chiama flessibilità.
    Inoltre, l’idea che liberalizzare gli orari corrisponde ad obbligatorietà di farlo, mi sembra un po stiracchiata, credo che il lavoro vada sinto al punto di garantire un onesto reddito e copertura dei costi economici, altrimenti potremmo dire che chiunque, spremendosi al massimo, potrebbe massimizzare il proprio profitto semplicemente lavorando 24 ore al giorno. Anche se ciò fosse possibile per legge, semplicemente non succederebbe.
    Quindi, ritengo che una liberalizzazione dell’orrario di apertura vada bene, ma deve essere accompagnto da una ulteriore tutela alle pressioni a cui il lavoratore dipendente rischia di essere sottoposto, cercando di disincentivare particolari condizioni di ipersfruttamento, se necessario.

    1. Forse non riesci a capire le ragioni di quello che dico perché non conosci bene come funzionano i piccoli negozi, quelli che principalmente sono a conduzione familiare oppure con pochi dipendenti.

      Se permetti ad un ipermercato di aprire 15 ore, il piccolo negozio per concorrere è obbligato ad aumentare le proprie ore di apertura, altrimenti perderà clienti.

      Ma non è detto che la soluzione di assumere un nuovo dipendente sia percorribile: infatti con l’aumento dell’orario di apertura non hai aumentato la richiesta e la vendita, l’hai solo diluita nel tempo.

      Quindi un conto sarebbe avere flessibilità negli orari (lasci aprire e chiudere quando vogliono, fatte salve le ore massime complessive come limite), che pure avrebbe ripercussioni nella vita delle persone che lavorano, un conto è lasciare totale discrezionalità anche al monte ore.

      Non a caso sono proprio le grandi catene di negozi che spingono su questa direzione, non i piccoli esercizi.

      Secondo te, i negozianti 30 anni fa erano stupidi e volevano fare meno quattrini di quelli di oggi? I vincoli sugli orari sono nati e rimasti in piedi proprio per permettere una concorrenza leale.

      Al contrario i cinesi di oggi, sempre aperti, fanno un gran male al commercio.

      E’ vero, liberalizzare gli orari non significa l’obbligo di tenere aperto 24 ore, ma dimentichi che esiste la concorrenza, quindi basta un negoziante disposto a farlo a causare una perdita in tutti gli altri, e visto che già in molti si reggono a stento, avrebbe un effetto domino negativo.

      Questa iniziativa ammazzerebbe proprio i negozietti km0.

      Inoltre se vogliamo uscire dalla crisi, dobbiamo lavorare tutti, non lavorare di più…

      1. Vedi, il punto sta tutto quì, il piccolo negozio non deve CONCORRERE, ma solo ritagliarsi la sua nicchia di mercato. La tua visione della concorrenza come fattore globalizzato inevitabile, che pone in competizione fra loro gli esercizi economici a qualunque scala, appartiene al passato.

        Pensa al lavoro nero, concordi come questo abbia di fatto massima discrezionalità ? Allora secondo te occorrerebbe limitarlo per non entrare in concorrenza con il lavoro “regolare” ? Ovvio che non si può fare, ma limitare gli orari del lavoro controllato, non farebbe altro che rendere più redditizio e competitivo il lavoro nero, oppure incentivare i negozianti a fare una “parte” di nero.

        COmunque la vogliamo mettere, una totale deregolamentazione dell’orario di lavoro, non può che avere vantaggi, e il legislatore dovrebbe concentrarsi sui “diritti” dei lavoratori (e dell’ambiente), non su recinti che diventano un alibi per non occuparsene proprio, di questi diritti.

        NOn sono certo di essere nel giusto, ma io la penso così. Se un negozio vuole tenere aperto alle 22 di sera, per me può farlo.

        1. Vedi, mi sta bene che tu dica “io la penso così”.

          E’ chiaro che le nostre sono opinioni.

          Stride un po’ con il “comunque la vogliamo mettere… non può che…”

          Passando al contenuto, sono assolutamente convinto che maggiori controlli contro il lavoro nero aumenterebbero il lavoro regolare. Non si può fare tutto dall’oggi al domani, ma tracciare una linea e seguirla.

          Così come ero d’accordo alle misure prese dal Governo Prodi contro le lettere di licenziamento prefirmate, che sono state tolte dal Governo Berlusconi.

          Se un idraulico costa 20€ l’ora in nero oppure 50€ regolari, si fa concorrenza sleale.

          Se un cinese può lavorare 24 ore al giorno, toglie mercato a chi non lo fa. Se mi serve una scopa e la compro dal cinese a 2€, non la compro dal ferramenta a 10€.

          Per me il ragionamento è molto semplice. Vallo a chiedere ai negozianti che hanno visto aprire un ipermercato nella propria città, se non è cambiato nulla per loro.

          Ovviamente non c’è solo la convenienza economica a muovere le persone, ma un insieme di elementi che va tutto valutato. Se devo lavorare 10 ore al giorno poi avrò bisogno di avere i negozi aperti la sera, perché non posso vedere la luce del sole. E’ una catena.

          Il problema è che il lavoro diminuisce grazie/a causa dell’automazione, e se chi rimane lavora il doppio invece di lavorare la metà, ci sarà sempre meno occupazione.

          Sull’argomento ti consiglio Rifkin, “La fine del lavoro”.

    2. Concordo con Paolo. Basta comunque chiedersi perchè un’azienda di produzione (la “fabbrica” per intenderci) può aprire quando vuole, ovviamente retribuendo il dipendente con straordinari ecc.. come del resto dovrà fare il negoziante, ed un commerciante non può farlo. L’obbligo a nuovi orari non sussiste soltanto che, come concorrenza chiede, farà la differenza il prodotto offerto. Le motivazioni CONTINUAMENTE fornite dai sindacalisti mi sembrano soltanto fumo da gettare negli occhi dei piccoli per favorire i grandi! E del resto chi ha a che fare con sindacati ed altro sa benissimo che gli interessi di quest’ultimi non sono di certo quelli dei poveri lavoratori! Lasciate lavorare le persone e, magari, cominciate a farlo anche voi! Scendete a terra e cominciate a vivere tra i lavoratori che forse comincerete a capire quali sono i veri problemi e le vere esigenze di chi lavora!

      1. Parli con me?
        Io ho sempre lavorato.
        A chi ti rivolgi, quindi, con l’ultima frase?

        Per le fabbriche il discorso è diverso dai negozi, perché le esigenze di allungare gli orari dipendono dalla ricerca di massimizzare l’utilizzo delle macchine e degli spazi (ma più che altro le macchine).

        Ed anche per le fabbriche i grandi superano i piccoli, anche per questo motivo.

        Ripeto, è esattamente il contrario di quello che dici: se allunghi gli orari di apertura possibili, favorisci i grandi a scapito dei piccoli e non viceversa.

        Infatti, come dimostrazione, basta sapere che appena arrivano i grandi in città gli orari stabiliti dal Comune si espandono (fino ad oggi dichiarandolo città d’arte).

        I limiti invece erano proprio una volontà dei piccoli proprietari di negozi.

        Se non sei d’accordo, fornisci delle prove a supporto di quello che dici, che superino le mie. Si fa così.

        Confondete, inoltre, la durata di apertura con la libertà di scegliersi gli orari d’apertura. Per me andrebbe meglio liberalizzare gli orari, piuttosto che aumentare il massimo di ore di apertura giornaliere. Così, a seconda dell’esercizio, l’esercente sceglie quanto tenere aperto.

        In questo modo lo stesso numero di persone riesce a coprire lo stesso numero di ore, fatti salvi eventuali indennità di turno per risarcire il fatto che si lavora in orari non standard.

        Anche così, però, cosa ottieni? Che i commessi lavorerebbero di più la sera, il sabato e la domenica rispetto ad oggi.
        E’ vita questa? O stiamo solo rincorrendo gli interessi economici degli altri?

        La decrescita è anche il contrario di tutto questo!

    1. Esatto.
      Una cosa invece che ancora non ho sentito citare in questi giorni è proprio il panorama delle tipologie di contratto.
      Finché i contratti a progetto costeranno meno dei contratti a tempo indeterminato, le aziende useranno quelli.

      Invece la gente ha bisogno di un po’ di sicurezza, altrimenti è costretta ad accumulare risparmi per permettersi la prossima interruzione lavorativa…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *