Alessandro Ronchi

Anno: 2014

Ora scansionano pure i brand nelle nostre foto

Oggi è possibile, ed alcune aziende lo fanno, cercare i marchi delle aziende dentro le foto che pubblichiamo sui social forum, per farne analisi di mercato e targeting mirato:

Una dimostrazione forte in questo senso arriva dal Wall Street Journal, che segnala l’esistenza di aziende come Ditto Labs o Piqora che “usano del software per effettuare la scansione delle foto [immesse nei social network] – per esempio l’immagine di qualcuno che tiene in mano una lattina di Coca-Cola – allo scopo di identificare loghi, se la persona nell’immagine sorride, e il contesto della scena. Questi dati consentono agli operatori di marketing di inviare pubblicità mirate o di svolgere ricerche di mercato.”

Fonte: Le nostre foto nei social network vengono scansionate a caccia di marchi e loghi | Il Disinformatico.

Report sulla pizza

pizzaDomenica scorsa ho visto la puntata di Report sulla Pizza. La trasmissione della Rai mostrava alcuni rischi derivanti da “disattenzioni” possibili delle pizzerie.

Faccio un breve sunto, ma vi consiglio di guardarvi la puntata sul sito della RAI.
Prima di tutto, gli ingredienti: utilizzare il meglio che abbiamo a disposizione costa circa 50 centesimi in più a pizza rispetto ad un prodotto puntato al risparmio delle materie prime. Olio d’oliva, Pomodori San Marzano, Mozzarelle. La conclusione è che è meglio spendere 50 cent in più ed avere un prodotto ottimo, piuttosto che risparmiarli ed avere un prodotto pessimo. La differenza in questi casi si sente moltissimo.

Poi la cottura: il forno va pulito, altrimenti la farina brucia e si mangia carbone (lo si nota dal fondo della pizza, che non deve essere nero).

E poi il cartone per le eventuali consegne a casa: Il suo interno deve essere bianco, di cellulosa pura, altrimenti si rischia di mangiare prodotti chimici derivati dal riciclo e dalla lavorazione.

Morale della favola, ne usciva un quadro poco edificante di questo prodotto nazionale.
Immediatamente ho pensato che forse non era il momento di fare le pulci anche alle pizzerie.
Però, nel dubbio, ho aperto il cartone della pizza che stava ancora nel bidone del riciclo: dentro era grigio, quindi un prodotto vietato per la pizza.

Quindi il secondo pensiero è stato che comunque fosse giusto sapere: poi ognuno si sarebbe regolato di conseguenza, secondo la propria sensibilità sul rischio.

Durante la settimana successiva, sono stato in una pizzeria napoletana. Ho guardato sotto la pizza, per vedere se fosse nera. Niente, pulita. Buonissima, come al solito. Sono stato contento, ed ho mentalmente premiato il locale, che vi segnalo e consiglio: Ristorante Pizzeria Tatà ROMA

Poi ho ordinato una pizza da asporto nello stesso luogo del cartone grigio. Il cartone, questa volta, era bianco. Segno che probabilmente avevano verificato e cambiato la fornitura delle scatole per le consegne, successivamente alla trasmissione.

Quindi il terzo pensiero è stato banale: è meglio sapere. Gli errori si compiono, a volte in buona fede ed a volte no. Ma se il cliente ha gli strumenti per capire cosa è meglio e dove sono i rischi, il mercato non ne risente. Il prodotto è migliore, cresce la competenza, si distinguono i più bravi da quelli che fanno un cattivo lavoro.

Spesso si parla a sproposito d’eccellenza: la storia è solo uno dei fattori che ci porta ad avere qualcosa di invidiato. Soltanto la ricerca, il miglioramento continuo e la conoscenza sempre più approfondita ci mettono nella condizione di continuare a stare un passo avanti alla concorrenza più scadente.

Quindi viva la pizza, un grazie a Report, ed una proposta: con le recensioni ed il passaparola aiutiamo i più bravi a farsi conoscere.

Fonte: Non bruciamoci la pizza (REPORT RAI)

L’email di libero.it ed il reply-to

La webmail di libero.it ha un problema piuttosto fastidioso, che è la mancanza del supporto al campo reply-to dell’header.

Quando mandiamo una email, e questo dallo standard rfc0822 del 1982 che descrive lo standard del servizio, possiamo indicare un indirizzo al quale desideriamo arrivino le risposte del destinatario.

Se questo è diverso dal campo “FROM” (il mittente), il programma di posta dovrebbe spedire all’indirizzo indicato nel Reply-to (Rispondi a) invece che all’indirizzo mittente.

Questo capita spesso per i servizi online che mandano email di notifica di messaggi. L’email proviene dal sito, ma la risposta dovrebbe arrivare alla persona indicata nel “Rispondi A”, per evitare che queste email vengano disperse.

Libero.it al momento non funziona così. Eppure sono passati più di 30 anni dalla descrizione dello standard delle email.

4.4.3. REPLY-TO / RESENT-REPLY-TO
This field provides a general mechanism for indicating any mailbox(es) to which responses are to be sent. Three typical uses for this feature can be distinguished. In the first case, the author(s) may not have regular machine-based mail-boxes and therefore wish(es) to indicate an alternate machine address. In the second case, an author may wish additional persons to be made aware of, or responsible for, replies. A somewhat different use may be of some help to “text message teleconferencing” groups equipped with automatic distribution services: include the address of that service in the “Reply- To” field of all messages submitted to the teleconference; then participants can “reply” to conference submissions to guarantee the correct distribution of any submission of their own.

I sistemi antipirateria di Adobe spiano i lettori di ebook

Questa notizia è molto grave. Il programma di Adobe raccoglie informazioni su chi, cosa e quando si legge un libro protetto con i suoi DRM. Un motivo in più per “amare” questi sistemi di controllo…

Digital Editions 4, l’app per e-book di Adobe, raccoglie una quantità impressionante di dati sui libri letti dai suoi utenti: il titolo del libro, l’autore, la data di acquisto, la durata della lettura, la percentuale letta, quali pagine sono state lette, l’identificativo univoco dell’utente e del dispositivo di lettura e l’indirizzo IP dell’utente.

Già così è un’invasione spettacolare della privacy dell’utente, che non si aspetta di certo di essere spiato nelle proprie abitudini di lettura. Ma c’è di più: Adobe è talmente disinvolta nel raccogliere dati su un’attività così intima e personale come la lettura che se li fa mandare via Internet in chiaro, senza alcuna protezione. Così non solo Adobe può farne l’uso che le pare, ma lo può fare anche chiunque altro si trovi lungo il percorso di trasmissione dei dati via Internet: un amministratore di rete locale, gli altri utenti della stessa rete Wi-Fi, un provider, un governo.

Fonte: Adobe, i sistemi antipirateria spiano i lettori dei libri digitali | Il Disinformatico

Il fact checking sull’articolo 18

Stefano Catone ha fatto un riepilogo delle falsità dette in questi giorni in merito all’Art. 18 da Renzi. Alcune cose sono talmente grossolane che pare evidente il tentativo di screditare la norma per potervi mettere mano.

Alcune domande paiono banali ma è opportuno farsele: c’era bisogno del PD al Governo per una riduzione delle difese dei lavoratori? E’ questo il momento giusto per lasciare spazio al ricatto del licenziamento?

Le dichiarazioni di Matteo Renzi degli ultimi due giorni, tra interviste a Repubblica e intervento in Direzione nazionale del Partito Democratico, si sono stratificate creando confusione e allontanando lo sguardo dalla legge delega in discussione al Senato, che al momento resta l’unico documento, nero su bianco, sul quale poter discutere. Il confronto tra dichiarazioni e dati può essere utile per fare un po’ di chiarezza nel dibattito.

Fonte Art. 18: il fact checking delle parole di Renzi | È Possibile.

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