I Murales Cileni finalmente restaurati

Cile Cia

Sono contento che finalmente siano stati restaurati i murales cileni di viale Roma e di via Minardi. Sono opere che raccontano un pezzo importante di storia e purtroppo tra incuria e degrado versavano in condizioni pessime. Si è atteso troppo, ma non possiamo che essere felici che sia stato fatto.

Questi murales rappresentano anche un esempio di come la vera street art nasca da una esigenza di raccontare un problema e di esprimersi, non dalla chiamata di un assessore comunale che vuole comprarla.

Sono però un po’ stupito (ma non troppo) del fatto che i 5 Stelle, lamentandosi di non essere stati invitati all’evento, nella loro foga di lodarsi si siano “dimenticati” di citarmi.

Già nel 2006 avevo presentato una interrogazione comunale su questo tema, aprendo un dibattito a seguito dei lavori del distributore che danneggiarono parte del murale di Viale Roma.

I 5 Stelle forse pensano veramente che anche gli interventi di restauro fatti prima della loro mozione del 2015 siano stati generati dalla loro eccezionale bravura.

Questi consiglieri hanno ben imparato tutti i trucchi della peggiore politica, dimostrando che non sono molto diversi dall’amministrazione alla quale dicono a parole di opporsi: tanta arroganza ed autocelebrazioni continue, solo per racimolare qualche voto in più.

La casa dei piccoli cubi

Un corto animato bellissimo, che consiglio di vedere assolutamente, possibilmente la sera. L’immagine punta al video su Netflix (*)

* Su youtube hanno modificato la colonna sonora per non incappare nei controlli sul Copyright. No guardarlo così, non ha senso.

La stupidaggine del giorno sulle pensioni

Potrebbe diventare una rubrica fissa, dal momento che il numero di sciocchezze sparate nella campagna elettorale continua sta pericolosamente aumentando.

Oggi ne segnalo due.

Secondo un articolo di Valentina Conte di Repubblica, chi usufruirà dell’accesso anticipato alla pensione con quota 100 non potrà lavorare, e quindi sommare lavoro e pensione al proprio reddito.

In questo modo, però, si incentiva il lavoro nero. Inoltre non si può impedire alla gente di lavorare, quindi per forza di cose andrà decurtata la pensione, con una complicazione ulteriore dovuta alle verifiche. Quanto costa questa burocrazia non lo stima mai nessuna riforma o finanziaria, purtroppo, altrimenti avremmo regole più semplici.

Per essere credibili andrebbero anche aumentati i controlli, ma sappiamo dai dati pubblicati dal Corriere.it che a causa della riforma Renzi/Poletti del 2015 c’è già stato un netto calo dell’efficacia, difficilmente si riuscirà a recuperare il pregresso ed andare oltre.

La seconda sciocchezza che segnalo è che i 400’000 nuovi pensionati in più, stimati per il 2019/2020, si tradurranno in altrettanti nuovi posti di lavoro. Secondo i due viceministri Di Maio e Salvini questa magia porterebbe ad azzerare il costo della riforma. Intanto una buona fetta di pensionamenti saranno pubblici (probabilmente un 45%): con il blocco del turnover da decenni i dipendenti della P.A. sono in media di età elevata. Quindi secondo il ragionamento bisognerebbe predisporre nella stessa finanziaria un piano di assunzioni pubbliche straordinario, almeno a copertura della quota di nuovi pensionati dal 2019. Non se ne parla, ovviamente. Ed anche se fosse, i tempi necessari per i concorsi pubblici non sono trascurabili.

Ad ogni modo per pagare una pensione non bastano i contributi di un lavoratore, il calcolo lo saprebbe fare anche un bambino: se fosse così prenderemmo di pensione quanto versiamo di contributi ogni anno (i dipendenti in media il 32,7% + 9,19%, quindi il 41,89% dello stipendio lordo). In media servono 2 lavoratori ogni pensionato per stare in equilibrio, infatti dal 2019 serviranno almeno 43 anni e 3 mesi di lavoro per prendere circa 20 anni di pensione (se si anticipa la data diminuisce l’importo). Questa riforma sarebbe quasi a costo zero se ci fossero almeno 800’000 assunzioni in più nello stesso periodo.

Ci avviciniamo pericolosamente al famoso milione di posti di lavoro di Berlusconi, vuoi vedere che lo rinfrescheranno?

Quota 100 delle pensioni, poche idee e confuse

Dopo la proposta di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, che contiene la previsione delle prossime misure della finanziaria, si ricomincia a parlare di quota 100 sulle pensioni. Che significa? Che la somma di età + contributi per avere diritto alla pensione deve essere uguale o superiore a 100. Ma ci saranno dei paletti. Pare, per il momento, che si debbano avere almeno 38 anni di contributi, e di conseguenza almeno 62 anni di età. Ma si parla anche che chi ne usufruirà non avrà penalizzazioni.

Se chi legge questa frase sui giornali intende che avrà la stessa pensione di chi aspetta 42 anni e 10 mesi di contributi o 66 anni e 7 mesi di età sbaglia, ovviamente.

Intanto la quota contributiva di pensione dipende dall’età: prima si va, meno si prende. E poi ovviamente chi matura una somma di contributi inferiore avrà sempre meno di chi ha sommato più anni nel suo montante.

Quindi non si avranno ulteriori penalizzazioni, forse, rispetto alle regole di base già in vigore. Ma è tutto da vedere.

A meno che non si stia sotto la soglia del trattamento minimo, possedendo i requisiti per riceverlo. Di qui la stortura della norma che appiattisce le pensioni, che verrà aumentata se passasse “l’aumento delle minime: per i bassi importi non c’è differenza tra chi ha lavorato 40anni contribuendo il giusto, e chi invece ha nascosto una parte del suo guadagno per contribuire al minimo. O chi ha lavorato saltuariamente in nero.

Non una grande giustizia sociale, e non un grande incentivo per i giovani ad essere completamente onesti, a fare i riscatti di laurea, a controllare e tenere in regola il proprio estratto conto contributivo. Non un grosso incentivo al merito, insomma, ed il peso ovviamente sarà sostenuto dal ceto medio, perché il debito prima o poi dovrà rientrare.