Alessandro Ronchi

Anno: 2018

La stupidaggine del giorno sulle pensioni

Potrebbe diventare una rubrica fissa, dal momento che il numero di sciocchezze sparate nella campagna elettorale continua sta pericolosamente aumentando.

Oggi ne segnalo due.

Secondo un articolo di Valentina Conte di Repubblica, chi usufruirà dell’accesso anticipato alla pensione con quota 100 non potrà lavorare, e quindi sommare lavoro e pensione al proprio reddito.

In questo modo, però, si incentiva il lavoro nero. Inoltre non si può impedire alla gente di lavorare, quindi per forza di cose andrà decurtata la pensione, con una complicazione ulteriore dovuta alle verifiche. Quanto costa questa burocrazia non lo stima mai nessuna riforma o finanziaria, purtroppo, altrimenti avremmo regole più semplici.

Per essere credibili andrebbero anche aumentati i controlli, ma sappiamo dai dati pubblicati dal Corriere.it che a causa della riforma Renzi/Poletti del 2015 c’è già stato un netto calo dell’efficacia, difficilmente si riuscirà a recuperare il pregresso ed andare oltre.

La seconda sciocchezza che segnalo è che i 400’000 nuovi pensionati in più, stimati per il 2019/2020, si tradurranno in altrettanti nuovi posti di lavoro. Secondo i due viceministri Di Maio e Salvini questa magia porterebbe ad azzerare il costo della riforma. Intanto una buona fetta di pensionamenti saranno pubblici (probabilmente un 45%): con il blocco del turnover da decenni i dipendenti della P.A. sono in media di età elevata. Quindi secondo il ragionamento bisognerebbe predisporre nella stessa finanziaria un piano di assunzioni pubbliche straordinario, almeno a copertura della quota di nuovi pensionati dal 2019. Non se ne parla, ovviamente. Ed anche se fosse, i tempi necessari per i concorsi pubblici non sono trascurabili.

Ad ogni modo per pagare una pensione non bastano i contributi di un lavoratore, il calcolo lo saprebbe fare anche un bambino: se fosse così prenderemmo di pensione quanto versiamo di contributi ogni anno (i dipendenti in media il 32,7% + 9,19%, quindi il 41,89% dello stipendio lordo). In media servono 2 lavoratori ogni pensionato per stare in equilibrio, infatti dal 2019 serviranno almeno 43 anni e 3 mesi di lavoro per prendere circa 20 anni di pensione (se si anticipa la data diminuisce l’importo). Questa riforma sarebbe quasi a costo zero se ci fossero almeno 800’000 assunzioni in più nello stesso periodo.

Ci avviciniamo pericolosamente al famoso milione di posti di lavoro di Berlusconi, vuoi vedere che lo rinfrescheranno?

Quota 100 delle pensioni, poche idee e confuse

Dopo la proposta di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, che contiene la previsione delle prossime misure della finanziaria, si ricomincia a parlare di quota 100 sulle pensioni. Che significa? Che la somma di età + contributi per avere diritto alla pensione deve essere uguale o superiore a 100. Ma ci saranno dei paletti. Pare, per il momento, che si debbano avere almeno 38 anni di contributi, e di conseguenza almeno 62 anni di età. Ma si parla anche che chi ne usufruirà non avrà penalizzazioni.

Se chi legge questa frase sui giornali intende che avrà la stessa pensione di chi aspetta 42 anni e 10 mesi di contributi o 66 anni e 7 mesi di età sbaglia, ovviamente.

Intanto la quota contributiva di pensione dipende dall’età: prima si va, meno si prende. E poi ovviamente chi matura una somma di contributi inferiore avrà sempre meno di chi ha sommato più anni nel suo montante.

Quindi non si avranno ulteriori penalizzazioni, forse, rispetto alle regole di base già in vigore. Ma è tutto da vedere.

A meno che non si stia sotto la soglia del trattamento minimo, possedendo i requisiti per riceverlo. Di qui la stortura della norma che appiattisce le pensioni, che verrà aumentata se passasse “l’aumento delle minime: per i bassi importi non c’è differenza tra chi ha lavorato 40anni contribuendo il giusto, e chi invece ha nascosto una parte del suo guadagno per contribuire al minimo. O chi ha lavorato saltuariamente in nero.

Non una grande giustizia sociale, e non un grande incentivo per i giovani ad essere completamente onesti, a fare i riscatti di laurea, a controllare e tenere in regola il proprio estratto conto contributivo. Non un grosso incentivo al merito, insomma, ed il peso ovviamente sarà sostenuto dal ceto medio, perché il debito prima o poi dovrà rientrare.

Ictus ed Emorragia Cerebrale: cosa fare subito per ridurre notevolmente il rischio

Dopo quanto avvenuto a mio padre, ogni nuova notizia sull’argomento ovviamente per me tocca un tasto dolente. Quindi l’emorragia di Lele Spedicato,  chitarrista di 37 anni dei Negroamaro, anche se non conosco i dettagli mi ferisce profondamente.

Da anni sono indeciso se scrivere su questo, perché quando si dispensano consigli sulla salute si invade un campo personale e delicato.

Però sento di dire due cose veloci che possono salvare vite, se diffuse. Non è mia intenzione sfruttare la cronaca, ma credo che valga la pena tentare di aiutare qualcuno ad evitare una malattia gravissima. Decidi tu se diffondere queste righe, io ogni tanto lo ripeterò perché credo che siano importanti.

L’emorragia cerebrale a volte è imprevedibile, ma in tanti casi il rischio aumenta enormemente a causa da tre fattori: stress, pressione e glicemia alte.

Non entro nei dettagli , che se volete potete consultare in questo ottimo depliant dell’associazione ALICE (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale) sulle cause e sulla prevenzione dell’ictus

Il diabete aumenta di 4 volte il rischio di Ictus.

All’aumentare della pressione aumentano anche i rischi: è stato dimostrato che una riduzione di 5 o 10 mmHg per la diastolica e di 9-18 mmHg per la sistolica comportano una riduzione del rischio di ictus rispettivamente di un terzo e della metà.

Oggi è possibile tenere sotto controllo entrambi questi valori sia facendo le analisi del sangue (quando è stata  la tua ultima volta?) sia acquistando un  misuratore della glicemia ed uno della pressione che costano pochi euro se comprati online.

Ce ne sono di diverse marche, quasi tutti validi, ho censurato i loghi per non fare una pubblicità specifica.

Vi prego di fare questa verifica, se non l’avete mai fatta, e comprare questi apparecchi se siete a rischio o se avete qualcuno in famiglia. Nel caso sentite col medico come fare per ridurre i valori, le possibilità anche farmacologiche ci sono e si riducono le probabilità di complicazioni ben più gravi.

VogliadiTerra » Oggi la Francia ha bannato i neonicotinoidi

Oggi la Francia ha bannato i neonicotinoidi. Con qualche eccezione: spray per gatti, possibilità di esenzione su richiesta fino il 2020, serre. Ma nessun altro paese EU è ancora a questo livello; parlare di tutela delle api e dell’ambiente e farlo sono due cose diverse.

Fonte: VogliadiTerra » Oggi la Francia ha bannato i neonicotinoidi

Torna su