Quota 100 delle pensioni, poche idee e confuse

Dopo la proposta di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, che contiene la previsione delle prossime misure della finanziaria, si ricomincia a parlare di quota 100 sulle pensioni. Che significa? Che la somma di età + contributi per avere diritto alla pensione deve essere uguale o superiore a 100. Ma ci saranno dei paletti. Pare, per il momento, che si debbano avere almeno 38 anni di contributi, e di conseguenza almeno 62 anni di età. Ma si parla anche che chi ne usufruirà non avrà penalizzazioni.

Se chi legge questa frase sui giornali intende che avrà la stessa pensione di chi aspetta 42 anni e 10 mesi di contributi o 66 anni e 7 mesi di età sbaglia, ovviamente.

Intanto la quota contributiva di pensione dipende dall’età: prima si va, meno si prende. E poi ovviamente chi matura una somma di contributi inferiore avrà sempre meno di chi ha sommato più anni nel suo montante.

Quindi non si avranno ulteriori penalizzazioni, forse, rispetto alle regole di base già in vigore. Ma è tutto da vedere.

A meno che non si stia sotto la soglia del trattamento minimo, possedendo i requisiti per riceverlo. Di qui la stortura della norma che appiattisce le pensioni, che verrà aumentata se passasse “l’aumento delle minime: per i bassi importi non c’è differenza tra chi ha lavorato 40anni contribuendo il giusto, e chi invece ha nascosto una parte del suo guadagno per contribuire al minimo. O chi ha lavorato saltuariamente in nero.

Non una grande giustizia sociale, e non un grande incentivo per i giovani ad essere completamente onesti, a fare i riscatti di laurea, a controllare e tenere in regola il proprio estratto conto contributivo. Non un grosso incentivo al merito, insomma, ed il peso ovviamente sarà sostenuto dal ceto medio, perché il debito prima o poi dovrà rientrare.

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