Sui gettoni di presenza per la conferenza dei capigruppo

Avevo intenzione di non scrivere su questo argomento per evitare polemiche sterili, ma mi rendo conto che in troppi, purtroppo per mancanza di informazioni, non hanno capito il problema.

Questo post sarà lungo, perché pretendo di fare il punto completo, ma per chi non avesse il tempo di approfondire spoilero già i contenuti principali: sì, ho rimborsato 1.607,40€ che avevo ricevuto come gettoni di presenza per il mio lavoro in 38 (trentotto) riunioni della conferenza dei capigruppo per gli anni 2007-2009, e no, non lo ritengo giusto e vorrei spiegarvi perché.

L’articolo 82 comma 2 del TUEL (Testo Unico Enti Locali) stabilisce che i consiglieri comunali e provinciali hanno diritto di percepire, nei limiti fissati dal presente capo, un gettone di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni”.

Questa è l’unica indennità per il lavoro che svolgono. Chi abbia mai seguito un consiglio comunale o una commissione, sa quante ore si trascorrono in media e quanto tempo serva per lo studio delle carte, prima e dopo, se ci si impegna in maniera adeguata.

Tra queste commissioni, fino a Novembre 2009, veniva conteggiata la conferenza dei capigruppo. Nessuna norma lo vietava, questa interpretazione non era mai stata messa in discussione. Infatti lo stesso ANCI aveva dichiarato che la conferenza dei capigruppo era da equiparare ad una commissione. Se si vuole far funzionare un organo decisionale, occorre dotarlo di un suo budget, e la cosa serviva come risparmio perché riunire solo i capigruppo comportava una riduzione del numero di gettoni totali (invece di moltiplicare il gettone per il numero di consiglieri, lo si faceva solo per il numero dei gruppi/liste/partiti).

il 7 luglio 2009 il sindaco del comune di Pisa ha richiesto al Consiglio delle Autonomie locali, che a sua volta ha inoltrato alla corte dei Conti della Toscana, un parere in merito all’applicabilità ai componenti della conferenza dei capigruppo della norma di cui all’art. 82, comma 2 del TUEL, inerente il diritto dei consiglieri comunali, provinciali, circoscrizionali e delle comunità montane
a percepire gettoni di presenza per la partecipazione a consigli e commissioni.

La Corte dei Conti della Toscana, in data 11 Novembre 2009, risponde che no, non si può considerare la conferenza dei capigruppo come una commissione come le altre.

A quel punto, il Comune di Pisa cambia il suo regolamento comunale, togliendo i gettoni, e richiede il rimborso di quelli già versati a partire dal 1° Gennaio 2009.

Queste date sono a mio parere importanti, perché il mio mandato è scaduto con le elezioni del 6-7 giugno 2009, quindi la decisione della Corte dei Conti è successiva alla fine del mio ruolo in Consiglio.

A seguito di quella decisione della Corte dei Conti, a mio parere il Comune di Forlì avrebbe dovuto modificare il regolamento, e porre fine alla questione.

Non lo fece fino al Settembre 2017, con incomprensibile ritardo, data nella quale è stata richiesta la restituizione dei gettoni percepiti negli ultimi 10 anni, quindi dal 2007 in poi.

Nessun altro comune in Italia ha però mai richiesto la restituzione delle somme versate prima del 2009, quello di Forlì è stato l’unico in Italia.

Mi sarei quindi aspettato una richiesta di rimborso dei soli gettoni ottenuti dopo il 1 Gennaio 2009, se pure il Comune di Pisa che ha fatto partire il tutto non è andato oltre: con la stessa logica del Comune di Forlì, avrebbe dovuto invece farsi rimborsare dal 2000, data della prima formulazione del TUEL.

C’è poi un’altra questione importante, che è quella delle tasse.

Su quelle cifre ogni consigliere ha pagato ovviamente l’IRPEF.  I 42,3€ a riunione non erano netti, ed ogni consigliere ne ha percepiti circa 28/30. Si richiede però la restituizione anche dell’importo che abbiamo versato in tasse!

Quindi la semplificazione che è passata a causa dell’intensa strumentalizzazione, che vuole i politici locali impossessarsi di denaro pubblico, è semplicemente ridicola. Non c’è stata nessun illecito e nessuna furbizia. Nel caso di tutti i consiglieri del mio mandato, non c’è stata nemmeno l’ingenuità di non aggiornare il regolamento, semplicemente non potevamo sapere che questa interpretazione sarebbe cambiata successivamente al nostro mandato.

Vogliamo parlare dei costi della politica? Quelli veri, sono altrove. A livello comunale è peggio avere persone inadeguate al ruolo, che non sanno leggere un bilancio o non capiscono il valore di un investimento o di un bene comune.

A rappresentarci dovremmo avere le persone più capaci, non persone qualunque, alle quali non affideremmo nemmeno il nostro voto in assemblea di condominio. Basta una scelta sbagliata per sperperare milioni di euro delle casse pubbliche.

Avere in Consiglio solo pensionati o disoccupati fa scendere ovviamente la possibilità di scegliere i propri rappresentanti, e fa scadere la qualità delle decisioni. Questi costi non li consideriamo?

Non so se qualcuno avrà avuto la pazienza di leggere queste righe ed arrivare in fondo, o leggere gli articoli che ho inserito tra i link. Io lo spero.

Dal canto mio, sono convinto di avere svolto il mio ruolo in assoluta onestà, non solo buona fede. Il ruolo da consigliere non arricchisce nessuno, in un comune come il nostro, e questa battaglia contro questi compensi a mio parere è proprio controproducente, oltre che sbagliata.

Ma si sa, il politico è corrotto per definizione, e la semplificazione fa presa.

Credo che al di là della mia posizione personale se vogliamo migliorare le cose dobbiamo partire con l’accettare l’idea che la democrazia abbia un costo, che oltre ad un certo livello non si può abbassare senza perdere diritti.

Del resto, la dittatura è la forma di Governo con meno costi della politica di tutte.

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