Alessandro Ronchi

Anno: 2020

Da oggi è zona rossa

Da oggi è Zona Rossa.
Bisogna stare in casa, non fare nulla.
A meno che non si vada a trovare un parente.
O dal parrucchiere.
O In lavanderia.
O a lavare la pelliccia.
O in tintoria.
O al supermercato.
O a comprare un surgelato.
O a comprare un computer.
O a comprare un cellulare.
O un elettrodomestico.
O uno stereo.
O una TV.
O dal tabaccaio.
O a comprare del liquido da inalazione.
O dal ferramenta.
A comprare una vernice.
O un po’ di piastrelle ceramiche.
O un bidet.
O un tagliaerba. O un cancello automatico.
O una fornitura per ufficio.
O una calzatura per bambini.
O una mutanda.
O un pallone da calcio.
O una automobile.
O una nuova motocicletta.
O un giocattolo nuovo.
O un profumo.
O un po’ di fertilizzante.
Casomai un mazzo di fiori.
O vi venga in mente di comprare un cucciolo in negozio.
O la nuova lente per la vostra Nikon.
O materiale per la lucidatura.
O andare al distributore automatico di DVD porno.

Sento soffocarmi dalla nostra dittatura sanitaria, è ora di ribellarsi.

Perché in Italia il digitale arranca?

Oggi abbiamo avuto un altro esempio. Riguarda il cash back:

  • hai registrato la tua carta per chiedere il cashback.
  • hai deciso nonostante il periodo di fare i tuoi acquisti fisicamente, non online
  • la tua carta però ha due loghi di due circuiti diversi (ad esempio i bancomat Bancoposta, diffusissima).
  • per sfortuna hai sbagliato circuito (avevi il 50% di possibilità, ti è andata male).

Dovevi registrare due volte la carta, ovvio no?

Voglio sperare che oltre a sistemare il sistema (di nuovo) rettifichino i dati degli acquisti già registrati, perché è colossale.

Gli errori capitano, ma le norme andrebbero studiate per semplificare i sistemi, non complicarne la gestione: il cashback e la lotteria degli scontrini andavano gestiti con i circuiti senza obbligo di registrarsi sulla app.

Leggete l’articolo su Il Post:

https://www.ilpost.it/2020/12/22/problemi-cashback-contactless/

Abolire le regioni ed i comuni, e ricostruire le province

10 anni fa proponevo in queste pagine di ripensare criticamente all’idea di abolire le province, ed accorparne invece le competenze oggi attribuite ai comuni. Sempre più spesso ci scontriamo con la complessità che deriva dall’avere 8000 comuni, gran parte dei quali incapaci di organizzare alcuni servizi di base.

8000 sistemi anagrafici indipendenti, 8000 sindaci da coordinare, e così via.

Accorpare le funzioni nelle province e nelle città metropolitane ci permetterebbe di risolvere anche il problema delle regioni. Non hanno funzionato, nonostante godano di poteri legislativi indipendenti. Sono state incapaci di gestire correttamente l’emergenza sanitaria, in un caos di tagli, commissariamenti e disorganizzazione che ci ha trasformato in uno dei paesi più colpiti in percentuale dai decessi per il covid.

Taglieremmo una volta per tutte le differenze regionali, avremmo delle istituzioni della dimensione giusta per essere coordinate ed indipendenti nelle specifiche questioni (non legislative).

Le regioni non sono nate come le vediamo oggi con la Costituzione, ma con la riforma successiva del titolo V.

Sono passati invano decenni, in un degrado che non ha fatto che aumentare le distanze tra cittadini nati in luoghi diversi dello stesso Paese. E’ ora di voltare pagina.

Un partito è meglio della roba dei 5 stelle

La Lombardi esce finalmente con questa perla.

Io ricordo la nascita dei 5 stelle, quando ancora c’erano i meetup di Grillo. Partecipai anche alle prime riunioni per capire cosa si intendeva fare, e già allora dissi che quello che stava nascendo era peggio di un partito.

Era un partito, ma senza democrazia interna.

Era un partito, ma simbolo e strumenti erano in mano ad una azienda privata.

Era un partito, ma senza programma comune (poi lo aggiunsero).

Sono passati 14 anni, quando dicevo queste cose molti non mi credevano, oggi penso che gli stessi si rendano conto che avevo ragione.

Vi invito a rileggere gli articoli e fare attenzione alle date:

Nuovo supermercato di viale Roma: inaugurato l’ennesimo tempio del consumo di suolo

Nonostante le giustificate proteste, anche questo nuovo supermercato su Viale Roma è stato inaugurato.

Amico dell’ambiente, dicono gli organizzatori nel loro comunicato,
perché usa le lampadine a led.

Dove prima c’era un bel pezzo di campagna, oggi questa distesa di nuovo “cemento ecologista” brilla del colore di una miriade di
palloncini di plastica colorati, giusto per ricordare che nemmeno sulla riduzione di questa si intende far qualcosa.

Ovviamente, sia chiaro, sono stati abbattuti alberi storici sul viale, perché avrebbero rallentato l’accesso con le automobili al parcheggio:
assolutamente indispensabile.

Il nuovo quartiere del quale questo intervento fa parte è di 77 mila metri quadri: tanto è il suolo vergine consumato per l’intervento. Di
fronte un ristorante di sushi ha da poco sostituito un supermercato chiuso, forse perché a meno di 1,5 km se ne trovano già altri 5.

Il nuovo quartiere del Ronco è la dimostrazione di quanto le norme regionali sul consumo di suolo “zero” non realizzino quanto promesso.

Ma l’inaugurazione del nuovo LIDL ha mostrato alla città anche il motivo per il quale il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale
(PTCP) esclude “ulteriori localizzazioni di strutture commerciali frontistanti la via Emilia o direttamente gravanti su di essa”: non è
banalmente possibile aggiungere a questa arteria altro traffico, dovuto ai rallentamenti per gli ingressi e le uscite.

Purtroppo tutto questo è la dimostrazione di come la maggior parte dei partiti intenda la necessaria riconversione ecologica della nostra
società: qualche lampadina led ed una spruzzata di parole vuote sopra altro cemento.

Torna su