Alessandro Ronchi

Europa Verde – Congresso di Chianciano Terme

Al congresso di Chianciano Terme che si è tenuto questo weekend abbiamo creato un nuovo soggetto politico: Europa Verde – Verdi.

Sono stati eletti come portavoce Eleonora Evi, parlamentare verde europea, ed Angelo Bonelli, ed io sono stato eletto nel direttivo nazionale, un ruolo prestigioso che cercherò di onorare con il massimo impegno.

Sono stati due giorni molto belli, di speranza, che hanno visto la partecipazione di tanti nuovi delegati ed iscritti, associazioni, uomini di cultura e di scienza, invitati di altri partiti di centro-sinistra.

Riporto qui il mio intervento, perché ritengo siano alcune delle basi dalle quali partire per fare in modo che anche in Italia si raggiungano i risultati dei verdi dei paesi del centro e nord Europa.

Ci siamo. Finalmente siamo qui.

Oggi rappresentiamo un numero di attivisti in crescita, che stanno portando nuovo entusiasmo.

Finalmente tagliamo il nastro di fronte al nuovo soggetto politico verde, più forte e più grande, che dovrà raccogliere gli stessi risultati ottenuti negli altri paesi europei.

Dobbiamo pensare in grande, perché grande è il risultato che possiamo ottenere se ci mostriamo carichi di idee e coinvolgiamo chi finora non ha mai deciso di votare verde in Italia: fuori non ci sono idee per il futuro chiare come le nostre.

Dobbiamo sfruttare le campagne elettorali delle amministrative ed i quesiti referendari per spiegare a più persone possibili quali sono le nostre proposte, cercare di comunicare ancora di più e meglio il nostro messaggio.

Abbiamo tanti nuovi iscritti, tanto entusiasmo sparso in tutto il territorio: è bello vedere tante ragazze e ragazzi avvicinarsi alla politica per proteggere il loro futuro e quello delle successive generazioni.

Sento il dovere di ringraziare anche chi in questi anni ha tenuto in vita e rafforzato la federazione: dobbiamo a loro la presenza nel territorio nazionale di diversi consiglieri regionali, comunali, nel Parlamento Europeo.

E’ un grande risultato perché oggi più che mai è lampante la differenza, tra una istituzione senza i verdi ed una nella quale siamo riusciti ad eleggere anche un  solo primo candidato.

Tutti hanno capito che purtroppo i verdi sono necessari.

Dico purtroppo perché non ne faccio una questione di bandiera, sono un attivista e mi impegno in Politica perché voglio cambiare le cose. Sarei ben felice se le nostre idee fossero condivise e portate avanti da tutti, patrimonio comune.

Purtroppo nessun altro ha dimostrato di aver compreso l’urgenza dei nostri temi, di averli a cuore.

Abbiamo invano sperato che il governo Draghi imponesse uno slancio alla transizione ecologica, che qualcosa cambiasse almeno alla luce della fiducia di cui gode in Europa: Sarebbe bastata una sua maggiore  convinzione per dare una svolta al Paese.

Invece assieme al suo ministro Cingolani ha dimostrato da che parte sta: quella delle industrie inquinatrici, dello sblocco di progetti impattanti, dalla parte di chi pensa che il Ponte sullo Stretto possa essere una delle prime cose da fare in un Paese che non ha ancora una sufficiente copertura ferroviaria.

Cingolani dice che la transizione ecologica può essere un bagno di sangue.

Come può il Ministro inondare di terrorismo il suo compito principale? Bene abbiamo fatto a chiederne le immediate dimissioni.

Avevamo una enorme opportunità per il Paese, rappresentata dal PNRR. Potevamo dedicarlo quasi completamente alla transizione ecologica, alla digitalizzazione, alla tutela della salute dei cittadini ed alla creazione di nuovi posti di lavoro che siano stabili in futuro.

Non esiste una economia possibile a lungo termine se non si pensa alla sostenibilità ambientale. Basta vedere l’esempio di  FIAT / Stellantis, ultima ad investire sulla mobilità elettrica, oggi costretta a rincorrere chi si è mosso con più lungimiranza.

Non possiamo continuare a finanziare attività ambientalmente dannose, sommando ai costi diretti quelli indiretti per le bonifiche, le compensazioni e la sanità.

Dobbiamo iniziare, seppur gradualmente, a spostare la tassazione dal lavoro all’impatto ambientale, introducendo ad esempio una carbon tax: oggi il 42% delle entrate erariali deriva dall’Irpef, principalmente su questo si regge il bilancio dello Stato.

Il lavoro che migliora il nostro Paese va incentivato con misure strutturali: le iniziative spot non hanno un impatto a lungo termine capace di aggiornare e sviluppare correttamente il nostro tessuto economico.

Il partito deve occuparsi sempre di più di economia, perché la transizione ecologica si fa se si riescono ad indirizzare investimenti positivi che creano occupazione finalizzata alla tutela ambientale.

Dobbiamo affrontare maggiormente il tema dell’automazione, per guidarne aspetti positivi e conseguenze: se non lo facciamo la sostituzione del lavoro umano con software e macchinari sempre più avanzati produrrà una situazione incontrollabile, dal punto di vista sociale ed ambientale.

La pandemia ha portato tanta sofferenza, ma questa crisi gravissima ha dato anche slancio ad innovazioni positive: la possibilità di rivolgersi agli uffici pubblici tramite cellulare, di avere referti in maniera veloce, o la possibilità di fare incontri senza immettere mezzi inquinanti sulle strade, la possibilità di fare co-working in spazi comuni ma vicini a casa, aumentando la qualità della vita dei pendolari.

Serve però una sensibilità verde per guidare la transizione digitale assieme a quella ecologica, in maniera positiva, a beneficio delle persone che vivono oggi e che nasceranno domani.

Non esiste un pianeta B , non c’è un’altra strada, questo è l’unico modo per continuare a riparare il Mondo.

Europa Verde – Congresso di Chianciano Terme

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