Salsamenteria Tomba, ovvero come salvare i piccoli negozi storici

Foto by Alfredo Spagna su Flickr: https://www.flickr.com/photos/alfre_pictures/3582024110

Leggo di una petizione online per salvare la Salsamenteria Tomba di Forlì. Mi dispiace che chiuda, è un pezzo di storia di Forlì che se ne va.

Vorrei però invitare chi sta firmando online ad una riflessione: che senso ha? Quante volte siete andati, nell’ultimo anno, ad acquistare da questo negozio?

Se vogliamo salvare i negozi storici, o le piccole nuove realtà che cercano di fiorire fuori dal contesto della grande distribuzione, dobbiamo sostenerli economicamente.

E’ banale, basta fare la spesa in questi posti, invece che fuori. E fargli pubblicità come possiamo: su Facebook, via email, o meglio ancora con una parola agli amici. Fate un gruppo di acquisto, per facilitare la vita del commerciante e la vostra.

Le petizioni non servono a nulla, in questo caso. Nulla.

Semmai una politica urbanistica e di mobilità diversa può aiutare le attività a non chiudere, prima che vadano in crisi.

Dal bidone dei rifiuti spunta un tesoro: il riciclo vale 6,5 miliardi di euro – Repubblica.it

Il riciclo aiuta in modo significativo la bilancia dei pagamenti italiana: si evitano importazioni di materie prime per 6,5 miliardi di euro. E i 75 maggiori operatori nell’ambito dei rifiuti urbani sono arrivati a un fatturato di 9,7 miliardi di euro, quasi tre volte quello del calcio italiano.

Fonte: Dal bidone dei rifiuti spunta un tesoro: il riciclo vale 6,5 miliardi di euro – Repubblica.it

La Svezia detassa le riparazioni

Speriamo vada in porto, e che qualcosa del genere venga proposto anche in Italia:

Si chiama obsolescenza programmata e partecipa attivamente alla nostra rovina: economica e ambientale. I prodotti che compriamo sono fragili, sempre più facili da rompere, e ripararli – lo sappiamo – costa più che comprarli nuovi. Questa è un po’ la base del progresso, ci ha detto l’industria, e se vogliamo far crescere il Pil e creare occupazione, dobbiamo vendere, vendere, vendere.

Non ci crede però la Svezia, che con una proposta di legge rivoluzionaria promette di invertire la tendenza che – sappiamo anche questo – incide direttamente sulle nostre vite rovinando il pianeta.

Tra un paio di mesi il Paese scandinavo voterà se ridurre l’Iva sulle riparazioni dal 25 al 12%, su tutte le riparazioni: dai cellulari alle bici, dalle lavatrici ai giocattoli. In più, quanto speso dai consumatori (divenuti piuttosto riparatori) potrà essere detratto per la metà dalla dichiarazione dei redditi.

Fonte: La Svezia rivoluziona la sua industria in nome dell’ambiente – Wired

I distributori di benzina diversamente onesti

Su 905 distributori di benzina controllati questa estate, 200 presentavano irregolarità: carburante allungato con altre sostanze, violazioni sulla normativa dei prezzi, controlli tra quanto dichiarato e quanto effettivamente erogato.

Il 22%, più di un distributore ogni 5,

Sicuramente il dato nazionale sarà inferiore, grazie al fatto che i controlli vengono effettuati spesso su segnalazioni, però è un dato che fa riflettere.

Nel frattempo, dovesse  capitarvi, il numero gratuito da fare per le segnalazioni alla Guardia di Finanza è il 117.

Fonte: Retata estiva della Guardia di Finanza. Nel mirino, benzinai, falsi made in Italy e pagamenti in nero

La continua emergenza dell’economia nel Sud

E si torna a parlare dell’economia del Sud Italia. E’ uno di quei problemi che ricorre ogni tanto nel dibattito politico, visto che negli anni non si vedono progressi positivi.

Probabilmente la soluzione che verrà provata ancora una volta sarà quella di investimenti e finanziamenti a pioggia. Progettini e progettoni ad hoc, limitati nel tempo, che andranno a sostenere imprese che sulle loro gambe non riescono a reggersi. Magari lo sblocco di qualche grande opera bloccata per gli impedimenti della tutela ambientale. Che il lavoro è sempre una buona scusa come permesso per fare le cose in maniera sbagliata.

Come sempre, una volta terminata la pioggerella, capannoni chiuderanno, le imprese si sposteranno, e nulla ne rimarrà.

Credo invece che per una volta e per un po’ di tempo, possibilmente adeguato a mettere in moto gli ingranaggi e far correre le ruote, occorrerebbe procedere in maniera completamente diversa.

Dovremmo favorire la crescita delle imprese che funzionano, la nascita di nuovi progetti con il giusto rischio imprenditoriale privato. Magari incidendo sul costo del lavoro nelle aree depresse, ad esempio, per lottare contro il lavoro nero sulla convenienza.

Certo, sarebbe più costoso e meno selettivo. Sarebbe più difficile premiare le ditte degli amici, più complicato guadagnare sulla discrezionalità delle assegnazioni di fondi. Si dovrebbe pure risparmiare sui costi di distribuzione di questi denari: ogni bando porta con sè il vantaggio dei controlli da fare, della burocrazia da finanziare.

Vuoi poi mettere il tempo impiegato dalle aziende per partecipare agli stanziamenti? Tutta esperienza sul funzionamento della macchina che sarà utile per i prossimi decenni di altri fondi a pioggia!