Lo spazio del mio lavoro

Capita, ogni tanto, di guardare un proprio spazio e di notare qualcosa che in precedenza avevamo ignorato, per abitudine. Ogni tanto, riguardando la mia scrivania, mi chiedo come faccia a trovare comodità in un ambiente che anche un uomo della giungla potrebbe definire ostile. Eppure mi trovo talmente bene, che non riesco a cambiare e tenere in ordine lo spazio dove lavoro moltissime ore al giorno.
Date un’occhiata anche voi…

la mia ssscrivania

SUN regala Staroffice alle scuole

Il 18 Giugno del 2003 è stato siglato il protocollo d’intesa tra il ministro del MIUR (Ministero Istruzione, Università e Ricerca) Letizia Moratti e Scott McNealy, CEO di Sun Microsystems, per la distribuzione gratuita di Staroffice alle scuole e agli studenti.

A prima vista è un ottimo passo in avanti anche per il software libero: imparando ad utilizzare Staroffice, il passaggio al cugino libero Openoffice.org è molto breve.
In ogni caso, credo che questo accordo riveli tutta la tristezza del modo di procedere classico per la pubblica amministrazione, modalità che probabilmente non vedremo morire mai.

La PA è mossa dalle grosse aziende, da quello che loro propongono, da quello che loro producono, vendono o regalano (la differenza è minima, perché il regalo produce utili a lungo termine).

Openoffice.org è gratuitamente scaricabile dalla rete, si può modificare secondo le proprie esigenze, ed ha tutto quello di cui dispone Staroffice, tranne il database alla Access, che in scuola viene usato pochissimo.

Questo pacchetto di produttività personale è disponibile da ormai un anno e mezzo, e prima ancora della sua uscita lo stesso Staroffice 5.2 era software libero.

Nessuno, all’interno delle alte cariche degli organi di governo dell’istruzione, ha mai pensato di scrivere anche solo una nota che promuovesse l’utilizzo di questo strumento all’interno degli istituti scolastici. Eppure a livello aziendale questo pacchetto è già molto diffuso, perché fa risparmiare un sacco di denaro.

SUN Microsystems conosce bene i suoi polli, ed ha siglato un accordo di diffusione gratuita, che agli occhi di un lettore poco accorto, sembra un grossissimo regalo alla nostra scuola ed ai nostri studenti.
SUN, si evince dal comunicato, ha investito 6 miliardi di dollari nel mondo per questo progetto.

Dev’essere proprio un santo, il CEO di SUN. Strano che proprio in questi giorni la grossa multinazionale cerchi di fare l’avvoltoio sugli utenti di AIX, messi in crisi per il discorso della licenza SCO. (Per maggiori informazioni)
Non sembra la stessa azienda.

Quello che dev’essere chiaro, è che SUN mette il suo marchio su qualcosa che era distribuito già gratuitamente, e sul quale non solo SUN sta lavorando.
In questo modo, a scuola entra Staroffice al posto di Openoffice.org, ed entra SUN al posto della comunità degli sviluppatori del software libero.

Per questo motivo, non ho sottolineato con troppa felicità questo accordo. L’unica cosa buona è che gli utenti che vedono “regalarsi” un prodotto commerciale sono più contenti degli utenti che lo stesso prodotto lo possono ottenere gratuitamente, per la cultura del dono che ben conoscono i PR delle grosse multinazionali.
In questo modo, sono sicuro, più utenti passeranno a Staroffice di quelli che sarebbero passati ad OOo.
Una volta imparato Staroffice, molti di loro passeranno ad Openoffice.org, finita la scuola, e questo non può che farmi piacere.

Attenti, però: lottare per liberarsi da un monopolio e gioire per l’ingresso in un’altro non è una cosa furba.

Lo spreco delle risorse

In questi giorni, nel mio corso di laurea abbiamo parlato dello spreco delle risorse.

Il problema, come spesso accade, si presta a molte interpretazioni, anche al di fuori dell’ambito accademico.
Possiamo dire, infatti, che lo spreco di risorse sia insito nella natura dell’uomo, sicuramente di quello che viene chiamato consumatore.

Acqua, cibo, energia, banda o spazio, la natura della risorsa non influisce più di tanto sulle modalità dello spreco o del consumo irrazionale.
Quando la risorsa non è nostra, ma condivisa con un altro gruppo di persone, sia esso composto da pochi amici o dalla cittadinanza di un intero paese, il problema si fa sentire con molto più vigore.
Come tanti pastori che fanno pascolare il gregge su un unico prato comune, ognuno cerca di sfruttare la disponibilità della risorsa “erba” senza pensare che un utilizzo insensato porterà alla distruzione del prato, con conseguenze dirette anche per il pastore in prima persona.
Quando il danno è condiviso con altri, esso assume un carattere meno preoccupante, allontandandosi dalla classe dei problemi. Non abbiamo più erba, ma che importa, finché ne abbiamo avuto la possibilità l’abbiamo sfruttata, magari un pò più degli altri, e ci sentiamo furbi.

Furbi.

Furbi.

Furbi.

Intanto, quando mangiamo fuori con gli amici, spendiamo sempre di più di quello che spenderemmo da soli: tutti prendono dolce, caffé e ammazzacaffé, anche solo perché lo fa il nostro vicino.

Fatto sta, che alla fine della fiera, di erba non ce n’è più in parecchi campi.
Per l’erba-petrolio facciamo sempre più guerre, nonostante sia possibile creare ed utilizzare auto che consumino meno carburante.
Anche per l’erba-cibo facciamo del nostro meglio: è inutile che ripeta la storia della inequità della distribuzione del cibo nel mondo.
Per quanto riguarda l’erba-banda, non c’è di meglio che scaricare a più non posso, anche materiale che non utilizzeremo mai, perché abbiamo pagato per questo servizio.

E se cominciassimo ad usare, comprare, consumare solo quello che ci serve?
Io sto cominciando ad odiare le persone con il grosso fuoristrada pick-up: oltre che esseri arroganti, che ottengono sempre la precedenza, consumano talmente tanto che alcuni modelli dovrebbero essere resi illegali. Con la conseguenza di ucciderci, pian piano, perché i residui del carburante di un veicolo che fa 4 chilometri con un litro sono molti di più di quelli di una Lupo che ne fa 33. Perché non facciamo pagare un litro di benzina 3-4-5 euro? Forse capiremmo quanto questa risorsa sia preziosa, quanto preziosa sia la nostra aria.

Ma cosa volete, l’aria è gratis, è moltissima e la si inquina senza commettere reato. Perché limitarci quando possiamo fare i cinghiali?
Siamo furbi, e nella nostra società un tizio con la Viper, da un km/litro, è più in alto nella scala gerarchica, è più fico.

E ti uccide, solo per fare una sgasata e lasciarti indietro al semaforo.
Ma lui è il furbo.

Usa solo quello che ti serve. Usa solo quello che ti serve. Usa solo quello che ti serve.

Le discoteche che chiudono alle 3

“No, Vasco ! No, Vasco, io non ci casco per quelli che alla notte ritornano alle tre”, cantava il Jovanotti del 1989.
E non potrebbe essere più attuale.

Ieri è stato approvato un disegno di legge che prevede la chiusura alle tre di notte delle discoteche e degli esercizi di tipologia simile, che oltre alla chiusura anticipata, dovranno smettere di servire alcoolici già dalle 2.
L’idea non è nuova, anche il centrosinistra aveva fatto la stessa proposta, che però era finito con semplici autoregolamentazioni che si sono rivelati con il tempo inutili ed inattese.

Per quanto mi riguarda, sono pienamente d’accordo, e sono felice che si riesca ad avere un’idea comune su un problema che non può rimanere ignorato: i ragazzi morti per strada.

Probabilmente ogni ragazzo che abbia almeno vent’anni ha provato almeno una volta cosa significa vedere macchine sbandare davanti alla nostra, a causa del pericoloso cocktail (che termine azzeccato), di sonno, rintronamento da decibel ed alcool (e quando ci fermiamo qui, possiamo anche ritenerci fortunati).

Personalmente è stato impressionante, ad esempio, vedere scontrarsi davanti a me due auto, alle 5 del mattino, e dover chiamare il soccorso: non lo auguro a nessuno.

Quindi, ben venga una limitazione d’orario, anche se servirà a salvare una sola vita, risparmiare una sola sedia a rotelle.

Ovviamente, come tutti i discorsi di questo tipo, è facile banalizzare il problema. Il rischio, non tanto lontano, è che il “bere” dopo gli orari consentiti diventi un atteggiamento proibito e per questo motivo più accattivante del gusto stesso della azione da sola.
Il proibizionismo, da sempre, provoca anche questo tipo di problema collaterale. Ed un secondo rischio, ancora meno lontano, è che senza controlli le discoteche disattengano alle limitazioni, sfruttando il fatto di rimanere aperte più delle altre per farsi pubblicità.

Di fatto, una volta si partiva alle 9-10 e si andava a casa all’una, e nessuno dei nostri genitori è cresciuto menomato per la mancanza di divertimento.
Un’idea ancora migliore sarebbe stata l’attuazione di un limite ancora più restrittivo, magari applicato in maniera graduale negli anni. Ma chi esce il sabato sera deve avere il tempo di consumare in due o tre posti, di farsi due o tre giri in locali diversi, e quindi il limite delle 3 è già un ottimo passo in avanti.

Rischiare di morire per strada è da fessi. Le nostre pubblicità e le nostre televisioni, promuovono l’immagine del bevitore che regge molto alcool come un personaggio virile, forte e coraggioso. Ricordo perfettamente l’inutilità della croce rossa al di fuori di una discoteca di Cesenatico: fornivano gratuitamente il test del tasso alcoolico, ed erano causa diretta dell’aumento degli ubriachi, che facevano a gara per chi raggiungeva il risultato più alto.
Se l’immagine del bevitore fosse quella reale, cioè del coglione che potrebbe divertirsi invece che abbracciare gli alberi con le auto, forse i ragazzi berrebbero meno, ed avremmo meno incidenti notturni.

Ma forse è proprio questo il punto, il problema è che è più importante che il ragazzo consumi, e non importa se il consumo sia l’alcool, il fumo, le auto o i parabrezza, le carrozzine: gli incidenti sono un business.

Speriamo che questa quotazione cali.

Assoli contro i brevetti europei sul software

L'”Associazione Software Libero” oggi ha diramato un comunicato per sensibilizzare nuovamente le aziende del software con l’intento di trovare il maggior numero di firme possibile per l’appello ai parlamentari europei contro i brevetti sul software.
Brevettare il software è un’operazione insensata, come sarebbe insensato brevettare un’idea: come nessuno si è mai sognato di farvi pagare dei diritti quando cucinate un piatto di spaghetti con il pomodoro, nessuno dovrebbe mai avere la possibilità di brevettare cose come la barra di scorrimento delle pagine web, oppure l’idea di drag and drop, concetti che ormai fanno parte delle basi dell’informatica, non di un singolo prodotto commerciale.

I brevetti nel software, come da studi di settore, non difendono l’econonomia e lo sviluppo degli applicativi, ma ne tarpano le ali, facendo perdere un sacco di tempo ai programmatori e rendendo impossibile l’implementazione di soluzioni. La cosa, purtroppo, non riguarda solamente il software libero, ma tutto il mondo dell’informatica come la intendiamo oggi.

Il pericolo non è relegato alle aziende produttrici di software, ma anche agli utenti finali che le utilizzano.

Vi prego quindi di fare sentire la vostra voce a riguardo, sperando in un’eco che sia il più forte possibile.

Cerchiamo di slegarci dalle stupide politiche economiche mosse dai grandi brand, per poter credere veramente di vivere in una comunità democratica.

I link dove trovare ulteriori informazioni sono:
http://swpat.xsec.it/
http://softwarelibero.it/