Rimandato a Settembre il voto sui brevetti sul software

Leggo ora su punto-informatico che il voto sui brevetti del software è stato rimandato a Settembre. L’illogicità del tentativo di velocizzare la procedura, per cogliere impreparate le migliaia di persone che hanno espresso pareri contrari, è evidentemente apparsa anche agli occhi di chi doveva decidere l’ordine del giorno del parlamento europeo.

Riprendendo punto-informatico:

Il Parlamento europeo all’ultimo minuto respinge l’accelerazione impressa alla contestata direttiva sui brevetti del software e rinvia il voto alla data originale. I grandi vogliono i brevetti, tutti e subito

30/06/03 – News – Bruxelles – All’ultimo minuto non ce l’hanno fatta. Le lobby dei grandi potentati economici avevano tentato di accelerare il voto del Parlamento Europeo su una direttiva centrale per l’informatica e le libertà digitali nel Vecchio Continente. Un’accelerazione che avrebbe significato vittoria delle più criticate tesi sui brevetti ma che, invece, non è stata accettata dall’Europarlamento.

E ancora:

In ballo come noto c’è davvero tanto. Da un lato le tesi della “libera brevettabilità”, quelle della McCarthy e delle grandi lobby industriali, che sperano così di accaparrarsi non solo i brevetti sui software ma anche, come già avviene negli USA, su porzioni del software stesso, su soluzioni ampiamente utilizzate finora liberamente da eserciti di sviluppatori, oppure su singole procedure applicative o ancora sulle idee. Dall’altro lato le innumerevoli critiche di chi teme che questa direttiva, se si concretizza così com’è, significherà anche in Europa vita dura o durissima per il libero sviluppo e le case indipendenti mentre darà nuovo potere e predominio di mercato ai colossi del settore.

La Foundation for a Free Information Infrastructure (FFII), associazione non profit di Monaco, è probabilmente l’organizzazione più attiva nel sostenere l’importanza degli standard aperti e della libera competizione anche nell’ambito della EuroLinux Alliance. Schierata contro questa direttiva, la FFII sostiene che “quasi tutti quelli che si occupano di software in Europa sono contro i brevetti, con l’eccezione di alcune grandi corporation e studi legali che si arricchiscono con le complessità legali e i procedimenti giudiziari”.

In fondo:

Secondo la FFII il copyright è lo strumento per proteggere il software, non il brevetto. Una visione condivisa in rete. A settembre si vedrà se anche il Parlamento Europeo la condividerà o se, invece, verrà fatta passare una direttiva che, associata alla già approvata EUCD, getta luci inquietanti sul futuro delle libertà digitali in Europa.

Speriamo che il problema, per ora rimandato, venga risolto con l’accantonamento della proposta di legge. Siamo stufi di vedere ogni anno gli stessi tentativi di chiudere l’accesso allo sviluppo del software ai soliti grossi colossi del settore.

Brevettabilità del software: il voto del Parlamento europeo anticipato al 30 giugno

Il voto del Parlamento europeo sulla direttiva europea sulla brevettabilità del software, inizialmente previsto per il mese di settembre, è stato anticipato al 30 giugno. Gli oppositori alla direttiva protestano e denunciano questa procedura “a tappe forzate”

Il 20 giugno scorso, il programma della seduta del Parlamento europeo fissata per il 30 giugno 2003 è stato modificato. Una nuova voce è stata aggiunta all’ordine del giorno: “Diritto di brevetto: brevettabilità delle invenzioni attuate mediante computer”.

Riuniti in seduta plenaria, lunedì prossimo gli euro parlamentari dovranno pronunciarsi sulla proposta di direttiva intesa a stabilire la brevettabilità dei software in Europa, secondo il modello già in vigore negli Stati Uniti. La votazione avverrà soltanto 13 giorni dopo il completamento della relazione della Commissione giuridica e del mercato interno del Parlamento europeo, incaricata di esaminare il progetto di direttiva.

Come al solito, si cerca di approvare in un periodo di poca attenzione rivolta alla politica, una legge che potrebbe influire pesantemente sull’industria dell’informatica e sulle libertà degli utenti. Nonostante 153’543 persone abbiano firmato la petizione contro questa legge, l’iter procede.

Un’altro bell’esempio di democrazia europea.

La notizia completa si trova qui:
link alla notizia su apogeo online

Le auto ibride

Nel 1997 la Toyota ha immesso sul mercato un’auto ibrida con motore a benzina ed elettrico. Mentre in occidente ci chiediamo ancora se questo sia possibile, in giappone questo è ormai realtà:

Toyota Prius

L’auto include diverse innovazioni, che potrebbero essere incluse senza problemi nella gran parte dei nostri veicoli, se solo ci fosse un pò di rispetto per l’ambiente e per il consumo di petrolio.
Il motore, a macchina ferma, si spegne da solo, per ripartire alla pressione dell’acceleratore. Nelle code e nei semafori, punto critico per lo smog di tutte le grandi metropoli, emissione di inquinanti zero.
In frenata, poi, l’auto utilizza la riduzione di energia cinetica per ricaricare le batterie. In discesa, per fare un esempio, i freni non si surriscaldano e si fa il pieno.
L’idea non è poi così strana: quando si accelera si trasforma combustibile in energia cinetica, mentre quando si frena si trasforma la velocità in combustibile.

Toyota Prius

I consumi, inoltre, sono bassi anche quando si utilizza il motore termico: 5,6 litri per cento chilometri sono un record per la sua classe. Nemmeno a dirlo, l’auto risponde già dei parametri Euro 4 per il controllo dell’inquinamento, requisito che diverrà obbligatorio con gli anni e che poche altre auto in vendita soddisfano al momento.
E poi diciamocelo, è bella! Poche auto possiedono economicità di consumi, buone prestazioni, alta tecnlogia e buon design.

Nel mondo ne sono in circolazione circa 50000, abbastanza se consideriamo il carattere innovativo di quest’auto ed il costo di acquisizione iniziale ancora abbastanza elevato. Parlo di costo di acquisizione iniziale, perché un’auto del genere fa risparmiare un sacco di soldi, nel tempo, e quindi riesce ad ammortizzare i 25000 euro richiesti.
Considerando il numero di auto con prezzo superiore che circolano oggi, molte delle quali con meno accessori in dotazione, viene da chiedersi perché quest’auto, assieme alle altre ibride in circolazione, non possa vendere ancora di più.

La soluzione al quesito, come quasi spesso accade, credo si possa trovare nella politica. In giappone esistono incentivi per l’acquisto di questo tipo di auto, perché permettono allo stato di risparmiare soldi per il problema dell’inquinamento e del costo sempre maggiore dell’energia.
In europa, non esistono finanziamenti di questo tipo, o quando esistono sono esigui o impossibili da ottenere.

Perché?
Se è uno scopo che ci rende uomini, è solo scopo che muove i politici?

Siccome non esistono auto ibride prodotte dalle case automobilistiche europee e statunitensi, nessun politico si sognerebbe mai di proporre un’agevolazione per l’acquisto di macchine straniere, rischiando di agevolare la concorrenza. Questo probabilmente cambierà quando case automobilistiche nostrane inizieranno la produzione di auto ibride, e sembra che questo avverrà a breve termine in Francia.

Poi ci si chiede come sarebbe possibile aiutare la Fiat in crisi: diciamo al CDA di nascosto di produrre auto ibride (che come diceva Grillo, probabilmente ci sono già ma sono nascoste nei magazzini), e poi facciamo una legge ad-hoc, per incentivare l’acquisto di queste auto, dopo che la casa abbia messo in produzione un suo modello.

Si, sarebbe una cosa sporca, ma avrebbe come risultato di pulire la nostra aria.

E fare un pò meno guerre per il petrolio.

Probabilmente, se non diamo uno scopo ai nostri politici (Italiani/Europei), nessuno produrrà leggi di questo tipo.

Intanto la Toyota va avanti, e nel 2004 uscirà la seconda versione di quest’auto, sperando che superi il successo della prima:
Toyota Prius 2004

PS: avete mai visto pubblicità che riguardino questo modello di auto? Io no.
Quindi, parlatene in giro, diffondete questa notizia, anche come semplice curiosità: siamo qui ad aspettare l’auto ad idrogeno, l’auto elettrica, l’auto che consumi poco, mentre in vendita ce ne sono già.

Patente a punti e limite ai 150km/h

Il 27 è stato varato un decreto legge che mette in atto, dal prossimo lunedì, alcune delle riforme del codice della strada che erano state preventivate da tempo.
Prossimamente, infatti, si potrà andare in due sui motorini, a patto che il conducente sia maggiorenne, saranno obbligatori dei patentini anche per i cinquantini (questo dal 1° Luglio 2004), e verrà aumentato il limite di velocità in alcuni tratti autostradali a 150km/h.

Oltre a questo, viene introdotta la patente a punti (attiva da lunedì), che diminuiscono ad ogni infrazione. Arrivati a zero, si perde la patente e si deve ridare l’esame per poter continuare a guidare.
Speriamo che questo provvedimento venga applicato in maniera rigorosa, in tutt’Italia, e che la penalizzazione a punti serva da ulteriore freno per gli automobilisti ed i motociclisti, impedendo qualche infrazione ed incidente.

Se anche questo decreto verrà applicato in maniera approssimativa, e passerà soprattutto nei primi tempi una flessibilità da parte di chi controlla nel diminuire i punti, sarà difficile che serva veramente a qualcosa, anche nel lungo termine.

Un’auto che consumi poco

Tante persone, in questi mesi, si sono dichiarate pacifiste. Hanno appeso la loro bella bandiera multicolore al balcone, e con questo si sono messi a posto la coscienza.
In questi giorni negli stati uniti (non posso che scriverlo con le capitali minuscole), stanno crescendo le proteste contro il governo, che non è ancora riuscito a dimostrare l’esistenza delle famosissime armi di distruzione di massa.
Chissà se le troveranno. Sicuramente non più del 1% della popolazione mondiale crede veramente che la guerra sia nata per questo. La Corea del Nord ha l’atomica, ma non è stata oggetto di critiche o attacchi militari.

La guerra è scoppiata perché l’Iraq é il secondo produttore mondiale di petrolio.

Petrolio.
No armi, petrolio.

Grillo, il 19 Dicembre 2002, è andato davanti ai cancelli della Fiat per mostrare una Twingo modificata, che faccia cento chilometri con 3,3.5 litri. La cosa sembrava sensazionale, tanto che grossi personaggi si unirono al coro, elogiandone l’intervento. Tra questi, ad esempio, i presentatori di Striscia la notizia e Jacopo Fo. No, non Dario, Jacopo.

Ma come tutte le cose troppo sensazionali, di sensazionale la notizia non aveva nulla. Esiste già da qualche anno, infatti, un’insieme di auto progettate per realizzare più o meno le stesse prestazioni. Tra queste, ad esempio, la Wolkswagen Lupo 1.2TDI 3L (3litri/100km) e la Audi a2 1.2TDI (3litri/100km).

Ma se questa tecnologia esiste, perché viene quasi del tutto ignorata? Quante auto di questi modelli avete visto, in giro?

Proverò a dare una mia personalissima interpretazione.
Prima di tutto, il consumo è uno dei parametri meno presi in considerazione all’atto dell’aquisto.
Questo lo si nota dal numero spropositato di Pegeout 206 in circolazione (che dalle mie parti viene chiamata “buco nel serbatoio”), o di quello dei grossi pick-up o auto versione sportiva.
Questo le aziende automobilistiche lo sanno, ed ogni giorno continuiamo a vedere pubblicità incentrate sul design, sulla velocità massima raggiungibile, sulle belle ragazze che l’auto può contenere contemporaneamente, sul tettuccio apribile e sulla “capote apribile elettricamente di serie”.

Niente, nelle pubblicità, che riguardi gli aspetti principali che dovrebbero muovere veramente verso l’acquisto di un modello invece di un altro:
– nulla sui consumi
– nulla sulla sicurezza
– nulla sull’inquinamento

Ok, bene.
Lo accetto.

Però evitate di prendere in giro voi stessi e gli altri vicini di casa: l’esposizione contemporanea di bandiera della pace svolazzante e JEEP – Grand Cherokee da 16 litri per 100 km, fa vomitare ed andrebbe evitata.

Prima di acquistare un’auto, date un’occhiata su www.quattroruote.it e scegliete una macchina che consumi poco, che vi piaccia, e che resista agli urti. Fatevi consigliare da chi lo fa per lavoro, da amici appassionati di auto, impossessatevi di qualche rivista del settore.
Altrimenti prendete una delle due citate in questo articolo.

La Fiat Seicento, o la Panda, tanto elogiate dai rappresentanti di auto per i loro bassi consumi, fanno gli stessi chilometri con esattamente il doppio del carburante.
Il doppio del carburante, il doppio dell’inquinamento, il doppio della spesa. E sono auto più leggere della Lupo e dell’A2, meno sicure.

In media, un italiano percorre circa 15’000 chilometri l’anno. Con una Lupo 1.2 TDI 3L fanno 454 litri di gasolio*anno (~392?), con il Grand Cherokee sono 2500 litri di benzina*anno (~2622?).

Moltiplicate questi dati per ogni anno di utilizzo della vostra auto: converrete con me che un’investimento iniziale in termini di tempo e denaro (le auto che consumano meno, a parità di prestazioni ed accessori, sono leggermente più costose), viene ampiamente ripagato già dopo un solo anno di utilizzo del mezzo.

2500 litri di benzina, immettono nell’aria molti più residui tossici di 454. Il calcolo è banale.
Ma con una jeep, puoi prenderti la precedenza nelle rotonde anche quando non ce l’hai.